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Tognazzi secondo Michel Piccoli

Il Festival internazionale del Film di Roma ha tributato doveroso omaggio a Ugo Tognazzi, i cui film non vengono mandati in onda in televisione perché non si riesce a capire a chi debbano andare i diritti, i familiari stessi non si raccapezzano (io ne so qualcosa perché una volta mi sono recato al Pubblico Registro Cinematografico, ho consultato i faldoni e… mi sono portato le mani al cuoio capelluto!).
Nel 2004 Cinecittà Entertainment ha organizzato un’intervista a Michel Piccoli, grande amico e collega dell’artista, in quei giorni di passaggio a Roma per uno spettacolo. 
Le domande le faceva Katia Ippaso di SKY, io fornivo consulenza, con particolare riguardo alla traduzione dal francese.
A seguire, parte dell’intervista, ai tempi scrupolosamente scalettata e archiviata.

Il ricordo
La tenerezza di un uomo. La timidezza di un uomo. L’estrema delicatezza di un uomo. Come attore era piuttosto un “grande gigione”. È molto difficile parlare degli amici morti. Una volta chiesi a Luis Buñuel di parlare di un amico morto, alla radio, e lui disse: “Io non parlo mai degli amici morti. Io regalo delle stelle!”. E allora, io donerei a Ugo Tognazzi le sue stelle per cinque volte, sei, mi comprende? Un attore italiano assolutamente straordinario, più conosciuto in Francia che in Italia. Ma se penso a Totò, a Sordi, a Tognazzi, anche Marcello… che è un’altra cosa, Marcello. Lui era, come si dice, un latin lover. Sono degli attori tutti morti, ma che rimangono eterni, comunque, nella memoria. Grazie al cinema anche. Ci frequentavamo molto a Parigi, con Marco Ferreri, Tognazzi, Marcello, come una troupe, non una troupe di teatro, ma una troupe di cinema. (…) Eravamo, diciamo così, un gruppo di fratelli, neanche una famiglia, un gruppo di fratelli! Amava a tal punto la vita, Tognazzi, aveva in sé la sensualità della vita, assolutamente straordinaria. Ma la cosa più straordinaria, forse l’ho già detto, era quella di essere un gigione, completamente segreto, molto timido, molto delicato, molto delicato. Estremamente delicato.  (…) Ugo… si può dire che era, tra noi, quello più rattristato dall’idea di morire. Amava a tal punto la vita, era un uomo così vitale, è così raro trovare degli uomini così vitali, lei mi comprende?
Eravamo molto amici. C’era un piccolo appartamento a Parigi, che usavamo per incontrarci. Non riesco a trattenermi dal pensare che con Ugo abbiamo lavorato tantissimo, non soltanto con Ferreri, eravamo tutti come fratelli, mi comprende? Questo è straordinario, molto raro da trovare. Potremmo parlare della sua seduzione. Ma è un rischio.

L’Udienza
Ne l’Udienza di Marco Ferreri (…) Ugo recitava nel ruolo di un personaggio molto riservato, chiuso, mentre io, al contrario, ero una sorta di “Tognazzi”. Marco Ferreri seppe utilizzare con grande abilità la finezza, la sua intelligenza segreta d’attore, e sapeva al contempo sfruttare il clown Tognazzi. Sapeva essere un clown o, con la stressa facilità, un uomo estremamente riservato. Come nella vita.

La grande bouffe
Il segreto de La grande bouffe, è tutto il segreto di Marco Ferreri. Mostrare dei personaggi estremi, dei clown, che erano al contempo personaggi molto sensibili, molto teneri. Mi comprende? Personaggi molto reconditi, molto dolorosi, di grande eleganza morale. Rappresentando La grande bouffe abbiamo presentato un affresco di quell’epoca, un’accusa politica, di un periodo in cui gli uomini di 45 – 50 anni erano sull’orlo del precipizio, avevano la vita completamente sconvolta, che preferirono suicidarsi piuttosto che “essere suicidati” dalla politica dell’epoca. Questo film lo si potrebbe girare nuovamente oggi, con Tognazzi, sulla situazione di oggi. Allora, è meglio che ci suicidiamo noi, piuttosto che “essere suicidati”. È il grande segreto de La grande bouffe. E un altro grande segreto de La grande bouffe è il ruolo femminile, interpretato da André Ferreol. Quando è uscito il film l’hanno considerata incarnazione della prostituzione femminile. Niente di più sbagliato. È un film che dimostra, invece, la tenerezza che Ferreri aveva per le donne. Quella donna nel film è lì per guarire gli uomini. Mi comprende? Per salvare gli uomini.
Ugo era un personaggio molto concreto, nella vita. Sensuale, concreto. Gli piaceva essere brillante, gli piaceva cucinare, aveva un talento straordinario per la cucina. E il personaggio che doveva era il più misterioso, omosessuale, forse, più francese che italiano. Più un uomo del nord che un uomo del sud. Ma dov’è il nord e dov’è il sud? Il nord e il sud sono due paesi differenti. Dov’è il nord? Dov’è il sud? Questa è la risposta al film di Ferreri, era un uomo molto sensuale, molto concreto, un uomo di incredibile finezza. Mi comprende?
C’era “Fauchon”, una pizzeria molto famosa a Parigi. Abbiamo girato nel suo contesto naturale e ricostruito a fianco la cucina. E tutti i giorni il cibo cucinato arrivava nel frigorifero, il ristorante portava il cibo fresco tutti i giorni, ma si arrivava a rifiutarlo, chiudevamo la camera e lo buttavamo. Dopo continuavamo. Non abbiamo più mangiato tanto dopo il film. È vero che Ugo, dopo la realizzazione del film, andava in cucina e ci preparava da mangiare. Passava la giornata a fingere di mangiare, e poi si abbuffava veramente!

