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Vivendi e Biscione, la saga continua

Aggiornamento 21 giugno: il Garante contesta a Vivendi lo strapotere, in termini di ricavi e risorse, derivante dalla simultanea presenza nelle televisioni e nelle telecomunicazioni, con la paventata possibilità che Mediaset possa vendere contenuti a Telecom, magari con riguardo a internet e al calcio. Troppe sarebbero, inoltre, le dieci reti nazionali di ripetitori che Mediaset e Telecom avrebbero insieme, sebbene i francesi si siano già impegnati in sede europea a cederne cinque.
Le argomentazioni con le quali i dirigenti di Vivendi hanno contestato al Tar la delibera AgCom sono le seguenti:

  • farebbe riferimento ad un collegamento societario citato da Mediaset nel suo esposto, basato sull’articolo 2359 del codice civile laddove, secondo i francesi, l’articolo 43 del Tusmar (Testo unico dei servizi di media audiovisivi e radiofonici), alla base della recente delibera, non menziona il codice civile né vieta di rilevare partecipazioni e vieta, piuttosto, di conseguire ricavi mediante partecipazioni;
  • prende come riferimento i ricavi di Telecom e Mediaset del 2015;
  • prende come riferimento i ricavi di Mediaset ma, nel Sistema integrato delle comunicazioni (Sic), c’è Fininvest;
  • presuppone che Vivendi, in quanto collegata a Telecom e Mediaset, s’impossesserà dei loro ricavi;
  • esclude dal Sic settori rilevanti come quello della telefonia mobile;
  • non avrebbe svolto una consultazione pubblica sulla questione;
  • non avrebbe fornito le informazioni necessarie a consentire un’autonoma valutazione sul rispetto dei limiti fissati dall’articolo 43 del Tusmar, che impedisce di mettere a fattore comune gruppi della rilevanza di Telecom e Mediaset nei rispettivi settori di attività;
  • avrebbe violato il diritto dei francesi a una piena difesa;
  • proteggerebbe gli azionisti di controllo di Mediaset in quanto italiani;
  • imbriglierebbe l’azione di un’azienda francese (Vivendi) perché straniera, malgrado la sua quota in Mediaset sia minoritaria e si tratti di un’azienda comunitaria;
  • violerebbe alcune libertà chiave del diritto europeo, ad esempio sulla circolazione dei capitali e sulla prestazione dei servizi.

Aggiornamento 20 giugno, h 16.17: la comunicazione di Vivendi in risposta all’ingiunzione contenuta nella delibera dell’Autorità è arrivata sul tavolo dell’Agcom. Il piano è riservato ma già da ieri fonti vicine alla società francese hanno confermato l’intenzione di affidare a una fiduciaria i diritti di voto eccedenti il 9,9% dei titoli Mediaset in possesso. (Fonte: Adnkronos)
Aggiornamento 19 giugno, h 22.43: Telefónica ha ceduto a Mediaset il suo 11% in Premium “scommettendo” sull’esito positivo dei ricorsi presso il Tribunale di Milano. Fonti di mercato vicine al dossier confermano all’ANSA che il gruppo spagnolo si è accordato con il Biscione per avere l’11,1% del risarcimento che Mediaset otterrà dai francesi. Se la cessione di Premium a Vivendi fosse avvenuta regolarmente, Telefónica avrebbe incassato circa 80 milioni; se i giudici avalleranno il parere dei legali del Biscione, che quantificano il danno al di sopra del miliardo di euro, l’azienda spagnola potrebbe ottenere una plusvalenza, visto che nel 2014 aveva pagato cento milioni per avere una quota in Mediaset Premium.
Aggiornamento 19 giugno: Vivendi ha notificato alle parti un ricorso al Tar contro la delibera dell’AgCom che, in virtù della legge Gasparri, la obbligava il gruppo francese a scegliere tra controllo di Tim e presenza a quasi il 30% in Mediaset. Secondo l’agenzia Ansa, che riprende fonti finanziarie e di mercato, Vivendi risponderà a breve all’AgCom, dichiarando d’esser pronta a ottemperare attraverso il congelamento dei diritti di voto oltre il 9,9% nel Biscione. (Fonte: Prima on line)
Aggiornamento 15 giugno:  Mediaset Premium ha comunicato che, con rispetto parlando, parteciperà all’asta per i diritti televisivi della Serie A per il triennio 2018 – 2021, che dovrebbero essere assegnati entro la fine di quest’anno. Una nota del Biscione ricorda anche che tutti gli incontri della prossima edizione della Champions League saranno in onda in esclusiva pay tv su Mediaset Premium, insieme a tutte le partite delle otto migliori squadre di Serie A della prossima stagione. Si è nel frattempo scoperto, grazie all’agenzia Reuters, che Sky, per aggiudicarsi i diritti tv della Champions League e dell’Europa League dal 2018 al 2021, avrebbe investito ottocento milioni di euro circa, tra i 260 e i 290 l’anno. (Fonte: Prima on line)
Aggiornamento 14 giugno:  Andrea Zappia, amministratore delegato Sky Italia, comunica che la sua piattaforma trasmetterà tutte le partite della UEFA Champions League e della UEFA Europa League nel nostro Paese nel triennio 2018 – 2021:  “(…) Per la prima volta la UEFA Champions League e la UEFA Europa League saranno insieme in un’esclusiva offerta integrata, che permetterà agli appassionati di seguire fino a 7 squadre italiane, mai così tante prima d’ora, impegnate nelle sfide con i migliori club europei. Due tornei con oltre 340 partite entusiasmanti, nei migliori stadi continentali, con i più grandi calciatori del pianeta. Continueremo a fare innovazione, trasmettendo le partite più importanti anche in 4K HDR. Quest’offerta senza precedenti rafforza la posizione di Sky come leader della programmazione sportiva in Italia ed è anche un altro passo importante di sostegno al calcio italiano, un impegno che continuerà a vederci protagonisti anche nel futuro bando sui diritti della Serie A”.
Mediaset, in un suo comunicato stampa, ha cosí replicato:

Il Consiglio di Amministrazione Mediaset il 12 giugno ha deliberato di presentare un’offerta per l’assegnazione dei diritti tv Champions League 2018-2021 coerente con le linee guida e gli obiettivi economico-finanziari Mediaset. Tre considerazioni a seguito dell’avvenuta assegnazione.
1.Mediaset ha fatto la cosa giusta: ha presentato un’offerta importante ma razionale. Un’offerta più elevata rispetto a quella precedente in ragione della partecipazione al torneo di quattro squadre italiane. Un’offerta comunque formulata seguendo la nostra visione di evoluzione del mercato pay. Una visione che ci vede impegnati nella digital transformation dell’offerta che diventerà più leggera e più moderna.
2. Altri operatori hanno invece attribuito alla competizione europea un valore molto più elevato a cui evidentemente è stato aggiunto un maxi-premio extra con l’obiettivo di ottenere una posizione di dominio sul mercato della pay tv.
3. La partecipazione convinta all’asta Champions dimostra che non c’è nessuna volontà da parte di Mediaset di far saltare le aste del calcio come qualche operatore concorrente ha provato a lasciar credere. Al contrario, in occasione della prossima gara per la Serie A Mediaset si muoverà per garantire ai tifosi la migliore offerta televisiva.
Infine, al di là dei cambiamenti futuri, ricordiamo a tutte le testate di informare correttamente il pubblico: per tutta la prossima stagione, da agosto 2017 a maggio 2018, la Champions League sarà visibile in esclusiva su Mediaset.

