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Posts tagged “Gianni Amelio

Nastri d’argento 2015 (documentari)

Sono stati rivelati oggi e sono in fase di consegna mentre scrivo i Nastri d’argento 2015

I tre Nastri dell’anno erano stati annunciati già ieri, per la verità e sono ‘Felice chi è diverso’, di Gianni Amelio, ‘Italy in a Day, di Gabriele Salvatores e ‘Quando c’era Berlinguer, di Walter Veltroni.

Costanza Quatriglio si è aggiudicata il suo secondo Nastro d’Argento con ‘Triangle‘, nella sezione Cinema del reale, mentre Giorgio Treves ha ottenuto il Nastro assegnato dalla giuria del Sindacato nazionale giornalisti cinematografici italiani nella categoria Cinema e spettacolo, con ‘Gian Luigi Rondi: vita, cinema e passione‘.

Il detto sindacato ha ritenuto opportuno, altresí, riconoscere alcuni premi speciali a ‘La scuola d’estate‘, di Jacopo Quadri, su Luca Ronconi, ‘La zuppa del demonio‘, di Davide Ferrario, ‘Giulio Andreotti – Il cinema visto da vicino’, di Tatti Sanguineti, a ‘Nessuno siamo perfetti’, di Giancarlo Soldi, sulla figura di Tiziano Sclavi, papà di Dylan Dog. (more…)


nonsolopuffi

Arriva oggi nelle sale italiane ‘I Puffi –2’, secondo capitolo delle gesta in 3 D dei simpatici ometti blu.
Vale la pena di ricordare, però, che in questi giorni usciranno anche due dei film italiani che meglio si sono distinti all’ultimo Festival di Venezia:

Proprio con riguardo a ‘Sacro GRA’, è organizzata in queste ore un’originale conferenza stampa in tour! A bordo di un pullman, tutto il cast del film premiato a Venezia percorre insieme ai presenti i luoghi dove il film è stato girato (il Grande Raccordo Anulare di Roma); domani, lungo il medesimo tragitto, saranno visibili i cartelloni che ricordano il successo ottenuto in laguna e l’uscita nelle sale.

Arriva anche ‘L’intrepido‘, di Gianni Amelio, con Antonio Albanese nei panni di chi deve adeguarsi alla precarietà cronica del mercato del lavoro.


le luci di Venezia

Sono stati annunciati ieri, 25 luglio 2013, i film in lizza alla settantesima mostra d’Arte Cinematografica di Venezia, che avrà luogo nella città del sogno e dell’incanto dal 28 agosto al 7 settembre per la direzione di Alberto Barbera.

Le quattro sezioni principali sono:

Venezia 70 -Concorso internazionale di lungometraggi in prima mondiale

Fuori concorso -Opere firmate da autori d’importanza riconosciuta

Orizzonti – Le nuove correnti del cinema mondiale

Venezia Classici– Selezione di film classici restaurati e di documentari sul cinema

Le sezioni autonome e parallele sono:

Settimana Internazionale della Critica (SIC) – Rassegna di 7 film – opere prime – autonomamente organizzata da una commissione nominata dal SNCCI

e le Giornate degli Autori (sezione autonoma promossa dalle associazioni dei registi italiani ANAC e 100 Autori).

Il calendario dettagliato delle proiezioni, giorno per giorno, sarà disponibile a metà agosto mentre è già scaricabile un’App per smartphone, meglio nota come iMiBAC. Una novità concepita giustappunto per l’edizione numero 70 è il progetto ‘Venezia 70 – Future Reloaded’: settanta registi sono stati invitati a realizzare un cortometraggio di durata compresa tra i 60 e i 90 secondi, oggetto poi (godi popolo) di pubblica proiezione.

Cinecittà Luce si presenta alla settantesima edizione con sette film: il debutto cinematografico della drammaturga Emma Dante (‘Via Castellana Bandiera’, con la detta Emma insieme ad Alba Rohrwacher),  ‘Che strano chiamarsi Federico , di Ettore Scola, presentato fuori concorso e piú volte citato in questo blog, ‘Con il fiato sospeso’ di Costanza Quatriglio e ‘Redemption’ di Miguel Gomes.  ‘Profezia. L’Africa’ di Pier Paolo Pasolini, a cura di Gianni Borgna, e la versione restaurata di ‘Paisà di Roberto Rossellini faranno mostra di sé, invece, nella sezione Venezia Classici.

