Sofocle secondo Curatola

Il mondo occidentale ha purtroppo smarrito, tra le altre, la tragedia ‘Laio’, di Eschilo, nella quale il drammaturgo di Eleusi trattava la complessa figura del papà biologico di Edipo, nell’ambito del cosiddetto “ciclo tebano” e della ben nota “saga dei Labdacidi”; era, peraltro, la prima parte della “trilogia tebana” formata anche dall’‘Edipo’ (perduta anch’essa) e dai ‘Sette contro Tebe’ (pervenuta). Nel medesimo pacchetto figurava anche, com’era uso, il dramma satiresco ‘Sphynx’ (perduto).
Galeotto un laboratorio teatrale di recente frequentato, basato per la verità sull’‘Edipo Re’ di Sofocle, il vostro blogger preferito (io) s’è dovuto domandare cosa passasse per la testa di Laio quando, circa quindici anni dopo la nascita di Edipo, dovette recarsi nuovamente a Delfi per consultare l’Oracolo.
La nascita di Edipo non era avvenuta sotto i migliori presagi; pendevano sulle sue sorti sia un precedente responso dell’Oracolo di Delfi, sia la maledizione lanciata a Laio da Pelope, il cui figlio, Crisippo, lo stesso Laio aveva “deflorato”. Di piú, pare che Laio preferisse le frequentazioni maschili a quelle femminili e che la moglie Giocasta, pur di rimanere incinta, si sia dovuta travestire da uomo e, ad una festa, profittare dell’ubriachezza del coniuge.
Alla nascita, per scongiurare l’avverarsi delle profezie e degli anatemi, il piccolo fu legato ai piedi, forse finanche trafitto alle caviglie da uno spillone affatto analogo, forse il medesimo, che avrebbe usato qualche tempo dopo per accecarsi. Esposto sul monte Citerone, il neonato non avrebbe avuto la minima possibilità di sopravvivere e a Tebe, pertanto, la sua morte si dava per scontata.
Quindici anni dopo, come anticipavamo, Laio dovette partire nuovamente verso Delfi; questa volta il pericolo era rappresentato dalla Sfinge, la ‘Sphynx’ di cui sopra, il mostro che poneva un enigma ai viandanti diretti verso Tebe e li uccideva se non rispondevano correttamente.
Ed ecco il punto: cosa pensava Laio mentre, sul cocchio, muoveva verso Delfi?
«E se… e se… lo stron*etto fosse ancora vivo?»
Cosí ragionava Laio di Tebe, figlio di Labdaco, sulla strada verso Delfi.
«E se… e se… fosse proprio lui la Sfinge di cui tanto si parla? Lo stron*etto, lo sgorbio che la befana ottenne quindici anni fa con chissà quali arti, col mio seme o con quello di estranei! Probabilmente ero ubriaco… La befana, la ninfomane meretrice che, per ricevuta disgrazia, mi fa da moglie e devo tollerare in casa…
I sacerdoti d’Apollo mi daranno piena soddisfazione! Tali e tanti sono i monili, tali e tante le regalie e le offerte, che saprò subito se lo sgorbio stronzetto morí, come spero, quindici anni or sono oppure se vive ancora, sotto chissà quali spoglie! Lo trafiggevo, lo stron*etto, bastardo o futuro patricida che fosse, e forse tutt’e due le cose. Lo trafiggevo e lo incaprettavo. Quello piangeva ma sembrava ridere, sfottente; sembrava volermi pis*iare in faccia che al Destino non si sfugge: ‘Cosa credi, pezzo di me**a, che esponendomi cambierà qualcosa? Nessuno può sfuggire al Destino, nemmeno gli dèi, e a te sarà riservata la sorte che meriti, quella già scritta!’ Era un demone, non un bimbo, e ancora oggi me lo vedo davanti, sebbene il suo spettro sia stato incaprettato con lui, col miserabile suo corpo immaturo! Forse è vivo! Forse la Sfinge è proprio lui! Donde mi deriverebbero, altrimenti, gl’incubi e gli orribili sogni che la notte divina sempre mi reca? Presto saprò tutto!
Che vedo?! Il Sole è in cielo già alto, è mezzogiorno e a me s’appropinqua di tre strade l’incrocio… Un uomo, dall’incedere claudicante, dal passo malfermo, al trivio fatale s’avvicina, senza agli dèi riservare il tradizionale sacrificio! Certo, è un uomo che non sa quale Destino lo aspetta»

@Pasquale Curatola 2022, all rights reserved.
Thanks to Matteo Tarasco and Katia Colica for the theatrical workshop
based on Giocasta and the myth of Oedipus in general.

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