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i giardini pensili di Milano

Che differenza c’è tra Milano e l’antica Babilonia? La prima è la capitale europea della comunicazione, la seconda era una delle città più importanti dell’antichità, se non altro della cosiddetta ‘fertile Mezzaluna’.

I suoi giardini pensili erano una delle sette meraviglie del mondo, onore e vanto di una civiltà che aveva concepito la possibilità di creare strutture vegetative complesse anche sulla sommità degli edifici, in cima ai loro ziggurat come si potrebbe fare oggi sul terrazzo di molti nostri palazzi.
Le piante sono da sempre nostre coinquiline su questo pianeta nonché alleate preziose nel difenderci dall’inquinamento. Perché, pertanto, non aumentarne il numero? In una città come Milano, non sarebbe forse utile avere un maggior numero di piante e arbusti sempreverdi che producano ossigeno d’estate come d’inverno e contrastino anidride carbonica, monossido di carbonio, polveri di piombo e affini? 
Da far crescere, magari, anche sui terrazzi e sulle sommità dei palazzi, pubblici e privati, del centro?

Da una rapida consultazione della rete (http://www.giardini.biz), sembra facile e fattibile.

“La convivenza, nei nostri ambienti naturali, di specie sempreverdi e di piante che si spogliano nei   mesi invernali, è una certezza ormai acquisita da noi tutti. (…)  conifere e latifoglie sempreverdi costituiscono un grosso patrimonio, dotato di notevoli caratteristiche decorative, di cui ci possiamo avvalere per abbellire i giardini anche nei periodi meno felici dell’anno. Il termine “sempreverde”, poi, non deve trarre in inganno, perché in realtà queste piante possono sì avere un fogliame di colore verde, ma non raramente anche giallognolo, bronzeo, grigio-azzurro, violaceo secondo la specie, l’età dell’esemplare e soprattutto la stagione. La loro uniformità cromatica è quindi una leggenda da sfatare nel modo più netto.

Perché e come usare arbusti sempreverdi a foglia larga

  Ancor prima di essere utilissime sotto il profilo paesaggistico, le specie sempreverdi    sembrano voler svolgere un compito psicologico nei confronti dell’uomo, poiché sono in grado di trasmettere sensazioni ed emozioni ‘tranquillizzanti’ specialmente durante la stagione invernale. (…) possiamo suddividere gli arbusti a foglia larga in cinque categorie, escludendo a priori quelli di dimensioni tali da indurci a inserirli nella categoria degli arbusti-alberi.

Arbusti grandi (3-6 m).

(…) Proprio grazie alle loro dimensioni, questi “aspiranti alberelli” possiedono una spiccata vocazione a figurare come esemplari singoli o isolati, soprattutto se si tratta di specie dotate di fiori o più comunemente di foglie particolarmente ornamentali (ad es., Camellia japonica). Molto spesso queste piante sono utilizzate per creare barriere vegetali o schermi (v. Prunus laurocerasus), un effetto che si raggiunge mettendole a dimora in filari: una potatura non drastica riesce a conservare una forma vicina a quella naturale, mentre se il fusto è tagliato vicino al terreno, si crea con i rami una siepe fitta, bassa e compatta.

Arbusti medi (max 3 m).

(…) un amplissimo ventaglio di forme e strutture che ben si adattano a qualsiasi situazione dei nostri ambienti. Si può ancora scegliere di utilizzarli come esemplari singoli, ma ancor più spesso è opportuno disporli a piccoli gruppi. Sovente, li si impiega nella formazione di siepi o di elementi di separazione fra grandi aree all’interno dei giardini o addirittura fra proprietà: in questo caso la potatura deve essere accurata, così da formare una parete fitta e pressoché impenetrabile, che potrà durare per molto tempo. Ancora, questi arbusti sono adatti per ‘mascherare’ eventuali brutture e deformità dei muri esterni degli edifici, oppure per creare uno sfondo scuro al fine di mettere in evidenza altre piante da fiore poste in primo piano.

Arbusti piccoli (100 – 180 cm).

(…) Per quanto riguarda il loro utilizzo, vale il discorso fatto per la precedente categoria, ma se si opta per la messa a dimora di piante singole è indispensabile che esse siano relative a specie veramente attraenti e insolite (pensiamo, per fare un esempio, ad una Escallonia) e che siano poste in evidenza, magari su un prato, non celandole fra individui alti. Se invece le si pianta a gruppi – come è consigliabile – allora possono adattarsi a infiniti luoghi e situazioni. (…)

Arbusti nani (25 -100 cm).

(…) Non è più il caso di parlare di un uso “singolo” – fatta eccezione per l’eventuale inserimento in un giardino roccioso – bensì di piccole o grandi masse, secondo lo scopo che intendiamo raggiungere. Di norma, gli arbusti nani sono usati per creare una sorta di zona di rispetto nei confronti di specie più grandi, da cui vanno posti a debita distanza per non correre il rischio di esserne offuscate. Servono anche per delimitare bordure in modo delicato e non invasivo (ad esempio con forme basse di Lavandula e con Santolina), oppure per occupare in modo grazioso e non troppo impegnativo uno spazio vuoto. Questo tipo di arbusti normalmente non richiede potature. In questa categoria rientrano molte eriche, con le quali sarebbe possibile realizzare un giardino in fiore per tutto l’anno.

Arbusti tappezzanti (al di sotto dei 25 cm).

Si differenziano dai precedenti, sia per l’altezza (…) sia per la loro principale caratteristica: la capacità di “strisciare” al suolo e di ricoprire in breve tempo anche vaste porzioni di terreno (gli inglesi le chiamano “ground-cover”). Con loro è possibile riempire gli spazi vuoti fra un arbusto e l’altro, oppure rivestire e consolidare una scarpata e ancora tappezzare il suolo nudo che si forma sotto la chioma degli alberi. Molte specie non solo raggiungono lo scopo quasi “ingegneristico” loro affidato, ma vi associano anche la vivacità delle bacche (Cotoneaster) e la piacevolezza di un fogliame gradevole (Pachysandra terminalis), ma anche duraturo e rustico (Hedera helix).”

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