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Posts tagged “mitologia

Ant – Man

“Sometimes in the life it is necessary to become smaller to be bigger”

Pasquale Curatola (me)

Peyton Reed’s ‘Ant – Man’ is of course drawn from the original Marvel character in comics but I would dare to hypothesize a possible mythological origin too: since Achilles was the king of the Myrmidons*, and given Mirmidons were the men created by Zeus from the ants, could be that the real inspiration? Quite a visionary hypothesis: were Stan Lee and Jack Kirby, authors of the first original comic, interested in Greek mythology? Given the number of Stan Lee heroes taken from Greek and German Myths (Ares, Athena, Dionysus, Loki, Thor, Zeus), the possibility seems more than probable… (* please check it in Homer’s Iliad)

Ant – Man‘, the film, was my main activity last night and I really enjoyed it. Big special effects, wonderful animation, nice story. A father must regain his daughter’s estimation and manages to do it, becoming the hero his little Cassie already thinks he is. And what of the ants? Hymenoptera among the most industrious, they are an invincible army, able to do everything in a truly reliable manner and, when (Ant)hony is killed during the conflict, it is almost like when Greek warrior Patroclus was defeated. And what about the foot Scott must correctly put on the floor once awaken? Achilles was the ‘swift-footed’ (“πόδας ὠκὺς”), wasn’t he?

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la questione omerica secondo Curatola

“La nobiltà degli esametri [di Omero] non dovrebbe trarci in inganno inducendoci a pensare che l’Iliade e l’Odissea siano qualcosa di diverso dai poemi di un’Europa in gran parte barbarica dell’Età del Bronzo o della prima Età del Ferro. Non c’è sangue minoico o asiatico nelle vene delle muse greche: esse si collocano lontano dal mondo cretese-miceneo e a contatto con gli elementi europei di cultura e di lingua greche (…) Alle spalle della Grecia micenea si stende l’Europa.”

(Stuart Piggott, Europa Antica)

La cultura classica, abbandonata al termine del liceo, fa ancora capolino nel nostro mondo di quando in quando, in età avanzata e a differenti sponde raggiunte. Complice, talvolta, Roberto Giacobbo.

L’Iliade e l’Odissea, per esempio, secondo interessanti studi, sarebbero basate su vicende avvenute in Scandinavia e nel mare del Nord piuttosto che nel Mediterraneo e l’unico, si fa per dire, merito dei Greci sarebbe stato quello di trasporle in forma letteraria.

Tale prospettiva, a mio avviso,

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illacrimabile Pluto*

Plutone sta meravigliando astronomi e astrofili regalando, complici talune sonde opportunamente inviate, insospettate visioni e panorami inaspettati.

Il dio che gli è legato e gli ha dato il nome, però, anche detto Hades dai Greci o Dite dai Romani, non si è distinto in modo altrettanto nobile perché ha chiamato a sé uno degli studiosi piú originali di quella cultura da cui gli dèi greci sono scaturiti: Franco Mosino.

Autore del fondamentale ‘Ibico, Testimonianze e frammenti’, citato nella bibliografia di tutti i manuali di letteratura greca, Mosino aveva postulato, qualche anno fa, una teoria sulla possibilità che l’Odissea, uno dei massimi poemi dell’umanità, possa essere stata scritta, almeno parzialmente, a Rheghion, fiorente città magnogreca nota oggi come Reggio Calabria (‘L’Odissea scritta a Reggio: prove testuali, topografiche, epigrafiche, filologiche, iconografiche, antropiche’, candidatura al Nobel nel 2011).

Difficilmente enumerabili gli studi (more…)


l’eleganza dell’asino

Oggi è Domenica delle Palme e si ricorda l’arrivo di Gesú a Gerusalemme, accolto in trionfo e chiamato figlio di Davide, re d’Israele.

Lasciando alle opportune istituzioni le tematiche del caso, una domanda sorge spontanea: perché il figlio di Dio arrivò a Gerusalemme cavalcando un’asina?

La risposta non è ovvia come potrebbe sembrare ed il sottoscritto è in grado di fornirla in virtú di una delle provvidenziali conferenze a cui si è pregiato di presenziare.

Una volta tra asini e cavalli non c’era differenza di valore, anzi i primi erano cavalcature d’assoluto prestigio, degne di trasportare le migliori persone, finanche figli di re, Messia e figli di Dio.

A tal punto erano nobili gli asini che gli Hyksos ne riproducevano le teste sugli scettri dei loro condottieri e li consideravano alla stregua di animale totemico. Ed è proprio su questo punto che, si perdoni, casca l’asino!

