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sepolcri imbiancati

La Quaresima è il periodo dell’anno in cui, per antonomasia, affiorano le contraddizioni di certe esperienze spirituali. Sepolcri imbiancati, attenti solo a ostentare invece che a migliorarsi, si prendono a sberle, si sottopongono a privazioni, credono di vivere bene i misteri della loro religione con semplici accorgimenti alimentari. Quasi che un po’ di moderazione nel cibo possa coonestare le mancanze d’amore o altre colpe, ben più gravi.

Se facciamo del bene non ha senso che se ne meni vanto, sarebbe fariseismo o atteggiamento da pubblicano. La ricompensa, se opportuna, c’è comunque.

Lungo il cammino dell’uomo, persone meravigliose, illuminate da un  Messaggio Superiore, hanno indicato al mondo possibili strade per riavvicinarsi al divino e temprare la propria spiritualità.

Le religioni da loro fondate, però, non si sono limitate alla spiritualità e alla contemplazione del divino.

I loro dogmi si sono spesso appesantiti di norme giuridiche, sociali, perfino igieniche. E sono stati ulteriormente rimaneggiati nel corso della storia. 

D’accordo, era necessario dare a comunità non strutturate regole oggettive, che valessero per tutto e supplissero a mancate codifiche precedenti.

Ma, se espungiamo il credere per fede, cosa autorizza alcuni uomini a mettersi sulla bocca “Dio vuole così… Per piacere a Dio dovrai… non dovrai…”

Ancora. Per quale motivo regole stabilite in contesti specifici dovrebbero essere estese all’infinito, nel tempo e nello spazio?

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