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brevi dai media (28)

  • Ben arrivata, “DRY”, (Don’t Repeat Yourself), società di produzioni nata da un’idea di Fabrizio Ievolella, Danila Battaglini, Francesco Lauber e Leopoldo Gasparotto, con la già esistente Banjay quale socio di minoranza!
  • Complimenti, emittenti radiofoniche! Secondo i dati RadioMonitor relativi al primo semestre 2016, la radio piú seguita è Rtl 102.5, con quali sette milioni di ascoltatori; al nelle successive posizioni si collocano Radio Deejay (gruppo L’Espresso), con 4, 8 milioni, Radio 105, con 4,64 milioni di ascoltatori, Rds, con quattro milioni e seicentomila telespettatori. Interessanti gli incrementi d’ascolto di R101 (+7,5%) e di Kiss Kiss (+8,5%). Ragionando per editori, RadioMediaset (R101, 105 e Virgin) raggiunge il 24,4% degli ascolti complessivi nel giorno medio, che sale al 27,6% sommando RadioMonteCarlo (controllata da Alberto Hazan ma in partnership con Mediaset ). Da ricordare che, fino alla fine di quest’anno, Mediamond, controllata da Publitalia e Mondadori, cura la raccolta pubblicitaria di altre due emittenti che non appartengono al gruppo, come Radio Italia e Kiss Kiss. Radio Italia, peraltro, è partner tecnico del Milan. Mamma Rai può contare su un decoroso 26% degli ascolti nel giorno medio, con Rai 1-2-3 e Isoradio; il gruppo L’Espresso (Deejay, Capital, m2o) si fa seguire da un 22,7%; Rtl 102.5, aggiungendo gli 832mila aficionados medi di Radio Zeta l’italiana, arriva tranquillamente al 22%. Seguono Rds (13%), Radio Italia (12,5%), Radio 24 (5,6%) e Kiss Kiss (5,6%). La somma delle percentuali supera il 100 perché è calcolata sui contatti giornalieri e un ascoltatore può seguire emittenti diverse nel gior delle ventiquattr’ore.
  • Anche La 7, nel suo piccolo, si prepara per l’autunno. Già da martedí, Andrea Scanzi conduce ‘Futbol’, programma dedicato al calciomercato, in onda in seconda serata. A settembre andrà in onda Miss Italia, guidata da Francesco Facchinetti, con autori provenienti direttamente da Sanremo, per grazia ricevuta di Carlo Conti: Emanuele Giovannini, Ivana Sabatini e Leopoldo Siano. Potrebbero tornare ‘Le Invasioni Barbariche’, magari con Selvaggia Lucarelli al posto che fu di Daria Bignardi, in alternativa a Myrta Merlino, risorsa interna di La7, contrattualizzata fino al 2018. Qualcuno pensa a Ilaria D’Amico che, però, è ancora nella scuderia di Sky. Maurizio Crossa passa a Discovery a fine anno, pertanto continuerà ad animare i programmi di Floris fino a dicembre. Nondimeno, dovrebbero tornare appuntamenti quali ‘Piazza Pulita’, con Corrado Formigli, ‘Tagadà’ , ‘La Gabbia’, con Gianluigi Paragone, ‘Otto e mezzo’ con Lilly Gruber, forse anche il talent per comici ‘Eccezionale veramente’.
  • Sembra che, in tutta Europa, il numero di persone che fruisce il mezzo televisivo attraverso dispositivi mobili o smart tv sia quantificabile in una percentuale che sta tra il 2 e il 3% della popolazione, con punte che arrivano fino all’8% (o anche 9%), almeno nella fascia giovanile. A partire dal 2017, Auditel rileverà i gusti della platea televisiva anche quando quest’ultima preferisce smartphone e computer al tradizionale televisore. (more…)

il futuro di Cinecittà

Qualcuno ha paragonato la riforma di Cinecittà accolta dal ministro dei Beni culturali ad un’innovazione in grado di far risorgere la Hollywood sul Tevere come araba fenice.
In realtà non sembra così sicuro che la nascente società a responsabilità limitata, indicata come «più snella, vigilata dal Mibac» possa raccogliere tutta la ricchezza del know how di via Tuscolana.
Gli asset riguarderanno esclusivamente la la promozione, la distribuzione e la conservazione del patrimonio cinematografico.  
Ci sarà una restrizione del personale. I non indispensabili verranno deportati al Ministero, forse con camionette organizzate. Coloro che rimarranno nella nuova società saranno scelti in base «a criteri di compatibilità, di qualifica e quindi di funzioni».
Tra l’altro, c’è preoccupazione per un possibile ridimensionamento delle attività dell’ICE (Istituto Commercio con l’Estero), che fornisce supporto anche all’industria cinematografica ma apporta anche idee e risorse nel trovare nuove strade di promozione.
Il Fus (Fondo unico per lo spettacolo) dovrebbe però beneficiare dei ridotti costi di gestione della vecchia società.
Il ministero ha giustificato il tutto affermando che 
«La società non aveva più quel ruolo fondamentale nella promozione e distribuzione delle opere italiane nonché nella gestione dell’archivio storico dell’Istituto Luce: un numero di dipendenti troppo elevato con costi di gestione elevatissimi e il fardello dei debiti passati non permetteva più di conseguire al meglio i programmi previsti nonostante gli sforzi comunque positivi del vertice attualmente in carica»
e, con riguardo al trasferimento nel gruppo Fintecna, lo si è fatto perché così 
«la storica Cinecittà e lo storico Istituto Luce non correranno alcun rischio».