Gli Hyksos (more…)


Fetonte o… della gioventú bruciata

Fetonte era figlio di Helios, il dio del Sole. Un giorno, nell’ambito di una lite tra fanciulli quale spesso capita tra i ragazzini delle medie, un compagno di classe dubitò della sua discendenza e, anche in virtú del detto latino mater semper certa est pater nonnunquam, a lui rivolse alate parole:
«Sciocco,» gli disse, «in tutto tu credi a tua madre
 e vai superbo d’un padre immaginario». (Ovidio, le Metamorfosi)  
Ah Caino, ah bastaso!” avrà detto il fanciullo, pur esprimendosi in greco antico o nella versione latina di Ovidio; né è difficile immaginare quali filastrocche gli intonassero davanti i compagni: “La mamma di Fetonte è visionaria, la mamma di Fetonte è visionaria…”.
Tornato a casa, egli si rivolse alla madre Climene, dicendole d’essersi taciuto solo per non causarle maggiore dolore. Nondimeno, grave era l’onta, imperdonabile l’accusa:
«E a tuo maggior dolore, madre mia, io che sono cosí impulsivo,
cosí fiero, m’imposi di tacere: non sopporto che qualcuno
abbia potuto insultarmi cosí, senza che potessi ribattere!
Ma tu, se è vero che discendo da stirpe celeste,
dammi prova di questi natali illustri e rivendicami al cielo».
All’epoca non c’erano gli smartphone e Climene avrebbe dovuto penare non poco per rintracciare il marito che, peraltro, era un pezzo grosso. Si curò, comunque, di rassicurare il figlio, alzando le braccia al cielo e giurando in tal guisa:
«Per questo splendido fulgore di raggi abbaglianti» disse,
«che ci vede e ci ascolta, io ti giuro, figliolo,
che tu sei nato da questo Sole che contempli e che regola
la vita in terra. Se ciò che dico è menzogna, mai piú mi consenta
di guardarlo e sia questa luce l’ultima per i miei occhi!
Del resto non ti sarà fatica trovare la casa paterna:
la terra in cui risiede confina con la nostra, là dove sorge.
Se questo hai in animo, va’ e chiedi a lui stesso».
Non c’era bisogno di declamare tali esametri due volte! Fetonte, baldanzoso e affamato di rivalsa, abbandonò l’Etiopia, attraversò l’India e tornò alla casa del Padre, piú nello stile di C’è posta per te che del Figliuol prodigo.

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l’Hercules che non ti aspetti

Forse a sua insaputa, il regista Brett Ratner, con il suo ‘Hercules – il guerriero’ (originale ‘Hercules’), si inserisce in un filone che gli antichi già conoscevano. Evemero da Messina riteneva che gli dèi fossero stati, in origine, semplici uomini e che erano stati gli esseri umani a renderli oggetto di venerazione, parlando e tessendone le lodi; sembra, peraltro che la parola greca φήμη (fēmē, Fama) derivi dal verbo φημί (fēmí, “parlare”). La “fonte” di Harlin sembra essere stata, per la verità, la graphic novel ‘Hercules – La Guerra dei Traci’ che Admira Wijaya e Steve Moore hanno realizzato per Radical Comics, basandosi sul mito greco e rielaborandolo alquanto.
 ‘Hercules – il guerriero‘, costato, si dice, cento milioni di dollari, vede il forzuto Dwayne “The Rock” Johnson interpretare un Eracle / Ercole piú vicino ai fumetti che al mito tradizionale, non solo in quanto ispirato dalla graphic novel; nel film, piú  che la grandezza dell’eroe, si respira piuttosto una Fama in grado di precederlo e intimorire i nemici (Iolao, prigioniero, arriva a raccontare che è solo un uomo, quantunque dalla forza straordinaria, che le leggende sul suo conto sono state gonfiate, hanno subito quello che i tecnici della materia chiamerebbero elefantiasi).

Nato, come nel mito, da Zeus e Alcmena, ha portato a termine le famose dodici fatiche, con la gloria che ne è conseguita, indossa la pelle di leone (di Nemea), è armato di clava e viene invitato dal re di Tracia per combattere un suo nemico invasore, alla guida di un esercito in cui figurano anche alcuni dei suoi amici fidati, come il già citato Iolao, Anfiarao e Atalanta (quella che, nel mito tradizionale, si era fatta conquistare dalle mele di Ippomene e aveva partecipato alla caccia del cinghiale Calidonio).

Tra le dissacrazioni che il film si concede, c’è la riduzione di Cerbero ai minimi termini (tre lupi in società), il fatto che i centauri non fossero uomini-cavallo ma uomini “a cavallo”, che l’Idra di Lerna non fosse altro che una banda di nove briganti mascherati da serpente e cosí via, a smontare la costruzione mitica per dare un’interpretazione reale e plausibile, magari finalizzata ad altro.

