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la questione omerica secondo Curatola

“La nobiltà degli esametri [di Omero] non dovrebbe trarci in inganno inducendoci a pensare che l’Iliade e l’Odissea siano qualcosa di diverso dai poemi di un’Europa in gran parte barbarica dell’Età del Bronzo o della prima Età del Ferro. Non c’è sangue minoico o asiatico nelle vene delle muse greche: esse si collocano lontano dal mondo cretese-miceneo e a contatto con gli elementi europei di cultura e di lingua greche (…) Alle spalle della Grecia micenea si stende l’Europa.”

(Stuart Piggott, Europa Antica)

La cultura classica, abbandonata al termine del liceo, fa ancora capolino nel nostro mondo di quando in quando, in età avanzata e a differenti sponde raggiunte. Complice, talvolta, Roberto Giacobbo.

L’Iliade e l’Odissea, per esempio, secondo interessanti studi, sarebbero basate su vicende avvenute in Scandinavia e nel mare del Nord piuttosto che nel Mediterraneo e l’unico, si fa per dire, merito dei Greci sarebbe stato quello di trasporle in forma letteraria.

Tale prospettiva, a mio avviso,


non nuocerebbe punto alla bellezza dei due poemi che, anzi, si eleverebbero ad ancor piú alta potenza, ad affrescare non già il mondo di un solo popolo ma praticamente dell’intera Europa (e a maggior ragione avrebbe efficacia l’alto sentire del Piggot, citato all’inizio).

È altrettanto ovvio, d’altra parte, che quei due poemi vivono della bellezza dei loro versi e delle emozioni che suscitano, a prescindere dai contesti d’origine.

L’ingegnere italiano Felice Vinci, nel suo piccolo, ha curato “Omero nel Baltico. Le origini nordiche  dell’Odissea e dell’Iliade” (Editore Palombi); oltre a lui, animati da analoga ispirazione sono stati Iman Wilkens, autore di “Where Troy once stood“, dove si afferma che Troia era nell’Inghilterra celtica e lo studioso svedese Martin P. Nilsson,  fissato anch’egli sulla Scandinavia (“Homer and Mycenae”).

Il sottoscritto non è un classicista e ricorda, anzi, d’aver letto dei gialli che partivano proprio dal presupposto che i biondi eroi omerici potessero aver visto la luce in nord Europa piuttosto che in Grecia*. Innumerevoli, peraltro, sembrano le coincidenze geografiche, fisiche ed etniche.

Si perdonino, comunque, le seguenti perplessità:

  • perché gli deì che compaiono nell’Iliade e nell’Odissea sono quelli greci? Il germanico Njord c’entra qualcosa con Poseidone? E che dire di Athena, Apollo e compagnia? E gli eroi? Non erano spesso figli di dèi greci? Semplice adattamento?
  • Perché la memoria storica dei popoli scandinavi ha rimosso tutto e non v’è la minima traccia nelle loro saghe, tipo il Kalevala?
  • Come la mettiamo con gli altri miti che sono legati a Troia, come il sacrificio d’Ifigenia o il rapimento di Elena, che è alla base dell’Iliade? Andrà spostata buona parte della geografia del mito?

Forse si trattava di miti provenienti da tutta Europa, che qualcuno ha messo abilmente insieme. Agli studiosi l’ardua sentenza.

A noi, il privilegio che mai nessuno potrà toglierci, quello di leggere due poemi d’innegabile valore in una lingua che non ha smesso d’esercitare il suo fascino e la sua influenza in alcun momento della storia.

* Clive Cussler, Trojan Odissey, Penguin (basato sulle teorie di Wilkens e regalatomi, 
peraltro, dal nipote di Franco Mosino)
altre fonti: http://www.duepassinelmistero.com/omeronelbaltico.htm;
www.philipcoppens.com/troy.html

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