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madri e matrigne

Vogliamo proporre una poesia sui tempi che stiamo vivendo:

Madre Natura è talvolta Matrigna.
Dal Male talvolta il Bene proviene. Non sempre.
Se tale, tuttavia, è il volere del Mondo,
del quale l'Uomo è particola,
che mai tanta malizia?
Perché tanto accanirsi?
E com'è che ciò che vien da Natura
all'acciaio s'aggancia*
e all'intime fibre dell'uomo,
all'inquinamento si mostra sodale? (© Pasquale Curatola 2020)

*mi è stato spiegato che il Covid-19 si attacca facilmente all’acciaio e alle superfici lucide perché si aggancia allo sporco che può accumularcisi sopra, non al metallo in quanto metallo.
Voliamo adesso piú in alto. In occasione della festa della Mamma, proponiamo anche la ‘Lettera alla Madre’, di Salvatore Quasimodo:

«Mater dolcissima, ora scendono le nebbie,
il Naviglio urta confusamente sulle dighe,
gli alberi si gonfiano d’acqua, bruciano di neve;
non sono triste nel Nord: non sono
in pace con me, ma non aspetto
perdono da nessuno, molti mi devono lacrime
da uomo a uomo. So che non stai bene, che vivi
come tutte le madri dei poeti, povera
e giusta nella misura d’amore
per i figli lontani. Oggi sono io
che ti scrivo. » – Finalmente, dirai, due parole
di quel ragazzo che fuggì di notte con un mantello corto
e alcuni versi in tasca. Povero, così pronto di cuore
lo uccideranno un giorno in qualche luogo. –
«Certo, ricordo, fu da quel grigio scalo
di treni lenti che portavano mandorle e arance,
alla foce dell’Imera, il fiume pieno di gazze,
di sale, d’eucalyptus. Ma ora ti ringrazio,
questo voglio, dell’ironia che hai messo
sul mio labbro, mite come la tua.
Quel sorriso m’ha salvato da pianti e da dolori.
E non importa se ora ho qualche lacrima per te,
per tutti quelli che come te aspettano,
e non sanno che cosa. Ah, gentile morte,
non toccare l’orologio in cucina che batte sopra il muro
tutta la mia infanzia è passata sullo smalto
del suo quadrante, su quei fiori dipinti:
non toccare le mani, il cuore dei vecchi.
Ma forse qualcuno risponde? O morte di pietà,
morte di pudore. Addio, cara, addio, mia dolcissima mater. »

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