Aggiornamenti 7 giugno: Vivendi ha stipulato l’accordo d’acquisizione con il gruppo Bolloré per la sua quota di maggioranza del 60% in Havas. Yannick Bolloré, figlio di Vincent e amministratore delegato di Havas, ha commentato: “L’ambiziosa strategia di sviluppo accelerato per la creazione di un leader globale nelle comunicazioni condotto da Vivendi ci permetterà di crescere ancora piú velocemente”.
Quanto a Mediaset, il consiglio d’amministrazione ha integrato l’ordine del giorno dell’assemblea del 28 giugno con il rinnovo della delega per l’acquisto di azioni proprie, portandola al tetto massimo del 10%. L’acquisto, se effettuato in misura massiccia, rafforzerebbe la presa sul gruppo da parte di Fininvest, che oggi controlla poco oltre il 41% dei diritti di voto del gruppo televisivo contro il quasi 30% di Vivendi. La delega sarà valida fino all’approvazione del bilancio al 31 dicembre 2017 e comunque per un periodo non superiore a diciotto mesi dalla data della deliberazione assembleare e il possibile esborso “trova copertura nelle riserve disponibili risultanti dall’ultimo bilancio regolarmente approvato”. Un ulteriore 1% potrà essere acquistato per la realizzazione del piano di incentivazione e fidelizzazione a medio-lungo termine per il 2015-2017. Dopo gli acquisti recenti, Fininvest è salita al 39,53% del capitale e al 41,09% dei diritti di voto di Mediaset. (Fonte: Prima on line)
Aggiornamenti 6 giugno, edizione della sera: il Sole 24 ore conferma le dichiarazioni d’intenti di Vivendi già citate da altre fonti. I francesi, per bocca di de Puyfontaine, potrebbero investire sulla serie A, ad esempio, potrebbero creare una realtà italiana in grado di competere con americani e cinesi su sport, eventi, cinema e serie televisive: “Vogliamo contribuire a rilanciare il cinema italiano, far diventare l’Italia un polo d’attrazione per giovani talenti. (…) Operiamo in un’industria locale che sta diventando sempre piú globale. E per competere coi colossi Usa e, in prospettiva, con quelli cinesi, bisogna poter contare sulle economie di scala, creando un network, che permetta di rendere efficienti gli investimenti in contenuti”. Consapevole della scadenza di sabato 10, de Puyfontaine dice che le “decisioni migliori si prendono sotto pressione” e, sempre secondo il ‘Sole’,  potrebbe anche coinvolgere Telecom.
L’incontro con l’Agcom è fissato per la prossima settimana (“Ricorreremo al Tar e alla Ue”); è probabile che, nel frattempo, Vivendi sterilizzi i diritti di voto eccedenti in Mediaset.
Siamo investitori di lungo periodo, siamo impegnati a fare investimenti infrastrutturali in Italia e vogliamo far tornare grande Telecom, non siamo il cavallo di Troia di Orange (…) Telecom è un pilastro fondamentale della nostra strategia. Crediamo che la convergenza tra contenuti e distribuzione cambierà radicalmente il nostro business” ha concluso il francese neo-presidente di Telecom Italia e amministratore delegato di Vivendi. Che, peraltro, ha già chiesto di incontrare esponenti del Governo, per spiegare quali sono i loro progetti. (Fonte: Sole 24Ore attraverso Prima on line)
Aggiornamenti 6 giugno 2017: secondo l’agenzia RadioCor “i segnali di distensione indirizzati a Mediaset dai francesi di Vivendi rendono meno probabile una battaglia per il controllo del gruppo e spengono così l’appeal speculativo sul titolo. I titoli della società cedono così nuovamente terreno a Piazza Affari, facendo registrare la peggiore prestazione del Ftse Mib con un calo del 2,02% a 3,39 euro. Sono passati di mano 516mila titoli a fronte di una media di 4,4 milioni in un’intera seduta dell’ultimo mese. Ieri l’a.d. di Vivendi Arnaud de Puyfontaine ha annunciato l’interesse della società per i diritti del calcio e la creazione di una società italiana per la produzione di contenuti. De Puyfontaine ha anche ammesso il desiderio di tornare a discutere con Mediaset, sottolineando tuttavia che al momento non sono in agenda incontri con i vertici del Biscione. Tutti elementi che, secondo gli analisti di Equita, ‘potrebbero portare a un riavvicinamento con Mediaset’, così come la possibile proposta di congelare i diritti di voto nella società italiana al 10% per risolvere il contenzioso con l’Agcom. Equita nota inoltre che Vivendi non ha presentato una lista per il rinnovo del collegio sindacale di Mediaset e quindi ‘sta provando ad avviare un dialogo con Mediaset’.”
Secondo Adnkronos, “Vivendi sta ancora valutando la strada del ricorso al Tar e a Bruxelles contro la decisione dell’Agcom che ha imposto al gruppo di scendere nella partecipazione in Mediaset o in Telecom Italia. È quanto apprende l’Adnkronos da fonti vicine alla società francese. In ogni caso nei prossimi giorni e comunque prima del 18 giugno (…) i vertici del gruppo francese potrebbero incontrare l’Agcom proprio per un esame del dossier Italia. (…) Intanto non c’è una lista di Vivendi tra quelle depositate per la nomina del collegio sindacale di Mediaset in vista dell’assemblea del prossimo 28 giugno. Quel che è certo è che il gruppo capitanato da Vincent Bollorè insiste nella strategia della media company impegnata nell’audiovisivo a 360 gradi. Tanto che, anche per sottolineare l’impegno in Italia di lungo periodo, si prepara a fare investimenti nel campo dell’industria culturale e dell’audiovisivo e per questo punta alla creazione di Vivendi Italia. Nascerebbe così un veicolo ad hoc per realizzare coproduzioni e partnership, che potrebbero riguardare tra l’altro gli studios di Cinecittà, il festival di Venezia nonché scuole di recitazione.” (Fonti: RadioCor e Adnkronos attraverso Digital News)
Aggiornamento 5 giugno: Arnaud de Puyfontaine, presidente del consiglio direttivo di Vivendi e neo-presidente di Telecom Italia, in merito alle tempistiche per ottemperare ai vincoli imposti dall’Unione europea, ha dichiarato: Non ho dettagli precisi sulla cessione di Persidera”, aggiungendo che dell’argomento si occupa il consiglio d’amministrazione di Telecom. In ogni caso, de Puyfontaine avrà presto un incontro presso l’Autorità delle comunicazioni sul caso Mediaset-Telecom. Con riguardo ai suoi propositi per Telecom, il neo-presidente ha detto: “Risponderò a questa domanda molto presto. Oggi abbiamo parlato di Vivendi e della nostra volontà di essere un grande investitore nell’industria dei media in Italia”. (Fonte: Prima on line)
Aggiornamento 1° giugno: Arnaud de Puyfontaine è stato nominato presidente di Telecom Italia; il vicepresidente è Giuseppe Recchi.
Aggiornamento 31 maggio: con riguardo alla Champions League, molte fonti hanno anticipato che, dal 2018, dovrebbe essere appannaggio di Sky e Rai e che quest’ultima trasmetterà in chiaro una partita a settimana. Un comunicato stampa diramato dalla Concessionaria di Stato cosí si esprime: “In riferimento a notizie pubblicate da alcuni siti informativi relative ai diritti televisivi sul calcio, si precisa che Rai sta esaminando i bandi Uefa trasmessi a tutti i broadcaster potenzialmente interessati ed è in attesa della pubblicazione del bando di Lega Serie A sui diritti di storica propria attenzione. Nessuna proposta od offerta è stata pertanto elaborata o sottoposta all’azienda né tantomeno alcuna decisione è stata assunta”.
Aggiornamento 30 maggio/bis: Mediaset Premium ha varato formalmente il previsto aumento di capitale per ripianare le perdite 2016 della pay-tv ma Telefónica, azionista con l’11%, si è astenuta. Nei giorni scorsi l’assemblea degli azionisti di Premium (controllata da Mediaset attraverso Rti) ha approvato il bilancio 2016; il rosso da 384 milioni di euro ha portato il patrimonio netto in negativo per 142 milioni e questo ha reso necessario un intervento di rafforzamento per circa 283 milioni, che va a sommarsi ad un intervento da 100 milioni già posto in essere dai soci nel corso dell’esercizio. Il passivo è stato ripianato per 140 milioni mediante abbattimento del capitale e per altri 142 milioni attraverso una nuova iniezione di capitale per la quale è stata affidata una delega al cda. L’assemblea ha inoltre rinnovato il consiglio d’amministrazione confermando Marco Giordani, direttore finanziario del gruppo Mediaset, alla presidenza. In rappresentanza di Telefónica è stato indicato Paulo Alejandro Lotti, cfo di Telefónica Servicios Audiovisuales. Il bilancio 2016 di Premium ha visto crescere i ricavi totali a 705 milioni (+10% sull’anno precedente) ma i costi totali sono lievitati (+60% a 1,2 miliardi) principalmente per effetto delle svalutazioni e ammortamenti (562 milioni) e di accantonamenti per 125 milioni oltre che per un incremento delle prestazioni e servizi (+30% a 419 milioni). Nella relazione, Premium segnala il positivo andamento della raccolta pubblicitaria nel I trimestre e che tale tendenza è attesa proseguire nel corso dell’anno.
«L’andamento dei costi e degli ammortamenti delle attività rifletterà gli effetti delle svalutazioni e degli accantonamenti effettuati in sede di predisposizione del bilancio 2016» (Fonte RadioCor)
Aggiornamento 30 maggio: la Commissione europea ha approvato l’acquisizione del controllo de facto di Telecom Italia da parte di Vivendi, a patto che Telecom Italia ceda le quote detenute in Persidera, pari al 70% del totale (il 30% è del gruppo Gedi, ex gruppo l’Espresso). La Commissione ha rilevato che, “successivamente alla transazione, Vivendi avrebbe avuto un incentivo ad aumentare i prezzi applicati ai canali televisivi sul mercato dell’accesso all’ingrosso delle reti televisive del digitale terrestre, in cui Persidera e Mediaset detengono ciascuna una quota significativa. I benefici di una tale strategia sarebbero stati ottenuti direttamente attraverso Persidera o indirettamente attraverso la partecipazione azionaria di minoranza in Mediaset, poiché gli altri attori attivi sul mercato non rappresentano un’alternativa sostenibile per i canali televisivi. Di conseguenza i canali televisivi avrebbero dovuto sostenere costi maggiori per raggiungere il loro pubblico in Italia”. Con riguardo all’“eventualità che la relazione fra le attività di Vivendi in Italia (pubblicità, musica, televisione e giochi mobili) e le attività di Telecom Italia nel settore delle telecomunicazioni fisse e mobili possa sollevare problemi di concorrenza”, la Commissione ha concluso che “Vivendi non avrebbe la capacità o l’incentivo per escludere altri concorrenti dai mercati di rilievo (…) Per risolvere le questioni di concorrenza identificate dalla Commissione, Vivendi si è impegnata a cedere le quote detenute da Telecom Italia in Persidera (…) alla luce dei rimedi proposti la Commissione ha concluso che la transazione proposta, nella sua veste modificata, non ridurrebbe la concorrenza nel mercato europeo o in una sua parte sostanziale, Italia compresa. La decisione della Commissione è subordinata al pieno rispetto degli impegni”. (Fonte: Prima on line)
Aggiornamento 27 maggio: oltre a quello già depositato su Persidera, Vivendi non presenterà all’Unione Europea alcun altro impegno e il nodo in questione, pertanto, non si scioglierà alla scadenza del 30 maggio. In base alle normative Ue, si aprirà una nuova fase, che potrà durare altri novanta giorni. Secondo l’Antitrust, sommando i canali Mediaset e Telecom, i francesi supererebbero il 50% del mercato dei multiplex; in alternativa alla cessione di Persidera, dunque, sembra esserci soltanto un ridimensionamento nel Biscione, che si potrebbe risolvere “sterilizzando” i diritti di voto sopra al 10%. Posta l’impossibilità di trovare accordi tra Mediaset e Telecom sui diritti calcistici, questo espediente sistemerebbe anche la questione aperta con l’AgCom. Fonte: Il Sole 24 Ore
Aggiornamento del 12 maggio:– Fininvest è salita al 39,53% del capitale e al 41,09% dei diritti di voto in Mediaset dal 38,2% del capitale e dal 39,7% dei diritti di voto; l’azienda del Biscione ha rilevato, tra il 20 aprile e l’11 maggio, 15 milioni di azioni ordinarie di Mediaset, pari all’1,27% del capitale sociale, per un esborso che è stato calcolato in circa 50 milioni. Stanti i vincoli previsti al superamento della soglia, adesso Fininvest potrà fare nuovi acquisti in inverno. (Fonte: ANSA, da nota stampa)
Aggiornamento 9 maggio: secondo una nota diffusa oggi da Mediaset, l’effetto negativo provocato sui conti di Mediaset dalla vicenda del mancato rispetto da parte di Vivendi degli accordi su Premium “può già considerarsi assorbito, indipendentemente dai possibili esiti economici favorevoli legati al contenzioso giudiziario in atto”. Nella medesima comunicazione si afferma che l’azienda ha chiuso il primo trimestre riportando un utile netto di 15,9 milioni che si confronta con una perdita di 18,9 milioni conseguita al termine di marzo 2016; i ricavi netti sarebbero diminuiti a 889,3 milioni (912 mln 1° trim. 16), con una flessione in Italia solo parzialmente mitigata dalla crescita sul fronte spagnolo (240,4 mln contro i 230,7 mln del 2016), i costi operativi sarebbero diminuiti del 2,2% tendenziale a 537,7 milioni (-5,3% a/a la flessione sull’Italia). L’Ebit sarebbe positivo per 76,6 milioni (21,4 mln il primo trimestre 2016), mentre la redditività operativa sarebbe cresciuta all’8,6% dal 2,3% dei primi tre mesi 2016. L’indebitamento finanziario netto di periodo è cresciuto a 1,169 miliardi dai -1,162 mld con cui si era chiuso l’esercizio scorso. Alla prossima assemblea degli azionisti, il Cda di Mediaset proporrà il rinnovo della delega per l’acquisto di azioni proprie con un tetto del 10% massimo: “la proposta prevede l’attribuzione al consiglio d’amministrazione della facoltà di acquistare anche mediante negoziazione di opzioni o strumenti finanziari anche derivati sul titolo Mediaset, fino a un massimo di 118.122.756 azioni ordinarie proprie del valore nominale di euro 0,52 cadauna corrispondenti al 10 % del capitale sociale in una o più volte, fino all’approvazione del bilancio al 31 dicembre 2017 e comunque per un periodo non superiore a 18 mesi dalla data della deliberazione assembleare”.
Aggiornamenti 26 aprile: ecco le dichiarazioni che Arnaud de Puyfontaine ha reso nel corso dell’incontro del 25 aprile con gli azionisti del gruppo: “Siamo diventati i primi azionisti di Telecom Italia per ampliare la nostra presenza in Italia che consideriamo cruciale” per creare un “campione latino” dei media, competitivo su scala europea ma anche in Africa e Asia, in qualche modo “complementare” ai competitor anglosassoni. “Con Mediaset non è cominciata benissimo ma il nostro obiettivo è creare relazione costruttiva e perenne (…) Ora c’è disaccordo e non abbiamo ancora trovato la giusta soluzione” ma “siamo totalmente determinati a far valere le nostre ragioni”. Con riguardo alla sentenza AgCom, l’amministratore delegato del gruppo francese ha affermato “La legge Gasparri dice che non possiamo avere due società, Mediaset e Telecom. Non abbiamo capito come potremmo assumere il controllo di Mediaset che è controllata dalla famiglia Berlusconi (…) Ci adatteremo chiaramente a tutto quello che ci viene richiesto”. Vincent Bolloré, presidente di Vivendi ha detto: “Il meglio deve ancora venire”. In italiano.
Aggiornamenti 19 aprile, sviluppi successivi: il presidente AgCom, Angelo Marcello Cardani, in audizione al Senato, ha dichiarato: “Abbiamo detto che Vivendi entro un anno deve tornare indietro rispetto alla situazione che ha costruito e che a nostro parere è illegale. C’è il Tar e tutta una serie di sedi di appello ma al momento la decisione spetta a noi. Chiaro che Vivendi può fare qualcosa: o tenere le azioni Mediaset e vendere o svendere quelle Telecom, oppure può fare il contrario (…) Alcuni obiettano che la specializzazione culturale di Vivendi sia sempre stata più la gestione dell’audiovisivo che quella delle telecomunicazioni e che quindi la direzione naturale sarebbe quella di mantenere la propria presenza in Mediaset e di disfarsi di Telecom Italia”. Però, “se Telecom finisse per avere una rete in fibra ottica super veloce niente le impedirebbe, padrona di uno strumento di trasmissione estremamente moderno, di acquistare contenuti da qualcun altro e cominciare a veicolari sulla propria rete in fibra, riacquisendo così – grazie alla convergenza di due settori – quella che secondo alcuni è la propria inclinazione professionale o culturale da tempo”.
La Commissione Europea “prende atto della decisione da parte del regolatore italiano delle tlc AgCom che chiede a Vivendi di ridurre la propria quota o in Mediaset o in Telecom Italia, sulla base delle regole vigenti in Italia sulla pluralità dei media”; in ogni caso, “considererà con attenzione le implicazioni della decisione, qualora ce ne fossero, per la revisione in corso dell’acquisizione proposta da parte di Vivendi del controllo di Telecom Italia, alla luce delle regole UE sulle fusioni. L’indagine della Commissione Europea in base alle regole UE sulle fusioni è limitata alla valutazione dell’impatto della transazione sulla concorrenza. A seguito di un esame preliminare la Commissione ritiene che la concentrazione notificata possa rientrare nel campo di applicazione del regolamento sulle concentrazioni. Tuttavia si riserva la decisione definitiva al riguardo”.
La Commissione ha invitato “i terzi interessati a presentare eventuali osservazioni sulla concentrazione proposta”, osservazioni che dovevano essere presentate entro il 17 aprile.
Nell’ambito della presentazione del bilancio Mediaset 2016, in perdita per 294 milioni, Pier Silvio Berlusconi ha dichiarato che, se non fosse stato per la vicenda Vivendi, si sarebbe chiuso in pareggio. (Fonti: Tog/Adnkronos, Prima on line, comunicati stampa)
Aggiornamento 19 aprile, ore 6.00: “Vivendi ha un anno di tempo per rimuovere la posizione vietata dopo l’esposto di Mediaset sulla scalata dei francesi al Biscione e il loro contemporaneo controllo di fatto di Telecom. Ma entro due mesi deve presentare un piano dettagliato per spiegare come intende scendere in una delle due società. (…) la Borsa, come al solito, ha anticipato i tempi, penalizzando entrambi i titoli. Mediaset ha infatti chiuso la seduta della giornata della decisione del consiglio dell’Authority in calo del 3,9% a 3,48 euro, con Telecom che ha perso il 2,6%.” (ANSA)
Aggiornamento 18 aprile 2017, 22.57:“Vivendi è sorpreso dalla decisione adottata oggi dall’Autorità delle Comunicazioni italiana (AGCOM). Vivendi ha sempre operato secondo il diritto italiano, e in particolare per quanto riguarda la legge Gasparri nella tutela del pluralismo dei media per evitare la creazione di posizioni dominanti. In particolare, è indiscutibile che Vivendi né controlli né esercita un’influenza dominante su Mediaset che è invece controllata esclusivamente da Fininvest con una quota prossima al 40%. Vivendi si riserva il diritto di intraprendere qualsiasi azione legale appropriata per tutelare i propri interessi, tra cui il deposito di un ricorso alla decisione AGCom presso il Tribunale Amministrativo Regionale (TAR) e di presentare una denuncia formale alla Commissione europea per la violazione del diritto dell’Unione. Vivendi continua ad essere pienamente fiducioso ed è certo che alla fine le verranno riconosciuti i propri diritti.” (Comunicato stampa)
Aggiornamento 18 aprile 2017:
il giornalista Antonio Fontarosa di Repubblica, ripreso dall’Huffington post e da altre testate, ha scritto: “Entro 60 giorni, Vivendi avrà 60 giorni di tempo per presentare un “piano specifico volto a dettagliare le modalità di ottemperanza”, all’intimazione del nostro Garante. Nel caso Vivendi non rispetti l’ordine dell’AgCom, rischia una sanzione amministrativa compresa tra il 2 e il 5 per cento del suo fatturato.” Qualche ora prima, alle 15.34,  un lancio della Reuters era cosí formulato:

ROMA (Reuters) – L’Agcom nella riunione del 12 aprile ha accertato l’influenza dominante del gruppo francese dei media Vivendi in Telecom Italia ma ha deciso di rinviare al consiglio in calendario oggi la decisione sul da farsi in relazione alla denuncia presentata da Mediaset.
Lo dice a Reuters una fonte che sta seguendo direttamente il dossier e lo conferma una seconda fonte.
“L’influenza rilevante è stata accertata dai consiglieri nella scorsa seduta, oggi dovranno decidere che conseguenze trarre dalla situazione”, ha detto la prima fonte.
Una seconda fonte, confermando l’avvenuto accertamento di Agcom, aggiunge che “l’orientamento sarebbe quello di concedere a Vivendi 12 mesi di tempo per risolvere la violazione come meglio crede”.
Agcom, interpellata, non ha voluto commentare. (…)

Aggiornamento 12 aprile 2017, ore 6.00: secondo la ricostruzione dell’agenzia ANSA, il lavoro degli uffici tecnici AgCom sul dossier Vivendi- Mediaset- Telecom è concluso; la seduta del Consiglio è aggiornata a martedí prossimo, quando potrebbe avere luogo il pronunciamento definitivo sul contemporaneo controllo di Telecom e del 30% di Mediaset da parte di Vivendi. I contendenti sono entrambi in una fase alquanto delicata; se quelli di Vivendi vendessero quote di Telecom, sarebbe un disastro rispetto ai prezzi d’acquisto, se vendessero quote di Mediaset, acquistate a prezzo abbassato, i danni potrebbero essere inferiori. Il problema è che, non appena ci fosse sentore della possibile vendita di azioni del Biscione da parte della holding francese, il titolo Mediaset scenderebbe in maniera sensibile. L’Offerta pubblica d’acquisto, poi, sarebbe particolarmente onerosa.
Aggiornamento 10 aprile 2017, h 10.46: Vivendi ha depositato ieri la lista di maggioranza con l’elenco dei candidati per il rinnovo del Cda di Telecom Italia: il proprio CEO, Arnaud de Puyfontaine, che nella telco italiana detiene il 23,94% del capitale e potrebbe essere destinato alla carica di presidente, l’attuale presidente Giuseppe Recchi, l’amministratore delegato Flavio Cattaneo, l’indipendente Franco Bernabè, amministratore delegato nel 1998-199 e nel 2007-2013, Hervé Philippe, Frédéric Crepin, Félicité Herzog (indipendente), Marella Moretti (indipendente), Camilla Antonini (indipendente) e Anna Jones (indipendente). Per quanto riguarda i nomi della lista di minoranza proposta dai fondi che hanno una partecipazione complessiva pari all’1,86% del capitale di Telecom figurano cinque candidati: Lucia Calvosa, Francesca Cornelli, Dario Frigerio, Danilo Vivarelli, Ferruccio Borsani.
Stato dell’arte al 10 aprile 2017:
a partire da questa settimana, per la precisione da giovedí, Fininvest può tornare ad acquistare titoli Mediaset per portarsi dal 38,26% del capitale sociale (39,77% del diritto di voto) al 39,5% circa; l’incremento sarebbe dell’1,3, 1,4%, corrispondente a sessanta milioncini di euro. Dal 12 aprile 2016 a oggi, per fronteggiare le note vicende, la Fininvest ha acquistato azioni Mediaset per il 4,8% circa del capitale, appena al di sotto di quel 5% che, secondo le leggi, costituisce il tetto massimo per gli azionisti che già detengano quote superiori al 30% in una società quotata. Qualora tale limite venisse superato, scatterebbe l’obbligo di Offerta pubblica d’acquisto.
Quanto a Vivendi, gli analisti di Bloomberg, citando fonti vicine al dossier, ritengono che i francesi possano ricevere, a breve, una “reprimenda” dall’AgCom per aver comprato azioni Mediaset violando le norme sulla concorrenza. Tutto potrebbe avvenire entro queste questo mese sebbene, secondo le medesime fonti, sia “improbabile” che l’Agcom “faccia delle richieste specifiche” a Vivendi “per risolvere le eventuali violazioni delle norme sulla concorrenza in Italia”; un’opzione potrebbe essere quella “di vendere parte delle sue partecipazioni in uno dei due gruppi entro un anno”.
Il tema del controllo di Vivendi su Telecom è all’attenzione anche della Consob, mentre all’Antitrust interessano le possibili ‘concentrazioni’. Il 4 maggio Vivendi presenterà all’assemblea di Telecom per il rinnovo del cda una lista di maggioranza e avrà cosí diritto ai due terzi dei posti nel board, con possibilità di nominare il suo CEO Arnaud De Puy Fontaine alla presidenza; per non incorrere in sanzioni che potrebbero arrivare al 10% del fatturato, la multinazionale francese ha peraltro notificato all’Unione Europea d’essere ormai sul punto d’acquisire il controllo esclusivo de facto su Telecom. La risposta della Commissione Ue è attesa entro il 12 maggio.
AgCom, dopo una dichiarazione del suo presidente Angelo Marcello Cardani, secondo la quale sarebbe “ragionevole discutere” di un rinvio dell’istruttoria sulla vicenda Mediaset-Vivendi a dopo l’assemblea di Telecom, ha precisato in una nota che “ogni decisione relativa all’istruttoria avviata con Delibera 654/16/CONS del 21 dicembre 2016 (vicenda Mediaset-Vivendi) sarà adottata dal Consiglio dell’Autorità nel rispetto dei termini di conclusione del provvedimento stabilito dal regolamento Agcom (Delibera 364/14/CONS), secondo il quale “è facoltà del Consiglio discutere i punti all’ordine del giorno in una o più sedute, al fine di giungere ad una conclusione”.
Pier Silvio Berlusconi, nell’ambito dell’inchiesta sulla tentata scalata di Vivendi a Mediaset, è tornato in Procura per testimoniare come persona informata dei fatti; l’amministratore delegato e CEO di Mediaset ha dichiarato: “Sono stato sentito come teste, non posso dirvi nulla, c’è il segreto istruttorio” mentre, qualche giorno prima, aveva ribadito: “siamo per vie legali: abbiamo subìto un danno gravissimo e prima di ogni cosa questo danno deve essere risarcito”.
Fonti: RadioCor, Ansa, Prima on line
Aggiornamenti 23 marzo: Antonio Nicita, commissario AgCom, a margine di un convegno sul pronunciamento dell’Autorità sulla compatibilità legale della presenza di Vivendi sia nel capitale di Telecom Italia sia in quello di Mediaset, ha dichiarato “Rispetteremo le tempistiche: i termini scadono il 21 aprile ed entro quella data saremo pronti a decidere”. Il presidente dell’Agcom, Marcello Cardani, ha invece detto che non si esprimerà “prima dei prossimi dieci – quindici giorni”. Oggi stesso, nell’ambito di una conferenza stampa sui rapporti tra Mediaset e Paolo Bonolis, Pier Silvio Berlusconi  ha dichiarato: La vicenda Premium ci ha dato una mazzata e ha avuto un impatto di circa cento milioni sui conti 2016 ma nel 2017 ci rifaremo alla grande. Non posso parlare di perdita, ma di impatto complessivo sul bilancio 2016″, che deriva “dalla contrazione sul valore delle azioni perché c’era lo scambio”, dal “periodo di interim management perché ci hanno fatto comprare e fare accordi che non avremmo fatto”, dal “rallentamento della politica commerciale che fino all’ultimo non è stata fatta e ci hanno fatto fare tutta una serie di iniziative promozionali (…) Nessuna trattativa con Vivendi, siamo per vie legali: abbiamo subito un danno gravissimo e prima di ogni cosa questo danno deve essere risarcito. Stiamo chiedendo l’esecuzione del contratto ma non stiamo ad aspettare: via Vivendi andiamo per la nostra strada con Mediaset Premium, che nonostante tutto mi sembra che sia ancora al centro degli interessi di vari player, come Telefonica che ha bisogno di contenuti”. Con riguardo a Telecom Italia, ha detto che un possibile accordo per partecipare congiuntamente alle aste per i diritti sul calcio potrebbe essere “un’ipotesi affascinante (…) tutto è possibile, però con questo non voglio dirvi che c’è un’apertura. Siamo in una fase molto fluida. (…) non siamo in un contenzioso ma, senza fare giri di parole, non stanno rispettando il contratto (su Timvision, nda) e una soluzione va trovata”. Per quanto attiene alla partecipazione alle gare per i diritti Champions: “mentre prima avevamo lanciato una sfida bella e difficile, ora prevarranno i conti e la prudenza, ma alle aste parteciperemo”. Sulla probabilità di vedere ancora il calcio sulle reti Mediaset, “dipende dal mercato”.
Arnaud de Puyfontaine, dopo un’udienza in AgCom definita “formidabile”, ha dichiarato: “Io vedo il bicchiere sempre mezzo pieno. Questa è la nostra visione quando guardiamo al sistema mondiale dei media, ai grandi competitor e agli ‘over the top’: abbiamo l’opportunità unica di creare una proposta forte fra due società come Mediaset e Vivendi e creare un player molto forte a livello europeo. Questo è un progetto fantastico (….) Oggi Telecom è molto piú forte rispetto a un anno fa e questa è una buona notizia, segno dell’impegno di Vivendi in Italia. Avete visto i risultati e tutti gli investimenti che Telecom sta facendo sulla fibra. Vogliamo essere giudicati per quello che facciamo e per questi grandi progetti. Questa è la nostra visione”.
Aggiornamento 22 marzo: il giudice Vincenzo Perozziello, secondo quanto riferito dall’Ansa, ha stabilito che è necessario il tentativo di mediazione, come previsto dalla legge. Mediaset, Fininvest e Vivendi dovranno presentare la relativa domanda entro quindici giorni mentre i termini per la conciliazione sono fissati al prossimo ottobre, mese nel quale è fissata anche la prossima udienza. Quanto alle altre scadenze,