Gli dèi, se pure esistono, non appaiono; Ercole stesso è messo in discussione, divorato dagli incubi e perseguitato dal ricordo di una famiglia che è scomparsa, in un modo che non rammenta (forse è pure meglio, giacché era stato lui a sterminarla in un momento di follia).

In cauda venenum, il film è programmato a pochi mesi di distanza da ‘Hercules – La leggenda ha inizio’ (The Legend of Hercules), diretto e prodotto da Renny Harlin, con Kellan Lutz.

 

 

 

 


on the Red Sea (2)

Christian Bale will play as Moses in the next Ridley Scott’s kolossal,  ‘Exodus: Gods and Kings’(The title seems to reveal a quiet disenchanted approach to the Holy Bible, seen as the Hebraic mythology). 

As in the previous films based on the Exodus (and Deuteronomy), 40 years old Christian will have to make Israelite slaves get out free from Egypt and move toward the Promised Land.

Of course, it is to tell the particular relationship between Moses and Rhamses, (Joel Edgerton of Warrior and The Great Gatsby), born almost as brothers, became ennemies because of the facts and, someone says, of the different opinions on slavery.

They arrive to duel, and Rhamses screams:

Let’see who’s more effective at killing, you or me?’.

By the way, Moses takes Rhamses informed on what runs the risk to happen:

I came here to tell you that something is coming that is out of my control‘.

According to the trailer, another star in this film, which is said to have a budget of over $150m, seems to be the Nature; we see tornadoes, dantesque landscapes, lightning storms, rivers of blood (perhaps because of the 10 Plagues, I suppose).

In the cast, Bale and Edgerton a part, there are also Sigourney Weaver, Aaron Paul, Ben Kingsley, Emun Elliott and John Turturro.

The film, written by the Oscar awarded Steven Zaillian (‘Schindler’s List’), realised at the Pinewood Studios of London, will be released in America on December 12, 2014; in Italy, on January 2015.

Christian Bale interpreterà Mosè nel prossimo kolossal di Ridley Scott, ‘Exodus: Dèi e Re’ (il titolo sembra rivelare un approccio abbastanza disincantato verso la Sacra Bibbia, vista come mitologia ebraica).

Come nei precedenti film basati sull’Esodo (e sul Deuteronomio), il quarantenne Christian dovrà far uscire liberi dall’Egitto gli schiavi israeliti e muovere verso la Terra Promessa.

Naturalmente, c’è da raccontare il particolare rapporto tra Mosè e Ramses, (Joel Edgerton di Warrior e Il grande Gatsby), nati praticamente fratelli, diventati nemici a causa dei fatti e, dice qualcuno, delle diverse opinioni sulla schiavitú.

Arrivano a duellare e Ramses urla:

‘Vediamo chi è piú bravo a uccidere, io o tu’.

Comunque, Mosè informa Ramses su cosa corre il rischio di accadere:

‘Sono venuto qui per dirti che sta arrivando qualcosa che è fuori dal mio controllo’.

Stando al trailer, un’altra protagonista di questo film, che si dice abbia un budget di oltre 150 milioni di dollari, sembra essere la natura; si vedono tornado, paesaggi danteschi, temporali, fiumi di sangue (forse a causa delle Dieci Piaghe, suppongo).

Nel cast, a parte Bale e Edgerton, ci sono anche Sigourney Weaver, Aaron Paul, Ben Kingsley, Emun Elliott e John Turturro.

Il film, scritto dal premio Oscar Steven Zaillian (‘Schindler List’), realizzato presso i Pinewood Studios di Londra, uscirà in America il 12 dicembre 2014, in Italia a gennaio 2015.


Lucca Comics 2013

Si è conclusa ieri l’edizione 2013 di Lucca Comics, appuntamento tra i piú interessanti nel panorama italiano del fumetto e di quanto vi ruota attorno (tra l’altro ci si è chiesti quale futuro attende Dylan Dog, per intenderci).

Una delle sorprese piú gradite è stata senz’altro la presenza di un Martello Gigante a emblema del film ‘Thor: the Dark World‘, di Alan Taylor, con Chris Hemsworth, di prossima uscita nelle sale italiane.

Al film, secondo capitolo cinematografico dedicato al germanico dio del tuono è stato dedicato anche un corale e condiviso lancio di braccialetti omaggio.


what a fight, Beppe & Fabio!

