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Guglielmo Marconi, ottant’anni dalla morte

Guglielmo Marconi moriva il 20 luglio 1937. In segno di lutto, le stazioni radio di tutto il mondo interrompevano contemporaneamente le trasmissioni. Per due lunghi minuti.
L’8 dicembre 1895 era riuscito, il Marconi, a far funzionare un apparecchio in grado di comunicare e ricevere segnali a distanza con l’alfabeto Morse, superando anche l’ostacolo naturale di una collina; il colpo di fucile che il maggiordomo sparò in aria per confermare la riuscita dell’esperimento è considerato il battesimo ufficiale della radio nel nostro Paese.
Nobel per la Fisica, sedici lauree honoris causa, venticinque onorificenze di alto rango e tredici cittadinanze onorarie, è normalmente considerato l’inventore delle comunicazioni senza fili, ispiratore di tutte le tecnologie che ne sono derivate.
Nel 1912, accogliendo i superstiti sopravvissuti all’affondamento del Titanic, dichiarò: “Vale la pena d’aver vissuto per aver dato a questa gente la possibilità d’essere salvata”.
È ancora oggetto di dibattimento una sentenza della Corte Suprema degli Stati Uniti che, nel 1943, riconosceva la paternità del brevetto della radio a Nikola Tesla.
Da ricordare anche le esperienze di Heinrich Rudolf Hertz e di Aleksandr Stepanovič Popov.

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