  • domani è confermata l’audizione dell’amministratore delegato di Vivendi, Arnaud de Puyfontaine, con i consiglieri dell’Agenzia per le garanzie nelle comunicazioni (Agcom) sulla questione del contemporaneo controllo da parte del gruppo francese di Telecom Italia e della quota di quasi il 30% detenuta in Mediaset;
  • la prossima settimana, saranno ascoltati i manager di Mediaset;
  • il pronunciamento di AgCom, che farà giurisprudenza in materia e darà anche le basi ai contendenti per poter trovare un eventuale accordo, è atteso attorno alla metà di aprile.

Aggiornamento 21 marzo: la causa civile è iniziata, sebbene non s’intraveda una conclusione particolarmente rapida. Secondo quanto riportato dalle agenzie, il legale di Vivendi, Giuseppe Scassellati Sforzolini, ha presentato una “domanda riconvenzionale per diffamazione”: i francesi si sentono danneggiati per il fatto di essere stati accusati “di non onorare i contratti” e Vivendi si riserva “ogni azione per tutelare la sua onorabilità”, compresa una causa per diffamazione. Fininvest ha presentato una richiesta di risarcimento per la violazione del patto parasociale, allegando il contratto siglato tra le parti per la compravendita di Premium; Mediaset ha invece presentato una richiesta di risarcimento danni per le presunte dichiarazioni diffamatorie rilasciate al Financial Times da Arnaud de Puyfontaine, CEO di Vivendi. L’holding dei Berlusconi ha anche eccepito la violazione del patto parasociale legato al contratto firmato in aprile, che avrebbe impedito ai francesi di salire oltre il 5% di Mediaset per tre anni. Secondo Ansa, il giudice civile di Milano Vincenzo Perozziello potrebbe probabilmente avviare le procedure per una possibile conciliazione sulla diffamazione chiesta da entrambe le parti, con i suoi canonici tre mesi. Pertanto, in attesa del pronunciamento dell’Agcom sul contemporaneo controllo francese di Telecom e sulla quota di quasi il 30% di Mediaset, un possibile spiraglio d’accordo può arrivare solo a fine giugno, nello stesso mese in cui si terrà l’assemblea dell’azienda di Cologno, normalmente organizzata in primavera. Sembra affiorare, peraltro, (Adnkronoso, Affari&Finanza), un possibile piano B del Biscione, se Premium rimanesse in casa: piú spazio alla fibra, in aggiunta ai decoder e un’offerta comune con Infinity, nell’ottica di creare una piattaforma “family friendly“, con serie, film in streaming, programmi per ragazzi e documentari.
Aggiornamento 20 marzo: il procedimento civile che vede contrapporsi Vivendi e Mediaset per le note vicende si apre a Milano in data 21 marzo 2017. Si tende a pensare che l’udienza sarà molto lunga e piú volte rinviabile, fino a coprire, forse, l’intera estate; secondo l’Ansa, infatti, Vincenzo Perrozziello, giudice della Sezione specializzata in materia d’impresa, concederà termini alle parti per il deposito e lo scambio di altre memorie nel merito. Si tratteranno formalmente due distinte cause :

  • quella intentata da Mediaset contro il gruppo francese per richiedere “l’esecuzione coattiva” del contratto per l’acquisto di Premium da parte di Vivendi, con richiesta di risarcimento dei danni subiti “pari a 50 milioni per ogni mese di ritardo nell’adempimento” a partire “dal 25 luglio 2016″, con un danno complessivo comunque “non inferiore a un miliardo e mezzo di euro”.
  • e quella intenta dalla Fininvest, che ha chiesto a Vivendi “il risarcimento dei gravi danni” che “ammontano ad una cifra non inferiore a 570 milioni di euro, correlati fra l’altro alla diminuzione di valore delle azioni Mediaset in conseguenza dell’accaduto, al mancato apprezzamento delle stesse ove si fosse dato corso all’esecuzione del contratto, nonché all’evidentissimo danno di immagine”.
    Nei giorni scorsi e nelle scorse ore Arnaud de Puyfontaine, intervistato dal Financial Times, ha dichiarato:  “L’Italia è molto speciale. La visione di Vivendi con una forte presenza nel Sud Europa resta. (…) è stato firmato un accordo ad aprile 2016. Abbiamo accertato che la natura delle informazioni che ci sono state fornite erano fuorvianti e abbiamo cercato di trovare una via d’uscita da una situazione della quale non eravamo contenti”. Quanto alle accuse d’aggiotaggio, l’amministratore delegato di Vivendi dichiara che sono “offensive e infondate”: “C’è qualcosa di sostanziale di cui sono sospettato? La risposta è no”. Né sarebbe sua intenzione cedere il 24,9% di Telecom di cui Vivendi è in possesso, per inseguire Mediaset, come qualcuno aveva ipotizzato.
    Aggiornamento 16 marzo: nell’ambito della presentazione alla stampa delle novità sull’offerta radiofonica Mediaset, Per Silvio Berlusconi ha declinato la consueta tenerezza in modo romanesco. Parlando di Vivendi, ha infatti esclamato: «Sono fiduciosi de che? (…) (Vivendi) voterà, ma il 40% è detenuto da Fininvest, che può crescere del 5% ogni anno: la quota di maggioranza mi sembra piuttosto solida». Con riguardo alla possibilità di cedere Premium a Sky, «non c’è niente, non ci sono trattative concrete». Berlusconi ha anche affermato che l’accordo su Premium «prevedeva sinergie, anche se non partnership finanziarie, con Canal+ e Telecom Italia». (Fonte: Ansa)
    Aggiornamento 6 marzo: in vista dell’udienza del 21 marzo, la costituzione delle parti, in particolare quella di Vivendi, è avvenuta regolarmente. (⇐ANSA)
    Aggiornamenti 1° marzo: secondo un’ipotesi riportata dal quotidiano ‘il Messaggero’, formulata dagli advisor, ripresa da molte testate e non ancora smentita, un possibile accordo potrebbe essere basato sull’ingresso di Mediaset in Tim, a fronte di un abbassamento delle quote Vivendi nel Biscione. Nel dettaglio, Vivendi scenderebbe dal 28,8% al 9,9% del pacchetto azionario di Mediaset, piazzando il 18% circa in alcuni fondi, mentre Fininvest acquisterebbe da Vivendi fino al 9,9% di Telecom. Mediaset Premium sarebbe valorizzata 100 milioni in meno rispetto ai 750 della contrattazione 2016; due posti del consiglio d’amministrazione di Mediaset sarebbero assegnati a Vivendi, due posti del cda Tim al Biscione. Numerose le incognite, anche secondo noi. Smentita, nel frattempo, l’ipotesi di un possibile accordo con Sky.
    A Vivendi appartiene anche Canal +; sembra che quelli di Orange siano interessati a forme di collaborazione, se non per rilevare quote, almeno per l’acquisto congiunto dei diritti sul calcio.
    Aggiornamento 24 febbraio/bis: Anche l’ad di Vivendi, Arnaud de Puyfontaine, risulterebbe indagato, anch’egli con l’accusa d’aggiotaggio. Il gruppo francese commenta: L’iscrizione nel registro degli indagati dei dirigenti di Vivendi da parte della Procura di Milano è il risultato di un infondato e ingiurioso esposto presentato dai Berlusconi contro Vivendi dopo l’aumento della sua quota nel capitale di Mediaset. (…) Non significa in alcun modo nessuna accusa nei confronti di nessuno”. Intervistato dal quotidiano francese Les Echoes, l’amministratore delegato Arnaud de Puyfontaine, ha dichiarato: “avevamo intenzione di trovare un accordo con Mediaset, e intendiamo tutt’ora trovarlo. Ma le informazioni trasmesse da Mediaset su Premium erano diverse dalla realtà. Oggi non abbiamo piú scambi ma riflettiamo su diversi scenari. Deteniamo poco meno del 30% del capitale e dei diritti di voto, e non abbiamo bisogno del 100%. Possiamo ben rimanere socio di minoranza. L’importante è che dia luogo a un partenariato costruttivo”. Ieri, con riguardo alle partecipazioni in Telecom e nel Biscione, ha detto: “non controlliamo né l’una né l’altra: abbiamo preso i primi contatti con l’Agcom, attendiamo per illustrare le nostre ragioni”. Con riguardo alla conclusione della saga Biscione – Vivendi, si è detto “ottimista”.
    Aggiornamento 24 febbraio: secondo molti quotidiani di oggi, Vincent Bolloré è ufficialmente indagato per aggiotaggio, a seguito dell’esposto presentato in procura dalla Fininvest la scorsa estate. Vivendi ha replicato con un ‘no comment’ mentre, alla presentazione di ieri dei risultati ottenuti nel 2016, ha comunicato d’aver chiuso con un utile netto di competenza di 1,25 miliardi di euro, in calo del 35% rispetto al 2015, con dei ricavi saliti dello 0,5%. L’utile netto dalle attività operative in esercizio sarebbe pari a 1,23 miliardi, in progresso del 77%, mentre il risultato operativo scende del 2,9%. In calo l’utile operativo di Canal+ (-44%, 303 milioni) ed il corrispondente fatturato (-4,7%, a 5,2 miliardi), in linea con la flessione generalizzata della pay tv in Francia, e di Studiocanal; le attività internazionali sono in crescita del 6,8% (+19,9% in Africa). Universal Music ha segnato un utile operativo corrente in progresso del 9,8%, a 687 milioni.
    Aggiornamento 17 febbraio: tra i due contendenti un terzo potrebbe godere. Secondo ‘il Sole 24Ore’, sarebbero ricominciati e sarebbero “in pieno svolgimento” i negoziati tra Mediaset e Sky, in passato bloccatisi per mancato accordo sul prezzo. Quanto al Biscione nel suo complesso, Berlusconi sr. ha ribadito nei giorni scorsi che l’azienda di famiglia è “incedibile”.
    Aggiornamento 10 febbraio: secondo Prima on line, che attinge al Sole 24Ore e ad Adnkronos, il verdetto AgCom sulla scalata di Vivendi a Mediaset arriverà probabilmente a marzo. Adnkronos riporta, infatti, che martedí scorso i responsabili AgCom hanno ascoltato i rappresentanti del Biscione e incontreranno a giorni i rappresentanti di Vivendi. Tutto potrebbe essere chiarito entro fine mese, dunque, e la pronuncia dell’Agcom arrivare a marzo, con un mese d’anticipo rispetto ai 120 giorni canonici che il procedimento, aperto il 21 dicembre, potrebbe durare, 180 in caso di proroga con atto motivato. È attesa per il 21 marzo, peraltro, l’udienza al Tribunale di Milano relativa alla denuncia di Mediaset per il mancato rispetto da parte di Vivendi del contratto stipulato per l’acquisto di Premium.
    È opportuno ricordare che AgCom, ai sensi dell’art. 43, comma 11, del Testo Unico dei Servizi di Media Audiovisivi e Radiofonici (Tusmar), in virtú delle competenze riconosciutegli nell’ambito del Sic, Sistema integrato delle comunicazioni, deve stabilire se la presenza di Vivendi sia in Telecom Italia che in Mediaset violi le disposizioni del Tusmar sui controlli incrociati. (Fonti: Prima on line, Adnkronos)
    Aggiornamento 1° febbraio: AgCom, Consiglio dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni ha sospeso fino al 21 aprile la seconda fase del procedimento di analisi dei mercati rilevanti nel settore dei servizi di media audiovisivi «in considerazione del fatto che sono in corso operazioni che coinvolgono società attive nei mercati interessati che potrebbero determinare modifiche negli assetti proprietari delle stesse». Il riferimento sembra facilmente riferibile alla controversia Vivendi – Mediaset, sulla quale AgCom sta praticando un’istruttoria. Il Consiglio dell’Agcom (…) «ha approvato all’unanimità il documento conclusivo della fase di individuazione dei mercati rilevanti nel settore dei servizi di media audiovisivi (‘fase1’) (…) Alla luce della normativa vigente il testo conferma le valutazioni che sono state oggetto di consultazione pubblica e che hanno portato all’individuazione di due mercati nazionali distinti: servizi di media audiovisivi in chiaro e a pagamento. Le risultanze, frutto di una complessa analisi, tengono conto del processo di convergenza tecnologica e di mercato che ha progressivamente consentito la fruizione dei contenuti audiovisivi attraverso diverse modalità e piattaforme. Il procedimento proseguirà in cosiddetta ‘fase due’, finalizzata a valutare l’eventuale sussistenza di posizioni dominanti nei predetti mercati. In considerazione del fatto che sono in corso operazioni che coinvolgono società attive nei mercati interessati – che potrebbero determinare modifiche negli assetti proprietari delle stesse – il Consiglio  ha deliberato la sospensione dei termini del procedimento (‘fase 2’) fino al 21 aprile 2017». (Fonti: comunicati AgCom)
    Aggiornamento 30 gennaio: come capitato già in passato, Fedele Confalonieri ha smentito le voci su possibili accordi con Vivendi. Una holding in comune? “L’abbiamo smentita l’altro giorno… A proposito di post- verità…”. Con riguardo, invece, alla globalità della vicenda e alle possibilità di una soluzione concordata piuttosto che legale, ha dichiarato: “Non lo so, vedremo. Anche se lo sapessi non ve lo direi. Servono regole uguali per tutti, anche e soprattutto per gli ‘Over the top’ che fanno gli editori e raccolgono pubblicità. Questi signori si devono prendere responsabilità e dobbiamo dire no all’anonimato: una volta le lettere anonime le buttavamo nel cestino e chiamavamo corvi quelli che le mandavano”. (Fonte: Prima on line)
    Aggiornamento 28 gennaio: secondo il Fatto Quotidiano (Meletti & Tecce), la soluzione della controversia tra Vivendi e Mediaset sarebbe già in cantiere e consisterebbe nella creazione di una holding “cassaforte”, in cui Berlusconi potrebbe avere, inizialmente, anche un 35-40%, Vivendi il 60-65. In tale holding, nella quale potrebbero entrare anche la francese Orange (ex Telecom France) e l’italiana Cassa Depositi e Prestiti,

    “(…) dovrebbero confluire le azioni di Telecom Italia oggi possedute dalla francese Vivendi, guidata dal finanziere bretone e le azioni Mediaset in portafoglio alla Fininvest. (…) La trattativa in corso tiene in equilibrio tre fattori. 1) Nella controversia giudiziaria Berlusconi ha più probabilità di vincere. 2) Fininvest mette sulla bilancia la rinuncia al controllo di Mediaset. 3) Bolloré avrebbe due vantaggi da un accordo: uscire dal guado di una causa che può durare anni e ricucire i rapporti con il governo italiano che, su Mediaset, gli ha dichiarato guerra con il ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda.”