L’arte culinaria
Per Ugo Tognazzi la cucina era una delle sensualità della vita. È molto semplice. Ma è la sensualità che una cosa semplice. Quando lui cucinava, a casa sua, dava una dimostrazione di gioia di vivere, non era una cosa semplice dar da mangiare agli amici. Era un modo per manipolare quello che poi gli sarebbe entrato direttamente in corpo. Le novità. Le papille gustative.
La pasta era buona.

La depressione
Questo non lo so, posso dire che non sono in grado di dire che cosa sia la depressione in un amico. È una cosa molto riservata. E la depressione di Tognazzi. Forse era un uomo così innamorato della vita che aveva troppa paura di scomparire dalla vita, mi comprende? … tutto quello che serviva a Ugo era segreto, ma Ugo era infatti un uomo molto segreto.

I riconoscimenti
Che importanza ha se si parla più di Ugo Tognazzi in Francia che in Italia? Se Ugo Tognazzi non ha ottenuto premi a Cannes, che importa? Io ho avuto dei premi a Cannes, un premio completamente fasullo. Era un film di Marco Bellocchio, Salto nel vuoto, il film è passato a Cannes doppiato da Caprioli, doppiato in italiano da Caprioli. Non si sente affatto la mia voce. E ho avuto un premio d’interpretazione! È ridicolo! Io sono contentissimo d’aver ottenuto un premio d’interpretazione a Cannes, grazie a Caprioli. Mi comprende? I premi… ma lui era anche … era rimasto così giovanile, forse il fatto di non avere vinto un premio al festival di Cannes può essere stata un dolore, ma lui non ha mai aspirato in modo ossessivo ad avere dei premi, mi comprende? L’amicizia profonda, la vita sensuale profonda di Ugo la si riscontra se si osserva l’attore con la dovuta profondità, potremmo anche in questo istante dare noi un premio a Ugo Tognazzi!

Quale personaggio lo rappresenta meglio?
Forse il personaggio che lo rappresenta meglio, che lo ha raccontato meglio, è quello de La grande bouffe. E voi sapete, è stato un lavoro molto segreto, molto particolare. Marco Ferreri conosceva veramente bene la vita e i segreti di Marcello. Conosceva perfettamente la vita e i segreti di Ugo. Lo steso per me. Credo che se si vuole scoprire chi è stato Tognazzi, lo si può fare guardando ancora La grande Bouffe. C’è qualche elemento, qualche cosa che lascia intuire il grande segreto di Tognazzi.

La morte
Io lo avevo incontrato un po’ più di tempo prima della sua morte. Ma io ho di Ugo il ricordo di un uomo nel pieno della sua vitalità, non so nemmeno se sia morto. Mi comprende?
(…) se si parla del rapporto tra Tognazzi e la morte non so rispondere… Si deve partire dal segreto di Tognazzi. Tognazzi e me. Io ho sempre avuto un buon rapporto con la morte. Tognazzi e io non ci assomigliavamo. La persona più triste, quando si parla della morte, è se stessi, degli altri non me ne importa. Gli altri li lascio vivere. Forse con Ugo era la stessa cosa. La persona più triste per la morte di Ugo forse era Ugo stesso. Mi comprende? Per cui quando si parla della morte si dice sempre “la sua donna adesso è triste, i suoi figli adesso sono tristi….” E lui che ne pensa? Se si crede in Dio si è salvi. Se non gli si crede del tutto si è senza speranza.

Conclusione
Era l’uomo più sensibile nell’ascoltare l’altro, nel comprendere l’altro. Mi comprende? Con sempre un ridere e un soffrire, sempre. Ugo era un uomo estremamente pudico. A me piacciono gli uomini pudichi.
Il più grande segreto di Ugo era il non parlare, perché lui era un uomo che parlava molto, che raccontava storie, che cantava, “I capelli della bionda, i capelli della bionda…” Ma diceva delle cose di questo tipo per non dire il suo segreto.

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