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vedere le stelle

L’astrologia, intesa come lettura degli oroscopi per pianificare l’esistenza, è disciplina destituita di rigore scientifico perché si basa su tradizioni sapienziali che non  leggono il dato astronomico in modo razionale.

È vero che le stelle possono suggerire delle immagini per come viste dalla Terra ma, considerandole nel loro effettivo posizionamento nello spazio, direbbero nulla, lontane, come sono, milioni di anni luce l’una dall’altra!

Il concetto di Zodiaco, secondo molti, risale ai popoli della Mesopotamia e alcune costellazioni zodiacali, come Sagittario, Capricorno e Acquario erano conosciute già a loro. I Greci raccolsero le tradizioni precedenti e aggiunsero le proprie, sistematizzando; vale la pena, pertanto, ricordare i miti che, secondo gli antichi, erano alla base dei dodici segni.

L’Ariete era la capra Amaltea. Allattò Zeus infante, gli fornì latte per nutrirsi, lana per vestire e frutta in abbondanza con un suo corno.  Il dio la trasformò in costellazione per riconoscenza. Un’altra versione vuole che fosse l’ariete del famoso vello d’oro cercato da Giasone e dagli Argonauti (in tal caso la capretta Amaltea sarebbe da identificarsi con la capretta posta sulla spalla della costellazione dell’Auriga, corrispondente alla stella α Aurigae o Capella).

Il Toro era la trasmutazione della fanciulla Io, amata da Zeus, che la trasformò in giovenca per salvarla dalla gelosia di Hera. Oppure, secondo altri, Zeus stesso, mutatosi in toro per sedurre Europa. Secondo altri ancora, il toro inviato da Poseidone a Minosse per sedurgli la moglie.

I Gemelli sono i Dioscuri, Castore e Polluce, nati da un uovo deposto da Leda, dopo che Zeus, mutato in cigno, vi si era congiunto. Loro sorelle erano Elena di Troia (sposa di Menelao) e Clitemnestra (che sarebbe andata in sposa ad Agamennone). Polluce viveva un giorno nell’Ade, insieme al fratello Castore che era morto, e un giorno sull’Olimpo con gli dei.

Nella tradizione egizia il Cancro era il dio dell’alba Kepre, personificato dallo scarabeo che spingeva il sole in cielo.   Per i greci il granchio era l’animale che tentò di pizzicare i piedi di Ercole mentre questi combatteva con l’Idra. Ercole, senza pietà, schiacciò il granchio ed Hera, che notoriamente non voleva molto bene all’eroe, trasformò il crostaceo in costellazione.

Nelle civiltà mesopotamiche il Leone era identificato col Sole. In Egitto era collegato con la piena del Nilo che avveniva quando il sole transitava nella costellazione del Leone (solleone) e forse per questo motivo veniva raffigurata una testa di leone sopra le fonti, le fontane e le chiuse dei canali. I greci vedevano in questo gruppo di stelle il terribile leone di Nemea, affrontato da Ercole, che lo soffocò.

Secondo una versione, la Vergine rappresenta Cerere – Demetra, dea delle messi, che tiene in mano una spiga di grano. Nella cultura assiro-babilonese veniva invece collegata alla dea Ishtar, conosciuta anche come Astarte, dea della fertilità e della primavera, colei che scese negli inferi per cercare il suo amato Tammuz. Ma qui rimase imprigionato e in sua assenza la terra divenne arida. Gli dei, allora, la liberarono e al suo ritorno la terra tornò a rifiorire. Una versione la identifica in Persefone, un altro mito parla di Astrea, una divinità della giustizia che tornò in cielo disgustata dagli esseri umani.

Per i greci le stelle della Bilancia facevano parte dello Scorpione ed erano le sue “Chelae”. Secondo i romani, la costellazione era da considerarsi autonoma e rappresenterebbe lo strumento col quale la dea della giustizia Astrea, nella vicina Vergine, pesava il destino di tutti i mortali. Un’altra versione parla della bilancia di Mechus, il dio che inventò pesi e misure. Anche Zeus, peraltro, aveva una bilancia per pesare i destini degli uomini, nell’Iliade la usò con Ettore e Achille.

Lo Scorpione potrebbe essere l’animale che uccise il cacciatore Orione su ordine della dea Gea (o di Apollo). Il cacciatore venne poi resuscitato da Asclepio, il dio medico. In Egitto le stelle dello Scorpione, per molto tempo, furono considerate come un serpente e la stella più luminosa. Anthares, cinquemila anni fa indicava la posizione del Sole all’equinozio d’autunno. Anthares deriva dal greco anti – Ares, il quanto il suo colore rosso rivaleggiava con Ares, Marte, pianeta dalla rubiconda cromia.

Il Sagittario è, con ogni evidenza, un centauro, mitico essere per metà cavallo e metà essere umano. Una leggenda racconta che il Sagittario lanciò la sua freccia e uccise lo Scorpione, per vendicare la morte di Orione. Probabilmente era Chirone, addestratore di molti eroi greci

Il Capricorno è legato al mito di Pan, dio greco della pastorizia, che aveva il corpo di un uomo con corna e zoccoli di capra. Un giorno Gea, decisa a sterminare gli dei dell’Olimpo, inviò un orribile mostro, Tifone. Gli dèi tutti capparono trasformandosi in animali ma Pan riuscì a trasformarsi solo parzialmente, rimanendo metà capra e metà pesce. Avrebbe poi affrontato Tifone insieme a Zeus e a Hermes, lanciando un urlo così potente da metterlo in fuga. Zeus, riconoscente, lo mutò in costellazione.

Un mito assiro -babilonese parla invece di Oannes, dio della saggezza, metà uomo e metà pesce, che ogni tanto emergeva nel golfo Persico sotto forma di sirena per insegnare all’uomo arti e scienze.

Secondo i greci, l’Acquario  rappresenterebbe Deucalione, unico sopravvissuto assieme alla moglie Pirra al diluvio con cui Zeus sterminò il genere umano. Il padre degli dei ordinò alla coppia di gettare dei massi dal monte parnaso. Da quelli lanciati da Deucalione, si originarono umani di sesso maschile, da quelli lanciati da Pirra, umani di sesso femminile. Secondo la versione piú famosa, sarebbe invece Ganimede, rapito da Zeus in forma d’aquila per la sua bellezza e costretto a fare il coppiere degli dèi. Gli egiziani nella costellazione vedevano Api, il dio del Nilo, che dispensava acque da un recipiente, fonte di sorte propizia.

Secondo Eratostene, i Pesci rappresenterebbero Derke, una divinità della Siria metà donna e metà pesce. Un’altra versione narra che Eros e sua madre Afrodite si trasformarono in pesci per sfuggire il mostro Tifone, che doveva incutere terrore agli dèi olimpici per volere di Gea. I due numi, per non perdersi nella corrente, legarono le loro code con una fune. Infatti, la stella Alfa di questa costellazione, “Al risha” che significa “corda”, negli atlanti storici viene collocata a metà del nastro che unisce i due pesci celesti.

Fonti: siti vari di astrofilia; frequentazione di circoli di astrofilia; cultura personale

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