    (⇐il Fatto Quotidiano)
    La “cassaforte” si potrebbe creare in poche settimane; le altre questioni dovrebbero essere trattate dopo il 7 maggio, con l’elezione del Presidente francese e nella prospettiva di conoscere, anche per l’Italia, il presidente del consiglio che dovrà occuparsene.
    Aggiornamenti 25 gennaio: AgCom, dopo aver ricevuto le memorie di Mediaset e Vivendi nell’ambito dell’istruttoria avviata la scorsa estate, ascolterà i rappresentanti del Biscione all’inizio di febbraio. A quanto apprende l’Adnkronos la richiesta d’audizione è stata avanzata dalla stessa Mediaset nell’ambito dell’invio della documentazione mentre Vivendi non avrebbe chiesto di essere ascoltata. AgCom potrà, a sua discrezione, convocare vivendi in ogni caso. Nell’ambito dell’istruttoria che, in sostanza, intende verificare se Vivendi viola i divieti di concentrazione con una presenza sia nel capitale di un operatore media (Mediaset, dov’è al 28,8%), sia di una società di tlc (Telecom Italia, al 24%), Agcom ha chiesto una serie di informazioni anche a quest’ultima, che le ha puntualmente fornite. (Fonte: Prima on line) Quanto alla possibile, ipotizzata richiesta da parte di Vivendi di entrare con suoi rappresentanti nel consiglio d’amministrazione di Mediaset, Fedele Confalonieri, al convegno ‘Italia Creativa’, ha dichiarato: “No, non c’è”. (Milano Finanza) Ci permettiamo di sospettare che quello dei francesi possa essere un accorgimento…
    Aggiornamenti 20 gennaio:Pier Silvio Berlusconi, a margine dell’incontro in banca Imi con gli investitori, ha dichiarato: “Non c’è nessuna novità, (…) se ne esce con le vie legali, che però hanno i loro tempi”. “Abbiamo subito un danno enorme, economico per Mediaset, Fininvest e le attività Premium”. Sulle voci su un possibile coinvolgimento di Telecom Italia, ha detto: “Non c’interessa, il nostro mestiere è il broadcaster. (…) Nell’incontro che ho avuto le scorse settimane con De-Pyfontaine, richiesto da loro e organizzato per cortesia, c’era stato accennato a una partnership azionaria Tim-Mediaset-Vivendi”, (…) il nostro core business è la tv generalista e la produzione di contenuti locali in Italia e Spagna. La pay tv può avere ancora un ruolo importante ma con un peso diverso. Il nostro business è come una piramide alla cui base ci sono le produzioni locali e la tv generalista, mentre la punta sono i prodotti a pagamento. La pay tv classica farà molta fatica nei prossimi anni. (…) Non è detto che non si riesca a prendere il calcio. Ad oggi non è contemplato che si possa acquisire con qualche altro partner ma è molto difficile se non impossibile che il calcio vada tutto solo sul satellite. (…) Intendiamo fare una Premium più razionale e vedremo i tempi e i modi delle prossime aste”.
    Berlusconi jr. ha escluso la possibilità di cedere o condividere con Sky le licenze (attualmente di Mediaset) della prossima Champions League 2017-18, a meno che tali diritti non «venissero strapagati», la qual cosa probabilmente non converrebbe alla stessa Sky. Il Biscione parteciperà sicuramente alle aste per le licenze di Serie A e della Champions League 2018-2021 ma l’editore che se le aggiudicasse potrebbe in ogni caso approfittare della piattaforma di Premium per trasmettere i canali sportivi. Anche Sky? gli è stato chiesto. «Perché no?» ha risposto, anche se un limite a questa ipotesi può essere rappresentato dalle norme previste dalla Legge Melandri sulla concentrazione dei diritti a un unico soggetto. Sky potrebbe essere interessata, secondo Berlusconi, a trasmettere sul satellite contenuti e canali di Premium.
    La piattaforma nuova (e gratuita) di contenuti Mediaset, da lanciarsi entro la fine dell’anno, potrà fornire, secondo il Biscione, sia «live» sia in trasmissione differita, un contributo positivo tra il 4% e l’8% di share a partire dal 2018, quando sarà introdotto il nuovo sistema di rilevazione Auditel non piú limitato alla tv lineare. I ricavi di tale piattaforma saranno basati esclusivamente sulla raccolta pubblicitaria.
    Secondo il ‘Giornale’ di Alessandro Sallusti, “l’obiettivo immediato di Vivendi sarebbe una fusione di Mediaset e Canal Plus. Poi alleanze forti con operatori di rete ex-monopolisti, come Orange e Telecom Italia, garantirebbero un buono scudo rispetto ad altri competitor nella tv in chiaro e a pagamento”. Secondo il Sole 24ore, Mediaset sta studiando nuove iniziative legali con l’obiettivo di “neutralizzare” la quota francese che pesa per il 29,9% dei voti.
    In merito, poi,  all’esposto presentato da Fininvest contro Vivendi la scorsa estate, Giuseppe Vegas, presidente della Consob, ha dichiarato: “Stiamo analizzando tutto. Ci sono, per dirlo impropriamente, delle rogatorie internazionali che richiedono tempo”.  (⇐Prima on line, RadioCor)
    Aggiornamento 18 gennaio: ha avuto luogo a Londra la presentazione del piano triennale di Mediaset. Ecco come i contenuti venivano anticipati dalle linee guida del CdA:

    “(…) La crescita futura sarà costruita sia attraverso lo sviluppo di contenuti locali e internazionali, innovative partnership internazionali come la recente Studio 71, nuovi contenuti “online first” e il lancio di una piattaforma OTT AvoD* di nuova generazione, sia attraverso lo sviluppo anche digitale dell’offerta pubblicitaria Mediaset. Sul lato delle efficienze, due gli ambiti di azione principali. Da un lato sono già operative le attività con Mediaset España per la coproduzione internazionale di contenuti, attività estendibili anche ad altri broadcaster europei. Dall’altro, oltre alle fisiologiche efficienze frutto dell’ottimizzazione dovuta al pieno utilizzo delle opportunità tecnologiche, una rifocalizzazione dell’area pay tv organizzata su due piani. Rendere disponibili i canali pay prodotti da Mediaset anche ad altri operatori, e contemporaneamente aprire la piattaforma tecnologica Premium – unica esistente in Italia sul digitale terrestre – a tutti i produttori di contenuti interessati a un’offerta pay. Un nuovo assetto che consentirà a Premium di partecipare alle aste per i diritti del calcio con un approccio orientato alle reali opportunità di business. Tutte queste attività produrranno una crescita della quota di mercato pubblicitario totale di Mediaset dal 37,4% di oggi a oltre il 39,0% nel 2020. Con un miglioramento, sempre al 2020, dell’Ebit delle attività media italiane atteso per 468 milioni di euro.”

    Ed ecco, invece, i contenuti della presentazione di Londra.
    Sembra potersi affermare che Mediaset voglia articolare il suo piano triennale su tre asset: Tv, digitale e radio,  basandosi su quattro “driver chiave di crescita”: content multiplier, ad tech platform, audience profiling e approccio cross-media. La stima è che, da qui al 2020, l’utile operativo possa registrare un incremento di 468 milioni, in virtú del “nuovo ruolo” nella pay tv, che da solo dovrebbe fornire un utile prima degli oneri finanziari (Ebit) aggiuntivo di circa 200 milioni; 123 milioni di Ebit deriverebbero dalla riorganizzazione interna, 90 dall’aumento della raccolta pubblicitaria, 45 da “investimenti e ottimizzazioni”, 10 milioni da partnership nelle radio. Con specifico riguardo a Premium, Mediaset ha parlato di “sostenibilità con o senza calcio”, con i suoi canali e la piattaforma tecnologica che saranno resi disponibili anche ad altri operatori e produttori di contenuti. Sarà un “business sostenibile, a prescindere dall’esito delle aste”, hanno ribadito, dichiarando comunque l’intenzione di partecipare alle ormai prossime aste per la Champions League e per la Serie A. Non è detto però che saranno presentate offerte enormi, con la possibilità di optare invece per ospitare sulla propria piattaforma i detentori dei futuri diritti anche se, una volta sbloccato lo stallo con i francesi, restano sempre praticabili colloqui con Sky per cedere Premium al gruppo controllato da Murdoch. Quanto alle radio, che proprio in queste ore hanno visto un incremento della diffusione di Radio 105, il Biscione spera in una crescita dell’audience del suo business del 15% nel terzo trimestre 2016, sfruttando il potenziale della propria struttura delle vendite e puntando a una “crescita non convenzionale: eventi e nuovi format radio collegati a programmi tv”. Entro la fine del 2017, Mediaset si propone di lanciare una nuova piattaforma gratuita, con pubblicità, una library dei contenuti dei canali in chiaro utilizzabili ‘on demand’. (⇐Prima on line, presentazione ufficiale, comunicati stampa)

    Aggiornamenti 17 gennaio: nota AgCom: “In relazione alle responsabilità istituzionali di Agcom, si precisa che l’istruttoria MediasetVivendi, aperta ai sensi dell’ art. 43, comma 11 del TUSMAR il 21 dicembre 2016, è ancora in corso. Sono infatti in pieno svolgimento tutti gli adempimenti necessari per approfondire i molteplici aspetti tecnici, giuridici e di mercato che l’analisi richiede. L’istruttoria si concluderà entro centoventi giorni prorogabili di ulteriori sessanta. Roma, 17 gennaio 2017“.
    Giuseppe Recchi, presidente di Telecom, a margine del Forum economico mondiale di Davos, ha dichiarato: “Siamo solo spettatori, non ci riguarda, non diciamo nulla. I rapporti con Vivendi sono ottimi”. (⇐Prima on line)
    Aggiornamenti 16 gennaio: Carlo Calenda, responsabile del ministero dello Sviluppo Economico, ospite della puntata di ‘Faccia a Faccia’ che andrà in onda questa sera su La7, ha dichiarato: «Penso che quella di Vivendi sia un’operazione di mercato condotta in modo opaco, perché non chiarisce il punto di caduta e rischia di paralizzare un’azienda importante. Un investitore deve venire in Italia spiegando cosa vuole fare». Secondo Calenda, non si tratta «della difesa dell’italianità di Mediaset, ma della dignità del Paese», perché «l’Italia non è un Paese per scorrerie». Vivendi «deve dire, per esempio, quanto intende investire in Italia. In Francia ce lo chiederebbero assertivamente». Invece  Vivendi «sembra entrata per paralizzare la governance e mettere sul tavolo qualche cosa che non si capisce». Silvio Berlusconi, intervistato dal Corriere della Sera, ha ribadito che Fininvest e Mediaset non vogliono la guerra con nessuno, ma che il libero mercato prevede il rispetto di patti e leggi: «Il gruppo che ho fondato non ha mai voluto un conflitto con il signor Bolloré ma nei rapporti finanziari, imprenditoriali e commerciali esistono un’etica, un sistema di regole e di leggi su cui si basa il libero mercato. Se le si viola apertamente, allora ne risente non solo Mediaset ma l’intera comunità degli affari. Quello che chiede Fininvest è soltanto il rispetto dei patti e delle leggi. Non vuole guerre con chicchessia, non vuole contrasti che nella vita delle aziende non fanno bene a nessuno». Berlusconi ha anche detto di essere «totalmente a fianco dei miei figli a del management nella difesa di un’identità aziendale che non può essere messa in discussione né tanto meno frantumata». (Fonte: Ansa)
    Aggiornamento 13 gennaio/sintesi: Vivendi si esprime in modo pacato («I nostri sforzi per un’azione positiva in Italia non sono opachi, speculativi o dettati da sete di conquista», «Non siamo invasori») ma, per la scalata a Mediaset, ha speso piú di un miliardo e 200 milioni. Mediaset ed il mondo Berlusconi preparano le difese, nel frattempo organizzando il road show di mercoledí a Londra, con gli obiettivi del gruppo per i prossimi tre anni. Per il resto, la Fininvest ha effettuato gli unici acquisti di azioni Mediaset permessi per non superare la soglia dell’Opa (il 5% su base annua), sborsando oltre 154 milioni, ad un prezzo medio superiore ai francesi perché le comunicazioni obbligatorie dei due contendenti sono state diffuse a mercati chiusi e la Borsa non le ha potute registrare, in una giornata conclusa piatta a 4,2 euro per Mediaset e di forte recupero per Vivendi, cresciuta a Parigi del 2,7%. I francesi in dicembre hanno acquistato anche una quota simbolica di azioni Ei Towers, con la controllata Mediaset del settore delle torri di trasmissione che è salita di quasi due punti percentuali, portando la crescita totale da inizio dicembre al 24%, sui massimi da un anno. Gli acquisti sono proseguiti anche sull’altro asset del mondo Berlusconi, la Mondadori: il titolo del gruppo editoriale, non scalabile in quanto controllato da Fininvest con oltre il 50% del capitale, ha comunque segnato in Piazza Affari un aumento di giornata del 5%, una crescita che porta il rialzo complessivo da Natale al 36%. (Fonte: Ansa)
    Aggiornamento 12 gennaio/ quater: Guido Barbieri, amministratore delegato di Ei Towers, ha dichiarato: “Non è chiaro al 100% se un’eventuale Opa di Vivendi su Mediaset comporti anche un Opa a cascata su Ei Towers (…) Eventuali evoluzioni nella struttura del nostro azionista non credo che abbiano un impatto diretto sul consolidamento del settore” delle torri di trasmissione in Italia. (⇐Prima on line)
    Aggiornamento 12 gennaio/ter: Publitalia 80 sarà la concessionaria esclusiva del network in Italia.A seguito degli accordi firmati, sarà costituita nel primo trimestre 2017 la joint venture ‘Studio 71 Italia’ di cui Mediaset sarà azionista di rilievo (49%) e attraverso la quale verrà gestito l’intero business italiano di Studio 71. La società stabilirà i propri uffici a Milano. Questa alleanza europea nei video Avod (Advertising Video On Demand), di nuova generazione rispetto alle classiche offerte di contenuti scripted a canone mensile, costituisce, conclude la nota, il primo passo del nuovo posizionamento dell’Area Digital Mediaset affidata al Chief Digital Officer Pier Paolo Cervi. (⇐Prima on line)
    Aggiornamento 12 gennaio 2017/bis: Mediaset ha acquisito una partecipazione in Studio 71, il principale multichannel network in Europa, tra i primi cinque al mondo, controllato dal gruppo tedesco ProSiebenSat.1 Media; il Biscione avrà una quota iniziale del 5,5%, il gruppo francese Tf1, neo alleato di Cologno nonché rivale storico di Vivendi, avrà il 6,1%. L’investimento totale dei due nuovi entranti in Studio 71 è di circa 50 milioni per una valutazione della società di 400 milioni di euro. L’obiettivo è quello di costituire il piú importante gestore europeo di talent digitali in stretta sinergia con la tv generalista:

    I Multichannel Network come Studio 71 operano sulle principali piattaforme gratuite di distribuzione video (a partire da Youtube), assicurando ai talent creatori di contenuti maggiori visibilità e monetizzazione grazie alla massa critica del network. Studio 71 sviluppa oltre 6 miliardi di video visti al mese ed è presente in cinque Paesi con circa 200 dipendenti. In Italia, gestisce già un inventory di oltre 40 milioni di video visti al mese.

