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i sessanta di mamma Rai

3 gennaio 1954: nasceva la Rai, Radio televisione italiana;

3 gennaio 19**: nasceva zia Cecilia.

Si tratta, evidentemente di una di quelle coincidenze rilevanti che non di rado hanno costellato il mio destino, come il fatto di essere nato il 3 di febbraio, come Carosello, nel 1976, anno della sentenza della Cassazione che consentí l’emittenza privata locale, di avere vissuto esperienze professionali particolarmente importanti nel 1999 e nel 2009, gli anni in cui Corrado e Mike Bongiorno hanno deciso di lasciarci.

Coincidenze a parte, bisogna davvero fare gli auguri alla nostra televisione che, in sessant’anni, ci ha regalato un’offerta e una varietà tra le migliori del pianeta (‘che tutto il mondo c’invidia‘, direbbe Mike).

Storici, massmediologi e tuttologi si sono spesi e si spendono, in queste ore, a tessere gli elogi e a raccontare questa bella avventura; si ricorda, in particolare quel 3 gennaio ’54, appunto, in cui l’annunciatrice Furia Colombo annunciava la nascita della televisione, con l’inaugurazione dei trasmettitori di Roma e Torino e degli studi di Milano (la città diventata capitale della comunicazione a livello europeo).

Si ricorda anche come la televisione abbia unificato la penisola, che l’unità d’Italia non l’ha fatta (soltanto) Garibaldi ma (anche) Mike Bongiorno coi suoi telequiz, dando a tutto il Paese una lingua unica in sostituzione delle varie parlate locali, stili di vita nazionali non limitati a una singola regione.

Rai‘ significava Radio Audizioni Italiane, sigla che aveva sostituito EIAR che, a sua volta, aveva sostituito URI (realtà esclusivamente radiofoniche); il 10 aprile 1954 assunse la denominazione di Radiotelevisione italiana ma la sigla rimase Rai mentre, caso strano, RTI sarebbe poi stato l’acronimo della realtà concorrente, Reti Televisive Italiane, quindi Mediaset.

All’epoca della sua nascita, la Rai raggiungeva appena metà degli italiani, ne avrebbe illuminati il 97% solo nel 1961; il canone costava 12.500 lire ma quello che era un vero lusso era il televisore, status symbol dell’epoca (modestamente mi raccontano che la gente veniva a casa di mio nonno per guardare la televisione).

Le rivoluzioni successive sarebbero poi state l’arrivo del colore nel ’77, la tv commerciale nazionale nel ’79 (quando è nato mio fratello), la proliferazione delle emittenti, la convergenza digitale e il dialogo col web.

Ops… mi sovviene che alla Rai la concessione sarà confermata nel 2016, quando il sottoscritto compie quarant’anni esatti…

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