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piú non ne ha, il buon Vespa, di fiabe da narrar?

La puntata di Porta a Porta andata in onda ieri sera, 6 aprile 2016, condotta da Bruno Vespa e incentrata su Giuseppe Salvatore Riina, Salvo per gli amici, è stata vista da 1.181.000 spettatori, con il 14.02% di share (la sola presentazione, dalle 23:26 alle 23:46: 1.256.000 spettatori, 8.18% di share). Per i non addetti ai lavori, significa che quattordici italiani su cento, tra quelli che avevano il televisore acceso a quell’ora, hanno seguito la puntata e ascoltato Riina jr., figlio del piú noto Totò.
Ascolto al di sotto delle aspettative, ha scritto qualcuno. Già, ma… quali aspettative? A molti, tra cui il sottoscritto, ospitare quel signore su Rai 1 non è sembrato opportuno. Lo si è fatto in virtú della sua fatica letteraria? Per ascoltare il salvoriina-pensiero? Per altri motivi?
Il giornalismo dev’essere giornalismo e, se pure esistono generi ibridi, quali ad esempio, l’infotainment, le responsabilità non possono essere attenuate. Né possono essere scomodate altre interviste a personaggi d’analogo livello già andate in onda nella storia della televisione. La Rai è Servizio pubblico.
La Commissione parlamentare Antimafia ha convocato per oggi alle 16 la presidente della Rai, Monica Maggioni e il Direttore generale Antonio Campo Dall’Orto, che ieri ha consentito la trasmissione, per “un’audizione urgente”. In rete, c’è già una petizione per far chiudere ‘Porta a Porta’. Rosy Bindi, presidente della Commissione Antimafia, ha parlato di negazionismo; Pietro Grasso, presidente del Senato e già magistrato, ha twittato “Non mi interessa se le mani di Riina accarezzavano i figli, sono le stesse macchiate di sangue innocente”; Roberto Fico, presidente della Commissione di Vigilanza Rai ha annunciato che ascolterà il direttore di rete; i sindacati Fnsi e Usigrai l’hanno interpretata come una “scelta scellerata”; Maria Falcone si è detta “costernata”; Salvatore Borsellino ha dichiarato:


“Avrei preferito non scrivere queste righe. Avrei preferito non essere costretto ad essere assalito dal senso di nausea che ho provato nel momento in cui ho dovuto leggere che il figlio di un criminale, criminale a sua volta, comparirà questa sera nel corso di una trasmissione della RAI, un servizio pubblico, per presentare il suo libro, scritto, come dichiarerà lui,”per difendere la dignità della sua famiglia”. Di quale dignità si tratti ce lo spiegherà raccontandoci come, insieme a suo padre, seduto in poltrona davanti alla televisione, abbia assistito il 23 maggio e il 19 luglio del ’92 allo spettacolo dei risultati degli attentati ordinati da suo padre per eliminare Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. (…)” Non ci racconterà forse le esclamazioni di gioia di quello stesso padre che descriverà, come da copione, come un padre affettuoso, ma quelle possiamo immaginarle dalle espressioni usate da quello stesso padre quando, nelle intercettazioni nel carcere di Opera, progettava di far fare la “fine del tonno, del primo tonno” anche al magistrato Nino Di Matteo. Non ha voluto rispondere, Salvo Riina, alle domande su Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Non me ne rammarico, quei nomi si sarebbero sporcati soltanto ad essere pronunciate da una bocca come la sua. In quanto al conduttore Bruno Vespa avrà il merito di fare diventare un best-seller il libro che qualcuno ha scritto per il figlio di questo criminale e che alimenterà la curiosità morbosa di tante menti sprovvedute. Si sarà così guadagnato le somme spropositate che gli vengono passate per gestire un servizio pubblico di servile ossequio ai potenti, di qualsiasi colore essi siano. Qualcuno ha chiamato la trasmissione “Porta a Porta”, la terza Camera, dopo la Camera dei Deputati e il Senato della Repubblica, questo significa infangare le istituzioni, infangare la nostra Costituzione, sport che sembra ormai molto praticato nel nostro paese. In quanto a noi familiari delle vittime di mafia eventi di questo tipo significano ancora una volta una riapertura delle nostre ferite, ove mai queste si fossero chiuse, ma ormai purtroppo questo, dopo 24 anni un cui non c’è stata ancora ne Verità ne Giustizia, è una cosa a cui ci siamo abituati, ma mai rassegnati. La nostra RESISTENZA continuerà fino all’ultimo giorno della nostra vita.”

