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fuggo(no) dal cinema?

Il Cinema è un’arte libera e chi fa il suo ingresso in una sala, alla ricerca della Bellezza, può farlo per impegnarsi ma anche per evadere. Da qualche tempo, tuttavia, alcuni Maestri rimproverano alla settima arte un insufficiente adeguamento del linguaggio e una scarsa attenzione all’attualità. La televisione sarebbe per molti motivi preferibile.

Bernardo Bertolucci ha dichiarato:

«Le serie che vedo sono piú belle di quasi tutti i film hollywoodiani. Trovo nella fiction quello che non vedo piú al cinema, i tempi della serialità sono quelli del cinema che amavamo».*

Robert Redford gli ha fatto pronta eco:

«La tv è un passo avanti perché la serie, tra ambientazione, luci, spazi e tempi permette di ritrovare le atmosfere del cinema d’autore che è stato cannibalizzato dal cinema industriale del blockbuster ed è rinato nelle serie d’autore».*

Il colpo di grazia arriva da Dustin Hoffman:

«La tv di oggi è la migliore che sia mai esistita, il cinema è il peggiore che abbia visto nei cinquant’anni in cui l’ho fatto».*

Ormai si occupano di televisione professionisti del calibro di Steven Soderbergh, Alejandro Gonzàlez Iñárritu, Steve McQueen, David Fincher, Woody Allen, Paul Haggis.

E in Italia? Alla presentazione de ‘Con il sole negli occhi’, il maestro Avati, in questi giorni alla prese con ‘Le nozze di Laura’, si era lasciato scappare:

«Rai Fiction sta facendo moltissimo per ridare alle tematiche sociali il peso che dovrebbero avere nel cinema. Cosa che il nostro cinema non ha piú l’ardire di fare, vittima del mercato (…) ci auguriamo di poter raccontare ancora altre storie sociali, tematiche che solo la televisione ti permette di fare. »

All’ultimo festival di Cannes l’interpretazione che molti hanno dato ai mancati riconoscimenti di Sorrentino, Garrone e Moretti è stata proprio quella di voler valorizzare l’attualità.

Qualcuno esprime malcelato entusiasmo verso le tecnologie, l’HD e il 4k, per esempio, con cui Lina Wertmüller ha realizzato dei documentari (andati, però, sia su Sky che nelle sale del circuito Nexus).

Michele Placido è al lavoro con una monumentale serie televisiva in ventiquattro puntate, ‘Il Regno’, nella quale si prefigge di raccontare la criminalità organizzata a partire dallo sbarco degli americani in Sicilia (e Lucky Luciano?).

Anch’egli finisce con il dichiarare:

«ho compreso che il nuovo è nella tv che si è saputa aggiornare nella serialità molto piú del cinema, nei linguaggi ma anche a livello internazionale nei meccanismi distributivi, basta pensare al caso di Netflix che spero investa sul talento dei giovani italiani. La tv è un’arma straordinaria, diceva Rossellini».

Le riprese cominceranno a breve, la produzione è della Goldenart di Placido e Federica Vincenti, con Angelo Barbagallo.

Il premio Oscar  Paolo Sorrentino, proprio in questi giorni, sta girando a Roma la miniserie ‘The Young Pope.

E internet? E Netflix? A parte Placido, cosa pensano i citati Maestri delle web series e dei prodotti nati per la rete?

* interviste riportate in un articolo di Renato Franco sul Corriere della Sera

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