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Posts tagged “Barbara Bouchet

Settanta… ma non li dimostra!

Sabato prossimo Cinecittà compie settant’anni.

Formulare alla fabbrica dei sogni i migliori auguri per il suo 70° genetliaco mi riempie di gioia e – consentite – una punta di orgoglio.

Il mio primo ingresso a Cinecittà avvenne nel dicembre 1996, per vedere la mostra sui cento anni del cinema.

Un segno del destino. Pochi anni dopo la vita mi riportava in via Tuscolana 1055 per lavorarvi…

L’emozione era quella di uno scolaretto. L’abbigliamento era curato alla perfezione, come nemmeno Lord Brummel alla prima comunione, tant’è che qualcuno, non ricordo bene chi, mi disse: “Ma ‘ndo devi anna’? Me pare de sta’ in banca pe’ fa’ ‘n mutuo!”

Il montatore, o l’operatore di ripresa devono vestire per forza in modo informale, per avere la necessaria libertà nei movimenti.  

Il produttore e il dirigente si possono mettere in tiro. I redattori, i programmisti, i registi, gli autori seguono declinazioni intermedie, spesso soggettive.

Il mio lavoro era alacre, caratterizzato da abnegazione e disciplina, e mi consentì ben presto di conquistare la fiducia di colleghi e superiori.

La prima grande soddisfazione fu ‘Sinners’: “La mia anima è un tempio sacrilego, in cui le campane del peccato, riottose e perverse, suonano all’infinito…” Mi pare ancora di udire quella frase, attribuibile non ricordo più a chi, che era praticamente lo slogan della trasmissione. Quanti ricordi! Le interviste scalettate fino alle due di notte, i colleghi rimasti imbottigliati nel traffico con gli speaker che li aspettavano imprecando in sumero, le scalette da cambiare all’ultimo momento…

Sulle rotte del cinema, Non aprite quella porta, Borderline, Be Fool, con tanto di comparsata fuori programma al fianco di Barbara Bouchet…

Già, le comparse… frotte di esseri umani vestiti da cittadini dell’antica Roma, che magari consumano un cappuccino e un cornetto ancora in costume, durante una pausa… È difficile immaginarlo, anche perché, per poter pagare quel cappuccino e quel cornetto, i disgraziati erano costretti a portarsi il marsupio sotto la toga.

Era delizioso, un gusto postmoderno per le contaminazioni di epoche diverse.

Contaminazioni che ho capito poco erano, invece, i graffiti realizzati da qualche sconosciuto lungo le recinzioni esterne degli Studios, contestualmente alla nascita di Cinecittà Campus. Non sono ancora riuscito a sapere se fossero opera di un creativo tra il balordo e il naïf o di un semplice teppista.

Nel fare gli auguri all’azienda che tanto ha rappresentato nel mio cammino professionale, nel compiere tale graditissimo compito, si vuol formulare una proposta, nella speranza che possa piacere a qualcuno.

Appena dopo l’ingresso di Cinecittà, un grande prato circolare sorride a chi entra e, in primavera, profuma spesso di erba tagliata di fresco.

Perché non creare, al centro del prato, un monumento che raffiguri la Fontana di Trevi, così come immortalata ne La Dolce Vita, con tanto di Marcello e Anitona che lo invita a raggiungerla in mezzo alle acque? Giusto un po’ d’attualizzazione… che so… un qualche effetto speciale che proietti nelle acque della fontana la storia del cinema italiano, o un nastro di celluloide fatto di plasma che riproduca i volti dei divi, le tappe salienti della nostra storia cinematografica…

A me sembra carina, come idea. In alternativa, la si potrebbe realizzare all’esterno degli studi, nel prato su cui veglia il colosso di Ben Hur…

Solo che poi… i teppisti chi li ferma?


Reggio Calabria FilmFest 2006

Nei giorni scorsi si è svolta a Reggio Calabria la seconda edizione del Reggio Calabria Filmfest, interessante rassegna che ha messo in luce alcuni aspetti del cinema trascurati dall’osservazione tradizionale e ha messo in risalto interessanti sfumature forse perdute.

Nella scaletta della manifestazione spiccavano

  • Colpi in canna. Il cinema di Fernando di Leo, rassegna dedicata al grande regista reggino specializzato in film della mala; 
  • Elettroshock, 30 anni di video in Italia;
  • varie altre iniziative.

Si è molto ricordata la figura di Leopoldo Trieste.

Di particolare interesse H 2 Odio, l’ultimo film di Alex Infascelli, e Piano 17, dei fratelli Manetti (o Manetti Bros., per chi ama le american labels).

La lista delle personalità intervenute è davvero di riguardo: Marco Dell’Utri, Francesco Fei, Alex Infascelli, Marco Manetti, Barbara Bouchet.

Forse perfettibile la campagna di comunicazione e promozione con cui tale iniziativa è stata lanciata.

Non un solo spazio su giornali o mezzi di comunicazione locali, solo qualche manifesto qua e là.

Chi scrive, sebbene più che attento a quanto avviene nel mondo della comunicazione, l’ha saputo quasi per caso.

E Barbara Bouchet, con la quale lo scrivente si è anche onorato di lavorare, salita sul palcoscenico del Teatro Francesco Cilea, quasi vuoto nonostante l’interesse della manifestazione, ha commentato

Mamma mia, pensavo di essere più famosa a Reggio Calabria”


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