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la materia obbedisce allo spirito

Nel vangelo, Gesú fu tentato dal Maligno in piú occasioni.

Una volta, durante la peregrinazione nel deserto, il Diavolo lo prese e lo portò su un’altura,

facendogli vedere tutti i domini della terra.

Gli promise di donarglieli, se lui lo avesse adorato.

I teologi si sono chiesti come il Diavolo potesse pensare anche solo lontanamente di poter tentare il figlio di Dio, che,

in quanto tale, era già proprietario del mondo e hanno formulato delle ipotesi.

La tentazione è quella di pensare

che il Diavolo fosse perfettamente autorizzato a tentare Gesú con cose materiali

per il semplice motivo che le cose materiali di questo mondo, come il potere, il denaro ed il successo,

appartengono a lui, non a Dio.

Al Diavolo sembra appartenere la materia, a Dio ciò che è spirituale.

La distinzione tra spirito e materia nelle filosofie e nelle culture orientali sembra non porsi affatto;

affiora invece con evidenza nella cultura occidentale,

precisa dicotomia in Paolo di Tarso

(“Ciò che piace alla carne dispiace allo spirito, ciò che piace allo spirito dispiace alla carne”) mentre,

in Platone, l’anima stessa è prigioniera del corpo.

L’amore, l’amicizia, la libertà, la pace, l’amore per il prossimo sono valori legati allo spirito;

la ricerca del potere, la voglia di successo, il bisogno d’affermarsi attengono alla materia.

La materia può nobilitarsi, sollevarsi di livello quando, ad esempio,

il denaro diventa generosità,

la ricerca di potere coincide con la difesa dei valori

e la voglia di successo non prescinde dal merito.

Posto che lo spirito è stato anche interpretato come una forma di energia,

si può forse affermare, parafrasando Einstein,

che nell’universo spirito e materia devono compensarsi.

Saper bilanciare, dunque, una cosa con l’altra

ricordando che la materia deve obbedire allo spirito.

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