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il Respiro

Nella storia della cultura il Respiro è sempre stato visto come chiaro indizio della Vita e, con essa, dell’azione di un’Entità superiore.

Nelle antiche mitologie, come ricordavamo in un precedente post, le divinità soffiavano nelle narici dell’uomo proprio per infondergli la vita, il tratto che distingue i viventi dalla materia non vivente.

La parola greca Pnéuma, traducibile letteralmente come “respiro, soffio, alito vitale”, è una categoria importante nella filosofia stoica ed è presente nel Vangelo di san Giovanni, dove viene tradotta Spirito Santo, che per i cristiani è la terza persona della Trinità.

In ebraico la parola Ruah, femminile, indicava proprio il respiro vivificante di Dio. San Giovanni rende tale concetto con Pnéuma forse perché negli ultimi anni della sua vita, proprio quando attendeva alla stesura del suo vangelo, era ormai diventato discepolo del filosofo Filone di Alessandria, ed era stato da lui influenzato nell’opera di mediazione tra le categorie del pensiero greco (basti pensare al Logos citato nel prologo) e del pensiero ebraico (Pnèuma = Ruah).

Il passaggio concettuale è affascinante. Se Dio, che è santo, trasmette la vita con il respiro, significa che respirando sulla sua creatura le trasmette la vita e parte della sua santità. Quando ognuno di noi respira, dunque, esprime quella briciola di divino di cui è testimone e ricettacolo.

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