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Proponiamolo a Mussi!

Nei giorni scorsi sono passato per diletto personale dal sito del Ministero dell’Università e della Ricerca scientifica e tecnologica. Ho letto un po’ velocemente le nuove denominazioni delle classi delle lauree di primo livello e delle lauree specialistiche, ora dette magistrali.

Positivo il fatto che l’elenco delle classi, in passato davvero eccessivo, sia adesso più breve.

Ma non riesco a capire, per un mio limite, per quale motivo debbano essere mantenute differenziazioni e sfumature non proprio indispensabili.

Tra le lauree di primo livello si fa distinzione tra “Lingue e culture moderne” e “Mediazione linguistica”. Ammettiamolo, c’è una diversità d’impostazione, le lauree della prima sono più orientate alle letterature e allo studio teorico, le seconde sono più applicative.

Rimane un discrimine, che non capisco, tra “Scienze politiche e delle relazioni internazionali” e “Scienze sociali per la cooperazione, lo sviluppo, la pace” (cosa impedisce ai laureati dell’una di invadere gli ambiti dell’altra? Non se ne potrebbe creare una sola in “Scienze politiche, delle Relazioni internazionali, della cooperazione”?). 

Tra le magistrali (ex specialistiche), una mi ha colpito per la denominazione: “Modellistica matematico – fisica per l’ingegneria”.

Quanto alle sfumature di cui sopra, mi sono anche chiesto:

  • §        Dove finisce l’ambito di studio delle lauree magistrali in “Scienze pedagogiche” e dove comincia quello delle lauree in “Programmazione e gestione dei servizi educativi”?
  • §        Dove finisce il campo d’indagine di “Architettura del paesaggio” e dove comincia quello di “Pianificazione territoriale, urbanistica e ambientale”?
  • §        A che serve una classe specifica in “E – learning e Media education”?
  • §        E una in “Teorie della comunicazione”? quali lauree dovrebbero essere così astratte da staccarsi da “Comunicazione pubblica, d’impresa e pubblicità” per confluire in essa?
  • §        Perché, piuttosto, non crearne una in “Comunicazione di massa”, ancora più specifica di “Spettacolo e produzione multimediale”?

 

Potreste rispondermi che andrebbe letto il bando integrale con cui tali classi sono state definite, dove si riflette sulla specificità d’indirizzo e sugli obiettivi formativi. E sia.

Ma chi ci garantisce che una laurea aperta da un’università seria in una classe ritenuta ad ampio raggio non sia comunque impostata meglio di un’altra, che formalmente appartiene a classe più specifica? E che una laurea magistrale che si vende come quanto di più specifico esista per un determinato ambito non sia in realtà più generica del dovuto?

Un’ultima riflessione. È stata mantenuta una classe delle lauree magistrali in “Lingue moderne per la Comunicazione internazionale e la cooperazione” (LM 38), in luogo della preesistente “Lingue per la Comunicazione internazionale” (all’epoca 43/S).

Evidentemente si è ritenuto necessario differenziare il campo d’indagine di queste lauree e gli obiettivi professionali da quelli delle classi “Lingue e letterature moderne europee ed americane”, “Lingue e letterature dell’Africa e dell’Asia”, “Relazioni internazionali”, “Comunicazione pubblica, d’impresa e della pubblicità” o “Scienze dell’interpretariato e della mediazione linguistica”.

Ma questo si riduce in una penalizzazione molto pesante, perché i laureati della LM 38 (ex 43/S), proprio per la peculiarità della loro classe di “afferenza” (prima e ultima volta che uso tale balordo termine, promesso), non possono accedere a nessuna cattedra di insegnamento, né fare concorsi di alcun tipo, nemmeno quello diplomatico, che pure è aperto a un numero discreto di lauree.

Se proprio dev’esser fatto un discrimine tra titoli, che questo non si ritorca anche sulla spendibilità lavorativa!

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