    (Fonte: Comunicato stampa)
    Aggiornamento 12 gennaio 2017: in realtà le posizioni di Mediaset e Vivendi sembrano le medesime registrate in passato, ed il Biscione ha finanche smentito le voci di possibili accordi, dichiarando «di non aver ricevuto alcuna proposta e che non esistono né mai sono esistite negoziazioni con Vivendi». Sono allo studio, piuttosto, con nuovi consulenti, le modalità per difendersi dalla scalata dei francesi. Come si ricorderà, il 21 marzo è fissata la prima udienza della causa intentata da Fininvest e Mediaset, e qualche novità potrebbe venir fuori in quella sede, oltre all’esposto presentato dal Biscione  sull’ipotesi di manipolazione del mercato da parte dei francesi. Il ‘pool’ sui reati finanziari ha ascoltato, per ben cinque ore, Tarak Ben Ammar, consigliere d’amministrazione di Vivendi e di Telecom, mediatore nel contratto di acquisto di Mediaset Premium. Sarà ascoltato nuovamente.  Mediaset attende la prima mossa reale di Vivendi, che fa trapelare da settimane, quale possibile soluzione, un qualche scambio azionario che faccia entrare in modo consistente la famiglia Berlusconi in Vivendi. Sarebbe lo stesso impianto di meno di un anno fa, quando i promessi sposi sembravano avviarsi verso un’alleanza strategica. (Fonte: ANSA)
    Aggiornamento 11 gennaio 2017: secondo alcune indiscrezioni riportate dall’agenzia Bloomberg ma non confermate ufficialmente da Vivendi, Vincent Bolloré starebbe valutando di offrire una quota di Vivendi alla famiglia Berlusconi per risolvere la contrapposizione su Mediaset e riprendere la collaborazione con la società. Secondo quanto riportato da Bloomberg, che cita fonti anonime, Vivendi potrebbe cedere azioni ai Berlusconi o scambiare con le quote che già possiede in Mediaset. Questa soluzione non sarebbe stata ancora direttamente proposta alla controparte. In virtú di queste indiscrezioni, il titolo di Mediaset è volato in Borsa, registrando una forte corrente di acquisti con uno stop in asta di volatilità, per concludere in rialzo del 5,8%, a 4,36 euro. Sono i livelli massimi da un anno e mezzo, sopra i prezzi obiettivo indicati dalla maggioranza degli analisti finanziari, mentre il titolo Vivendi viaggia del tutto tranquillo a Parigi. (⇐Bloomberg, Prima on line) Nelle scorse settimane, alcuni operatori dell’informazione hanno provato anche a tracciare una lista degli investitori potenzialmente in grado di formare una cordata “salvaMediaset”; tra i nomi citati, quelli di persone che già possiedono azioni del Biscione, come Guido Leiballi, Ennio Doris, Veronica Lario, Salman Bin Abdulaziz Al Saud, re dell’Arabia Saudita, il calciatore Andrea Pirlo. (⇐Corriere.it) Credit Suisse ha stilato un lungo report, dal quale evince finanche dei rischi, per Vivendi; l’istituto rileva alcune contraddizioni come “strategie incerte” e una “valutazione di mercato attualmente troppo alta”, che non tiene conto dei “rischi potenziali” e delle “limitate sinergie tra i nuovi investimenti con gli asset al centro del gruppo”. In particolare, ritiene “incerto” l’esito della querelle iniziata con Mediaset su Premium, e in tutti gli scenari possibili ci sono “svantaggi” per Vivendi, sia che il Tribunale, dopo la denuncia di Mediaset, ordini di completare il deal su Premium com’era alle origini, sia che non lo imponga, in quanto obbligata a pagare dei danni al gruppo di Cologno. La battaglia legale stessa è vista come un “possibile ostacolo” al raggiungimento di un accordo tra le parti. Senza contare il fatto che Credit Suisse ritiene che ci siano “limitate potenziali sinergie tra un produttore di contenuti come Vivendi e gli operatori tlc”. Di conseguenza, “sono limitati i vantaggi dalla quota che possiede in Telecom Italia”, a oggi circa il 23,9%. Con riguardo alla posizione in Telecom Italia, Credit Suisse è arrivata ad affermare: “A nostro avviso, l’acquisizione di Mediaset Premium avrebbe fornito più opportunità di sinergie”. (⇐Prima on line)
    Aggiornamento 3 gennaio 2017:secondo la banca d’affari francese Natixis, una soluzione della controversia tra Fininvest e Vivendi potrebbe essere un‘OPA amichevole per Mediaset e Mediaset España, seguita dal trasferimento del 51% delle televisioni in chiaro a Fininvest. Natixis, che, in passato, ha aiutato il gruppo guidato da Vincent Bolloré a costruire la sua posizione del 29,9% in Mediaset, ritiene che questa soluzione permetterebbe alla famiglia Berlusconi di continuare a gestire le sue storiche televisioni mentre Vivendi potrebbe consolidare i restanti asset (pay tv, produzione e diritti) e si alleerebbe con Fininvest nella gestione delle televisioni in chiaro, scansando gli ostacoli regolatori. L’investimento iniziale dovrebbe essere di 2,8 miliardi; secondo quanto riporta Blomberg, “non è altro che uno scenario in questa fase, ma (…) risolverebbe molti problemi”. (⇐ANSA, attraverso Prima on line).
    Aggiornamento 2 gennaio 2017:  il ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda, intervistato dal Corriere della Sera, si è espresso nuovamente: Non ci sono piaciute le modalità dell’operazione. (…) Gli investimenti esteri portano crescita ma dovremo essere pronti a una tutela più assertiva degli interessi e degli asset economici nazionali strategici nei confronti di partner, anche europei, che spesso usano in modo più coordinato e aggressivo di noi il sistema Paese. (…) Su Mediaset abbiamo deciso di operare con la moral suasion” (…) “se l’obiettivo” di Vivendi fosse “quello di paralizzare la governance dell’azienda”, questo sarebbe “un problema”. “Vediamo cosa diranno la Consob e l’Autorità sulle comunicazioni (…) non deve abbracciare il nazionalismo economico, ma neanche essere impreparata ad affrontarlo”. Secondo il Corriere, un “nocciolo di soci italiani”, “un gruppo di azionisti con un 15-20% del capitale” potrebbe aiutare la famiglia Berlusconi a raggiungere il 51%; questo era stato auspicato da Silvio Berlusconi stesso il 21 dicembre: “Per arrivare al 51% io spero che quei comitati per la difesa dell’italianità di Mediaset possano portarci a contare sul voto di circa il 20% delle azioni che sono nelle mani di differenti azionisti”. La Fininvest, infatti, non può “incrementare la quota (…) fino al prossimo aprile senza dover lanciare un’OPA”. Sarà interessante la presentazione, prevista per metà mese, del piano triennale di Mediaset al 2020. (⇐Corriere della Sera, attraverso Prima on line)
    Aggiornamenti 29 dicembre: Pier Carlo Padoan, ministro dell’Economia e delle Finanze, intervistato al Forum del Sole 24Ore sul ventilato ingresso della Cassa Depositi e Prestiti per bloccare Vivendi, ha dichiarato: Non mi risulta un intervento di Cdp in Telecom Italia.(…) Non so se c’è troppa Francia in Italia, forse non c’è ancora abbastanza Italia nel mondo”. Il presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, nell’ambito della tradizionale conferenza stampa di fine anno, ha detto: “L’attenzione vigile del governo consiste nel fatto che siamo consapevoli dell’importanza di quel gruppo privato in Italia e che quel gruppo privato opera in un settore particolarmente rilevante. Non ci sono golden power da esercitare, semmai ci potrebbero essere in settori legati alla sicurezza nazionale che hanno a che fare con le telecomunicazioni. La posizione del governo è vigile dal punto di vista politico, non è il governo che ha e vuole attivare strumenti di intervento da questo punto di vista. Esistono in Italia strutture e autorità indipendenti che, se lo riterranno, potranno intervenire. Il governo ha diritto e dovere di dire che si tratta di un settore molto importante e che il fatto che questo settore sia oggetto di scalata non ci lascia indifferenti, è una valutazione politica, pesa quanto pesano le valutazioni politiche dei governi”. (⇐ Prima on line)
    Aggiornamento 28 dicembre: il ministro Carlo Calenda, responsabile dello Sviluppo economico, ha dichiarato: “C’è il rischio che si faccia questa operazione per paralizzare la governance di un’azienda importante in un settore delicato. Dobbiamo rispettare le regole del mercato, accettare il caso spesso positivo e normale che uno straniero acquisti un’azienda italiana. Ciò che non è normale, però, è come si sono verificati i fatti finora. è stato tutto molto opaco e le intenzioni poco chiare”. Sui “metodi di questa operazione” il Governo, secondo Calenda, ha “un parere negativo“, ma questo non vuol dire che si vogliano “stravolgere le regole del mercato o che ci sarà un intervento pubblico”. (⇐Prima on line)
    Aggiornamento 27 dicembre: secondo ‘il Sole24Ore’, Mediaset, in attesa che la situazione con Vivendi arrivi a un punto d’assoluta chiarezza, non può rimanere paralizzata e conferma, pertanto, per metà gennaio, la presentazione a Londra del piano industriale che doveva essere presentato a metà settembre ed è saltato proprio a causa del contenzioso. Saranno illustrate le strategie di tutto il gruppo per il prossimo triennio, in un’ottica che vede il Biscione tutto come una proprietà della famiglia Berlusconi. Quanto al secondo azionista di Mediaset, ormai Vivendi, Arnaud de Puyfontaine ha dichiarato all’Agi (23 dicembre):
    Abbiamo sempre detto che vogliamo raggiungere un accordo e adesso che siamo i secondi azionisti ci sono ancora piú ragioni per trovare un accordo. Da quando Vivendi ha cominciato a costruire un forte legame con questa bellissima azienda italiana, lo abbiamo fatto sentendoci francesi e italiani allo stesso tempo. Abbiamo una storia comune, un DNA comune e una cultura neolatina comune. Vogliamo costruire un gruppo paneuropeo, è un progetto attraente e interessante e vogliamo realizzarlo. Resto positivo che questo accada, sarebbe una grande notizia per ogni italiano e ogni francese”. (⇐Prima on line)
    Aggiornamenti 23 dicembre: secondo il quotidiano La Stampa, ripreso da Repubblica.it, il governo starebbe elaborando un piano per impedire la vendita di Telecom Italia ai francesi di Orange, arrivando a pareggiare la quota di Vivendi in Telecom, attraverso l’ingresso di Cdp e costringere così Vincent Bolloré a trattare ad armi pari sulla vicenda Mediaset. In Borsa, Telecom Italia oggi ha fatto faville, tra le blue chip di Piazza Affari ed è stata messa sotto controllo dalla Consob. Quanto a Vivendi, uscendo dall’incontro con la Consob, Arnaud de Puyfontaine ha dichiarato che Vivendi è sempre stata disponibile a trovare un accordo su Mediaset, a maggior ragione adesso che è divenuta secondo azionista. Il titolo Mediaset, sempre nella giornata odierna, è stato in cauto rialzo. Su altri fronti, il Tar del Lazio accoglie il ricorso di Mediaset e annulla la multa di 51 milioni decisa dall’Antitrust. L’accusa era di avere alterato la gara per i diritti tv della serie A per il triennio 2015-2018. L’Antitrust, dopo questa battuta d’arresto, farà ricorso al Consiglio di Stato. (Repubblica.it)
    Aggiornamenti 22 dicembre: Mediaset è stata convocata per questo pomeriggio in Consob,lo si apprende da fonti finanziarie riprese dalle agenzie. Al termine della deposizione, Marco Giordani, CFO di Mediaset, ha dichiarato ai giornalisti che nessun contatto era avvenuto tra Mediaset e Vivendi prima del suo ingresso in Consob; Giordani ha detto anche che non sono arrivate richieste di assemblea straordinaria da Vivendi e di non aver portato alla commissione alcuna nuova documentazione. Infine, a chi gli ha chiesto se si attenda che Vivendi lanci un’ OPA, ha risposto “non dovete chiedere a me”. Domani mattina è in programma l’audizione negli uffici della Commissione di Arnaud de Puyfontaine, CEO di Vivendi. La quale Vivendi, nel frattempo, è salita al 28,8% del capitale sociale e al 29,94% dei diritti di voto di Mediaset. (⇐Prima on line)
    Aggiornamenti 21 dicembre: AgCom, Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, ha deliberato oggi, all’unanimità, di aprire un’istruttoria sulla scalata in atto da parte di Vivendi a Mediaset, ai sensi dell’art. 43, comma 11 del Testo Unico dei Servizi di Media Audiovisivi e Radiofonici (TUSMAR); è spiegato in una nota che il provvedimento d’avvio dell’istruttoria sarà notificato ai soggetti interessati ai sensi del regolamento e successivamente pubblicato sul sito web dell’Autorità. Quanto ai francesi, l’amministratore delegato di Vivendi, Arnaud de Puyfontaine, sarà ascoltato dai funzionari della Consob venerdí prossimo; non è escluso, stando a quanto segnala l’agenzia Agi, che nella stessa giornata siano ascoltati dalle autorità anche i vertici di Fininvest e Mediaset. Silvio Berlusconi, alla presentazione dell’ultimo libro di Bruno Vespa, ha dichiarato:

    “Non immagino Mediaset non guidata dalla mia famiglia. Io ho fatto tante cose ma una di quelle in cui mi sono impegnato di più è la tv. Mediaset è stata la prima tv commerciale in Europa, un esempio della nuova era. Noi ci troviamo nell’assurda situazione di non poter fare acquisto di azioni perché la legge italiana impone che un socio possa comprare solo il 5% all’anno, i francesi hanno avuto buon gioco ad acquistare il 29% e noi fermi al 40%. Per arrivare al 51% io spero che quei comitati per la difesa dell’italianità di Mediaset possano portarci a contare sul voto di circa il 20% delle azioni che sono nelle mani di differenti azionisti”.

    Tali ultime affermazioni sono in linea con quanto dichiarato dal figlio Pier Silvio. (⇐Prima on line)
    Aggiornamento 20 dicembre: al termine di una giornata di Borsa segnata da circa 121,2 milioni di azioni trattate, Vivendi ha annunciato di avere ormai il 25,75% del capitale di Mediaset ed il 26,77% dei diritti di voto; è passato di mano il 10% circa del capitale Fininvest. Il titolo Mediaset è salito del 23,3% e si è portato a 4,44 euro. La soglia dell’OPA obbligatoria scatta per Vivendi al 30% del possedimento azionario.
    Il cda di Mediaset ha deliberato, questa sera stessa, la presentazione di un esposto all’Agcom in cui si segnala l’illegittimità della condotta posta in essere da Vivendi in violazione della disciplina di settore, nonché un possibile ostacolo alle strategie di sviluppo di Mediaset, a causa del collegamento incrociato con Telecom Italia. Nell’esposto, infine, si richiedono interventi anche in via provvisoria e d’urgenza. Silvio Berlusconi, interpellato dai giornalisti, ha commentato:

    “Vuole che alla mia età ci sia qualcosa che ancora mi preoccupi? Molti nostri soci vogliono difendere il principio di italianità del primo gruppo di comunicazioni italiano: per questo motivo sono abbastanza sereno”.(Ansa)

    Aggiornamento 19 dicembre: Vivendi ha annunciato in serata d’aver deciso di aumentare il proprio investimento in Mediaset con l’acquisto di altre azioni, fino al limite del 30% del capitale. Fininvest ha comunicato in una nota d’aver presentato alla Consob un esposto per manipolazione del mercato e abuso di informazioni privilegiate nei confronti di Vivendi S.A.; nell’esposto odierno, si chiede alla Commissione Nazionale per le Società e la Borsa di esercitare i poteri che le norme le attribuiscono in materia (art.187-octies d.lgs. 24 febbraio 58/1998). I legali di Fininvest hanno anche depositato, presso la Procura della Repubblica di Milano, ulteriori documenti relativi alla vicenda. (⇐Prima on line)
    Aggiornamenti 18 dicembre:secondo l’agenzia Ansa,

    se l’incontro tra gli a.d. di Mediaset, Pier Silvio Berlusconi e di Vivendi, Arnaud De Puyfontaine, doveva sotterrare l’ascia di guerra, di terra ne deve essere stata messa davvero poca. Almeno a giudicare dalle parole di Fedele Confalonieri, che oggi ha ribadito: quella dei francesi è «una scalata ostile». Non solo dal punto di vista di Cologno Monzese, ma anche per la politica. «Ci sentiamo supportati perché il Governo sta agendo in modo molto corretto e anche molto deciso». (…) La mancanza di riservatezza e l’intervista rilasciata da Arnaud De Puyfontaine al Corriere della Sera hanno irritato. Le «gravi affermazioni», ha spiegato Cologno Monzese, «troveranno adeguata replica». E se l’a.d. di Vivendi aveva spiegato di aver comprato per poi trattare, in vista di un progetto industriale comune, Mediaset ha rispedito indietro l’offerta: «non esiste alcuna trattativa».

