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Posts tagged “Bibbia

i frutti del platano

A scuola ci raccontavano che il filosofo Platone fosse cosí soprannominato per la sua possente struttura fisica, dall’aggettivo πλατύς, (platýs) che significa “largo”. È cosí sicuramente. Chi ci garantisce, però, che il buon Socrate, nel rivolgersi con affetto a uno dei suoi discepoli, non si sia lasciato ispirare dall’albero, guarda caso un πλάτανος (plàtanos), sotto al quale era solito fare lezione? I Greci, peraltro, chiamavano cosí il platano proprio per la larghezza della sua chioma, forse analoga a quella delle spalle di Platone
Oh, è un albero importante, il platano, mica bubbole. È giunto in Italia dall’Asia Minore, già sacro in Lidia, passando per Creta. Le sue foglie, simili al palmo della mano lo resero sacro alla Grande Madre, che a Creta era rappresentata con le cinque dita della mano aperte. (more…)


le proposte del Biscione (febbraio 2016)

  • L’isola dei famosi tornerà in onda a breve ma, diversamente dalle date che erano state in un primo momento prospettate, potrebbe martire mercoledí 9 marzo invece che il lunedí precedente per non scontrarsi con il commissario Montalbano, in onda su Rai 1 con l’episodio ‘Piramide di fango’. Dopo la prima puntata le cose potrebbero cambiare o rimanere gattopardescamente uguali. Quanto al cast, è forse di particolare interesse la partecipazione di Simona Ventura, che dovrà vedersela con naufraghi del calibro di Marco Carta, del circense Stefano Orfei, dell’attore Jonás Berami (Juan Castañeda ne ‘Il Segreto’, dell’egittologo Aristide Malnato (“Mummy” il mummiologo, spesso ospite di ‘Detto Fatto) nonché, secondo alcune testate, Enzo Salvi, Claudia Galanti, Mercedes Schicchi (figlia di Riccardo Schicchi ed Eva Henger), Gianluca Mech (quello delle tisane), Gloria Patricia Contreras (‘The Lady, una web serie), Cristian Galella, Matteo Cambi, Andrea Preti, Paola Caruso, Giacobbe Fragomeni, Gracia Torres.
    Non si può certo affermare che tutti i naufraghi abbiamo goduto delle medesime attenzioni da parte del gossip.
    Non ci sarà Pamela Prati. Condurrà Alessia Marcuzzi.
  • Novità al Tg5: (more…)

Regression e altri demoni

È nelle sale ‘Regression’, psico – horror – thriller con Emma Watson, David Thewlis ed Ethan Hawke, diretto dal premio Oscar Alejandro Amenábar; la nota Ansa che lo accompagna recita “C’è un demoniaco dentro di noi, ma anche quello vero. Anche se il più grande lavoro del diavolo è dimostrare che non esiste”.

Anche a noi di ‘Sinners, programma basato sul peccato, alcune domande sorgevano spontanee, nel nostro piccolo. Chi è esattamente il diavolo? Che fattezze ha? Come opera? Se la memoria non m’inganna, era domanda che ponevamo anche ai nostri ospiti, spesso professori universitari, ricevendo interessanti risposte: nella Bibbia Satana appare come un dignitario di corte, il diavolo appare solo quando tenta Gesú e quando, secondo san Giovanni, entra in Giuda. Alcuni pensano che il nome Satana derivi da quello del dio egizio Set. Lucifero ha una storia complicatissima, che non è possibile condensare in questa sede. Ovvio, poi, che il programma fosse basato sul modo in cui le dette figure sono state analizzate dalla settima arte.

Al sottoscritto, a prescindere da precedenti collaborazioni, risulta quanto segue.

La fata madrina di Cenerentola, nel capolavoro Disney, si rivolgeva al gatto delle sorellastre dicendogli «Povero Lucifero!»; Victor Hugo intitolava ‛Satana’ un capitolo di un suo romanzo in cui appariva un personaggio sottilmente malvagio; Athena e i Cavalieri dello Zodiaco sconfiggevano Lucifero in un OAV intitolato ‘L’ultima battaglia’; Antoine de Saint-Exupéry conferiva al Serpente del ‛Piccolo Principe’ i caratteri della malvagità e dell’invidia, in maniera simile al Serpente di Collodi, ispirato a Goethe, che muore ridendo a crepapelle al cospetto di Pinocchio; qualche stagione addietro, a ‛Quelli che il calcio’, in prossimità del santo Natale, s’intonava «Sia maledetto Satana e tutti i malfattori!».

Nel libro della Sapienza è scritto che “la morte è entrata nel mondo per invidia del diavolo” ed è sicuramente un personaggio negativo “il Diavolo” che, in ‘Spicchi di cielo tra baffi di fumo’, brucia il campo di grano della famiglia di Romeo per comprare quest’ultimo.

Eppure, ne ‘I fratelli Karamazov’, Fëdor Michajlovič Dostoevskij fa dire a Satana che anche lui avrebbe voluto gioire per la Resurrezione di Cristo. Il medesimo scrive anche, nello  stesso libro, che “il diavolo combatte con Dio e il campo della battaglia è il cuore dell’Uomo “.

