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Posts tagged “Parola

festival a confronto (16)

Tre interessanti kermesse vivono in queste ore e in questi giorni in Italia: il festival della Parola a Chiavari, l’innovativo Sky Arte Festival a Napoli ed il Festival della Tv e dei nuovi media di Dogliani.
Quest’ultimo, ormai alla sesta edizione, si tiene quest’anno dal 4 al 7 maggio, per la direzione di Federica Mariani e l’organizzazione di Simona Arpellino; nella suggestiva cornice delle sue caratteristiche piazze langarole il festival ospita dibattiti, incontri, riflessioni sui temi delle “Frontiere”, del “Rinascimento della fiction italiana”, delle “fake news”.

Festival della TV e dei nuovi media di Dogliani - 2017

Festival della TV e dei nuovi media di Dogliani – 2017

Quali sono le “frontiere”? Quelle fisiche e quelle virtuali, per arrivare a quelle tecnologiche, come le ormai affermate modalità di fruizione alternative al piccolo schermo, quali gli iPhone e i tablet.
Quanto alla fiction, (more…)


Oxford Dictionaries Word of the Year 2015: an emoticon (and in Italy ‘supercazzola’)

Someone complains on the 2015 Word of the Year according to the Oxford Dictionaries. Perhaps because 2015 Word of the Year is not a normal word but an emoticon:

“officially called the ‘Face with Tears of Joy’ emoji” (⇐http://blog.oxforddictionaries.com/).

That one we are living is a particular time. And linguists must take into consideration the different ways human beings communicate in. Or not? Is human language already reduced to that one of social network?

As for Italy, the vocabulary in 2016 welcomes ‘supercazzola’, the catchphrase born forty years ago in the film ‘My Friends‘, by Mario Monicelli, defined as 

“nonsense word or phrase, uttered with seriousness to impress and confuse the other party “.

Among other terms entered the language of Dante, it is to remember ‘tiki-taca’, tactical football, ‘Jihadista’, ‘telepedaggio’, ‘capocurva’, ‘complottista’, ‘pentastellato’, ‘cooking show‘, ‘reunion‘, ‘sfanalare’, ‘cogenitore’, ‘smart‘, ‘sciarpata’ (collective fluttering scarves of the supporters in the stadium), ‘poltronismo’ (attitude of those who would do anything to keep their job), ‘pentastellato’ (relative or belonging to the ‘5 Stars Movement’ ), ‘italofobia’ (attitude of strong aversion to Italy and all  Italian things), ‘conspiracy’ (those who weave plots and/or tend to imagine them), ‘recessionista’ for extradeficit.

(more…)


il grano del bene e le grane del male

Giovedí scorso Nicola Gratteri è stato ospite dell’iniziativa ‘Panorama d’Italia’, che vede il noto settimanale coinvolto in un simpatico giro del Bel Paese all’insegna de “tutto il meglio visto da vicino”.

Il tema principale dell’incontro, moderato dal vicedirettore Maurizio Tortorella, era l’ultima fatica letteraria che il PM ha prodotto insieme ad Antonio Nicaso, ‘Acqua santissima: storia di rapporti tra Chiesa e ‘ndrangheta‘ ma, come intuibile, si è parlato anche d’altri argomenti, tutti di raro interesse. Pur dedicando spazio al libro, che è costato ai suoi autori “piú grane di tutti gli altri messi assieme” (sic), Gratteri è riuscito a parlare, ad esempio, di quei fatidici 45 minuti in cui ha corso seriamente il rischio di diventare ministro della Giustizia, cosa che si dava per certa fino alle 16.15 del giorno della nomina del Governo e gli avrebbe consentito di avere piú potere e migliorare i codici ed il nostro farraginoso sistema giudiziario:

“Poi non so cos’è successo, forse lo sapete meglio voi… Avevo un programma che non era segreto, si trattava di cambiare le regole d’ingaggio, di smontare ciò che non funziona”.

Quanto al citato libro, pare che a santaromanachiesa non sia andato giú, donde le polemiche cui si accennava. In realtà, (more…)


le parole che (non) ho

La parola mafia deriva, secondo molti, da un termine arabo che significa “millanteria”.

La parola ‘ndrangheta deriverebbe dalla voce locale “’ndrànghiti” (brigante), oppure sarebbe connessa alle parole greche anèr, andròs (uomo) e agathòs (buono), nell’accezione di chi debba fare “giustizia” al di fuori delle istituzioni.

Camorra deriverebbe da una delle seguenti ipotesi:

  • secondo l’enciclopedia Treccani e il linguista Pittau, dall’antica città biblica di Gomorra;

  • dalla malavita della Napoli del 1600, la quale veniva chiamata già “camorra”, in riferimento ad un’omonima bisca in cui si radunavano elementi poco raccomandabili;

  • da un grossolano indumento utilizzato dai lazzaroni napoletani simile alla chamarra spagnola;

  • da gamurra, citata in un documento medievale, ed indicava una compagnia di mercenari sardi al soldo di Pisa;

  • da una connessione con “morra”, “raggruppamento di malfattori” inteso come “frotta”, per cui una persona inserita in un gruppo solidale “sta c’a morra” (con la banda), mentre una persona non difesa da un gruppo è “fore morra” (fuori banda) ma può significare anche “rissa”;

  • da una tassa sul gioco che bisognava pagare a chi proteggeva i locali per il gioco d’azzardo, dal rischio di liti e di risse. Con questo significato compare in un documento ufficiale del Regno di Napoli nel 1735;

  • secondo qualche autore campano, da “ca murra” e cioè “capo della murra”, nella Napoli settecentesca il “guappo” di quartiere doveva risolvere le dispute tra i giocatori della murra (tipico gioco di strada);

L’avventura 2012 di Fazio & Saviano andrà in onda stasera, domani e dopodomani su La 7 e, da quanto è sembrato capire, attribuirà grande importanza alla Parola, nella sua valenza di definire la precisione delle cose e la loro origine.

Non si sa se lo strepitoso successo di ‘Vieni via con me’ sarà ripetuto da ‘Quello che (non) ho’ ma l’augurio è che la Parola possa davvero migliorare le cose.


le parole cambiano le cose

L’anno scorso, quando si è avuta notizia che Gomorra non era entrato nella rosa dei film candidati all’Oscar, ho avuto una reazione strana.

La gioia per il conferimento della preziosa statuetta ad una pellicola italiana sarebbe stata grande.

Ma avrei temuto che un suo ulteriore rilancio potesse recare l’ennesima mazzata all’immagine del nostro Paese, visto che gli argomenti trattati non sono di quelli di cui si può andar fieri.

Il Premio della Giuria a Cannes è riconoscimento di sicuro prestigio, ed è consolazione tutt’altro che magra.

Ieri il mio televisore, come il 19 % dei televisori accesi in quel momento in Italia, trasmetteva le immagini di Saviano ospite di Fabio Fazio.

La frase chiave della serata è stata

  “La mia ambizione? Pensare che le parole possano cambiare le cose”.

L‘importanza della parola. La sua potenza sull’animo delle persone.

Il libro di Saviano, che vive sotto scorta dall’ottobre 2006, ha venduto due milioni di copie solo in Italia, tre milioni e mezzo in tutto il mondo, tradotto in cinquanta Paesi. 

È diventato anche spettacolo teatrale. 

Parola scritta, che diventa parola recitata, parola raccontata e parola visiva.

Parola che raggiunge il cuore.


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