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Messiaen

Lasciamo oggi mia zia, i ricordi della mia permanenza in Umbria e le leccornie di quella terra (permettetemi di abbandonare tale ameno terreno citando soltanto alcuni dolciumi, il salame del Re, la ceramicola e il torcolo), per tornare a più aulica materia (che possiamo legare a quanto postato ieri giusto in virtù di un legame con santa Cecilia come patrona dei musicisti).
Domenica scorsa, sempre nell’ambito di quei concerti che scrocco nelle chiese Romane, ero a Trinità dei Monti, dove ho avuto modo di ascoltare le Quatuor pour la fin du temps, di Messiaen, autore che non conoscevo e il cui nome credevo anzi essere uno pseudonimo (siete pregati di non sghignazzare).
È musica particolare, trovo abbia il potere di non lasciare indifferente chi l’ascolta, di pizzicargli l’anima, lasciandogli nel cuore un ricordo indelebile. Composta durante gli anni di prigionia nei campi di concentramento nazisti, tale musica tratta alcuni brani dell’Apocalisse, rileggendoli con originale sensibilità e con accenti spesso sorprendentemente brillanti. A chi osservava che tali sfumature fossero, appunto, troppo giocose per un contenuto di quel tipo, Messiaen, morto nel 1993, ribatteva che nell’Apocalisse non ci sono soltanto tragedie ma anche ineffabili misticità contemplative.

2 Responses

  1. U.

    Messiaen (nomen omen?) è morto nel 1992, non nel 93

    11/01/2011 at 09:47

    • Pasquale Curatola

      Grazie per la segnalazione! Errata corrige… Mi farebbe piacere sapere come ti chiami…

      11/01/2011 at 09:48

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