Il film d’apertura di tutta la rassegna sarà ‘Gravity’, di Alfonso Cuarón, con Sandra Bullock e George Clooney, che è fuori Concorso; sarà proiettato in 3D e in prima mondiale nella Sala Grande del Palazzo del Cinema al Lido, subito dopo la cerimonia di apertura.
Questo l’elenco completo delle pellicole:
(more…)


Torino Film Festival 2012

dépliant torino film festival 2012

La trentesima edizione del Torino Film Festival avrà luogo dal 23 novembre al 1° dicembre. 

La conferenza stampa si tiene oggi in duplice sede: alle 11 a Roma, presso la Casa del Cinema, e alle 18.30 nel capoluogo piemontese, presso il  Multisala Cinema Massimo. Tuttavia, già dallo scorso 23 ottobre è in corso l’emozionante conto alla rovescia, scandito da due monitor installati all’uopo nella tradizionale struttura.

Il XXX Torino Film Festival, sotto la direzione artistica di Gianni Amelio, prevede tra l’altro il conferimento del Gran Premio Torino, che quest’anno sarà assegnato da Claudia Gerini a Ettore Scola e a Ken Loach, cui sarà dedicata anche una proiezione in anteprima, La parte degli angeli (‘The Angels’ Share’).

L’“ouverture” sarà affidata a ‘Quartet’, opera prima di Dustin Hoffman come regista; la sezione ‘Rapporto confidenziale‘ sarà inaugurata venerdí 23 da Jennifer Lynch e dal suo ‘Chained‘, interpretato da Vincent D’Onofrio, Eamon Farren e Julia Ormond.

dépliant torino film festival 2012


i cinque verso Torino

Il prossimo Torino Film Festival, il 29°, avrà luogo nel capoluogo piemontese dal 25 novembre al 3 dicembre.

La sezione “Figli e Amanti”, voluta da Gianni Amelio*,  ospiterà Antonio Albanese, Ascanio Celestini, Michele Placido, Kim Rossi Stuart e  Sergio Rubini, professionisti che si muovono con abilità sia davanti alla macchina da presa che sulla sedia da regista.

* direttore della rassegna


Fiat Luce (semper!)

Luciano Sovena, amministratore delegato di Cinecittà Luce S.p.A., ha denunciato la situazione difficile della società in un’intervista rilasciata  a Paolo Conti del Corriere della Sera:

«È in gioco il futuro non di una qualsiasi società per azioni, ma del marchio audiovisivo più prestigioso d’Italia e tra i più antichi del mondo, sicuramente più dello stesso Disney. Tutto ciò avviene mentre si festeggia il 150° anniversario dell’Unità d’Italia rischiando di chiudere un insostituibile archivio storico, un’agenzia di promozione del cinema italiano all’estero e impedendo di valorizzare nuovi talenti con la distribuzione di film d’autore.
Siamo a un passo dal chiudere i battenti. Dal licenziare dipendenti. Dal sospendere un’attività preziosissima per il cinema contemporaneo e la memoria audiovisiva italiana. Quest’anno i soldi basteranno a pagare gli stipendi e poco più».

Venerdì si è aperta la procedura di crisi ministeriale e non è stato presentato alcun piano di rilancio.

Negli ultimi anni i finanziamenti riconosciuti dal Fus (fondo unico dello spettacolo) a Cinecittà Luce sono andati in caduta libera: nel 2004 29 milioni di euro, nel 2005 27, nel 2010 17,2 e solo 7,5 quest’anno. Appena sufficienti per pagare gli stipendi dei 126 dipendenti.

Cinecittà Luce spa (nata nel 2009 dalla fusione di Cinecittà Holding con L’Istituto Luce e l’incorporazione di Filmitalia, che promuove il cinema italiano all’estero) rivendica un vasto campo d’azione. Un archivio immenso: l’Italia audiovisiva dal 1923 agli albori della tv, 100 mila cinegiornali, 10 mila documentari, 350 mila foto, l’archivio di Stato dell’Albania fascista e pre-comunista, fondi come quello di Folco Quilici, di Mario Canale (centinaia di backstage dei film girati in Italia) gli archivi dell’Eni, del Movimento operaio e della Resistenza.

Una S.p.A. con mansioni da Ente pubblico, col bilancio in attivo e una gestione dei costi di gestione considerata virtuosa e apprezzata anche dalla Corte dei conti.

Il desiderio di salvare Cinecittà Luce e tutto ciò che essa rappresenta è stato accolto da molti politici e da molti professionisti, tra cui Marco Bellocchio, Gianni Amelio, Saverio Costanzo, Angelo Barbagallo, Mimmo Calopresti. Un po’ tutti ricordano l’importanza dell’istituzione dal punto di vista storico, artistico, economico, del prestigio internazionale del Paese. Si ricorda l’importanza dell’Istituzione come memoria storica del nostro cinema, struttura che promuove all’estero la nostra cultura cinematografica e istituzione indispensabile agli esordi di un artista (“Private“, di Saverio Costanzo, ha visto la “luce”  – è il caso di dire! – proprio grazie alla società. Altrettanto il recentissimo Into Paradiso).

