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l’Ave Maria di Mr. D

Un’avventura di mister D. era abilmente riuscita a sottrarsi alla mia narrazione, facendomi convinto d’avere fondamentalmente esaurito le vicende raccontabili del pazzoide musicista (chi non ne ricordasse la figura può accedere al tag corrispondente…).

Era, il nostro, a suonare in chiesa (sebbene avverso a tale istituzione, vi si era forse occasionalmente rassegnato perché, come si dice, pecunia non olet…).

Era ad un matrimonio, con tanto di soprano da accompagnare.

Come vuole la tradizione, mister D. iniziò, al momento concordato con gli sposi, a eseguire l’immortale Ave Maria di Schubert.

Le note del grande compositore austriaco già si muovevano per l’aria.

I cuori degli astanti già battevano all’unisono, pronti al cullare della melodia.

La soprano già preparava, altera e composta, la vocale performance.

La pregherei  interrompere kvesta melodia!“, s’udì a un tratto.

Silenzio.

Era il prete. Un nanerottolo di Germania in Italia forse a finire il diaconato, discepolo di Ratzinger e avverso ai canti non liturgici.

Il timor panico colse mister D.

Buon Dio, che fare?

Obbedire al prete avrebbe significato incorrere nelle ire degli sposi, che la schubertiana melodia anelavano e a tale unico fine avrebbero riconosciuto la ricompensa agli esecutori.

Obbedire ai nubendi significava incorrere nelle ire del presule, che avrebbe potuto interrompere la liturgia e o finanche allontanarlo.

Riprese. Con qualche timore, ma riprese.

La pregherei interrompere kvesta melodia, come già detto! non conforme a dettato di Santa Romana Kiesa!“, s’udì nuovamente.

Buon Dio, ancora! Il prevosto s’era nuovamente espresso, l’inquisitorio dettame aveva perforato il mistico aere del sacramento!

“Kvesta melodia non conforme! Si fermi! Si fermi!”

Mister D. proseguì fino alla fine, incurante, con tanto di soprano.

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