    Aggiornamenti 17 dicembre: Vincent Bolloré ha affidato ad Arnaud de Puyfontaine, ceo di Vivendi e vicepresidente di Telecom, il compito di «ambasciatore» e ieri il manager è sbarcato in Italia per cercare di chiarire i contorni del blitz, cogliendo l’occasione del consiglio d’amministrazione di Telecom. Consiglio che ha segnato una piccola, ma significativa, svolta per il gruppo telefonico che ha deciso di debuttare nel settore delle produzioni televisive con una nuova società, da affiancare alla piattaforma Tim Vision. A Milano de Puyfontaine è riuscito a vedere finalmente Pier Silvio Berlusconi, che ha incontrato nel pomeriggio. Calenda avrebbe chiesto a de Puyfontaine l’impegno formale a non salire oltre l’attuale 20% in Mediaset. È girata anche voce di una visita al premier Paolo Gentiloni, smentita da Palazzo Chigi. (⇐Corriere della Sera) All’agenzia RadioCor risulta, da fonti francesi, che Vivendi ha iniziato ad acquistare titoli Mediaset soltanto nella parte finale di novembre, per cominciare la scalata verso il 20% del capitale. Nella nota diffusa lunedì sera Fininvest ha accusato Vivendi di aver creato le condizioni per far scendere artificiosamente il titolo Mediaset in Borsa approfittandone per acquisti a valori notevolmente favorevoli. La stessa Mediaset aveva segnalato come «dal voltafaccia» estivo di luglio sul contratto ai minimi di fine novembre le azioni Mediaset avessero lasciato sul terreno il 30% circa. Nello stesso periodo il Ftse Mib è sceso del 3%. (⇐RadioCor)
    Aggiornamento 16 dicembre: secondo AdnKronos, Silvio Berlusconi è pronto a difendersi “con il coltello tra i denti” dall’attacco di Vincent Bolloré e ha tirato in ballo Intesa Sanpaolo e Unicredit. C’è il rischio di un’Opa, anche se la legge Gasparri lo vieterebbe. Oggi è circolata con insistenza la voce, ventilata dall’agenzia Dow Jones, che i legali Fininvest stiano pensando di presentare alla Procura di Milano un dossier con la richiesta di sequestro cautelativo delle azioni rastrellate dal colosso francese. L’indiscrezione è stata smentita da fonti vicine al Biscione. (⇐ Prima on line)
    Aggiornamenti 15 dicembre:
    Ore 19.06, comunicato stampa AgCom:

    L’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, in qualità di soggetto di controllo delle norme anticoncentrazione nei mercati delle comunicazioni, alla luce di operazioni in corso sui mercati azionari, sottolinea che il Testo Unico dei Servizi di Media Audiovisivi e Radiofonici (TUSMAR) stabilisce un divieto al superamento dei tetti di controllo. In particolare, le imprese di comunicazioni elettroniche che detengono nel mercato italiano una quota superiore al 40%, non possono acquisire ricavi superiori al 10% del Sistema Integrato delle Comunicazioni (SIC). I tetti anticoncentrazione nei mercati delle comunicazioni e dei media rispondono a esigenze d’interesse generale (pluralismo, servizi di pubblica utilità, concorrenza) e a diritti essenziali dei cittadini (informazione, comunicazione, accesso ad Internet) e sono parte della normativa nazionale dei singoli Stati all’interno dell’Unione Europea. Alla luce di una preliminare analisi su dati 2015, Telecom Italia – il cui azionista di maggioranza è il gruppo Vivendi con una quota del capitale sociale del 24,68% – risulta il principale operatore nel mercato delle comunicazioni elettroniche, detenendo il 44,7% della quota nel mercato prevalente delle telecomunicazioni. Mediaset, società operante nel settore dei media e dell’editoria, il cui azionista di maggioranza è il gruppo Fininvest con il 34,7% del capitale, raggiunge nel 2015 una quota del 13,3% del SIC. Questi dati evidenziano che operazioni volte a concentrare il controllo delle due società potrebbero essere vietate. L’Autorità procederà ad acquisire tempestivamente tutte le informazioni rilevanti sull’operazione in atto, al fine di monitorarne gli effetti e verificare, attraverso una puntuale analisi giuridica ed economica, il rispetto della normativa vigente».

    Nel pomeriggio, l’agenzia Ansa ha ripreso una nota rilasciata da Vivendi a una fonte francese:
    Vivendi è leader nel mondo dei media e dei contenuti. La nostra ambizione è di estendere e rafforzare le nostre posizioni in Europa del Sud che per noi è strategica e con cui condividiamo una stessa cultura. Per questo abbiamo deciso di rivelare questa quota di Mediaset. Per noi è strategico. Certamente non è stato sollecitato, ma non è un atto ostile (…). Il business plan di Mediaset Premium non andava bene, abbiamo cercato un secondo accordo con il gruppo e gli azionisti, ma non è andato a buon fine”. (Ansa, attraverso Prima on line)”Aperta indagine per aggiotaggio su Vivendi – La procura di Milano ha aperto un’indagine a carico di ignoti per manipolazione del mercato in seguito all’esposto presentato da Fininvest contro il gruppo francese Vivendi. La denuncia è stata firmata da Niccolò Ghedini e depositata martedì” (…) (Ansa)
    Aggiornamento 14 dicembre, ore 18.35: Silvio Berlusconi, fondatore di Mediaset e della Fininvest, sceso direttamente in campo assieme ai figli, ha dichiarato: “L’acquisto di azioni Mediaset da parte di Vivendi, non concordato preventivamente con Fininvest, non può essere considerato altro che un’operazione ostile. (…) C’è la compattezza piú assoluta della mia famiglia su un punto molto preciso: non abbiamo alcuna intenzione di lasciare che qualcuno provi a ridimensionare il nostro ruolo di imprenditori”. Nel suo piccolo, si è espresso anche il ministro Calenda; secondo il responsabile del Dicastero dello Sviluppo Economico, gli investimenti stranieri sono benvenuti in Italia ma Mediaset opera in “un campo strategico”, quindi “il modo in cui si procede non è irrilevante. (…) Il governo monitorerà con attenzione l’evolversi della situazione”.
    Aggiornamento 14 dicembre, ore 18.20: con una nota diramata nel pomeriggio, Vivendi ha comunicato di essere salita al 20% del capitale di Mediaset. (Fonte: Prima on line)
    Aggiornamento 14 dicembre, ore 10.44:

    Fininvest comunica in una nota di aver acquistato n. 27.663.526 azioni ordinarie di Mediaset S.p.A. e di aver stipulato un contratto con il diritto di rilevare, nella giornata di oggi, altre n. 14.000.000 azioni, per un acquisto complessivo di n. 41.663.526 azioni ordinarie Mediaset S.p.A. pari al 3,527% dell’intero capitale sociale. La partecipazione di Fininvest in Mediaset S.p.A, conclude la nota, raggiungerà in tal modo il 38,266% dell’intero capitale sociale ed il 39,775% del capitale avente diritto di voto (al netto delle azioni proprie, pari al 3,795%).

    Comunicato stampa, attraverso Prima on line
    Aggiornamento 13 dicembre:

    Mentre Vivendi ha annunciato di essere già al 12,32% del capitale di Mediaset, Fininvest ha presentato alla Procura della Repubblica di Milano, e per conoscenza alla Consob, una denuncia per manipolazione del mercato nei confronti della media company francese. L’atto, predisposto dall’avvocato Niccolò Ghedini, fa seguito al comunicato diffuso ieri nel quale la società francese annunciava di detenere oltre il 3% di Mediaset S.p.A. e di essere intenzionata a raggiungere una quota fino al 20%. (⇐Prima on line)

    Aggiornamenti 12 dicembre:
    Dopo l’acquisizione del 3,01% di Mediaset da parte del gruppo francese con l’obiettivo di diventare il secondo azionista, il gruppo del Biscione comunica:

    “Vivendi deve sapere che Fininvest non intende arretrare neppure di un passo dalla sua posizione di azionista di riferimento di Mediaset, e che si tutelerà in tutte le sedi e con tutti i mezzi per bloccare quello che ritiene non una normale operazione di mercato ma un gravissimo inganno che delle leggi del mercato fa scempio. (…) Vincent Bollorè e Vivendi hanno mostrato quelli che erano fin dall’inizio i loro veri progetti su Mediaset. L’accordo strategico raggiunto in primavera e seguito pochi mesi dopo dall’incredibile voltafaccia, con la violazione di un contratto preceduto da lunghe e dettagliate trattative e assolutamente vincolante, facevano parte di un disegno ben preciso che Vivendi svela con la mossa odierna: creare le condizioni per far scendere artificiosamente il valore del titolo Mediaset e lanciare a prezzi di sconto quella che si presenta come una vera e propria scalata ostile. Senza avere neppure la decenza – conclude Fininvest – di risparmiarsi l’ipocrita giustificazione di voler portare avanti quel progetto industriale che con motivazioni assurde solo pochi mesi fa Vivendi aveva calpestato”.

    (⇐AscaNews)

    Mediaset ha appreso dell’acquisto di azioni da parte di Vivendi soltanto dal comunicato stampa diffuso dalla società francese nella serata di oggi, lunedì 12 dicembre 2016. Tali acquisti sono quindi avvenuti a totale insaputa della società e al di fuori di qualunque accordo con Mediaset. Infatti dal 25 luglio non c’è stato più alcun contatto tra le due società e tanto meno tentativi amichevoli di risolvere alcunché.
    Pertanto Mediaset precisa quanto segue.
    Si confermano le intenzioni di Vivendi già segnalate da Mediaset in data 26 luglio 2016 di passare da un accordo industriale a un tentativo di scalata. Già oggi la società francese ha dichiarato di voler raggiungere il 20% del capitale di Mediaset. Un disegno che appare ancora più grave oggi in quanto il voltafaccia estivo ha provocato una perdita di valore di Borsa della società di circa il 30%, perdita di cui Vivendi si avvantaggia oggi investendo massicciamente sul mercato. Il comunicato emesso oggi dalla Società francese conferma la validità del contratto firmato l’8 aprile, compreso l’acquisto del 100% di Premium, e giudica fondamentale per lo sviluppo strategico di Vivendi in Europa il contributo di Mediaset. La prima preoccupazione di Mediaset in questo momento è tutelare gli interessi di tutti gli azionisti della società, proseguire nel contenzioso in atto aggiornato alla luce degli ultimi sviluppi e valutare il reale obiettivo delle generiche mosse francesi. Nonché la loro coerenza con le strategie di Mediaset. E in questa prospettiva la società ha deciso di avvalersi del contributo di Intesa Sanpaolo e Unicredit. Comunicato stampa

    (…) il gruppo francese controllato da Vincent Bolloré ha annunciato a sorpresa, dopo aver già informato Consob, di aver comprato direttamente sul mercato azioni Mediaset superando la soglia rilevante del 3%. Ha ora il 3,01% del capitale del gruppo televisivo controllato dalla famiglia Berlusconi tramite Fininvest e si dice pronto ad altri acquisti «in base alle condizioni del mercato» per portarsi «in un primo tempo» tra il 10 e il 20% del Biscione. La mossa del gruppo francese riaccende i riflettori su una partita che sembrava essersi incagliata. Vivendi afferma di essere entrato in Mediaset dopo che la prevista acquisizione di Mediaset Premium «ha malauguratamente fatto sorgere un contenzioso tra Vivendi e Mediaset» e dopo che «Mediaset e il suo azionista Fininvest non hanno accettato le proposte di Vivendi finalizzate a trovare una soluzione amichevole per risolvere la controversia». L’intenzione del gruppo media guidato da Arnaud de Puyfontaine è «sviluppare la propria attività nell’Europa meridionale» e la mossa su Vivendi è vista in linea con le proprie ambizioni strategiche quale primario gruppo internazionale con sede in Europa nel settore dei media e dei contenuti». (⇐Adnkronos/RadioCor/Digital-News)
    Aggiornamento 2 dicembre:  Vivendi ed il suo principale azionista Vincent Bollorè “smentiscono categoricamente” le indiscrezioni relative ad “operazioni con Mediaset Premium e a un eventuale e possibile coinvolgimento di Telecom Italia“. (⇐Teleborsa).
    Aggiornamenti 1° dicembre: Pier Silvio Berlusconi ha dichiarato:
    Noi abbiamo subito un torto assoluto, questo accordo era stato negoziato per quattro mesi, si parla sempre di Premium, ma l’accordo era molto più ampio ed era assolutamente  vincolante. (…) Da Vivendi abbiamo ricevuto un danno gravissimo e ancora oggi ci sfuggono completamente i motivi del loro rifiuto. (…) Noi eravamo ben al di sotto della media delle perdite delle media company europee” ma “è stata danneggiata di valore del 30%, il danno è gravissimo”. La creazione di una piattaforma paneuropea “era una nostra idea, che a Vivendi era piaciuta da impazzire, e ci stiamo lavorando comunque”. “La piattaforma paneuropea è unico modo per i broadcaster europei per difendersi dall’invasione dei grandi operatori globali, come Netflix e Amazon, noi stiamo lavorando e lí arriveremo anche con uno o altri partner”. A chi gli chiede la possibilità di una ‘collaborazione’ con Sky, “su questo non posso parlare, stiamo ragionando al nostro  progetto”, conclude Berlusconi. “I primi partner giusti sono i broadcaster, fanno il nostro lavoro, quindi in Francia, in Germania, in Spagna, in Inghilterra. Adesso, purtroppo, siamo per vie legali”. Con Vivendi, “c’è un accordo e a oggi noi chiediamo l’esecuzione del contratto” ma l’ingresso dei gruppi tlc nel mondo dei contenuti servirebbe loro “per aumentare la penetrazione della banda larga, come è avvenuto in tutto il mondo”. (⇐Afe/AdnKronos attaverso Prima on line) Con riguardo agli investimenti nei diritti sportivi, l’amministratore delegato di Mediaset ha detto: “Nel calcio si spendono cifre folli e il campionato italiano sta perdendo appeal. Da un lato questi grandi investimenti stranieri portano nuove risorse al calcio italiano ed è un bene. Dall’altro, invece, fa strano. Se investono non faranno perdere appeal. È che siamo in ritardo, tutto il mondo del calcio è cambiato troppo. (…) In alcuni paesi d’Europa stanno pensando di cambiare gli orari in cui si giocano le partite per fare in modo che si vedano in prime time in Cina. Questo la dice lunga. Di sicuro, fra televisioni, tutta la divisione internet e le telefoniche, è un mondo di follia, si spendono soldi folli. Però è il calcio”. (⇐ITALPRESS attraverso Prima on line)
    Aggiornamenti 28 novembre: con riguardo alla disputa in essere tra Vivendi e Mediaset su Mediaset Premium, Dominique Delport, responsabile contenuti di Vivendi, ha dichiarato: “Non voglio commentare oggi”; tuttavia, parlando dei rapporti tra le due aziende, ha aggiunto “Senza dubbio è un’alleanza che ha senso. Come ha detto anche il leggendario Silvio Berlusconi, la necessità di lavorare insieme tra operatori europei e creare alleanze è assolutamente giusto. Se vogliamo veramente promuovere la cultura europea, che è core sia per Mediaset che per Vivendi, questo è un buon modo per farlo”. Secondo Delport, “il 50% dei contenuti digitali arriva da Google e da altri grandi operatori. L’Europa deve fare un passo avanti”.
    Dominique Delport ha rilasciato queste dichiarazioni a margine del lancio, insieme a Tim, dell’app ‘Studio +’, applicazione dedicata alla visione di contenuti prodotti e sceneggiati per smartphone. L’innovativa proposta prevede serie originali con formati realizzati appositamente, con inquadrature intuibilmente piú strette e sceneggiature piú dinamiche, caratterizzate da stagioni di dieci episodi brevi della durata di circa dieci minuti. (⇐Adnkronos attraverso Prima on line)
    Aggiornamento 23 novembre, h22.40: Nel giorno della mancata udienza sulla richiesta da parte di Mediaset di sequestro cautelativo del 3,5% delle azioni Vivendi, il gruppo francese ha chiesto il riconoscimento delle spese legali spiegandolo con il fatto che le memorie depositate dalla controparte erano tranquillizzanti sulla disponibilità di azioni proprie. Con ogni probabilità il giudice deciderà sulla questione alla conclusione dell’intero procedimento, la cui prima udienza è fissata per il 21 marzo. (⇐ANSA)
    Aggiornamento 23 novembre: con un’ordinanza di “non doversi procedere” il giudice civile di Milano Vincenzo Perrozziello ha preso atto della rinuncia, già comunicata nei giorni scorsi, di Mediaset al ricorso cautelativo d’urgenza per il sequestro cautelare delle azioni proprie di Vivendi nell’ambito del contenzioso su Mediaset Premium. Nella mattinata i legali di Mediaset si sono presentati per l’udienza che era già stata fissata dopo il deposito del ricorso e hanno formalizzato la rinuncia. I legali di Vivendi, spiega Ansa, ne hanno preso atto e la causa (ne è parte anche Fininvest), come è stato spiegato dalle parti, proseguirà nel merito con l’udienza già fissata per il prossimo 21 marzo. Da quanto si è saputo, non sono state fornite al giudice motivazioni sulla rinuncia alla richiesta di sequestro, ma non c’era alcun obbligo giuridico di dover motivare la scelta.
    Nel frattempo, Vivendi, a seguito della diluizione della sua partecipazione nel capitale sociale di Telecom Italia dal 24,68% al 21,91%, ha reso noto di aver acquistato ulteriori azioni ordinarie del gruppo sul mercato al fine di portare la propria partecipazione ai livelli precedenti alla conversione del bond. Alla data del 22 novembre 2016, Vivendi possiede il 23,15% delle azioni ordinarie Telecom Italia. (⇐Ansa, attraverso Prima on line)
    Aggiornamento 18 novembre:
     Nota Mediaset:

    Premesso che la causa di merito promossa da Mediaset contro Vivendi prosegue secondo la calendarizzazione prevista, in relazione alla procedura d’urgenza per il sequestro cautelare delle azioni proprie del Gruppo francese, Mediaset si ritiene rassicurata dalla documentazione depositata in cancelleria da Vivendi che si è costituita in giudizio. Nella documentazione viene dimostrata l’ampia capienza della azioni proprie in portafoglio della Società per periodi di tempo compatibili con la durata prevedibile della causa di merito. Per tali ragioni Mediaset ha deciso di rinunciare al ricorso d’urgenza, ritenendo non più sussistente il pericolo che i propri diritti contrattuali risultino pregiudicati dalla fisiologica durata del giudizio di merito le cui domande restano integralmente confermate.