Inoltre, se davvero, come sembra, gli stranieri si sono  finalmente decisi a tornare alla Hollywood sul Tevere, sarebbe una perdita incommensurabile per il made in Italy.

Nell’intervista l’Ad  Sovena indica le possibili vie d’uscita:

  1. una mobilità di parte del personale verso il ministero dei Beni culturali;
  2. l’intensificazione di accordi già avviati con Telecom, Fastweb e Google per il video on demand.

Anche libero va bene

Anche libero va bene, presentato alla Quinzaine des Réalisateurs del Festival di Cannes, segna l’esordio alla regia di Kim Rossi Stuart, attore che apprezziamo in modo particolare, per Le chiavi di casa e molto più. Ci sembra esistere in lui quel perfetto connubio tra sensibilità artistica e capacità tecniche che in un attore è di fondamentale importanza.

Abbiamo ricavato da Cinematografo.it le seguenti recensioni:

“Auguriamo a Kim Rossi Stuart di trovarsi un posto nella piccola grande storia delle opere prime perché la sua prima esperienza da regista se lo merita proprio. (…) Con le partecipazioni a ‘Le chiavi di casa’ e ‘Romanzo criminale’ e con questo suo debutto da regista la figura di Kim Rossi Stuart, il cui muoversi controcorrente non cessa di stupire, fa un bel salto in avanti. Tenendo miracolosamente insieme, in equilibrio delicato, un’indole gentile, discreta e taciturna con un fondo – ne sono testimonianza il suo Freddo di ‘Romanzo criminale’ e il suo padre di ‘Anche Libero va bene’ – popolaresco, sanguigno, un po’ minaccioso.” (Paolo D’Agostini, ‘la Repubblica’, 5 maggio 2006)

“A 37 anni, Kim mostra di avere in regola le sue carte professionali. Figlio d’arte, bambino attore in un film di Bolognini, ha fatto in seguito ottime cose sullo schermo (con registi come Antonioni, Benigni, Amelio e Placido) e in tv. Sul palcoscenico si è misurato in un arduo duetto con un gigante della forza di Turi Ferro, poi è stato Amleto e Macbeth. Una carriera in continuo progresso, una maturazione artistica che lo ha portato ad autodirigersi in questo suo primo film. Dove impersona il cameraman Renato, un personaggio ispido e a tratti sgradevole, spesso con le furie nel cuore. Dirigendo se stesso e gli altri, il neoregista ha avuto il coraggio (o vogliamo chiamarla ispirazione?), di dimenticare i trucchi e le astuzie che costituiscono il bagaglio del buon professionista. La decisione vincente, razionale o istintiva, è stata di non fare il cinema, ma di rispecchiare la vita. Perciò i critici unanimi hanno messo in campo il riferimento a Vittorio De Sica, un altro attore passato dietro alla macchina per vocazione alla verità. Ma più di ‘Ladri di biciclette’ bisognava ricordare ‘I bambini ci guardano’, titolo che non stonerebbe su ‘Anche libero va bene’. (…) Accompagnando il protagonista senza mai abbandonarlo, l’autore imbastisce le sequenze più intense quando sottolinea la solitudine di Tommi, il suo doloroso risentimento tra il non comprendere e il non venire compreso, la difficoltà di legare con i compagni, le delusioni di un primo amoretto e la vertigine di un’esistenza a rischio ben raffigurata nelle ripetute fughe sul tetto di casa. Qui il ragazzino Alessandro Morace, scoperto in una scuola della periferia romana, si inserisce con sorprendente semplicità in una tradizione tutta italiana di piccoli protagonisti presi dalla vita; e si sarebbe tentati di presagirgli un futuro simile a quello di Franco Interlenghi, che partito in calzoni corti da ‘Sciuscià’ (1946) è ancora sulla breccia. Rossi Stuart e gli sceneggiatori che hanno collaborato con lui hanno avuto cura di rispettare le ragioni dei singoli personaggi anche quando appaiono aberranti, vedi il caso della madre sciagurata, e a non lasciarsi travolgere da parzialità o tentazioni di facili giudizi morali. Nel felice esito complessivo del film assume un accattivante rilievo la cornice romana tratteggiata dalla bella fotografia di Stefano Falivene.” (Tullio Kezich, ‘Corriere della Sera’, 12 maggio 2006)


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