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Mozart(s) & the Jungle

Prende il via questa sera su Sky Atlantic la serie ‘Mozart in the Jungle’, ispirata al pressoché omonimo libro scritto dall’oboista Blair Tindall nel 2005; prodotta da Amazon Prime Instant Video, è stata adattata per il piccolo schermo da Roman Coppola e Jason Schwartzman (rispettivamente figlio e nipote di Francis Ford Coppola).

Serie tra le piú apprezzate (Huffington Post, The Hollywood Reporter), basata sulla musica classica, ‘Mozart in the Jungle’ racconta le vicende della giovane clarinettista Hailey (Lola Kirke) che, a un passo dall’agognata New York Simphony Orchestra, vede cambiare il vecchio direttore Malcolm McDowell (Alex DeLarge di ‘Arancia Meccanica’) e arrivarne un altro,  tale Rodrigo De Souza, talentuoso ma eccentrico, interpretato dal messicano Gael García Bernal (Ernesto Che Guevara giovane ne ‘I diari della motocicletta’ ed interprete ne ‘La Mala Educación’ di Pedro Almodovar). Musica classica ma anche eventi mondani, piccole schegge di simpatica follia e sindacalisti ormai anzianotti usi a preparare la colazione seminudi. Nel cast anche Saffron Burrows e Bernadette Peters. Da questa sera alle 21.10 in prima visione assoluta su Sky Atlantic HD e in contemporanea su Sky Arte HD, con i primi due episodi alle 21.10, il terzo alle 23.10; i primi due episodi andranno in onda in contemporanea su Sky Uno HD e il primo online su skyatlantic.it.

Anche i fumettisti, nel loro piccolo, sono dei Mozart e una potenziale giungla può essere costituita dal contesto socio-culturale al quale si rivolgono. A pochi mesi da Charlie Hebdo, il dialogo tra fumetti e religione torna alla ribalta in virtú della mostra “Valiant Women and Super Heroes: Bibles Stories in Comics“, che tenta di analizzare i legami nascosti tra fumetti, soprattutto americani, e Sacre Scritture.

Nel corso della storia, Paoline a parte, (more…)


sacramentare

Il grande Roberto Benigni ha detto che nelle altre lingue la bestemmia non esiste o è, al massimo, un’espressione concisa e stringata che scappa in momenti di collera estrema e incontenibile disappunto.

Si tratta, dunque, di un’espressione breve, neanche paragonabile alla perversione morfosintattica spesso riscontrabile in Italia, anche a prescindere dall’aneddoto che Benigni stesso ha raccontato (quanto a ciò che  è stato raccontato a noi, si potrà rileggere Mr D. The Final Chapter).

La bestemmia è segno d’ignoranza e rozzezza d’animo; nelle altre culture e religioni non è lontanamente concepibile, nemmeno nella piú balorda delle manifestazioni.

Si ricorderà, d’altro canto, come l’imprecazione contro la religione sia la sola ragione davvero valida per espellere i concorrenti dei reality show

PS: con l’occasione, si vuol porgere un sincero cenno di congratulazione a Roberto Benigni

per il bellissimo spettacolo sui Dieci Comandamenti e per il successo ottenuto.

PS 2: certo che fare 10 milioni fuori del periodo di garanzia…

a Rai Pubblicità si staranno mangiando le mani fino ai gomiti…


on the Red Sea (2)

Christian Bale will play as Moses in the next Ridley Scott’s kolossal,  ‘Exodus: Gods and Kings’(The title seems to reveal a quiet disenchanted approach to the Holy Bible, seen as the Hebraic mythology). 

As in the previous films based on the Exodus (and Deuteronomy), 40 years old Christian will have to make Israelite slaves get out free from Egypt and move toward the Promised Land.

Of course, it is to tell the particular relationship between Moses and Rhamses, (Joel Edgerton of Warrior and The Great Gatsby), born almost as brothers, became ennemies because of the facts and, someone says, of the different opinions on slavery.

They arrive to duel, and Rhamses screams:

Let’see who’s more effective at killing, you or me?’.

By the way, Moses takes Rhamses informed on what runs the risk to happen:

I came here to tell you that something is coming that is out of my control‘.

According to the trailer, another star in this film, which is said to have a budget of over $150m, seems to be the Nature; we see tornadoes, dantesque landscapes, lightning storms, rivers of blood (perhaps because of the 10 Plagues, I suppose).

In the cast, Bale and Edgerton a part, there are also Sigourney Weaver, Aaron Paul, Ben Kingsley, Emun Elliott and John Turturro.

The film, written by the Oscar awarded Steven Zaillian (‘Schindler’s List’), realised at the Pinewood Studios of London, will be released in America on December 12, 2014; in Italy, on January 2015.

Christian Bale interpreterà Mosè nel prossimo kolossal di Ridley Scott, ‘Exodus: Dèi e Re’ (il titolo sembra rivelare un approccio abbastanza disincantato verso la Sacra Bibbia, vista come mitologia ebraica).

Come nei precedenti film basati sull’Esodo (e sul Deuteronomio), il quarantenne Christian dovrà far uscire liberi dall’Egitto gli schiavi israeliti e muovere verso la Terra Promessa.

Naturalmente, c’è da raccontare il particolare rapporto tra Mosè e Ramses, (Joel Edgerton di Warrior e Il grande Gatsby), nati praticamente fratelli, diventati nemici a causa dei fatti e, dice qualcuno, delle diverse opinioni sulla schiavitú.

