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Serendippo

Negli Stati Uniti e, da qualche tempo, anche in Italia, si fa un gran parlare della serendippidity.

Secondo il docente con cui sostenni l’esame di psicologia cognitiva quand’ero giovane (Maria Antonietta era già stata ghigliottinata), la serendippidity sarebbe, tra l’altro, il miglior modo possibile per tener lontano l’Alzheimer: tenere il cervello sempre accesso e respirante, costruire percorsi di ragionamento, nutrirsi di stimoli, coltivare interessi, lasciarsi guidare dalle curiosità… Il secondo miglior modo è mangiare molte arance.

La serendippidity trae la sua etimologia dalla fiabaViaggi e avventure dei tre principi  di Serendippo’, tradotta in italiano da Cristoforo Armeno nel 1548. La fiaba in versione originale potrà essere liberamente rinvenuta, letta, meditata e, con qualche accorgimento, proposta ai fanciulli. Il professore di psicologia citato a inizio post ne conosceva una lectio facilior che, se la memoria non m’inganna, suonava come segue.

L’uomo più saggio della Terra, si sentì in punto di morte e, chiamati al capezzale i tre figli, disse loro che avrebbe lasciato la sua eredità a chi dei tre fosse riuscito a trovare la cosa piú stupefacente che esistesse al mondo.

I tre partirono da casa ma, dopo un anno, si rincontrarono nel deserto. Proseguirono insieme.

Li raggiunse una carovana. Il capo della detta carovana chiese loro se avessero notizie di un cammello passato di recente nei paraggi.

“Sí – disse il primo dei figli – ed era a bordo di un cammello!”

“Sí – aggiunse il secondo – ed era una donna incinta!”

“E il cammello aveva denti cariati!”, concluse il terzo.

“Arrestateli!”, tuonò il capocarovana.

Condotti di fronte al re, i tre seppero dimostrare che non avevano nemmeno visto né il cammello né la donna.

“Io non ho visto la donna, ma qui vicino c’è un’oasi, con delle orme di cammello!”, spiegò il primo.

“Accanto alle orme del cammello ci sono quelle di un essere che può esser sceso dal cammello solo come una donna in gravidanza può fare!”, chiarì il secondo.

“E nell’oasi ci sono foglie brucate in modo discontinuo, come se a brucarle fosse stato un animale con denti cariati!”, concluse il terzo.

Il proprietario del cammello scoppiò a ridere: “Signori, questi non sono tre briganti, ma tre geni!”.

Questa storia non va studiata a memoria ma rivissuta ogni volta nei singoli passaggi logici. Il professore lo consigliava come esercizio e confidava di praticarlo lui stesso ogni notte, prima d’andare a dormire.

Chissà, che non sia davvero un sistema efficace per diventare anche noi… figli di Serendippo!

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