Beppe Grillo ha annunciato sul suo blog

Verremo a cantare a Sanremo. Ripeto: verremo a cantare a Sanremo;

Fabio Faziocome noto alla guida della kermesse anche nel 2014, ha risposto:

Se hai due pezzi belli, ti prendiamo!”.

È da sospettare che il conduttore abbia voluto tentare una qualche ironia nei confronti di Grillo,

volendo forse dubitare delle capacità “cantautoriali” di quegli o,

piú banalmente, controbattere chi, come alcuni politici, denuncia i suoi emolumenti.

A fronteggiarsi sono

il fondatore di un Movimento che sta scrivendo una pagina sicuramente significativa nella storia della Repubblica

ed un conduttore il cui linguaggio riesce a farsi apprezzare per stile e competenza.

Appoggiandosi al mito, potrebbero, i due, sfidarsi a musical tenzone, come fecero Apollo e Marsia;

il vincitore, però, novello Apollo, potrebbe poi sentirsi autorizzato a scuoiare l’eventuale sconfitto,

e ad allungare in forma asinina le orecchie di Mida, malcapitato giudice dell’agone.

Appoggiandosi alla comune provenienza ligure, i due potrebbero confrontarsi ai fornelli,

ad esempio nella preparazione del pesto,

chiamando a giudizio Antonella Clerici , Carlo Cracco o Benedetta Parodi

(né ci risulta in che misura Genova e Savona, città natali dei due,

si contrastino o si siano mai contrastate nelle tradizioni e nelle usanze, anche culinarie).

Da escludere, invece, una gara di bellezza:

Miss Italia non è piú in Rai,

Fazio è magrolino

e Grillo non è figo quanto Fico.

Sarebbe bella davvero, in ogni caso.

Soprattutto per chi ha già dimostrato, in passato,

segni d’insofferenza per la presenza della politica a Sanremo.

Anch’essa ligure, tra parentesi…


lost in translation

Pollon combinaguai era uno dei cartoni animati piú belli e piú seguiti degli anni Ottanta ed è gradevole riguardarlo ancora oggi, quando riproposto. Ogni episodio consentiva ai piccoli telespettatori d’incontrare un mito dell’antica Grecia in modo ameno e gradevole lasciando loro la possibilità, se lo avessero desiderato, di approfondirlo in altra sede, verificando analogie e differenze.

L’unico episodio che mi ha lasciato perplesso riguardava l’arrivo di un certo “Dupon”, definito “dio della tempesta”, considerato cosí pericoloso da far temere il peggio allo stesso Zeus (pronto, però, ad affrontarlo, sebbene la fabbrica di fulmini, nel cartone, fosse ormai sommersa dall’acqua).

Chi era ‘sto Dupon? Perché i libri di scuola non lo citavano? Perché finanche l’affidabile enciclopedia taceva il suo nome?

Dopo anni d’affannose indagini e concitate elucubrazioni, la risposta è forse arrivata:

errore filologico ci fu!

Nella mitologia si parla di un certo Tifone (Typhon, in greco), un mostro che attaccò l’Olimpo e costrinse gli dèi alla fuga (donde l’origine di alcune costellazioni); è possibile che in Giappone, dove il cartone di Pollon era realizzato, il nome di Typhon sia diventato Dupòn nella traduzione dal greco (si sa, Paese che vai, fonetica che trovi).

Una volta in Italia, non sarà stato possibile ricostruire l’accaduto e sarà evidentemente rimasta la forma “nipponica” del personaggio.

Dupon (o Typhon -> Tifone) nel cartone animato di Pollon combinaguai

Dupon (o Typhon -> Tifone) nel cartone animato di Pollon combinaguai

Sarebbe solo uno dei tanti errori di traduzione che hanno caratterizzato il corso della storia, certo meno grave di quello relativo al passo della Bibbia dove si racconta la nascita di Eva (pare fosse “dalla metà dell’uomo”, non “dalla costola”), al passaggio del cammello nell’ago (pare fosse un camallo, che è una fune da marinaio) o alle fiamme che splendevano sulla fronte di Mosè, considerate “corna” fino al XVIII secolo per la confusione di due parole ebraiche molto simili.

Per non parlare, poi, dei faux amis


metamorfosi a confronto

L’eco del post ‘Ovidio al posto di Plauto deve ancora cessare e già un nuovo stimolo appare all’orizzonte.

Galeotta una conferenza alla quale ho partecipato di recente, altrettanto interessante rispetto all’opera ovidiana sembra adesso quella di Apuleio, ʻLe Metamorfosi’, anche nota come ‘L’asino d’oro’.