Arrivano a duellare e Ramses urla:

‘Vediamo chi è piú bravo a uccidere, io o tu’.

Comunque, Mosè informa Ramses su cosa corre il rischio di accadere:

‘Sono venuto qui per dirti che sta arrivando qualcosa che è fuori dal mio controllo’.

Stando al trailer, un’altra protagonista di questo film, che si dice abbia un budget di oltre 150 milioni di dollari, sembra essere la natura; si vedono tornado, paesaggi danteschi, temporali, fiumi di sangue (forse a causa delle Dieci Piaghe, suppongo).

Nel cast, a parte Bale e Edgerton, ci sono anche Sigourney Weaver, Aaron Paul, Ben Kingsley, Emun Elliott e John Turturro.

Il film, scritto dal premio Oscar Steven Zaillian (‘Schindler List’), realizzato presso i Pinewood Studios di Londra, uscirà in America il 12 dicembre 2014, in Italia a gennaio 2015.


la materia obbedisce allo spirito

Nel vangelo, Gesú fu tentato dal Maligno in piú occasioni.

Una volta, durante la peregrinazione nel deserto, il Diavolo lo prese e lo portò su un’altura,

facendogli vedere tutti i domini della terra.

Gli promise di donarglieli, se lui lo avesse adorato.

I teologi si sono chiesti come il Diavolo potesse pensare anche solo lontanamente di poter tentare il figlio di Dio, che,

in quanto tale, era già proprietario del mondo e hanno formulato delle ipotesi.

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lost in translation

Pollon combinaguai era uno dei cartoni animati piú belli e piú seguiti degli anni Ottanta ed è gradevole riguardarlo ancora oggi, quando riproposto. Ogni episodio consentiva ai piccoli telespettatori d’incontrare un mito dell’antica Grecia in modo ameno e gradevole lasciando loro la possibilità, se lo avessero desiderato, di approfondirlo in altra sede, verificando analogie e differenze.

L’unico episodio che mi ha lasciato perplesso riguardava l’arrivo di un certo “Dupon”, definito “dio della tempesta”, considerato cosí pericoloso da far temere il peggio allo stesso Zeus (pronto, però, ad affrontarlo, sebbene la fabbrica di fulmini, nel cartone, fosse ormai sommersa dall’acqua).

Chi era ‘sto Dupon? Perché i libri di scuola non lo citavano? Perché finanche l’affidabile enciclopedia taceva il suo nome?

Dopo anni d’affannose indagini e concitate elucubrazioni, la risposta è forse arrivata:

errore filologico ci fu!

Nella mitologia si parla di un certo Tifone (Typhon, in greco), un mostro che attaccò l’Olimpo e costrinse gli dèi alla fuga (donde l’origine di alcune costellazioni); è possibile che in Giappone, dove il cartone di Pollon era realizzato, il nome di Typhon sia diventato Dupòn nella traduzione dal greco (si sa, Paese che vai, fonetica che trovi).

Una volta in Italia, non sarà stato possibile ricostruire l’accaduto e sarà evidentemente rimasta la forma “nipponica” del personaggio.

Dupon (o Typhon -> Tifone) nel cartone animato di Pollon combinaguai

Dupon (o Typhon -> Tifone) nel cartone animato di Pollon combinaguai

Sarebbe solo uno dei tanti errori di traduzione che hanno caratterizzato il corso della storia, certo meno grave di quello relativo al passo della Bibbia dove si racconta la nascita di Eva (pare fosse “dalla metà dell’uomo”, non “dalla costola”), al passaggio del cammello nell’ago (pare fosse un camallo, che è una fune da marinaio) o alle fiamme che splendevano sulla fronte di Mosè, considerate “corna” fino al XVIII secolo per la confusione di due parole ebraiche molto simili.

Per non parlare, poi, dei faux amis


le buone letture

Da un classico letterario si deve pretendere il miglioramento spirituale di chi lo legge (lo si vorrebbe dire con riguardo anche ad altri ambiti, ma tali e tante sono le pieghe del transeunte che le decodifiche sembrano scontate).
Quali libri, quali letture non possono mancare nel cammino culturale, intellettuale e spirituale di un uomo? La mia classifica delle priorità è la seguente:

  1. V. Hugo, L’Uomo che ride;

  2. AA. VV., la Bibbia (almeno il Pentateuco, l’Ecclesiaste e il Nuovo Testamento);

  3. F. DostoevskijDelitto e Castigo, I fratelli Karamazov, L’Idiota;

  4.  L. TolstojResurrezione;

  5. C. Collodi, Le avventure di Pinocchio (da leggere nella versione originale, la prima volta da fanciulli, poi da adulti);

  6. P. Levi, Se questo è un uomo;

  7. V. Hugo, I Miserabili;

  8. D. Alighieri, la Divina Commedia;

  9. F. Pessoa, intera produzione;

  10. G. Leopardi, Canti, Operette morali;

  11. F. Nietzsche, Cosí parlò Zarathustra;

  12. S. Freud e  C.G. Jung, un po’ tutto;

  13. Omero (?), Odissea, Iliade;

  14. Eschilo, Sofocle, Euripide, Aristofane, Shakespeare, un po’ tutto;

  15. G. Orwell, 1984;

  16. H. Hesse, Siddharta;

  17. Platone, la Repubblica, il Simposio;

  18. Ch. Dickens, A Tale of two Cities, Hard Times,  Little Dorrit, Great Expectations, altri;

  19. sant’Agostino, le Confessioni;

La classifica intende, tra l’altro, controbilanciare le categorie che derivano dalla scuola o dal successo editoriale.