Prima che la trasmissione andasse in onda, l’ufficio stampa della Rai ha diffuso un comunicato stampa con i seguenti contenuti:

“Le polemiche preventive nate sulla puntata di Porta a Porta in onda questa sera intorno a mezzanotte su Rai1 si sono sviluppate intorno a una trasmissione che nessun italiano ha ancora visto. Si tratta in particolare di un’intervista nella quale Bruno Vespa incalza il figlio di Totò Riina, già condannato per mafia, senza fare sconti al suo rapporto di rispetto verso il padre nonostante gli atroci delitti commessi. Quello del figlio di Riina è un punto di vista sconcertante ma che si è ritenuto di portare a conoscenza dell’opinione pubblica perché sintomatico di una mentalità da “famiglia mafiosa” che è compito della cronaca registrare. Per commentare in maniera adeguata le parole del figlio di Riina l’intervista sarà seguita da un dibattito a cui parteciperanno il figlio di Rosario Schifani, agente di scorta di Giovanni Falcone morto nell’attentato di Capaci del maggio del ’92, il giornalista del Corriere della sera Felice Cavallaro, esperto di vicende di mafia, l’avvocato Luigi Li Gotti, storico avvocato di celebri pentiti, e Dario Riccobono, presidente dell’associazione Addiopizzo. Per offrire un ulteriore punto di vista contrapposto a quello offerto dal figlio di Riina Porta a Porta ospiterà inoltre domani sera una puntata dedicata alla lotta contro la criminalità e a chi alle battaglie contro le mafie ha dedicato la propria esistenza anche a costo della vita. Tra gli altri saranno ospiti il ministro dell’Interno Angelino Alfano e il presidente dell’Autorità anticorruzione Raffaele Cantone. Con tutti gli strumenti editoriali a sua disposizione, il servizio pubblico radio televisivo è da sempre quotidianamente al fianco di tutti coloro che si sono battuti e si battono per il pieno rispetto della legalità e contro tutte le forme di criminalità organizzata. Lo ha dimostrato tante volte nel passato con le sue produzioni, giornalistiche o di fiction. Lo conferma tutti i giorni come ad esempio è accaduto proprio pochi giorni fa, il 21 marzo, in occasione della giornata nazionale in ricordo delle vittime innocenti delle mafie, promossa dall’associazione Libera di Don Ciotti, quando con un impegno senza precedenti rispetto al passato la Rai ha accompagnato questa giornata con un palinsesto dedicato, ricco di appuntamenti tra spazi informativi in diretta, approfondimenti sulle reti televisive e su quelle radiofoniche con interviste, programmi, testimonianze, film e fiction sull’argomento. Un impegno che l’azienda continuerà a portare avanti con costanza quotidianamente con una prima serata su Rai1 tra qualche settimana dedicata ai temi delle battaglie contro le mafie. La Rai non è e non sarà mai il luogo in cui le mafie e tutte le sue espressioni potranno trovare cittadinanza”.

In questa libreria non si ordina né si vende il libro di Salvatore Riina

Libreria Vicolo Stretto, Catania: “In questa libreria non si ordina né si vende il libro di Salvatore Riina”

Fonti: Auditel, Repubblica.it, social network

2 Responses

  1. Sarei tentata di ribloggare, ma non credo serva e, in più, ieri ho messo anche io un post a tema.
    Comunque condivido in pieno.
    PS. Le librerie che non vogliono il libro aumentano… forse c’è ancora parecchia dignità in Italia.

    08/04/2016 at 10:46

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