Opera tra le piú scopiazzate nella storia della letteratura, ‘Le Metamorfosi’ di Apuleio è divisa in undici libri perché, sembra, dieci erano i giorni che preparavano all’iniziazione ai culti di Iside e uno era quello conclusivo (per l’antichità è un’eccezione, ché le opere venivano normalmente raccolte in ventiquattro, dodici, sei o quattro volumi).

Il riferimento a Pinocchio sarebbe ovvio, essendo la Fata Turchina una riproposizione della Dea per come si manifestò a Lucio diventato disgraziatamente asino ma innumerevoli sarebbero le suggestioni presenti in altre esperienze letterarie; è interessante notare la scelta dell’animale, perché l’asino (meglio, l’indomabile onagro suo cugino) era stimato come cavalcatura dei re ed acquisí accezione negativa solo in un secondo momento.

Due degli undici libri delle Metamorfosi ospitano, inoltre, la storia di Amore e Psiche, con tutte le peripezie che la fanciulla dovette passare per volere di Venere e con tutte le letture esoteriche che ne possono derivare.

Qui di seguito, l’invocazione di Lucio a Iside, testimonianza di come già gli antichi avessero intuito come le diverse divinità erano solo nomi diversi di un unico dio (rileggi qui e qui):

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de natura deorum

“Gli esseri umani sono sicuramente pazzi:

non sono capaci di costruire nemmeno un verme

ma divinità ne fabbricano a centinaia”

Michel de Montaigne

L’universo ha 13,82 miliardi di anni ed è fatto per il 68% di materia oscura, a quanto sembra; in teoria, dunque, gli dei potrebbero abitare proprio all’interno di questa (san Giovanni afferma che “Dio è puro spirito”, non dovrebbe dunque avere bisogno di fisica dimora; un greco lo metterebbe sull’Olimpo, un egizio nella natura).

Le divinità e le religioni provvedono a una codifica di base dei valori, danno ordine alle comunità appena formate, danno forma agli interrogativi sulla natura e sul destino dell’uomo nonché agli archetipi dell’essere.

Gli dei devono per forza essere immortali, lo sono in quasi tutte le religioni e la spiegazione è abbastanza ovvia. Se morisse, ad esempio, il dio del mare, come si farebbe a inventarne un altro? Come farebbero i membri di una stessa comunità a mettersi d’accordo ogni volta su tutto (nome, epiteti, iconografia, miti) e i padri a tramandarlo ai figli? Sarebbe una bella faticata; d’altra parte la differenza mortale/immortale è alla base della necessità stessa di un essere supremo.

Molto meglio guardare il cielo, chiedersi con i propri simili cosa siano quelle luci cosí strane che vi appaiono e scompaiono a ritmi regolari e mettersi d’accordo su come chiamarli; il resto verrà di conseguenza ( a dire il vero, ogni tanto gli dei cambiano, quando un popolo si sostituisce a un altro o la società sente bisogno di un cambiamento).

Ci si deve accordare, poi, se gli dei siano o debbano essere migliori, uguali o perfino peggiori dei mortali.

I Greci li vedevano antropomorfi, litigiosi, tremendamente vendicativi e perfino invidiosi, se gli esseri umani erano piú felici di quanto strettamente necessario.

Altri popoli hanno preferito caricare la divinità di tutti i predicati che completano i limiti dell’uomo:

Mortale/Immortale;

Destinato a invecchiare/ Eternamente giovane;

Vulnerabile / Invulnerabile;

padre che ho in questo mondo/Padre Eterno di tutti gli uomini;

madre che ho in questo mondo/ Madre Eterna di tutti gli uomini, ecc…

Chissà, Dio potrebbe essere l’energia che pervade l’universo oppure coincidere almeno parzialmente con quello che gli scienziati, come anticipato all’inizio, chiamano “energia oscura” e “materia oscura”!


attualità del mito (3)

La mitologia è importante! Gli antichi la studiavano come materia a sé perché faceva parte del loro mondo ma a noi serve non poco perché si tratta di una chiave di lettura indispensabile per comprendere l’arte, la letteratura, talvolta perfino il cinema, la televisione e i cartoni animati.

Mi è capitato di trovarmi d’accordo anche con i Pasqual Friend Mattia, che studia Medicina e ben conosce i miti legati ad Asclepio, e Adriano, che ha fatto Lettere classiche e condivide la mia idea sull’istituzione di un esame specifico di Mitologia o Mitologie comparate.

Studiata in modo esoterico, poi, consente di andare al di là del semplice fatterello narrato e di rinvenire stimoli spirituali d’indubbio interesse perché, come dicevano i prof, gli antichi sapevano tutto.