L’elenco (sui millecinquecento che ha letto) dei libri che hanno cambiato la vita all’amico Alessandro Poggiali è invece il seguente (molte le analogie col sottoscritto): (more…)


la pasqua di Maddalena

As my readers know, the tradition of Mary Magdalene and the possibility that she was the Jesus’ companion, has always turned my attention on.

On Easter, according to an ‘ancient tradition related to the figure of Mary Magdalene, in the Orthodox Countries people use to color eggs in red.

The tradition has it that the Saint, having told Peter of the Resurrection, was answered with a strong disbelief and denial. The eggs she kept in her womb, though, became coloured in a bright vermilion, the same of the blood, and only that miracle was able to convince Peter, who decided only then to go to the tomb for checking what had happened.

I am also pleased to report a personnel suspect, I currently consider as a simple suggestion.

The legend of the ‘ sang real ‘ has it that Mary Magdalene, after the well-known events, moved to France.

In the Gospel it is written as following:

“Now go your way, tell His disciples and Peter that he goes before you into Galilee” (Mt, 28, 7; Mk 16: 7).

What if … what if … Galilee was a misprint for ‘Gallia’ , that is the Latin name of France?

Dan Brown would have a toast… And we with him…

Come sapete, la tradizione di Maria Maddalena e l’eventualità che sia stata la compagna di Gesú, ha sempre acceso la mia attenzione.

A Pasqua, secondo un’antichissima tradizione legata proprio alla figura della Maddalena, nei Paesi di religione ortodossa si usa colorare le uova di rosso.

Si vuole, infatti, che la Santa, dopo aver detto a Pietro della Resurrezione, si sia vista opporre un netto e incredulo rifiuto. Le uova che portava in grembo, però, si colorarono d’un acceso colore vermiglio, lo stesso del sangue, e questo miracolo riuscì a convincere Pietro che, solo allora, decise di andare al sepolcro a vedere cos’era successo.

Mi è gradito, inoltre, riferire un sospetto personale, al quale attribuisco, al momento, il valore di una semplice suggestione.

La leggenda del ‘sang real’ vuole che la Maddalena, dopo le note vicende, si sia trasferita in Francia. Nel Vangelo è riportata la seguente frase: “Ora andate, e dite ai Suoi discepoli e a Pietro che Egli vi precede in Galilea” (Mt, 28, 7; Mc, 16, 7).

E se … e se… Galilea’ fosse  un refuso, in luogo di ‘Gallia’, cioè l’antico nome della Francia?

Dan Brown stapperebbe lo spumante… E noi con lui…

 


chi va piano…

Oggi è la Giornata Mondiale della Lentezza.

Giunta alla sesta edizione, la manifestazione intende rappresentare “un attimo di riflessione collettiva sui danni economici, ambientali e sociali del vivere a folle velocità, in un momento difficile di grandi trasformazioni, confusione e incertezza”.

In questa sede si vuole solo offrire qualche spunto personale, derivato dalle proprie riflessioni.

Muoversi lentamente è utile e bello: fa bene alla circolazione e alla respirazione (secondo i beduini del deserto, peraltro, camminare lentamente, a piedi, guardando l’orizzonte, tiene allenata la creatività, ed è abitudine che il sottoscritto non disdegna, quando possibile).

Mangiare lentamente è una buona abitudine: lo slow food è largamente da preferirsi alla mania di molti di ingurgitare frettolosi spuntini, togliendo spazio, oltre al gusto del cibo, al valore della vita.

Parlare lentamente (e ascoltare con attenzione!) può aiutarci nella comprensione reciproca.

Agire con la giusta lentezza rende piú consapevoli delle scelte che si fanno.

La lentezza è importante nella lettura e nello studio, per assaporare i contenuti nella loro autentica essenza, coglierne tutte le sfumature e capire cosa va approfondito.

Si ricordi sempre, inoltre, la Bibbia: “c’è un tempo per tutte le cose“.


i numeri della Bibbia

Sembra che, in luogo di

Dio il Signore, con la costola che aveva tolta all’uomo, formò una donna e la condusse all’uomo“,

sarebbe piú corretto tradurre:

Dio il Signore, con la metà che aveva tolta all’uomo, formò una donna e la condusse all’uomo“.

Si tratta solo di una delle tante curiosità che possono scaturire dal confronto tra il testo originale della Bibbia e le traduzioni nelle altre lingue, antiche e moderne.

Curiosità che non si limitano, però, all’aspetto lessicale e filologico.

Nel corso della storia, infatti, si è anche  tentato, piú volte, un approccio numerologico (oltre che esoterico) al testo delle Sacre Scritture.

Si è cercato, cioè, di ricavare dalla lettera del testo originale un qualche codice trasversale, che percorresse l’intera opera in modo sotteso o celasse significati reconditi. Questo sforzo era aiutato dalla particolare fisionomia delle lingue ebraica, aramaica e greca e dalla gematria, scienza che assimila i numeri alle lettere dell’alfabeto, attribuendo valore simbolico. La questione si è spesso risolta affermando che è possibile ricavare quello che si vuole, giocando con il variare delle combinazioni.

