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la notte della civetta

La civetta, animale sacro della dea Athena, è da sempre simbolo d’Intelligenza e Istruzione.

Qualcuno ha detto che è solita volare sul far della sera.

In alcuni momenti della storia, quando la luce della Ragione ha squarciato le tenebre dell’ignoranza, ha volato con fierezza, compiendo suberbe evoluzioni in cielo.

Ma il dibattito sull’istruzione in questi giorni è decisamente aspro.

Si parla di “scuola ammortizzatore sociale”, di “blocco del turn over”, di epurazione etnica dei “fannulloni”.

Si legge (Panorama della scorsa settimana, ad esempio) di atenei indebitati che foraggiano aziende agroalimentari, assumono al di là del possibile, aprono sedi succursali non necessarie e gestiscono corsi di laurea per 1 o addirittura 0 iscritti.

Si teme per il diritto allo studio, all’istruzione pubblica, alla promozione sociale.

Si combatte per la dignità del posto di lavoro, per il riconoscimento della propria missione sociale, contro lo spettro di un riposizionamento lavorativo difficile (andiamo, cosa può fare un laureato in Lettere di quarant’anni, se non insegnare?).

Ricordo che anche i miei professori delle medie, illo tempore, temevano i decreti “mangiaclassi”, c’erano scioperi e manifestazioni.

Stavolta, però, le istanze relative all’istruzione si sono mescolate ai problemi di un intero sistema sociale, e la lucidità del dialogo si è persa nella confusione degli interessi e nel rumore delle piazze.

La civetta, credo, è rannicchiata nel suo nido, tremolante e impaurita, forse anche disgustata…

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