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Posts tagged “produttori

spicchi d’arte tra baffi di storia (8)

Io non ho preso il vaccino antinfluenzale una sola volta in vita mia e non mi sono mai ammalato.
Quest’anno mi hanno convinto, l’ho preso e mi sono ammalato!”
Mike Bongiorno negli anni Novanta, in una puntata di TeleMike

Sembrano due, fondamentalmente, le interessanti agorà in cui si è parlato di audiovisivo in Italia, di recente: la puntata di ‘Report’ di lunedí 17 e la riunione del nuovo fronte unitario del Cinema e dell’Audiovisivo italiano, tenutasi il 12 aprile presso la Casa del Cinema di Roma. (more…)


coproduzioni, una prospettiva internazionale

Le coproduzioni internazionali: agevolazioni, accordi e possibilità del mercato”; questo il titolo della tavola rotonda che ha avuto luogo oggi, venerdí 19 dicembre 2014,  presso gli Studios di via Tiburtina 521, Roma. Organizzata da AGPCI – Associazione Giovani Produttori Cinematografici Indipendenti e della rivista “Fabrique du Cinéma“, l’iniziativa è nata dal desiderio di creare occasioni di confronto tra professionisti dell’audiovisivo operanti in Italia e in tutta Europa, su un tema caldo quale può essere quello delle coproduzioni internazionali e degli strumenti che possono consentire la loro realizzazione . L’ottica è quella di un fruttuoso dialogo sulla scacchiera internazionale che parte dalla specificità italiana, per una internazionalizzazione delle nostre imprese; in una prospettiva di questo tipo, sembrano rivestire particolare interesse argomenti quali Eurimages, fondo creato dal Consiglio d’Europa nel 1988 per sostenere la coproduzione, la distribuzione, lo sfruttamento e la digitalizzazione di opere cinematografiche europee, e il Fondo di Sviluppo Italia-Francia.

Nutrita la scaletta degli interventi ed il parterre di relatori, desiderosi di illustrare le agevolazioni derivanti dalle collaborazioni con altri Stati e le modalità per accendere le proficue sinergie in sede di sviluppo e produzione di serie televisive, documentari, lungometraggi:

  • Iole Maria Giannattasio (MIBACT-DGCS): Eurimages, attualità e prospettive;
  • Chiara Fortuna (MIBACT-DGCS): Il Fondo di Sviluppo Italia-Francia;
  • Maurizio Sciarra, rappresentante di “100autori”: Lo stato delle coproduzioni internazionali;
  • Adriano Chiarelli, rappresentante di WGI (Writers Guild Italia): Questioni di diritto internazionale e scrittura di film di genere per il mercato straniero;
  • Martha Capello, presidente di AGPCI (Associazione Giovani Produttori Cinematografici Indipendenti) e produttrice del film italo/svizzero/sloveno ‘Lucy in the Sky’: sua esperienza nel campo della coproduzione;
  • Alberto Simone, produttore di Dauphine Film Company: sua esperienza nel campo della coproduzione;
  • Giorgio Bruno, amministratore delegato di Explorer e produttore del film The Alcolist, girato interamente negli Usa, con coproduzione americana: sua esperienza.

Ci piace ricordare che l’evento in apertura della festa di presentazione del nuovo numero di “Fabrique”.

< – Italian Film Commission


firmato il decreto sulle quote di cinema in tv

Il ministro dello Sviluppo economico, Corrado Passera, e il ministro per i Beni culturali, Lorenzo Ornaghi, hanno firmato ieri il decreto che sulle quote di investimento e trasmissione che le emittenti televisive dovranno riservare alle opere cinematografiche di espressione originale italiana. La versione firmata tiene conto delle osservazioni pervenute dal Parlamento e delle esigenze emerse negli incontri con i rappresentanti delle emittenti televisive e dei produttori cinematografici.

In base al provvedimento, la Rai dovrà destinare il 3,6% dei ricavi complessivi annui a produzione, finanziamento, pre-acquisto e acquisto di opere cinematografiche italiane; per le altre emittenti l’obbligo riguarda il 3,2% degli introiti netti.

Quanto alla programmazione, la Rai, Concessionaria di Stato, dovrà garantire alle opere italiane l’1,3% del tempo di trasmissione per i palinsesti non tematici e il 4% per quelli tematici, mentre le altre emittenti potranno limitarsi all’1% per i palinsesti non tematici e al 3% per quelli tematici.