Nel 1964 il pastore Ethelbert W. Bullinger pubblicò  uno studio sulla numerologia della Bibbia, ovvero sull’importanza che alcuni numeri hanno nell’architettura delle Sacre Scritture, anche in considerazione della ricorrenza loro e dei loro multipli.

L’approccio è quello di dimostrare come la Bibbia riproduca nel suo testo una perfezione matematica che riprende la perfezione del creato ed è sforzo che, nel corso della storia, ha accomunato molte indagini, speculazioni, correnti.

Partendo dallo studio di Bullinger, con qualche integrazione proveniente da altre fonti, il significato di ogni numero sarebbe il seguente: (more…)


for Easter…

da In the Beginning – Storie dalla Bibbia

Osamu Dezaki è salito al Cielo dei registi da qualche giorno

ma le produzioni che ha diretto vivranno sempre con noi.

Non solo Rèmi, Lady Oscar, Rocky Joe o Astro Boy ma anche,

come suggerito dall’immagine,

In the Beginning – Storie dalla Bibbia.

Proprio con riguardo a quest’ultima serie,

si è preso in prestito il fotogramma

con il passaggio del mar Rosso

da parte del popolo ebraico.

Grazie, maestro! 


tutti pazzi per la Bibbia!

La lettura televisiva delle Sacre Scritture è sicuramente momento tra i più alti nella storia della televisione.

Dal punto di vista prettamente televisivo e comunicativo, però, l’efficacia della lettura risente del tone of voice dell’interprete.

Un po’ monocorde Benedetto XVI, che ha letto i versetti della Genesi relativi alla Creazione e alla cacciata dall’Eden.

Meritato l’applauso a Benigni, che ha un po’ sollevato il pathos e ha poi dichiarato:

“è un libro che si legge in presenza dell’autore!”


Mary Magdalene

I started to study Mary Magdalene a few years ago. I would like to reason with you about. Gospel according to Saint Philip, found by case in the dust of the desert, contains some passes where Jesus & Mary look companions, where Jesus kissed her on the mouth, and the others disciples were envious of her. 

Somebody say that Gospel according to saint Philip is not reliable, but I found in the Acts of the apostles, those written by saint Luke, everyone of us can verify, the following pass:

                                                      “Moved away, the next day we came to Caesarea and, come into Evangelist Philip,

who was one of the Seven, stayed  there”

(Act, 21, 8)

We must suppose that Gospel according to saint Philip found in Ben Hammadi be a precise copy of the lost Greek version. I read some passes of that Gospel, sometime is hard to understand and to interpret.

Somebody say that, if people called Jesus Rabbi, it means he was married, because in Jewish tradition we can call Rabbi only a married man.

Others suppose that Jesus could be called Rabbi even not married, because  he belonged to the schism of Essens.

Mary Magdalene tradition is very old and in Occidental culture there is a lot of testimonies. What about Proust’s madeleines or the pseudonym of Jean Valjean in Hugo’s novel ‘The Miserables’?  What about Disney symbols? A part Mermaid Ariel looking at a particular paint, I discovered that there is a five petals rose in the comb of Mulan, in the 2nd episode of the saga!

What do you think about?


santa Maria Maddalena

La figura di Maria Maddalena è oggetto delle mie attenzioni da qualche anno.

Il vangelo apocrifo di Filippo, trovato in circostanze fortuite in mezzo alla sabbia del deserto, riporterebbe alcuni stralci da cui si evince che Gesù e Maria di Magdala erano compagni, che lui la baciava spesso sulla bocca e che gli altri discepoli erano gelosi di lei. Alcuni affermano che il vangelo di Filippo non merita la minima attendibilità ma io ho trovato negli Atti degli Apostoli, quelli scritti da san Luca, che ognuno di noi ha in casa, il seguente passaggio:

                                                      “Ripartiti, il giorno seguente giungemmo a Cesarea, ed entrati nella casa dell’evangelista Filippo, che era uno dei Sette, sostammo presso di lui”

(At, 21,8)

Si deve ipotizzare che il vangelo di Filippo ritrovato a Ben Hammadi sia conforme alla preesistente edizione greca, andata perduta. Io ho letto alcuni stralci del famigerato vangelo. È vero, sono oscuri, spesso di senso incompiuto o di difficile interpretazione. Frasi come “non cercate il regno dei cieli in cielo, o gli uccelli vi arriveranno prima di voi” si alternano ad altre in cui si afferma “dove due sarà uno…” et similia.

Alcuni affermano che il fatto stesso che Gesù venisse chiamato Rabbì significa che era sposato, essendo tale titolo conferito dalla cultura ebraica solo agli uomini che avevano contratto matrimonio. Altri rispondono che forse Gesù poteva essere esonerato da tale impedimento perché apparteneva alla setta degli Esseni.

Ma la tradizione ed il culto di Maria Maddalena hanno radici antichissime e hanno in effetti prodotto molti frutti nella cultura occidentale. A parte le madeleines di Proust, o lo pseudonimo usato da Jean Valjean nei Miserabili di Victo Hugo, anche chi scrive, nel suo piccolo ha verificato che nella produzione Disney affiorano simbologie di un certo tipo (oltre alla Sirenetta che contempla il quadro, c’è una rosa a cinque petali sul pettine di Mulan, nel secondo film interpretato dall’eroina dagli occhi a mandorla). E faccio fatica a fermarmi qui.

