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Fiat Luce (semper!)

Luciano Sovena, amministratore delegato di Cinecittà Luce S.p.A., ha denunciato la situazione difficile della società in un’intervista rilasciata  a Paolo Conti del Corriere della Sera:

«È in gioco il futuro non di una qualsiasi società per azioni, ma del marchio audiovisivo più prestigioso d’Italia e tra i più antichi del mondo, sicuramente più dello stesso Disney. Tutto ciò avviene mentre si festeggia il 150° anniversario dell’Unità d’Italia rischiando di chiudere un insostituibile archivio storico, un’agenzia di promozione del cinema italiano all’estero e impedendo di valorizzare nuovi talenti con la distribuzione di film d’autore.
Siamo a un passo dal chiudere i battenti. Dal licenziare dipendenti. Dal sospendere un’attività preziosissima per il cinema contemporaneo e la memoria audiovisiva italiana. Quest’anno i soldi basteranno a pagare gli stipendi e poco più».

Venerdì si è aperta la procedura di crisi ministeriale e non è stato presentato alcun piano di rilancio.

Negli ultimi anni i finanziamenti riconosciuti dal Fus (fondo unico dello spettacolo) a Cinecittà Luce sono andati in caduta libera: nel 2004 29 milioni di euro, nel 2005 27, nel 2010 17,2 e solo 7,5 quest’anno. Appena sufficienti per pagare gli stipendi dei 126 dipendenti.

Cinecittà Luce spa (nata nel 2009 dalla fusione di Cinecittà Holding con L’Istituto Luce e l’incorporazione di Filmitalia, che promuove il cinema italiano all’estero) rivendica un vasto campo d’azione. Un archivio immenso: l’Italia audiovisiva dal 1923 agli albori della tv, 100 mila cinegiornali, 10 mila documentari, 350 mila foto, l’archivio di Stato dell’Albania fascista e pre-comunista, fondi come quello di Folco Quilici, di Mario Canale (centinaia di backstage dei film girati in Italia) gli archivi dell’Eni, del Movimento operaio e della Resistenza.

Una S.p.A. con mansioni da Ente pubblico, col bilancio in attivo e una gestione dei costi di gestione considerata virtuosa e apprezzata anche dalla Corte dei conti.

Il desiderio di salvare Cinecittà Luce e tutto ciò che essa rappresenta è stato accolto da molti politici e da molti professionisti, tra cui Marco Bellocchio, Gianni Amelio, Saverio Costanzo, Angelo Barbagallo, Mimmo Calopresti. Un po’ tutti ricordano l’importanza dell’istituzione dal punto di vista storico, artistico, economico, del prestigio internazionale del Paese. Si ricorda l’importanza dell’Istituzione come memoria storica del nostro cinema, struttura che promuove all’estero la nostra cultura cinematografica e istituzione indispensabile agli esordi di un artista (“Private“, di Saverio Costanzo, ha visto la “luce”  – è il caso di dire! – proprio grazie alla società. Altrettanto il recentissimo Into Paradiso).

Inoltre, se davvero, come sembra, gli stranieri si sono  finalmente decisi a tornare alla Hollywood sul Tevere, sarebbe una perdita incommensurabile per il made in Italy.

Nell’intervista l’Ad  Sovena indica le possibili vie d’uscita:

  1. una mobilità di parte del personale verso il ministero dei Beni culturali;
  2. l’intensificazione di accordi già avviati con Telecom, Fastweb e Google per il video on demand.

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