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bambini, adolescenti e internet

È uscita da qualche giorno ‘La condizione dell’infanzia nel mondo 2017: Figli dell’era digitale’, relazione dell’Unicef sul rapporto tra infanzia/adolescenza e internet.
Nel mondo, un utente della rete su tre è un bambino; è on line il 71% dei giovani, sul 48% della popolazione totale, con dei valori che, ovviamente, cambiano in ragione del diverso livello di sviluppo tecnologico dei Paesi d’origine. In alcuni Paesi, addirittura, c’è anche un divario di genere: in India le donne non costituiscono nemmeno un terzo degli utenti della rete.
Secondo l’Unicef,è stato fatto troppo poco per proteggerli dai pericoli del mondo digitale e per aumentare il loro accesso a contenuti sicuri on line”; si deve, secondo l’Istituzione, porre in essere politiche piú efficaci e pratiche commerciali piú responsabili, si deve fornire a tutti i bambini un accesso a costi contenuti a risorse di qualità alta, li si deve proteggere da pericoli quali abusi, sfruttamento, tratta, cyber-bullismo ed esposizione a materiali non adatti; si deve salvaguardare la loro privacy e le loro identità; va promossa l’alfabetizzazione digitale, per tenere i bambini informati, attivi e al sicuro; occorre sfruttare il potere del settore privato per migliorare le pratiche e gli standard etici, mettendo i piú piccoli al centro delle politiche per il digitale e declinando le potenzialità della rete nella maniera piú costruttiva possibile, ad esempio per la formazione scolastica e professionale.
Un sondaggio, inoltre, è stato somministrato ai giovani tra i 13 e i 24 anni di 26 Paesi; alla domanda “Cosa non ti piace di internet?” il 23% degli intervistati ha risposto “la violenza”; alla domanda “Cosa ti piace di Internet?”, il 40% dei giovani ha risposto “imparare nuove cose per la scuola o la salute”, un altro 24% “acquisire competenze che non posso imparare a scuola”. Al quesito “Come hai imparato a utilizzare Internet?” il 42% dei ragazzi ha risposto di aver imparato da solo, mentre un 39%, formato prevalentemente da giovani che vivono in Paesi a basso reddito, ha risposto di aver imparato da amici o fratelli.
Solo un’azione collettiva da parte dei governi, de i privati, delle organizzazioni a tutela dell’infanzia, delle università, delle famiglie e degli stessi (piccoli) utenti può rendere lo spazio digitale maggiormente accessibile e sicuro per i bambini.

Fonte: rapporto Unicef ‘La condizione dell’infanzia nel mondo 2017: Figli dell’era digitale

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