Il ratto di Persefone, ad esempio, non è soltanto la storia di un sequestro ma è anche la spiegazione esoterica del ciclo delle stagioni e della necessità che la Morte sottragga un po’ di vita alla Vita stessa per consentirle di andare avanti. Il mito di Icaro educava i giovani ad ascoltare la parola dei genitori e a non osare piú di quanto le proprie forze lo consentano; la presenza di un dio/Cielo/Padre e di una dea/Terra/Madre costituiva la rappresentazione di uno degli archetipi di base sui quali avrebbe poi lavorato la psicanalisi (Freud e Jung; per Freud basti ricordare Edipo…).

rileggi attualità del mito

attualità del mito (2)

vedere le stelle

tra Scilla e Cariddi

Europa Europa

sailor – moon

isa -bell

sandy -bell

Adrano


sailor – moon

Sailor Moon è stato uno dei cartoni animati di maggiore successo negli anni Novanta e a ragione, per l’accuratezza dei dettagli e la finezza del prodotto (a me è sempre sembrata eccellente, ad esempio, la musica che fa da tema alle trasformazioni di Sailor Uranus e Sailor Neptuno).

Quello che non tutti sanno, però, è che quel cartone contiene anche numerosi messaggi nascosti, che chi scrive è in grado di decodificare in virtú del proprio percorso culturale e di una particolare disposizione interiore. (more…)


isa – bel(l)

Mi è venuta un’altra delle intuizioni che non di rado baluginano nei percorsi neuronali della mia psiche:

Lady Isabel dei Cavalieri dello Zodiaco potrebbe essere stata chiamata cosí in Italia perché “Isa” sarebbe un omaggio alla dea Iside, mentre “bel” starebbe per l’inglese bell, che significa campana, con riferimento allo svegliarsi. Un suono di campane, d’altra parte, sottolinea il momento in cui Isabel si alza, raggiunta dalla luce dello scudo di Athena.

Accostamento esoterico, ovviamente.

Rileggi Scoperta del secolo e Sandy – bell!

* Proprio con riguardo a Sandybell, nel cartone che la riguarda c’è una puntata nella quale sembra ravvisabile un riferimento al culto di Iside, perché la bimba viene raffigurata in mezzo al mare con indosso una tuta con cappuccio che la fa sembrare una stella marina. “Stella del mare” era un epiteto di Iside, poi attribuito alla Madonna da san Girolamo e dalla chiesa; i marinai hanno sempre pregato la dea egizia di proteggerli dalle insidie della navigazione.


tra Scilla e Cariddi…

Scylla and Charibdis, Scilla e Cariddi,

Le acque dello Stretto di Messina sono caratterizzate da particolari movimenti, che si verificano quando cambia la direzione delle correnti che dallo Ionio vanno verso il Tirreno e viceversa, creando potenziale pericolo per le imbarcazioni leggere. Gli  antichi Greci, che erano soliti affrontare i pericoli dello Stretto ogni giorno, usarono la loro fantasia per dare una spiegazione al fenomeno e crearono un mito tra i piú famosi dell’antichità.

Glauco, un tempo, era stato pescatore; si era accorto che alcuni pesci, dopo essere stati catturati e aver mangiato una particolare erba, tornavano in vita e si buttavano in mare e, avendone assaggiata anch’egli, si era trasformato in dio marino.

Non poteva piú uscire dall’acqua ma gli era consentito innamorarsi, tant’è che cadde infatuato di tale Scilladeliziosa ninfetta che viveva nello stretto di Messina.

Le si dichiarò, espresse i suoi sentimenti quanto piú sublime gli era possibile ma quella proprio non voleva saperne di andare in sposa a un dio che passava tutto il tempo in acqua.

Cosí Glauco prese una decisione che piú scellerata non poteva essere: chiedere aiuto alla maga Circe, potente fattucchiera, la stessa che avrebbe poi mutato in maiali i compagni di Ulisse.
Si lasciò alle spalle lo stretto di Messina, i muraglioni di Reggio (confronta Ovidio, Le Metamorfosi) e, forte della sua abilità natatoria, arrivò al Circeo in men che non si dica.

A Circe, però, Glauco non dispiaceva proprio. Le dispiaceva, al contrario che un dio marino tanto gradevole le stesse chiedendo un filtro d’amore per una donna diversa da lei, che pure era figlia del Sole e maga di rara potenza. Andati a vuoto i tentativi di muovere il cuore di Glauco a favore suo, fece finta di acconsentire alla richiesta e promise di preparare un filtro in grado di far innamorare anche le pietre.
Glauco tornò a casa soddisfatto. Circe preparò in realtà un filtro velenoso chiedendo aiuto agli spiriti maligni e alle forze degli inferi, e si recò di soppiatto nelle vicinanze dello Stretto.