Mi limito a citare la prof di religione del ginnasio: “Il Gesù della religione non è il Gesù della storia”.

Inoltre, dal vangelo di Filippo apostolo: frammento n° 32: “Erano tre (Maria), che andavano sempre con il Signore: sua madre Maria, sua sorella, e la Maddalena, che è detta sua consorte. Infatti era “Maria”: sua sorella, sua madre e la sua consorte”; frammento 55: “La Sofia, che è chiamata sterile, è la madre degli angeli. La compagna di [Cristo è Maria] Maddalena. Il Signore amava Maria più di tutti i discepoli e la baciava spesso sulla [bocca]. Gli altri discepoli allora gli dissero: “perché ami lei più di tutti noi?” Il Salvatore rispose e disse loro: “perché non amo voi tutti come lei?”.

Un sito interessante, con il testo integrale del vangelo in questione, può essere questo;

per informazioni di più ampio respiro potete cliccare qui.


il sogno di Giacobbe

Scuola provenzale, Sogno di Giacobbe, XV sec., Musée du Petit Palais, Avignone

 Giacobbe sognò una scala piantata in terra, diretta verso il cielo,

con angeli che, pur alati, vi salivano a piedi.


on the Red Sea…

Il Pasquale Curatola’s World formula a tutti i suoi friends i migliori auguri per un’ottima Pasqua e un gradevolissimo lunedì dell’Angelo. Chi è cristiano potrà esultare per la Resurrezione e, anche se non cristiano, godersi la classica gita fuori porta con fave e pecorino, in alternativa alla crociera a Sharm el Sheik. Interessanti inoltre le sorprese celate dalle uova al cioccolato. Soprattutto per la linea…

Dostoeevskj, ne I fratelli Karamazov, fa di dire al diavolo che anch’egli avrebbe voluto gioire per la vittoria del Cristo sulla morte

Nella notte tra sabato e domenica, nell’ambito della quale santaromanachiesa  celebra la Resurrezione, verrà anche ululato il famigerato Canto del Mare, componimento liturgico che riprende il cantico di vittoria intonato dagli Ebrei mentre uscivano dal mar Rosso, e che si caratterizza per dei vocalizzi molto particolari che vanno eseguiti alla fine di ogni strofa. Una volta, quando la mia spiritualità si identificava con la proposta del contesto, era perfino linkato in questo blog.

Dal punto di vista liturgico, accompagna la lettura del libro dell’Esodo, dove si racconta del mare che si aprì di fronte a Mosè, fece passare indenne il popolo ebraico e si richiuse sui soldati egiziani e sul faraone, facendoli perire tra i flutti. Per il faraone, passi, che era in effetti cattivello, ma quei disgraziati di soldati che colpa avevano, se non quella di fare il loro lavoro? Magari avevano solo dei contratti a progetto, del tipo “la scrivente società Pharaoh Enterprise si servirà delle prestazioni del soldato… a carattere occasionale, con preciso riguardo alla cattura di taluni ebrei che stanno cercando di uscire dall’Egitto… Al soldato verrà riconosciuta una diaria consistente in n° 40 sacchi di farina, altrettanti di miglio, e due orci d’olio…

Poveri diavoli umiliati due volte, la prima dal ministero del lavoro egizio, la seconda dal mare.

Ovviamente si scherza. Facendo i seri, una prima aporia è rinvenibile già nel testo delle scritture. Nella Bibbia, Esodo, capitolo14, ai versi 21-22 si legge:

“Allora Mosè stese la mano sul mare. E il Signore, durante tutta la notte, risospinse il mare con un forte vento d’oriente, rendendolo asciutto; le acque si divisero. Gli Israeliti entrarono nel mare sull’asciutto. Mentre le acque erano per loro come una muraglia, a destra e a sinistra.”

A verso 27 si legge invece:

“Mosè stese la mano sul mare e il mare, sul far del mattino, tornò al suo livello consueto, mentre gli Egiziani, fuggendo, vi si dirigevano contro”.

Chi è affezionato alla rappresentazione classica, con Charlton Heston che solleva il bastone e il mare si apre, immagina le due sponde del mare sollevate come due bastioni. Altri possono immaginare semplicemente delle acque al di sotto del livello standard, come ritengono alcuni archeologi.

Un’ulteriore interpretazione vuole che tutta la narrazione sia una elaborazione mitica di un concetto che apparteneva alla cultura egiziana. Il faraone, rappresentato da un ideogramma che richiama in effetti due sponde di mare divise a metà, era in grado di separare la luce dalle tenebre. E la narrazione biblica, al di là dell’orgoglio epico, servirebbe solo a testimoniare che anche il popolo redento era stato capace di tale separazione. E i cristiani di oggi superano il baratro tra Peccato e Salvezza.

Peccato che, qualche capitolo dopo, nella Bibbia si separarono anche le acque del Giordano…


varia umanità (1)

Ho trovato una possibile risposta a quel problema filologico sulla parola Elohim, che forse ricorderete: ecco il link.

Vorrei inoltre segnalare due siti:

 (EN) UnBoundBible – Permette la comparazione di diverse versioni della Bibbia in moltissime lingue.

 (EN) BibleGateway – Permette la visualizzazione di molte versioni della Bibbia in moltissime lingue.

