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Posts tagged “Ovidio

la follia di Erisittone

Quando l’uomo danneggia la natura fa del male a se stesso ed il mito di Erisittone (Ἐρυσίχθων, Erysíchthōn) lo dimostra con rara efficacia.
Gli Antichi sapevano tutto, d’altra parte, è arcinoto.
Era, Erisittone, (more…)


attualità del mito (4)

Le metamorfosi’ di Ovidio diventano un’App per sistemi Android e iOs, in italiano e inglese. Classico tra i piú importanti, ulteriore dimostrazione dell’utilità della mitologia, il poema di Publio Ovidio Nasone diventa (more…)


Fetonte, o della gioventú bruciata

Fetonte era figlio di Helios, il dio del Sole. Un giorno, nell’ambito di una lite tra fanciulli quale spesso capita tra i ragazzini delle medie, un compagno di classe dubitò della sua discendenza e, anche in virtú del detto latino mater semper certa est pater nonnunquam, a lui rivolse alate parole:
«Sciocco,» gli disse, «in tutto tu credi a tua madre
 e vai superbo d’un padre immaginario». (Ovidio, le Metamorfosi)  
Ah Caino, ah bastaso!” avrà pensato il fanciullo, pur pensando in greco antico o nella versione latina di Ovidio; né è difficile immaginare quali filastrocche gli intonassero davanti gli altri compagni: “La mamma di Fetonte è visionaria, la mamma di Fetonte è visionaria…”.
Tornato a casa, egli si rivolse alla madre Climene, dicendole d’essersi taciuto solo per non causarle maggiore dolore. Nondimeno, grave era l’onta, imperdonabile l’accusa:
«E a tuo maggior dolore, madre mia, io che sono cosí impulsivo,
cosí fiero, m’imposi di tacere: non sopporto che qualcuno
abbia potuto insultarmi cosí, senza che potessi ribattere!
Ma tu, se è vero che discendo da stirpe celeste,
dammi prova di questi natali illustri e rivendicami al cielo».
All’epoca non c’erano gli smartphone e Climene avrebbe dovuto penare non poco per rintracciare il marito che, peraltro, era un pezzo grosso. Si curò, comunque, di rassicurare il figlio, alzando le braccia al cielo e giurando in tal guisa:
«Per questo splendido fulgore di raggi abbaglianti» disse,
«che ci vede e ci ascolta, io ti giuro, figliolo,
che tu sei nato da questo Sole che contempli e che regola
la vita in terra. Se ciò che dico è menzogna, mai piú mi consenta
di guardarlo e sia questa luce l’ultima per i miei occhi!
Del resto non ti sarà fatica trovare la casa paterna:
la terra in cui risiede confina con la nostra, là dove sorge.
Se questo hai in animo, va’ e chiedi a lui stesso».
Non c’era bisogno di declamare tali esametri due volte! Fetonte, baldanzoso e affamato di rivalsa, abbandonò l’Etiopia, attraversò l’India e tornò alla casa del Padre, piú nello stile di C’è posta per te che del Figliuol prodigo.

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ovidio al posto di plauto

Ovidio è stato uno degli autori latini piú letti e amati nella storia della cultura occidentale, ne andava matto anche Shakespeare. La lettura delle sue Metamorfosi consente una visione d’assieme su buona parte della mitologia antica, l’Ars amatoria o altri suoi scritti sono di sicura bellezza.
La domanda, pertanto, sorge spontanea: perché non mettere la lettura e lo studio di Ovidio come classico al posto di Plauto in terza liceo (i programmi delle altre scuole dove si fa latino al momento non mi sovvengono)?
Con tutto il rispetto per l’autore dei Menaechmi, sembra che le sue problematiche possano essere affrontate in modo esaustivo durante il primo anno di corso, con letture mirate, mentre lo studio del Miles gloriosus in terza liceo sottrae spazio ad argomenti piú interessanti e formativi, che sarebbero utili ad una migliore consapevolezza del mondo antico.

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