Mentre Scilla faceva il bagno in mare, Circe versò il veleno. La povera bagnante, d’un tratto, vide con terrore sei teste di cane che la guardavano ringhiando minacciose. Tentò di fuggire a quei mostri (riconfronta Ovidio, op. cit.) ma, quanto piú tentava di allontanarsene, tanto piú quelli le erano dappresso, fino a quando la fanciulla non ebbe a realizzare che quelle sei teste mostruose non erano altro che quanto era rimasto della parte inferiore del suo corpo, mutata in tal guisa dal sortilegio della fattucchiera.

Da allora Scilla è colà, sulla punta della Calabria, dove una mia amica ha un monolocale, ed esprime il suo dolore ingurgitando i flutti e le onde del mare.

Cariddi, invece, era una figlia di Poseidone e venne mutata da Zeus in gorgo marino per punizione dei suoi delitti.

 


vedere le stelle

L’astrologia, intesa come lettura degli oroscopi per pianificare l’esistenza, è disciplina destituita di rigore scientifico perché si basa su tradizioni sapienziali che non  leggono il dato astronomico in modo razionale.

È vero che le stelle possono suggerire delle immagini per come viste dalla Terra ma, considerandole nel loro effettivo posizionamento nello spazio, direbbero nulla, lontane, come sono, milioni di anni luce l’una dall’altra!

Il concetto di Zodiaco, secondo molti, risale ai popoli della Mesopotamia e alcune costellazioni zodiacali, come Sagittario, Capricorno e Acquario erano conosciute già a loro. I Greci raccolsero le tradizioni precedenti e aggiunsero le proprie, sistematizzando; vale la pena, pertanto, ricordare i miti che, secondo gli antichi, erano alla base dei dodici segni.

L’Ariete era la capra Amaltea. Allattò Zeus (more…)


Europa Europa

Il linguista Giovanni Semerano rinviene l’etimologia della parola “Europa” nel termine semitico “erebu”, che significa “occidente”, presente in fenicio come “ereb”. In greco l’etimo potrebbe derivare da εὐρύς (eurýs), che significa “ampio” e ὤψ /ὠπός (ōps/ōpòs), che significa “occhio, viso”, quindi Eurṓpē esprimerebbe il senso di uno “sguardo ampio”.

Proprio dalla Fenicia e dalla mitologia greca, deriva, non a caso, un’importante chiave di lettura.

Viveva, infatti, in quella terra la bellissima Europa, figlia del re di Tiro Agenore.

Zeus se ne innamorò e, per conquistarla, si mutò in un meraviglioso toro bianco, stendendosi ai suoi piedi. Europa gli salì sul dorso ed egli se la portò in groppa fino all’isola di Creta, dove le si unì in forma d’aquila (come effigiato sulle monete greche da 2 euro). Il Toro fu poi riprodotto in cielo nell’omonima costellazione. 

moneta da 2 Euro, Europa rapita da Zeus

Europa divenne la prima regina di Creta, consorte di re Asterione. Alla morte di questi, gli subentrò Minosse e i Greci diedero il nome “Europa” a tutto il continente che si trova a nord di Creta. Anche a prescindere dalla mitologia, la grecità dell’Europa potrebbe essere difesa in sede filosofica, letteraria, artistica…

Gustave Moreau, Il ratto d’Europa

 

Dal punto di vista finanziario, certo, affiorano dei limiti, e ci si chiede in che misura le consapevolezze letterarie, artistiche, filosofiche, mitologiche, esoteriche, possano controbilanciare le pressanti esigenze della materia.

Che cosa succederebbe ai cittadini, greci ed europei, se davvero Atene decidesse di abbandonare l’euro?

Secondo il parere degli specialisti, se ciò accadesse, la resuscitata dracma greca non tornerebbe al vecchio cambio 340, 75 che per pochi istanti. Sarebbe colpita quasi subito da una svalutazione pesante e perniciosa che potrebbe andare dal 40 fino forse al 70%.