    Aggiornamento 4 novembre:
    secondo l’agenzia Ansa, l’udienza civile sul contenzioso Mediaset – Vivendi slitta dall’8 al 23 novembre. Il giudice Vincenco Perozziello avrebbe preso la decisione a causa di un ritardo di notifica al gruppo francese. Le cause per danni intentate da Mediaset e Fininvest rimangono in calendario il 21 marzo 2017.
    Secondo fonti Mediaset il motivo del rinvio è riconducibile a un impedimento dei legali di Vivendi, con decisione del Tribunale alla quale il Biscione non si è opposto. (⇐Ansa, attraverso Prima on line)
    Aggiornamento 21 ottobre/bis:Dall’esito della disputa fra Vivendi e Mediaset su Premium e dalle sorti della stessa pay tv del gruppo Mediaset dipenderanno in buona parte timing e modalità della nuova asta sui diritti Tv della serie A di calcio a partire dal 2018. Luigi De Siervo, ad di Infront Italy e quindi dell’advisor della Lega Calcio di serie A per le licenze televisive, lo ha detto ieri a margine del Forum Sport&Business organizzato da Il Sole 24 Ore. «La stessa Uefa sulla Champions League – ha detto – sta rallentando sui tempi perché in questa situazione potrebbe avere un solo interlocutore». Insomma, ha dichiarato De Siervo, «se dovessimo stare fermi lo faremo, anche fino a settembre». E comunque, «se ci fosse un solo player la Lega dovrebbe avere un piano B considerando l’ipotesi di una vendita diretta». (…) Il comportamento di Vivendi «ha bloccato l’impostazione di un’intera stagione di abbonamenti e calcistica», ha messo nero su bianco Mediaset chiarendo ancora meglio, quindi, che tutto ciò inciderà sui danni richiesti. Di certo in questi mesi Premium ha perso due canali Disney (…). Dall’altra parte è stato rinnovato il contratto con Eurosport, controllata di Discovery, fino al 2019 e, sempre con Discovery si è dato il la al nuovo canale Id. Ora però a Cologno sanno anche di dover correre perché è alle porte la campagna natalizia, importantissima per le pay tv e step di non poco conto prima delle aste del 2017 sui diritti Tv di Serie A e Champions. Questi ultimi, pagati a caro prezzo, non hanno reso quanto si sarebbe voluto. Che fare in futuro, se partecipare o meno, è questione da decidere. E alla svelta.” (⇐Andrea Biondi, il Sole 24 ore)
    Aggiornamento 21 ottobre, 18.20: (…) secondo quanto riporta l’agenzia Ansa, il gruppo di Cologno sarebbe stato diffidato a usare la stampa ‘strumentalmente’ in vista delle prime udienze in Tribunale (…). A parte la possibile presentazione di memorie da parte dei legali di Vivendi al Tribunale di Milano per l’udienza sulla richiesta di sequestro delle azioni dell’8 novembre prossimo, allo studio nel gruppo francese ci sarebbero altri possibili ricorsi per tutelare interessi e spese sostenute nella vicenda. (⇐Prima on line)
    Aggiornamento 20 ottobre, 19.08: in ottemperanza all’articolo 17 Regolamento Ue 596/2014 (MAR), Mediaset informa di aver ricevuto oggi da Vivendi una lettera formale datata 18 ottobre 2016 in cui viene comunicata ufficialmente la cessazione per la società Mediaset Premium del sistema di gestione cosiddetto di “interim management”. Due le conseguenze di questa inedita comunicazione. Da un lato un tardivo tentativo di evitare ulteriori danni a quelli enormi già provocati dalla paralisi organizzativa di Mediaset Premium. Danni che non si possono certo cancellare in quanto l’inaccettabile comportamento di Vivendi ha bloccato l’impostazione di un’intera stagione di abbonamenti e calcistica. Dall’altro lato, la principale conseguenza della formale lettera odierna è il riconoscimento implicito della validità del contratto in essere. Contratto di cui Vivendi comunica unicamente la cessazione di una delle parti che lo compongono (l’articolo 5.1). Ed è evidente che richiedere di invalidare un solo articolo di un contratto, conferma automaticamente che tutti gli altri articoli dell’accordo vincolante già firmato sono validi.  ⇐ Digital-News (com. stampa)
    Aggiornamento 19 ottobre/bis: in merito ai contenuti dell’ultimo comunicato stampa di Vivendi, Mediaset si è espressa in tal senso:
    «Dal 25 luglio 2016, data della lettera ufficiale Vivendi di dietrofront sul contratto definitivo e vincolante firmato, non ci sono stati più contatti tra le due società. Non risponde quindi al vero che “negli ultimi mesi sono stati incessanti i tentativi di cercare soluzioni alternative” tra le parti. Non solo non c’è stato alcun “approccio costruttivo” ma è cessato da parte di Vivendi qualsiasi approccio. Inoltre, i reiterati riferimenti contenuti anche in quest’ultimo comunicato pubblico a “business plan irrealistici” – che ricordiamo nulla hanno a che fare con l’analisi dei risultati di Premium ovviamente avvenuta prima della firma – costituiscono ingerenze inappropriate sulle attività di un rilevante asset industriale di una società quotata. E provocano ulteriori danni non solo di reputazione turbando il corso del relativo titolo. Per tutti questi motivi, prendiamo atto del fatto che la vicenda sarà risolta in tribunale. Dove emergeranno chiaramente i ruoli che oggi si vogliono confondere. In tale ottica, è evidente che la richiesta di sequestro di azioni Vivendi, lungi dall’essere un’iniziativa intimidatoria, è finalizzata a tutelare gli interessi di Mediaset e dei suoi azionisti.» (<- Ansa, da comunicato)
    Aggiornamento 19 ottobre: Nello stesso giorno in cui si è concluso il processo Mediatrade, Vivendi ha comunicato che “si ritiene libera dalla sua volontà di privilegiare una soluzione amichevole e si riserva il diritto di condurre ogni azione necessaria per difendere i propri interessi e i suoi azionisti”. I francesi continuano ad affermare che il business plan di Mediaset era basato su ipotesi irrealistiche. (<- Adnkronos, attraverso Prima on line)

    Aggiornamento 13 ottobre, 19.13: il colosso francese Vivendi sarebbe al lavoro per una controproposta a Mediaset per risolvere il contenzioso su Premium coinvolgendo a livello commerciale Telecom Italia (di cui è socio di riferimento), sfruttarne la rete a banda larga e rafforzare così, in prospettiva, il suo ruolo di competitor a livello europeo di Sky nel mercato europeo delle tv a pagamento. Lo ha riferito l’agenzia Bloomberg che, citando fonti a conoscenza del dossier, ha precisato che entro fine mese dovrebbe arrivare da Parigi questa proposta al Biscione:

    Vivendi sarebbe pronta ad offrire a Mediaset l’acquisto di una quota paritaria del 44,5% di Premium, confermando nel contempo l’attuale quota dell’11% a Telefonica. Nello stesso tempo intenderebbe utilizzare la rete a banda larga di Telecom Italia per promuovere commercialmente il marchio Premium in esclusiva. (…)”  Secondo Bloomberg, il coinvolgimento di Telecom Italia rafforzerebbe l’obiettivo di Vincent Bolloré, presidente di Vivendi, di creare un competitor di livello europeo a Sky. Nessun commento ufficiale né da parte di Vivendi, né da parte di Telecom, né da parte di Mediaset.(<-Ansa/Dow Jones)

    Aggiornamento 12 ottobre, h 22.20: il Biscione ha depositato una richiesta di sequestro di azioni proprie di Vivendi pari al 3,5% del capitale (dal valore di circa 820 milioni), cioè la quota che le parti si sarebbero dovute scambiare: il Tribunale di Milano ha fissato la prima udienza sull’istanza cautelare per il prossimo 8 novembre, mentre al momento le cause per danni intentate da Mediaset e Fininvest rimangono in calendario il 21 marzo 2017. Di fronte al giudice civile Vincenzo Perrozziello, che ha accolto la fondatezza del ricorso d’urgenza di Mediaset, le parti dovranno presentarsi e presumibilmente portare proprie memorie sulla vicenda: di fatto il Biscione prova a ‘stanare i francesi, che per ora tentano di cuocere lentamente una controparte che si deve occupare interamente di una società che pensava di aver già ceduto, non potendo tra l’altro compiere su di essa alcuna scelta. Formalmente la pay tv sarebbe infatti in una gestione condivisa, ma se il management Mediaset prende delle decisioni queste potrebbero venir impugnate come mancanze nel contratto di vendita. Oggetto del contendere è ovviamente il contratto di acquisto di Premium da parte di Vivendi firmato nell’aprile scorso con uno scambio paritario del 3,5% tra le capogruppo Mediaset e Vivendi.” (<-Ansa)

    Aggiornamento 12 ottobre: Secondo l’agenzia RadioCor, “Mediaset Premium sta lavorando a una ‘revisione profonda’ del perimetro delle proprie attività a causa dell’impasse con Vivendi sul futuro della tv a pagamento. È l’indicazione fornita a fine settembre dal management in occasione di un’assemblea degli azionisti di Premium che ha deliberato sul rafforzamento patrimoniale da 140 milioni già definito nella scorsa primavera. Dopo lo stop alla cessione della pay-tv al gruppo francese, riporta il verbale dei lavori assembleari consultato da Radiocor Plus, sarà effettuata una revisione profonda per capire quale sarà il perimetro del business e il relativo profilo finanziario ed economico di Mediaset Premium spa da ora in avanti per tenere conto dell’impatto negativo sulle attività derivante dall’interim management, cioè dalla fase di gestione ‘ibrida’ tra vecchio e nuovo azionista di Premium (cioè Mediaset e Vivendi se fosse completata l’operazione di vendita) partita con la firma del contratto vincolante dello scorso 8 aprile. La gestione in coabitazione tra i due gruppi media, almeno sulla carta visto che di fatto Vivendi ha fatto un passo indietro a partire dal mese di luglio, sta portando a rallentamenti e cambiamenti di programma sia sul fronte dei costi operativi sia sul fronte dei nuovi investimenti e la volontà di Mediaset di confermare questa modalità di azione anche dopo il 30 settembre (data inizialmente concordata per il closing della vendita di Premium) ha reso necessario rivedere alcuni progetti come già emerso di recente con lo stop alla distribuzione dei canali Disney Channel e Disney Junior. Sarà confermato invece il lancio del nuovo canale crime ‘Investigation Discovery’. L’assemblea degli azionisti di Mediaset Premium di fine settembre ha formalizzato l’approvazione della situazione patrimoniale della società da cui è emersa una perdita di periodo di 100,78 milioni di euro: anche al netto della perdita di 63,6 milioni realizzata nei primi tre mesi dell’esercizio e già ripianata a maggio, il patrimonio netto ha raggiunto un valore negativo imponendo quindi la ricostituzione dello stesso. L’ulteriore perdita di 37 milioni circa è stata ricoperta per 30 milioni tramite azzeramento del capitale sociale e per 7 milioni procedendo a un aumento da 30 milioni di euro. Oltre a questa operazione di ricapitalizzazione, l’assemblea ha poi deliberato un ulteriore aumento da 110 milioni da eseguirsi successivamente presumibilmente per riportare le disponibilità di Premium al livello in cui erano a inizio 2015 con il lancio della nuova pay-tv con azionisti Mediaset e Telefonica.”

    Vincent Bolloré ha rafforzato al 20,4% la presa su Vivendi, impegnando complessivamente piú della metà del valore del gruppo di famiglia sulla media company che presiede. Secondo Antonella Olivieri del Sole 24 Ore, “con il raddoppio previsto per gli azionisti da almeno due anni, arriverà al 29% dei diritti di voto a marzo (e al 40% in prospettiva). Con ciò non avrà più bisogno di alleati per sancire che Vivendi non è più una public company, bensí una società che ha nel finanziere bretone l’azionista al comando. Un’accelerazione che, per quanto riguarda il versante italiano su cui Vivendi è esposta, ha l’effetto di far rientrare lo scollamento di visioni tra la presidenza e l’azienda che, secondo le voci, ci sarebbe stato e nel breve, in particolare, di contribuire a sbloccare l’impasse su Mediaset Premium. A quanto risulta, lo schema sul quale si sta lavorando per la pay-tv del Biscione è un azionariato suddiviso, pariteticamente al 40%, tra Vivendi e Mediaset, con il 20% in mano a fondi di private equity e valido per un triennio, il tempo utile a portare Premium in pari. Senza un accordo, la vicenda rischierebbe di trascinarsi per anni nelle aule dei Tribunali. Per raccapezzarsi nell’intricata vicenda occorre fare un passo indietro.

    Aggiornamento 5 ottobre: secondo alcune fonti, riprese dal Corriere della Sera, Mediaset e Sky starebbero per riprendere gli abboccamenti. Il ventilato, possibile incontro tra Berlusconi sr. e Murdoch (che sarebbe senior anch’egli, per dire) probabilmente non avrà luogo e la trasferta americana del primo rimarrà finalizzata a motivi di salute. Il secondo, d’altra parte, non è nemmeno a New York. Saranno generali e ascari delle due aziende a incontrarsi, secondo “fonti vicine al dossier”. Quanto ai francesi di Vivendi, il 30 settembre è passato abbondantemente, la scorsa settimana de Puyfontaine si è detto “ottimista” e ha affermato che «i colloqui sono in corso». Se l’ottimismo non dovesse concretizzarsi, la strada è quella dei tribunali e un’eventuale causa porterebbe nelle casse del Biscione fino a due miliardi di euro.

