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liturgie con piú Respiro

Chi va a messa la domenica probabilmente non ci fa caso, ma santaromanachiesa dovrebbe verificare l’adeguatezza dei suoi templi alle normative di sicurezza.

Quanti luoghi di culto hanno, ad esempio, un numero di uscite proporzionale ai fedeli, in caso di sisma o incendio?

Quante possono garantire sufficiente aerazione, anche quando il sacerdote ha un po’ esagerato con l’incenso?

Dalla vigente normativa, si evince che i luoghi di culto non rientrano tra le attività soggette ai controlli di sicurezza antincendio, in quanto non rientranti nelle attività elencate nel decreto ministeriale 16 febbraio 1982 e semmai ascrivibili, ex decreto 10 marzo 1988, tra i locali “a rischio basso”. Secondo le legge, dunque, chiese, sinagoghe e moschee non sono soggette a controlli di sicurezza, non hanno una normativa di riferimento e, quand’anche considerati come “luoghi di lavoro”, sarebbero a rischio “basso”.

Per le problematiche antisismiche, la legge italiana piú recente è il Decreto Ministeriale del 14 gennaio 2008, che obbliga l’accurata verifica della staticità degli edifici pubblici definiti “strategici” (per es. scuole, ospedali, chiese, musei e ponti) e definisce i principi per progettare, realizzare e collaudare edifici antisismici. Il decreto detto “mille proroghe” ha fatto slittare l’entrata in vigore di queste norme antisismiche a giugno 2010, ma deve ancora entrare in vigore.

A prescindere da questo, sarebbe piú alto anche dal punto di vista spirituale se certi riti perdessero la forma antiquata e paganeggiante che talvolta possiedono.

Alcune liturgie, laddove necessarie, si potrebbero fare anche all’aperto, magari con la disponibilità di un sagrato grande, una piazza, e situazioni favorevoli dal punto di vista meteorologico. Fuori dallo sfarzo, spesso superiore al necessario, di alcuni templi.

La celebrazione delle Palme, per esempio, dovrebbe essere una liturgia outdoor.

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