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Sandy – Bell

La gambalunga, grossatesta Sandybell cela un messaggio già nel suo nome di battesimo.
La prima parte, Sandy, risale all’Uomo della Sabbia (Sandman), colui il quale, nella cultura popolare germanica e anglosassone, sparge la sua magica polvere sugli occhi dei bimbi e regala il Sonno*.
Bell è, con ogni evidenza, la campana, che ha tra le sue funzioni quella di accendere l’attenzione, di “destare”.
“Sandybell”, dunque, non è che un chiaro invito a riaprire gli occhi, a tenerli aperti, a svegliarsi!
Nel suo giardino personale, che la fanciulla chiama “giardino della Mamma”, signoreggia un grande narciso.
Il riferimento a uno dei miti piú celebri dell’antichità è ovvio ma si ricaverà una sorpresa analizzando il nome stesso del fiore.
Narciso”, infatti, contiene la radice di “narkè” che, in greco antico, significa “sonno, torpore” (donde l’italiano “narcotico”).
In una versione alternativa a quella di Ovidio, era un narciso il fiore che Persefone stava cogliendo prima del noto rapimento da parte di Ade; in tale prospettiva, il “giardino della mamma” sarebbe tale in quanto “giardino di Demetra”.
 * l’Uomo della Sabbia è legato anche alla letteratura horror, in un romanzo tedesco è una sorta di spauracchio per i bambini, come l’Uomo nero o il Babau. Da questo punto di vista, Sandy – Bell può significare anche “svegliati (esci) dalle tue paure!” Quanto alla parola narke, essa può significare anche miniera.


il ritorno di Persefone

Persefone è tornata dalla madre, a quanto sembra. Ed è forse il caso di festeggiare l’arrivo della primavera ripassando il suo mito, cosí affascinante e pieno di suggestioni (una mia insegnante lo assimilava alla situazione dei figli di genitori separati ma è una decodifica non indispensabile). (more…)


le Schettiniadi

“Porta in alto la mano,

segui il tuo capitano…

Scappo con scialuppino,

sono il capitan Schettino…

Un passo avanti ondeggiando,

un altro indietro affondando…

Mica faccio er bagnino,

sono il capitan Schettino!”

(©Daniela D’Amico)

“Subito, appena m’avrete lasciato, vedrete, 

là dove il mare si stringe, le rupi Simplegadi

che mai nessuno, vi dico, ha attraversato uscendone incolume,

perché non sono saldamente fissate alle loro radici

ma spesso si scontrano l’una con l’altra e si riuniscono insieme,

e sopra si leva la piena dell’acqua, e ribolle,

e intorno l’aspro lido terribilmente risuona.

Ascoltate il mio consiglio, se veramente compite il vostro viaggio

con saggezza e rispettando gli dei: non vogliate

cercare voi stessi la morte, procedendo diritti,

stoltamente, seguendo la vostra età giovanile!”

(© Apollonio Rodio, le Argonautiche)

il lutto di Bacco

È triste sapere triste il dio della Gioia.  

Novello Dioniso, Lorenzo Cherubini (in arte Jovanotti) sa cantare con tutto il corpo, consapevole della metrica del testo e del linguaggio dello spettacolo. Poeta sensibile, ci piace per il suo essere show man in modo frizzante e leggero, istrionico ed elegante al tempo stesso (prova ne sia che ha fatto coppia con Fiorello in modo splendido).

Ora è triste, per giustificati motivi, ma la speranza è quello di rivederlo presto in forma, col suo coro e la sua squadra.

jovanotti dioniso

Jovanotti in veste di Dioniso


attualità del mito (2)

In un precedente post si assimilava con facezia la fuga di Lucia Annunziata dalla conferenza stampa dei palinsesti Rai a quella di Dafne, essendo Ruffini un novello Apollo.

La giornalista, dimettendosi, si è forse trasformata in alloro? 

Santoro si comporta come un autentico Zeus dell’informazione. Si dovrà forse accusare La7 di hybris, visto il taglio delle trattative?

E se Artemide Perego dall’Erimanto o dal Taigeto scende e torna a Mediaset, e in cor ne giubila Latona (e fors’anche Presta sempiterno)?

Ed Eris Cabello a Quelli che il calcio… appenderà forse al chiodo il dorato pomo o a nuova tenzone spingerà i tifosi ardori?


il canto del cigno

Era convinzione degli antichi che i cigni cantassero con voce aggraziata e che, in punto di morte, eseguissero un ultimo canto, dall’inesprimibile bellezza.

Era convinzione erronea perché i cigni non solo non cantano ma pare abbiano anche una voce alquanto sgraziata, un verso simile a quello delle oche, per intenderci.

È però rimasta la locuzione “il canto del cigno” per esprimere il senso di un qualcosa di particolarmente alto, che suggella l’uscita di scena di un divo, un artista, un’esperienza (in questo blog si è a suo tempo affermato che “Eyes wide shut” fu il canto del cigno di Stanley Kubrik perché sua ultima, grande opera prima della morte).

Il brutto anatroccolo dell’omonima favola di Andersen scopre alla fine delle sue peripezie di essere un cigno e “Il cigno nero”, vincitore di un premio Oscar, è in questo periodo nelle sale (trailer alla fine del post). (more…)


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