    Aggiornamento 27 settembre: ha avuto luogo oggi il consiglio d’amministrazione di Mediaset. Secondo l’agenzia DowJones, il gruppo del Biscione ha espresso apprezzamento per le mosse attuate dal management in difesa degli interessi del gruppo, raccomandando di prendere ogni opportuna iniziativa per portare i francesi a onorare il contratto. Secondo DowJones, è ancora possibile l’eventualità che Mediaset possa chiedere che il contratto divenga effettivo attivando la procedura d’urgenza prevista dall’articolo 700 del codice di procedura civile. Gli accordi prevedevano una scadenza per l’esecuzione del contratto al 30 settembre. Secondo Vivendi, superata questa data l’accordo, se non perfezionato, è da ritenersi nullo. Secondo Mediaset il termine del 30 settembre era il termine entro il quale sarebbe dovuto arrivare l’ok dell’Antitrust Europeo sull’operazione. Un ok che non è mai arrivato visto che la richiesta all’autorità europea non è stata mai effettuata dai francesi. In mancanza di un’attivazione dell’iter di fronte all’Antitrust il termine del 30 è destinato ad essere ridefinito in funzione dell’avvio della procedura. (…) Nel suo piccolo, il quotidiano ‘il Giornale’, diretto da Alessandro Sallusti, ha ricordato che la compravendita di Premium avrebbe dovuto essere il  “primo passo verso la costruzione di un’asse Mediaset-Vivendi per creare un polo europeo per contenuti esclusivi dedicati al piccolo schermo”, che potesse competere con gli americani di Netflix. (…) Vivendi, sempre secondo il Giornale, affiancata da Mediobanca, starebbe “sondando Telefonica (già socia di Premium con l’11%) e fondi mediorientali per un riassetto della pay tv che vedrebbe sia i francesi sia Cologno Monzese al 40% e soci terzi con un complessivo 20 per cento”.
    Quanto a Telecom Italia, il presidente Giuseppe Recchi, ha oggi stesso dichiarato “Abbiamo già detto ampiamente, non abbiamo niente in corso. No comment”. In risposta alle supposizioni che vedevano un possibile accordo tra Biscione, Vivendi e Telecom Italia. (Fonte: Prima on line)
    Aggiornamento 23 settembre: 
    sebbene Vivendi e Mediaset si siano espresse in modo molto forte, l’interesse comune, piú razionale, sembra essere quello di un accordo definitivo. I francesi hanno definito nuovi accordi per la distribuzione di Canal+ con Orange, a breve lo faranno anche con Iliad-Free, mentre i manager del Biscione stanno per delineare le strategie complessive sul fronte della Iptv, visto che Vivendi è il primo azionista (24,6%) di Telecom. Secondo Milano Finanza (Andrea Monanari), “(…)  la volontà sarebbe quella di rivedere il piano industriale 2018-2020 di Mediaset Premium, ossia il documento previsionale che per i francesi era «irrealistico». Secondo Mediaset infatti il pareggio della pay tv è raggiungibile proprio nel 2018, mentre per il gruppo transalpino non andrebbe fissato prima del 2020. Così le due controparti starebbero valutando le modalità di revisione del piano di Premium per trovare una nuova intesa sui numeri e, di conseguenza, sul valore dell’asset. E, siccome la scadenza del 30 settembre incombe, è possibile che presto si torni a trattare. (…) Lo schema, per evitare che i due contendenti consolidino la pay tv, prevede che Mediaset e Vivendi tengano il 40% a testa di Premium, mentre il restante 20% andrebbe girato a un nuovo alleato. Inoltre Vivendi non salirebbe fino al 5% di Mediaset ma resterebbe alla soglia iniziale del 3,5%. Questo anche per evitare eventuali prese di posizione ostili da parte di Fininvest, che non intende assolutamente allentare il controllo sul gruppo televisivo guidato da Pier Silvio Berlusconi. (…) Resta da individuare il terzo azionista di Premium. Secondo alcune interpretazioni, e come già emerso in estate, potrebbe trattarsi di un partner finanziario, come un fondo d’investimento estero, magari mediorientale. Ma c’è chi continua a ritenere che il soggetto più logico da coinvolgere sia Telecom Italia(…)”
    Da ricordare che il prossimo consiglio d’amministrazione di Mediaset è fissato per martedí prossimo, 27 settembre.
    Aggiornamento 15 settembre: Le due cause avviate da Fininvest e da Mediaset sono state fissate davanti al giudice della Sezione specializzata in materia d’impresa del Tribunale di Milano Vincenzo Perrozziello al prossimo 21 marzo. Poiché la materia è la stessa, un solo giudice tratterà entrambe le cause.
    Nella medesima giornata di oggi, 15 settembre, Disney Italia ha comunicato:
    Siamo molto spiacenti che a causa della ben nota e complessa situazione che Mediaset Premium sta affrontando, Mediaset abbia preso unilateralmente la decisione di non distribuire più Disney Channel e Disney Junior sulla propria piattaforma. Disney vuole rassicurare i propri fan che possono continuare ad accedere ai Canali Disney attraverso Sky Italia e il nostro sito http://tv.disney.it/ per le ultime notizie, i filmati e i giochi“. (Fonte: Prima on line)
    Aggiornamento 9 settembre:Mercoledì (…) il direttore finanziario del gruppo televisivo, Marco Giordani, si è appellato all’Autorité des marchés financiers (trasmettendo l’esposto per conoscenza anche alla Consob) affinché Vivendi “corregga” le affermazioni contenute nella sua relazione semestrale a riguardo del controverso accordo che avrebbe dovuto portare a uno scambio azionario reciproco del 3,5% tra i due gruppi e il passaggio del 100% di Premium sotto le insegne francesi, a fianco della pay-tv transalpina Canal Plus. (…) nella semestrale, Vivendi scrive che l’accordo per rilevare Premium si basava su assunzioni finanziarie fornite da Mediaset a marzo e che poi Vivendi aveva sollevato questioni su queste assunzioni informandone la stessa Mediaset. (…) (che) l’accordo firmato l’8 aprile era subordinato «alla due diligence condotta da Deloitte, come concordato contrattualmente» (…), che le cifre fornite da Mediaset prima della firma del contratto non erano «realistiche» ed erano invece fondate su una base «artificialmente» inflazionata. (…) Dunque, sottolinea la relazione, «è possibile che il nulla osta della Commissione non possa essere ottenuto prima del 30 settembre 2016, data alla quale il contratto perderebbe di validità». Mediaset ha denunciato quindi alla Consob francese alcuni passaggi di questa ricostruzione, sostenendo in particolare che è «incorretta, fuorviante e non fair», nonché che «interferisce sul closing» dell’operazione Premium l’affermazione, riportata nella semestrale di Vivendi, secondo la quale l’accordo era subordinato all’esito della due diligence. Al contrario, nell’esposto firmato da Giordani, si riporta testualmente la clausola contrattuale che dimostrerebbe come Vivendi non avrebbe potuto sottrarsi all’adempimento di quanto concordato, salvo «dolo o colpa grave», in dipendenza dall’esito della due diligence che, stranamente, non era stata effettuata prima della firma. (…) Allo stesso modo Mediaset denuncia che la due diligence di Deloitte non era stata «concordata contrattualmente» come affermato dalla controparte francese, ma, secondo la sezione 3.3 dell’accordo, Deloitte era stata invece indicata come “esperto” esclusivamente per calcolare l’Arpu (ricavi per abbonato) di Premium a fine 2015, sulla base di uno specifico diritto a ritirarsi dall’operazione previsto dal paragrafo 3.2 del contratto. Numeri la cui realtà è stata«confermata da Deloitte nei tempi stabiliti dal suo mandato». (…) Mentre la media company guidata da Arnaud de Puyfontaine non ha voluto commentare,(…) un portavoce dell’Atrif, secondo quanto riferisce l’agenzia Reuters, pur senza entrare nel merito, ha sottolineato che l’Authority «non ha il potere di dirimere una disputa commerciale tra due società». (Fonte: Il Sole 24 Ore, pagina 27, di Antonella Olivieri)
    Aggiornamento 8 settembre/bis:
    Mediaset difende attentamente il contratto di vendita di Premium ma ancora non serra i tempi della causa iniziata contro Vivendi per l’esecuzione dell’intesa, lasciando ancora un pò di spazio ai francesi per trovare una via d’uscita a un conflitto che non conviene a nessuno. Magari con una proposta accettabile, anche se la trattativa potrà partire solo dal contratto firmato in aprile (…).” (Ansa)
    Aggiornamento 8 settembre:
    Mediaset sta valutando la procedura d’urgenza nel ricorso contro Vivendi. Si avvicina il 30 settembre, giorno che, secondo i francesi, segna la scadenza contrattuale, ed il Biscione intende avvalersi di quanto previsto dall’articolo 700 del contratto a suo tempo stipulato per ottenere una prima udienza in autunno e non, come sperato dai francesi, a febbraio 2017.  Secondo alcune voci che circolano o vengon fatte circolare a Parigi, i contatti tra i due gruppi, non si sarebbero comunque interrotti, Mediobanca e Tarak Ben Ammar si starebbero impegnando verso una possibile ricucitura.
    Durante l’estate, peraltro, si è verificato un fatto nuovo perché, oltre alle incomprensioni e alle dichiarazioni forti rilasciate dalle parti, l’Antitrust francese ha bocciato la proposta di Canal Plus (la pay tv di Vivendi, in profondo rosso) di rilevare BeIn sports, gruppo del Qatar che detiene i diritti del calcio in Francia. Questo ha portato Bolloré e de Puyfontaine a ripensare le linee strategiche, in un contesto in cui, secondo alcune indiscrezioni, non sarebbero omogenei nemmeno i gli intendimenti di Bolloré e della squadra che, all’interno di Vivendi, lavora sull’affaire Premium.  Rebus sic stantibus, un accordo extragiudiziale potrebbe annullare il contratto di compravendita in cambio di una soluzione alla “pochi, maledetti e subito”, per compensare la mancata transazione. Secondo l’elvetica Ubs, a questo punto, potrebbe riaffacciarsi Sky, con cui in passato non si era trovato l’accordo sul prezzo giusto (il Biscione voleva un miliardo, santa Giulia non avrebbe scucito piú di 600 milioni). (Fonti: Il Sole 24Ore, altre)
    Aggiornamento 26 agosto:
    con riguardo alle accuse di Vivendi, secondo le quali i numeri di Premium sarebbero stati gonfiati ad arte, Mediaset risponde definendo i dati oggetto del contendere “veri, realistici e inconfutabili” e ribadisce come “il contratto concluso l’8 aprile non sia un preliminare, come vorrebbero far credere le argomentazioni improvvisate da Vivendi, ma un testo definitivo e irrevocabile firmato dall’amministratore delegato Arnaud De Puyfontaine”. Nello specifico, Mediaset sostiene:
    – Il contratto concluso l’8 aprile non è un preliminare, come vorrebbero far credere le argomentazioni improvvisate da Vivendi, ma un testo definitivo e irrevocabile firmato dall’amministratore delegato Arnaud De Puyfontaine. Il contratto prevede esplicitamente l’impossibilità di modificare i termini e le condizioni dell’accordo a seguito dell’attività di due diligence.
    – I dati consegnati da Mediaset a Vivendi oltre un mese prima della firma sono veri, realistici e inconfutabili. È sulla base dei dati pienamente condivisi da Mediaset e Vivendi che l’accordo è stato chiuso.
    – Alla data del 25 luglio, quando Mediaset ricevette la lettera voltafaccia di Vivendi, le due parti non stavano “ancora discutendo”. Tutto era stato già discusso, altrimenti non avrebbe avuto senso firmare un contratto finale e vincolante. Non c’è mai stata nessuna volontà da parte di Mediaset di rinegoziare in alcun modo i termini del contratto stesso. E le prese di posizioni mediatiche di Mediaset e Fininvest sono successive alla lettera del 25 luglio, lettera dai contenuti gravissimi di cui è stato obbligatorio informare il mercato.
    – La procedura antitrust è stata gestita da Vivendi senza condividere con Mediaset le informazioni fornite alla Commissione, in palese violazione di quanto previsto dal contratto. Il termine del 30 settembre è prorogabile nei casi espressamente previsti dal contratto.
    – Il report di Deloitte menzionato da Vivendi è soggettivo e di parte, commissionato dall’acquirente senza l’approvazione di Mediaset.
    – Infine, per quanto riguarda la prima udienza della causa intentata da Mediaset il termine del 27 febbraio 2017 si riferisce ai termini minimi previsti dalla legge. Mediaset si riserva di adottare ogni mezzo previsto dal codice per accelerare la discussione e la decisione della vertenza.
    Fininvest ha definito “priva di fondamento” la ricostruzione dei fatti diffusa da Vivendi e ha ribadito “di aver assunto le proprie determinazioni solo successivamente alle comunicazioni di Vivendi”;  “stupefacente”, pertanto, che Vivendi “abbia l’ardire di indossare i panni del danneggiato”.
    Aggiornamento 25 agosto:
    il quotidiano ‘La Stampa’, ripreso da ‘Prima on line’, scrive che Vincent Bolloré e Stéphane Richard, amministratore telefonico di Orange starebbero negoziando un accordo segreto: Bolloré farebbe entrare Orange nel suo gruppo mediante una ricapitalizzazione della pay Tv arrivando al 20% del capitale di Canal+, ottenendo in cambio una parte delle azioni Telecom Italia che Orange detiene.
    Vivendi, inoltre, ha dichiarato proprio oggi, nel giorno del suo cdA, che l’acquisizione di Mediaset Premium  “era basata su assunzioni finanziarie fornite da Mediaset a Vivendi nel marzo del 2016. Vivendi ha sollevato interrogativi su tali assunzioni e informato Mediaset. L’accordo siglato l’8 aprile è stato successivamente oggetto di una due diligence effettuata dalla società di revisione Deloitte ai sensi di quanto concordato contrattualmente. È diventato chiaro da questa revisione e dalle analisi di Vivendi come i dati forniti prima della firma dell’accordo non fossero realistici e fossero imperniati su una base gonfiata in modo artificiale. Ciò ha portato le due parti a tentare di rinegoziare i termini dell’accordo a giugno.” Arnaud de Puyfontaine ha ricordato che la loro “ambizione resta quella di portare avanti la nostra strategia nell’Europa del Sud e l’Italia in quest’ottica è un Paese chiave. Faremo in modo che sia presa una buona decisione. L’importante in una partnership è che le parti concordino sui dettagli dell’accordo. Vivendi fa sempre quello che dice, ne va della nostra reputazione. Rispettiamo sempre i nostri impegni” (Prima on line)
    Vivendi ha poi smentito gli accordi con Orange, Mediaset ha definito scorrette le affermazioni di Vivendi.
    Aggiornamento 24 agosto:
    secondo alcune indiscrezioni, alcuni operatori cinesi sarebbero interessati a Mediaset Premium. Sarebbero Phoenix e LeTv, rispettivamente una tv satellitare di Hong Kong e una piattaforma streaming, particolarmente attiva, in questo periodo, nell’acquisto di diritti sportivi.(MF)Domani, 25 agosto, è fissato un consiglio d’amministrazione di Vivendi e la soluzione piú razionale continua ad essere quella di un accordo italo-francese.
    Aggiornamento 23 agosto:
    anche Fininvest ha depositato presso il Tribunale di Milano un atto di citazione, affinché “venga ordinato di dare pieno adempimento al patto parasociale allegato al contratto firmato con Mediaset l’8 aprile”. Il Biscione chiede al gruppo francese Vivendi 570 milioni di euro di danni. Questa iniziativa, opportuna, va ad integrare quanto già chiesto da Mediaset ed è accompagnata da una nota in cui si spiega che la holding “chiede in ogni caso il risarcimento dei gravi danni già subiti. Tali danni ammontano ad una cifra non inferiore a 570 milioni di euro, correlati fra l’altro alla diminuzione di valore delle azioni Mediaset in conseguenza dell’accaduto, al mancato apprezzamento delle stesse ove si fosse dato corso all’esecuzione del contratto, nonché all’evidentissimo danno di immagine”, a prescindere dal fatto che il contratto possa ancora essere concluso. Intanto, il titolo in Borsa è oggi a quota 2,80€, in virtú di un balzo del 4,3% che, per la verità, è giunto contestualmente ad alcune voci di possibile ricomposizione dell’accordo. (Adnkronos)
    Aggiornamento 21 agosto:
    “(…) il presidente francese Hollande, da sempre critico nei confronti di Bolloré, considerato vicino a Sarkozy, in un libro intervista definisce il finanziere a capo di Vivendi «un cattolico integralista da cui diffidare non solo politicamente: quelli che non lo hanno fatto sono morti, è un pirata». (…)  C’è però un terzo soggetto cui si guarda nella contrapposizione scoppiata inattesa tra Bolloré e il mondo Berlusconi su Premium, che forse nasconde una partita più grande: è la banca d’affari francese Lazard o meglio i suoi fondi d’investimento che, con la loro forte crescita nell’azionariato del Biscione, hanno contribuito a far suonare un campanello d’allarme dalle parti di Cologno Monzese. Gli analisti finanziari stanno preparando la riapertura della settimana di Borsa dopo il comunicato a sorpresa, ma a mercati chiusi, sull’avvio da parte del Biscione di una prima causa per chiedere l’esecuzione dell’acquisto della pay tv valorizzata dai francesi in aprile 765 milioni. Per questa prima citazione e per la ‘gemella’ in arrivo da Fininvest, il Tribunale di Milano dovrebbe convocare la prima udienza piuttosto rapidamente, anche entro due – tre settimane (due settimane o poco piú, nota del blogger). Poi, se tutto proseguirà nelle aule giudiziarie, bisognerà analizzare le diverse memorie ma per arrivare a una sentenza non sono previsti tempi biblici. Il dubbio è che i francesi, già azionisti di controllo di Telecom che al momento è comunque fuori dalla questione, possano voler sedersi al tavolo di una nuova trattativa da posizioni di forza. E qui spunta anche Lazard, da sempre vicina sia a Bolloré che a Berlusconi, tanto che è stata tra gli advisor nel faticoso processo di vendita del Milan ai cinesi. Qualcuno ha visto con sospetto la comunicazione al mercato del 19 luglio sulla crescita oltre il 5% del capitale di Mediaset proprio mentre stava esplodendo la ‘bomba’ con Vivendi, per poi segnalare dieci giorni dopo una discesa al 4,8%. È tutt’altro che una quota marginale, anche se gestita dai fondi di investimento nelle normali politiche di risparmio. Ma tempi e consistenza della quota ha fatto ipotizzare al settore, anche al di fuori del mondo Mediaset, che dietro possa almeno in parte esserci un investitore forte. Ecco perché Mediaset ha giocato d’anticipo sul Cda di giovedì prossimo dei francesi: il problema al momento è la mancanza di fiducia. Con Vivendi che ancora si trincera dietro i ‘no comment’ ma che sta preparando la replica. I ‘pontieri’ (Tarak Ben Ammar, Mediobanca) appaiono fermi: non sarà una risposta amichevole (…)”(ANSA)
    Con riguardo a quanto avvenuto nella trattativa con Vivendi per Mediaset Premium, Mediaset ha comunicato oggi, 19 agosto 2016, di aver depositato presso il  Tribunale di Milano un’azione legale contro il gruppo francese, specificando che la domanda giudiziale

    “è finalizzata a ottenere l’esecuzione coattiva del contratto per ordine del giudice e il risarcimento dei danni sin qui subiti da Mediaset, stimati per ora in un importo pari a 50 milioni di euro per ogni mese di ritardo nell’adempimento da parte di Vivendi a partire dal 25 luglio 2016”.

    e che

    “l’atto di citazione non riguarda il grave danno complessivo che la risoluzione del contratto non onorato comporterebbe, non inferiore a un miliardo e mezzo di euro, ma l’obbligo di esecuzione del contratto stesso”.

    Il risarcimento richiesto è relativo, dunque

    “unicamente al ritardo già fin qui accumulato” e “ad eventuali ulteriori ritardi prodotti da fantasiose e dilatorie proposte di accordi diversi dal contratto in essere”.

    Fonte: Adnkronos

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