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non saremo insensibili…

Nell’ambito del centocinquantenario dell’Unità d’Italia, può essere opportuno occuparsi di storia, si tornerà agli ambiti professionali con il prossimo post.
Il 5 maggio 1860, Giuseppe Garibaldi, del quale mi sono occupato anche in altra sede, partiva da Quarto (GE) alla volta della Sicilia, per compiere l’impresa più ardita del nostro Risorgimento.
A bordo di due bagnarole e niente più, delle due navi più sfigate che l’armatore Rubattino aveva in dotazione, l’Eroe dei due Mondi si accingeva all’impresa con l’aiuto di (circa) mille impavidi battaglieri.
È materia discussa, anche a causa del revisionismo storico, in che misura Garibaldi sia stato strumentalizzato dai Savoia, se non sia stato il semplice braccio armato al soldo dell’espansionismo sabaudo (nel post che ho linkato in apertura qualcuno, commentando, lo definiva “un falso mito”).
In realtà il Cavour a Garibaldi non voleva molto bene né aveva particolari entusiasmi nei confronti della Spedizione, preoccupato più dei rapporti con la Francia di Napoleone III che delle sorti dell’Italia meridionale. Nei confronti della quale, peraltro, nutriva forti pregiudizi.
Qualcuno ritiene, addidirittura, che le due imbarcazioni, ormai in vista della rottamazione, siano state scelte per sabotare il condottiero e non, come si è altrimenti affermato, per evitare che le potenze europee si insospettissero.

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