Cultura, il vero carburante!

Gianni Letta, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, ha comunicato in conferenza stampa il reintegro del Fondo unico per lo spettacolo, garantendo inoltre il tax credit.

Allo stanziamento già esistente vengono aggiunti  140 milioni di euro, più altri 26 già nelle disponibilità del Mibac, per un totale di 428 milioni.

Per cancellare l’odiosa gabella di 1 euro sul biglietto del cinema il governo aumenterà l’accisa sui carburanti nell’ordine di 1-2 centesimi.

Cinecittà Luce può dunque respirare. Secondo il Presidente Roberto Cicutto e  l’Amministratore Delegato Luciano Sovena, queste innovazioni mettono la Società in condizione di continuare la sua attività a sostegno del cinema italiano in Italia e nel mondo:

Le risorse reintegrate verranno utilizzate per la ricerca di nuovi talenti e nuovi racconti per il nostro cinema, per la vitale attività di distribuzione di opere prime e seconde, e per garantire il massimo della visibilità ai film italiani nei festival e nei mercati internazionali più importanti. Senza dimenticare la fondamentale opera di conservazione, arricchimento e divulgazione dei beni dell’Archivio Storico Luce, un patrimonio ineguagliabile di memoria e conoscenze.
È una vittoria di tutta la cultura italiana, e non si può che riconoscere i meriti di chi all’interno del Governo ha saputo cogliere le istanze di sensibilizzazione pervenute da tutti i settori dello spettacolo e della cultura. Il Presidente e l’Amministratore Delegato si attiveranno per dare ulteriore impulso ad un’Azienda che rappresenta idealmente e concretamente tanto la storia del Paese quanto il suo futuro”.

in passato avevo scritto Fiat Luce (semper!)


Fiat Luce (semper!)

Luciano Sovena, amministratore delegato di Cinecittà Luce S.p.A., ha denunciato la situazione difficile della società in un’intervista rilasciata  a Paolo Conti del Corriere della Sera:

«È in gioco il futuro non di una qualsiasi società per azioni, ma del marchio audiovisivo più prestigioso d’Italia e tra i più antichi del mondo, sicuramente più dello stesso Disney. Tutto ciò avviene mentre si festeggia il 150° anniversario dell’Unità d’Italia rischiando di chiudere un insostituibile archivio storico, un’agenzia di promozione del cinema italiano all’estero e impedendo di valorizzare nuovi talenti con la distribuzione di film d’autore.
Siamo a un passo dal chiudere i battenti. Dal licenziare dipendenti. Dal sospendere un’attività preziosissima per il cinema contemporaneo e la memoria audiovisiva italiana. Quest’anno i soldi basteranno a pagare gli stipendi e poco più».

Venerdì si è aperta la procedura di crisi ministeriale e non è stato presentato alcun piano di rilancio.

Negli ultimi anni i finanziamenti riconosciuti dal Fus (fondo unico dello spettacolo) a Cinecittà Luce sono andati in caduta libera: nel 2004 29 milioni di euro, nel 2005 27, nel 2010 17,2 e solo 7,5 quest’anno. Appena sufficienti per pagare gli stipendi dei 126 dipendenti.

Cinecittà Luce spa (nata nel 2009 dalla fusione di Cinecittà Holding con L’Istituto Luce e l’incorporazione di Filmitalia, che promuove il cinema italiano all’estero) rivendica un vasto campo d’azione. Un archivio immenso: l’Italia audiovisiva dal 1923 agli albori della tv, 100 mila cinegiornali, 10 mila documentari, 350 mila foto, l’archivio di Stato dell’Albania fascista e pre-comunista, fondi come quello di Folco Quilici, di Mario Canale (centinaia di backstage dei film girati in Italia) gli archivi dell’Eni, del Movimento operaio e della Resistenza.

Una S.p.A. con mansioni da Ente pubblico, col bilancio in attivo e una gestione dei costi di gestione considerata virtuosa e apprezzata anche dalla Corte dei conti.

Il desiderio di salvare Cinecittà Luce e tutto ciò che essa rappresenta è stato accolto da molti politici e da molti professionisti, tra cui Marco Bellocchio, Gianni Amelio, Saverio Costanzo, Angelo Barbagallo, Mimmo Calopresti. Un po’ tutti ricordano l’importanza dell’istituzione dal punto di vista storico, artistico, economico, del prestigio internazionale del Paese. Si ricorda l’importanza dell’Istituzione come memoria storica del nostro cinema, struttura che promuove all’estero la nostra cultura cinematografica e istituzione indispensabile agli esordi di un artista (“Private“, di Saverio Costanzo, ha visto la “luce”  – è il caso di dire! – proprio grazie alla società. Altrettanto il recentissimo Into Paradiso).

Inoltre, se davvero, come sembra, gli stranieri si sono  finalmente decisi a tornare alla Hollywood sul Tevere, sarebbe una perdita incommensurabile per il made in Italy.

Nell’intervista l’Ad  Sovena indica le possibili vie d’uscita:

  1. una mobilità di parte del personale verso il ministero dei Beni culturali;
  2. l’intensificazione di accordi già avviati con Telecom, Fastweb e Google per il video on demand.

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