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spicchi d’arte tra baffi di storia (47)

  • Ovidio, autore martire dei programmi italiani ma lettura tra le nostre preferite, sta avendo delle piccole rivincite.
    • È in corso da qualche giorno, infatti, presso le Scuderie del Quirinale, la mostra ‘Ovidio. Amori, miti e altre storie’, a lui dedicata nel bimillenario dalla morte: gioielli, affreschi, quadri, sculture… per presentare “la cultura e la società della Roma della prima età imperiale, ricostruita attraverso il filtro dei testi ovidiani“.
      Come ricordato in altre sedi, Ovidio all’estero ce l’invidiano e la sua non sufficiente fortuna in Italia è davvero un mistero. Che non sia, a limite, ulteriore retaggio dell’editto di Augusto, che lo confinò a Tomi per motivi mai perfettamente precisati*
      Le ‘Metamorfosi’ dell’autore di Sulmona sono rimaste nella storia della cultura in modo indelebile e sono state declinate nelle forme piú disparate, in omaggio a tutte le Muse, dalla prima all’ultima.
    • È uscito di recente, infatti, il saggio ‘La dotta lira. Ovidio e la musica’, di Paolo Isotta, edito Marsilio. Volume tra i piú interessanti, ‘La dotta lira’ è il primo mai dedicato al rapporto fra Ovidio e la musica, in virtú della produzione che, nel corso dei secoli, è stata ricavata attingendo alle ‘Metamorfosi’ e ai ‘Fasti’. Dall’‘Orfeo’ di Poliziano (Mantova, 1480), alla ‘Dafne’ di Jacopo Peri (1598), dall’‘Arianna a Nasso’ (1916) alla ‘Dafne’ di Strauss (1938)e a ‘L’amore di Danae’ (1942), dalla sinfonia al poema sinfonico, dal “melologo” alla cantata, dal concerto alla sonata, sono debitori a Ovidio cinque secoli di musica, scritti da Monteverdi, Cavalli, Scarlatti, Pergolesi, Porpora, Händel, Gluck, Dittersdorf, Haydn, Berlioz, Liszt, Offenbach, Suppè, Strauss, eccetera, eccetera, eccetera. Con riguardo al mito di Dafne, Isotta riporta che d’Annunzio, trent’anni prima di Strauss, lo aveva ripreso nell’Alcyone, con virtuosismo e profondità.
  • ‘Capinera’, invece, è il “melodramma moderno” che il teatro Bellini di Catania, nelle persone del presidente Roberto Grossi e del direttore artistico Francesco Nicolosi, propongono in prima assoluta, in sette repliche, dal 9 al 18 dicembre. Iniziativa tra le piú interessanti, ‘Capinera’ è ispirata alla nota ‘Storia di una capinera’, romanzo epistolare di Giovanni Verga; i dialoghi sono di Mogol, la musica di Gianni Bella, orchestrata per un grande organico da Geoff Westley, scene e regia di Dante Ferretti. I cantanti interpreti sono Cristina Baggio in alternanza con Giulia De Blasio (Maria), Andrea Giovannini e Alessandro Fantoni (Nino), Francesco Verna e Salvatore Giglioli (padre di Maria), Carlo Malinverno e Giuseppe De Luva (Il colera), Maria Fortunato (Matrigna), Sabrina Messina (Giuditta), Lorena Scarlata (badessa) e Alfonso Ciulla (prete). La convinzione di fondo è che il linguaggio dell’opera sia tutt’altro che esaurito e che un teatro lirico non debba essere un museo; l’opera, presentata a Roma, sarà proposta a tutti teatri lirici nazionali e ai maggiori teatri del mondo, i cui responsabili saranno invitati a Catania per vederla.
  • Ha luogo dall’8 novembre 2018 al 10 febbraio 2019 la mostra ‘Milano e il cinema’, intuibilmente dedicata al rapporto tra Decima Musa e capoluogo lombardo. Prima che nascesse Cinecittà, le prime sperimentazioni cinematografiche passavano da Milano e a Milano furono girate numerose pellicole negli anni ’50 e ’60. L’evento s’inserisce nel palinsesto di ‘Novecento italiano’, calendario di appuntamenti promosso dal Comune per celebrare il secolo scorso. degli anni Sessanta, fino alle produzioni più recenti.
  • ‘Ötzi e il mistero del tempo’, presentato in prima assoluta a Bolzano, è il film di Gabriele Pignotta dedicato alla famosa mummia del Similaun. È stato prodotto da One More Pictures con Rai Cinema in collaborazione con Beta Film; interamente girato in Alto Adige, con il sostegno della Idm Film commission Alto Adige, è stato premiato al Giffoni Film Festival. Quando Kip, fanciullo di undici anni, va a salutare Ötzi al museo, prima di partire, prende il via un’avventura straordinaria: Ötzi si risveglia, si rigenera e si tuffa nel ventunesimo secolo con Kip. I due amici si scambieranno le reciproche conoscenze, uno la tecnologia di oggi, l’altro i segreti dell’età del rame.
  • Hollywood Reporter riferisce che Tom Fontana, ideatore de ‘I Borgia’, realizzerà con Entertainment One, Mediaset Group e De Laurentiis Company, la serie in lingua inglese ‘Dolce Vita’, ambientata nella Roma degli anni ’50. Il primo episodio sarà diretto da Oliver Stone. Il progetto si ispira al libro di Stephen Gundle ‘Death and Dolce VitaThe Dark Side of Rome in the 1950s’ (2011), nel quale sono ricostruisce le circostanze della morte della ventunenne Wilma Montesi e si racconta come la corruzione avesse messo in ombra l’immagine della “dolce vita” in Italia.
  • Uscirà venerdí 30 novembre ‘Ogni volta che è Natale’ (Sony Music), l’album di canzoni natalizie di Raffaella Carrà, che lo presenterà al pubblico in due eventi in store: sabato 1° dicembre a Milano (Mondadori Megastore, ore 17, piazza Duomo) e giovedì 6 dicembre a Roma (Porta di Roma, ore 17, via Alberto Lionello). L’album sarà disponibile in quattro edizioni speciali: Standard version, CD (conterrà nove brani classici del Natale interpretati da Raffaella e un inedito, dal titolo ‘Chi l’ha detto’); Deluxe Edition, 2CD (CD standard + disco bonus con 19 hit dell’artista); LP (conterrà i brani del CD standard e si presenterà in due “colorazioni”: silver limited edition e white) e Super Deluxe, composta da un 45 giri con un particolarissimo formato a stella, i due compact disk della versione deluxe ed un portachiavi con gli auguri di buone feste di Raffaella Carrà.

*Il sospetto del modesto blogger che state leggendo è che Augusto non gli abbia perdonato la mancanza, proprio nelle ‘Metamorfosi’, della saga di Enea e della nascita di Roma, oppure il fatto che la dedica augustea, nei ‘Fasti’, è posizionata nel secondo libro piuttosto che nel primo, ma il nostro mestiere non è quello del classicista e alcune supposizioni si fanno con beneficio d’inventario. Peccato che Ovidio stesso abbia scritto che erano state le sue Muse la ragione dei guai che gli erano capitati: “Et devoveo Pierides meas”

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