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ma che freddo fa…

Ieri sul blog di Agnese, uno dei Pasqual friends piú  fidati, ho letto un post dedicato all’autunno.

In tale post la detta Agnese, amica delle Muse e d’ Euterpe alunna, parlava delle foglie che cadono dagli

alberi con struggente malinconia, descrivendo il loro peregrinante declivio, dall’albero al suolo, passando dalle  paline degli autobus o dagli altri mediocri simboli di  presunta civilizzazione.

Avrei voluto commentare, ma il suo provider, non so perché, me l’ha impedito.  

Anch’io sono un po’ meteoropatico, amo il sole, il cielo  sereno, le giornate limpide e lunghe, le farfalle che  svolazzano leggiadre e gli uccellini che si rincorrono garruli nel cielo, fischiettando allegramente.

Ma anche la brutta stagione ha una sua magia.

Se Persefone non tornasse dal marito ogni anno, oltre  che per infedeltà coniugale, potrebbe essere processata per boicottaggio dei ritmi stagionali. È necessario che il seme muoia per dare frutto.

Inoltre trovo che l’autunno, smog a parte, sia un poeta di tutto rispetto. Smorza i colori, talora violenti,  dell’estate con delicate tinte pastello giallo e arancione.

Fa danzare le foglie cadenti al suono di impercettibili  armonie. Ci dona inoltre le castagne, i cachi e mille altre sorprese

(era da quando facevo i temi per la maestra che non mi esprimevo così…)

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