 


il Respiro

Nella storia della cultura il Respiro è sempre stato visto come chiaro indizio della Vita e, con essa, dell’azione di un’Entità superiore.

Nelle antiche mitologie, come ricordavamo in un precedente post, le divinità soffiavano nelle narici dell’uomo proprio per infondergli la vita, il tratto che distingue i viventi dalla materia non vivente.

La parola greca Pnéuma, traducibile letteralmente come “respiro, soffio, alito vitale”, è una categoria importante nella filosofia stoica ed è presente nel Vangelo di san Giovanni, dove viene tradotta Spirito Santo, che per i cristiani è la terza persona della Trinità.

In ebraico la parola Ruah, femminile, indicava proprio il respiro vivificante di Dio. San Giovanni rende tale concetto con Pnéuma forse perché negli ultimi anni della sua vita, proprio quando attendeva alla stesura del suo vangelo, era ormai diventato discepolo del filosofo Filone di Alessandria, ed era stato da lui influenzato nell’opera di mediazione tra le categorie del pensiero greco (basti pensare al Logos citato nel prologo) e del pensiero ebraico (Pnèuma = Ruah).

Il passaggio concettuale è affascinante. Se Dio, che è santo, trasmette la vita con il respiro, significa che respirando sulla sua creatura le trasmette la vita e parte della sua santità. Quando ognuno di noi respira, dunque, esprime quella briciola di divino di cui è testimone e ricettacolo.


religioni a confronto

Nella mitologia egiziana, il dio Ptah creò l’uomo con l’argilla e gli soffiò nelle narici l’alito vitale.
Nella mitologia ebraica, l’uomo venne creato col fango e ricevette la vita attraverso il Respiro.
Nella mitologia greca, Prometeo crea l’uomo con il fango e lo vivifica col fuoco degli dei.
Le antiche culture riportano in pratica lo stesso mito per spiegare la nascita dell’uomo.
Può sembrare blasfemo che abbia inserito in questo elenco anche la narrazione che c’è nella Bibbia ma, non dimentichiamolo, essa era la summa di tutte le tradizioni ebraiche, anche di quelle mutuate da altri popoli (Mosè, probabile autore del Pentateuco, era stato allevato alla corte del Faraone).
Un mio amico egittologo mi ha anche spiegato che la parola ebraica Elohim, che  normalmente traduciamo Dio, è un plurale.


Piaghe d'Egitto

Piaghe d’Egitto: la scienza conferma

da Avvenire del 15.02.2000 (io non leggo Avvenire, questo è un caso…)

Un’indagine integrata su testi biblici, talmudici e su papiri permette oggi di avanzare una spiegazione per ognuno dei flagelli

«La morte dei primogeniti probabilmente causata da ingestione di micotossine»