Tali parametri saranno raggiunti gradualmente: dal 1° luglio 2013 scatteranno trenta mesi per la programmazione e diciotto per gli investimenti. Dopo questo periodo, le quote potranno essere verificate e, nel caso, aggiornate in virtú della situazione di mercato.

rileggi il lamento dei cineasti


il lamento dei cineasti

Il ministro Passera ha anticipato i dati di fondo del decreto firmato da lui e da Ornaghi riguardo alle nuove quote di investimento finanziario e di programmazione nei palinsesti che le emittenti tv devono riservare alle opere cinematografiche “di espressione originale italiana”. Lo schema di decreto, che è stato trasmesso ai presidenti di Camera e Senato per acquisire il parere delle commissioni parlamentari competenti, era atteso da diversi anni dal MiBac e dal settore cinematografico in generale e prevede quanto segue:

Per quanto riguarda l’obbligo di investimento, …per la RAI che il 3,6% dei ricavi complessivi annui debba essere destinato a produzione, finanziamento, pre -acquisto e acquisto di opere cinematografiche italiane, mentre per le altre emittenti tale obbligo riguarda il 3,5% degli introiti netti”.

Per quanto riguarda invece l’obbligo di programmazione, il testo

prevede per la Rai che sia dedicato a opere italiane l’1,3% del tempo di trasmissione per i palinsesti non tematici e il 4% di quelli tematici, mentre per le altre emittenti tale disposizione riguarda l’1% del tempo di diffusione per i palinsesti non tematici e il 3% per quelli tematici”.

Tali disposizioni sembrano rasserenare produttori e manager su un volume di investimenti valutabile annualmente in circa duecento milioni di euro e su un consolidamento economico e finanziario delle imprese operanti nel settore della cinematografia, definita “un settore fondamentale per lo sviluppo economico e culturale del Paese… sul fronte della nostra identità culturale, dell’innovazione, della creazione di posti di lavoro, confrontandosi con l’agguerrita concorrenza internazionale”.

Se tutto andrà a buon fine, fra trenta giorni vedrà finalmente la luce un provvedimento che era in embrione già con il decreto legislativo 122/1998, più volte rivisto nel corso degli anni.

Non poca, però, rimane la materia di canto delle Film Commission Italiane, che hanno redatto una lettera aperta indirizzata al governo che nascerà con le prossime consultazioni.

Auspicano, le Comminission,  “l’accorpamento sotto l’unica delega della DG Cinema del MIBAC anche la materia tv e della promozione internazionale, sottraendole allo Sviluppo economico e al MAE” e, ancora, “una nuova legge di riordino dell’intero comparto audiovisivo”.

Nel dettaglio, il loro cahier des doléances si articola nei seguenti punti:

1) Accorpare sotto l’unica delega della DG Cinema del MiBac anche la materia televisiva e della promozione internazionale, sottraendole ai ministeri dello Sviluppo economico e degli Esteri;

2) Promulgare una legge di riordino dell’intero comparto audiovisivo che preveda una seria disciplina antitrust e riconosca le film commission, con apposito articolato che ne sancisca natura, funzioni, operatività;

3) Istituire un Centro nazionale per l’audiovisivo con delega specifica al sostegno automatico alle produzioni audiovisive d’ogni formato, alimentato da una tassa di scopo integrale applicata su tutta la filiera allo scopo di garantirne l’efficiente funzionamento in ordine alla valorizzazione dei prodotti audiovisivi nazionali, alla loro internazionalizzazione e promozione, all’attrazione di progetti audiovisivi dall’estero, al sostegno alla distribuzione e all’esercizio;

4) Rifinanziare il Tax Credit interno, esterno e per stranieri estendendolo anche alle produzioni televisive;

5) Riformare drasticamente la RAI e il sistema radiotelevisivo, riducendo il ruolo della politica nel suo controllo, favorendo la produzione di prodotti originali, salvaguardando gli autori e i talenti, prevedendo quote obbligatorie d’investimento delle TLC nel cinema e nei contenuti, colpendo l’evasione del canone nonché la pirateria e ritornando a investire sul prodotto nazionale.


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