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Mr D e… il camionista inc…ato

A grande richiesta arriva oggi la seconda puntata delle divertenti avventure di Mister D, il pianista pazzoide con cui ho vissuto.

Da bravo pianista (e da bravo pazzoide), Mister D era solito esercitarsi al piano in ogni momento libero, per allenarsi in vista di particolari composizioni o semplicemente per tenersi in forma. Anche dieci ore al giorno. Sì, avete letto bene, dieci ore al giorno, dall’ora nona sino ai vespri, consumando solo una frugale refezione a mezzodì.

Il suo repertorio era di tutto rispetto, si andava da Scrijabin a Dvorak, da Stravinskij a Brahms. Devo essere sincero, per essere un musicista pazzoide non suonava niente male.

Il guaio era che i suoi non erano concerti, com’è ovvio, ma esercizi. Era capace di ripetere lo stesso brano all’infinito, trovando sempre e comunque qualcosa da migliorare o vedere in chiave diversa.

Lodevole.

Ma il Destino, si sa, è spesso avverso ai geni e agli umili propugnatori della Sapienza e della Cultura.

Al piano di sotto (si era in un condominio di cinque piani), in esatta corrispondenza con il meraviglioso pianoforte a coda di Mr. D, era la camera da letto di un onesto lavoratore, un camionista di rara schiettezza, che lavorava di notte e, come sospettabile, dedicava le ore diurne al meritato riposo.

Si iniziò con qualche semplice diverbio italo – romanesco:

“Ahò, ‘a coso, vedi che io al giorno devo da dormi’, ‘a musica tua nun me piace, vedi quello che devi fa’”

“Gentile signore, mi permetto umilmente di farLe notare che i regolamenti comunali prevedono il suono del pianoforte dalle ore 9 alle ore 12 e dalle ore 15 alle ore 18. Peraltro…”

“Ma che me frega a me de li regolamenti tua…”

Sarebbe inutile proseguire nel dettaglio, vi basti sapere che i dialoghi di questo tipo divennero, con il tempo, sempre più frequenti e, come in un climax, come in un crescendo rossiniano (di quelli che Mr. D eseguiva alla perfezione), si arrivò alla tragedia.

Il camionista suonò il campanello.

Aprì una ragazza.

“Che, me chiami er “pianofortista”, ‘o Chopin de noantri?”

“Mi dica gentile signore, in cosa posso esserLe utile?”

“’A coso, nun so come te lo devo di’, tu nun devi da suona’!! Se voi suona’ tutto er giorno, te compri ‘na villetta isolata, nella campagna, a ducento chilometri da Roma, e suoni quanto te pare e piace!”

“Gentile signore, mi permetto umilmente di farLe notare che i regolamenti comunali prevedono il suono del pianoforte dalle ore 9 alle ore 12, e dalle 15 alle 18. Peraltro…   

“Nun se semo capiti!!! Mo’ te meno, t’ammazzo!”

Non ci crederete ma i due vennero effettivamente alle mani. Quel giorno, per puro caso, io ero fuori per lavoro, pur essendo sabato pomeriggio, e il tutto mi venne raccontato dalla ragazza che aveva aperto la porta.

Mr. D, credo, si difendeva facendo uso delle più raffinate tecniche di lotta a corpo libero.

Il camionista, credo, attaccava facendo uso di quello che gli pareva.

Intervenne il vicinato, e li divise (fortunatamente la porta d’ingresso era rimasta aperta).

Dopo qualche tempo, il camionista iniziò una terapia da uno specialista in esaurimenti nervosi.

E Mr. D tornava a suonare con rinnovato entusiasmo.

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