di Luigi Dell’Aglio

Ora la scienza, anche con l’avallo dei papiri egizi, considera eventi storici, a tutti gli effetti, le dieci Piaghe d’Egitto, le calamità che – secondo la Bibbia – indussero il faraone a lasciare libero il popolo d’Israele perchè potesse avviarsi verso la Terra Promessa. Non si trattò semplicemente di una catena di terribili sciagure, come si era ritenuto finora. Il faraone capitolò perché l’Egitto venne colpito soprattutto da una serie di epidemie che oggi possono considerarsi la micidiale conseguenza di un’unica contaminazione iniziale. Recenti ricerche permettono di stabilire non solo che queste calamità si verificarono realmente ma anche come e, soprattutto, perché avvennero. Il nuovo approccio è frutto di studi compiuti negli anni ’80 e ’90 (anche a opera dell’italiano Giovanni Ceccarelli), ma il lavoro conclusivo è merito del dottor John Marr, che è stato fra l’altro epidemiologo capo nel Dipartimento della Sanità Pubblica di New York. Marr affronta il tema con un’indagine integrata, risalendo non solo ai testi talmudici e biblici ma anche a papiri egiziani, fra cui quello intitolato «Gli ammonimenti di Ipuwer». Da questo papiro risulta che in Egitto una serie di catastrofi naturali ebbero luogo alla fine del Regno di Mezzo. E gli eventi narrati dal papiro assomigliano moltissimo alle dieci piaghe. «Non pretendiamo di spiegare tutto. Nonostante due secoli di studi, molti interrogativi restano ancora senza risposta», si schermisce John Marr.
Ma l’enigma più intricato è ora praticamente sciolto. Quale evento naturale, quale epidemia potrebbe mai spiegare la decima piaga, cioè l’improvvisa morte, in una notte, dei soli primogeniti delle famiglie egizie e dei soli primogeniti degli animali che agli Egizi appartenevano? Oggi la risposta c’è, e si deve a un’intuizione straordinaria di John Marr. Sarà rivelata a conclusione dell’intervista perché Marr preferisce procedere secondo il suo ferreo metodo: partire dalla prima piaga d’Egitto per arrivare all’ultima.
Lei ha collegato ogni evento al successivo. Quale rapporto c’è tra la prima piaga – il Nilo che si tinge di sangue – e la seconda, la spaventosa invasione di rane?
«Per il Nilo che si colora di sangue, chiamo in causa i cianobatteri. Microorganismi che, oltre a provocare una tipica colorazione rossa di fiumi e laghi, privano l’acqua di ossigeno e producono tossine nocive per i pesci. Questi, come si sa, sono voraci predatori di rane. Perciò la scomparsa dei pesci non può che favorire una esagerata riproduzione delle rane. Ma poi l’acqua infetta fa morire anche le rane; si scompagina così un altro equilibrio naturale. Le rane, infatti, tenevano a bada le zanzare. Scomparse le rane, le zanzare si moltiplicano in modo esiziale. E abbiamo il legame fra la seconda e la terza piaga».
L’Esodo parla di «pidocchi provenienti da tutta la polvere della terra». Erano proprio zanzare?
«Si trattò, molto probabilmente, di zanzare culicoides. Le larve di questi insetti nascono nell’immondizia e nella polvere. Da pochi anni abbiamo scoperto che questi insetti sono responsabili di un gran numero di malattie virali, negli uomini e negli animali. Le zanzare furono la causa diretta della terza piaga d’Egitto. Ma furono anche il vettore biologico dell’epidemia che sterminò gli animali (quinta delle dieci piaghe). Nel frattempo, l’Egitto, il cui ambiente era già fortemente deteriorato, viene invaso dalle mosche (quarta piaga) e le mosche contribuiscono anch’esse a preparare la quinta piaga. Si tratta infatti di mosche di stalla, provocano infezioni e ferite dolorose negli animali».
La quinta piaga, però, non uccide proprio tutti gli animali di cui disponeva l’Egitto. Tanto è vero che il faraone troverà i cavalli per inseguire gli Ebrei…
«L’epidemia epizootica si presenta sotto varie forme. E’ selettiva, nei suoi effetti mortali. Per esempio, la “malattia del cavallo africano” fa strage di equini, ma la cosiddetta “linguablu” – fatale a capre e pecore – risparmia cavalli e maiali; stermina gli animali che si trovano nei campi, non quelli domestici».
La sesta “piaga” colpisce sia gli animali che gli uomini. Qual è la causa?
«Propendo per lo pseudomonas mallei, malattia fortemente contagiosa, trasmessa dal contatto con le mosche. Queste inoculano, negli esseri umani e negli animali, ogni genere di batteri e virus. S’infetta anche chi mangia carne contaminata. Con la sesta piaga, l’Egitto è già in ginocchio. Ha subìto un disastroso impoverimento. L’acqua è inquinata (non ci si può neanche lavare). Non c’è più pesce. E ora vengono a mancare anche carne e latte. Solo il Goshen, dove si trovano gli Ebrei, viene risparmiato».
Però la grandine (settima piaga) non è un ‘epidemia…
«Nessuno afferma che ogni piaga d’Egitto è la diretta conseguenza della precedente. Ci sono anche le eccezioni. Ciò che importa è il contesto generale, una certa concatenazione che appare evidente, l’evoluzione precipitosa verso la rovina dell’Egitto. La settima piaga sopraggiunge quando la popolazione non può più procurarsi proteine animali. La grandine distrugge le messi, le spighe imputridiscono. Poi le locuste del deserto (ottava piaga) si lanciano all’attacco delle pianticelle più giovani e fanno piazza pulita di qualsiasi vegetale. Con la nona piaga (una tempesta di sabbia che viene dal deserto, il khamsin) qualunque fonte di nutrimento è ormai sepolta. Dopo tre mesi di sventura, due milioni e mezzo di Egizi stanno letteralmente morendo di fame».
Ma come spiega la decima calamità, la più misteriosa, che piomba sul popolo egizio come una mazzata?
«Nel 1961 è stata scoperta l’aflatossina, che appartiene a una famiglia di microorganismi altamente nocivi: le micotossine. Il Fusarium graminearum e la Stachybotrys atra hanno fatto vittime nell’ex-Urss, durante la seconda guerra mondiale, e anche altrove. Contadini che, lavorando in un silo, avevano inalato micotossine, sono stati stroncati. Una quantità minima provoca una rapida morte. E si è ipotizzato che le micotossine abbiano ucciso anche alcuni fra gli archeologi che avevano appena scoperto la tomba del “faraone giovinetto” (Lord Carnarvon non morì in poche ore, nel 1922, di una “strana” polmonite?)».
Ma perché le micotossine avrebbero sterminato soltanto i primogeniti?
«Ecco che cosa accadde probabilmente. La fame aveva ridotto le famiglie allo stremo. Quella notte ci si precipitò nei magazzini, ma quanto restava di grano e foraggio era ormai coperto da una patina di micotossine. E chi scese laggiù? I primogeniti, i quali erano responsabili della sorte delle famiglie. Inalarono, come un aerosol, letali quantità di Stachibotrys atra. Forse addentarono anche, per primi, il pane fatto con i cereali contaminati e, sempre per primi, bevvero la birra fatta con quegli stessi cereali. Idem per gli animali: l’individuo dominante, il primogenito, mangiò per primo il grano divenuto tossico» .
Gli Egizi rischiarono di essere cancellati dalla faccia della Terra.
«Non avvenne perché l’improvvisa morte dei primogeniti mise in allerta la popolazione e gli animali. I granai furono subito spalancati, entrò aria pulita. Una conferma alla mia ipotesi sulle responsabilità delle micotossine si trova nella tradizione ebrea (che nasce proprio allora) di mangiare l’agnello pasquale. Coscio di agnello sano e robusto, erba fresca, pane non lievitato, fatto con cereali macinati da poco. Tutti alimenti che non possono essere stati contaminati da micotossine».


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