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Posts tagged “pubblicità

il 2012 secondo AgCom, il futuro secondo Cairo

Il 2012, secondo quanto emerge dalla Relazione al Parlamento presentata da Agcom, ha segnato un netto calo delle risorse pubblicitarie nel settore dell’editoria, con un crollo del 6,6%. 

Sky è riuscita comunque a segnare 2,63 miliardi di euro di ricavi (il 32% del totale di mercato), Mediaset 2,49 (30,2), la Rai 2,34 (28,5% del totale).

Internet, proseguendo un andamento ormai consolidato da qualche anno, ha ottenuto un incremento del 12%, raggiungendo una quota di mercato (share of market, si dice spesso) del 4%.

Urbano Cairo, nel presentare i palinsesti di La7 e le strategie della sua gestione, ha dichiarato:

 «La nostra linea editoriale sarà confermata e manterrà lo stesso tipo di profilo, puntando a raccogliere quel pubblico femminile che fino ad ora non ci seguiva. È chiaro che ho comprato quest’azienda con obiettivi di rilancio, ma non abbiamo mai detto che avremmo raggiunto questi obiettivi, il break-even entro due anni … dipende da tante variabili, dalla crisi, dal mercato.  Dopo quattro mesi difficili, maggio è andato un po’ meglio, si è avuto un segno positivo a giugno e luglio è andato benino. È molto difficile per una rete come la nostra competere con Sky che ha un budget da diverse centinaia di milioni di euro da investire in tutti gli sport immaginabili. Per noi, lo sport non è un settore su cui investire. Certamente non oggi. Gli unici tagli, ha spiegato Cairo, saranno effettuati nei confronti di quei programmi che non hanno ottenuto risultati eccellenti. Per alcuni si è già provveduto alla loro sospensione prima che io arrivassi, per altri si stanno facendo degli interventi, mentre alcuni non saranno confermati. In ogni caso siamo pronti a investire nelle cose che ci daranno dei ritorni. Io sono un editore puro, la partita per il Corriere della Sera è già in corso e non intendo entrarci adesso; quello che conta è chi compra le azioni, chi ne ha di piú e come gli azionisti decideranno di gestire questa grande azienda: le azioni non si pesano, ma si contano, la Fiat ha fatto una mossa importante, ora occorrerà vedere se troverà l’accordo con tutti».


le scelte del Biscione (2)

La Mediaset Night 2013 per i giornalisti non è stata piú sfarzosa di quella del 2012; quella per le centrali media e i grandi investitori pubblicitari ha avuto analoga parchezza.

Pier Silvio Berlusconi ha dichiarato come, a suo avviso, sia stato raggiunto l’obiettivo di “una macchina piú snella ed efficiente senza toccare la qualità” e che, in un mercato che è il piú concorrenziale in Europa, “sono sempre le grandi reti generaliste proprio con i loro caldi ed esclusivi programmi fatti appositamente per il pubblico italiano, molto spesso in diretta”.

Come già anticipato ne ‘le scelte del Biscione (1)’, sarà varata per il prossimo Natale ‘Infinity’ di Premium, che aprirà una scelta vastissima di film e telefilm agli utenti connessi attraverso la televisione, il pc, il tablet o lo smartphone.

Si deve dar conto, adesso, delle strategie di palinsesto.

Tra Sottili che vanno e Telesi che vengono, la novità forse piú interessante è l’arrivo di Davide Parenti su Canale 5, per uno show del quale, al momento, si sa ben poco (che, in alternativa alle Iene, vogliano trasferire sulla rete ammiraglia solo parte di DNA?).

(more…)


Publitalia e ItaliaOnLine per il video advertising

Publitalia, la concessionaria che raccoglie la pubblicità per il gruppo Mediaset, ha siglato un accordo con ItaliaOnLine, il primo player su internet in Italia, cui fanno capo realtà come i portali Libero.it e Virgilio.it, con il 60% di market reach e venti milioni di visitatori unici al mese (Nielsen NetRatings, Marzo 2013).

Oggetto dell’accordo è il Video Advertising e nasce dall’esigenza, da un lato, di potenziare la presenza su internet della concessionaria e, per la controparte, di arricchire l’offerta di contenuti video; consiste nella distribuzione attraverso Libero.it, Virgilio.it e le altre web properties del gruppo della importante produzione video di proprietà di Mediaset/RTI

Publitalia, attraverso Mediamond, curerà la  raccolta pubblicitaria sui formati “preroll” e “post-roll” all’interno dei video oggetto dell’accordo, lasciando a ItaliaOnline ADV la raccolta pubblicitaria relativa ai portali Virgilio.it e Libero.it, nonché delle altre web properties del gruppo tra cui dilei.it e vitv.it

Giuliano Adreani, Presidente e Amministratore Delegato di Publitalia ‘80, ha dichiarato:

“Sono convinto che internet abbia ancora grandi margini di crescita e coerentemente con la nostra leadership nella pubblicità televisiva vogliamo conquistare un ruolo di primo piano anche su questo mezzo. Sono molto contento di poter annunciare l’accordo con ItaliaOnline, il primo player italiano del web: è un acceleratore che ci consentirà di crescere più velocemente. La sinergia tra i nostri video e la loro capacità distributiva consegnerà al mercato una total audience per Videomediaset che ci renderà unici nel mercato.”

Antonio Converti, Presidente e Amministratore Delegato di ItaliaOnline, ha aggiunto:

“Sono molto lieto che Publitalia abbia scelto la nostra piattaforma per la distribuzione dei propri video, poiché è un’ulteriore conferma del valore della nuova realtà che abbiamo costituito, ma ancor di più la mia soddisfazione è per il significato che questo accordo rappresenta per l’intera industria italiana dei media. Ritengo infatti che sia un concreto e strategico cambiamento di approccio dei canali di comunicazione tradizionali verso Internet e questo può certamente portare beneficio all’intera industria oltre che agli investitori”.


le scelte del Biscione

Ha avuto luogo oggi a Cologno Monzese la conferenza stampa di presentazione delle novità per i prossimi mesi del 2013: potenziamento di La5 e Italia 2 (quindici produzioni nuove), lancio di Top Crime e, entro Natale, una piattaforma gratuita per accedere alla library del gruppo senza abbonamento, che si chiamerà Infinity e sarà concepita sul modello dell’americana Netflix.

Alessandro Salem, direttore generale dei contenuti Mediaset, ha ricordato che “il contesto oggi è molto competitivo ma che Iris risulta la prima rete in prime time per quanto riguarda il target di riferimento, La5 è la prima rete in prime time sul pubblico di riferimento (ovvero le donne dai 15 ai 44 anni) e Boing è la prima rete per il target 8-14 anni sulle 24 ore.  Vogliamo entro un anno aumentare di due punti la quota dei nostri canali tematici. Ora siamo al 6% e vogliamo arrivare a un terzo degli ascolti del mercato digitale tematico free.

Pervengano al gruppo del Biscione i nostri auguri piú sinceri! Si parte probabilmente dal presupposto che le generaliste, Canale 5 in primis, non siano piú potenziabili, che i loro ascolti siano destinati inesorabilmente a scendere, che tanto si lavora sul target commerciale 15-64 e che la concorrenza vada arginata nella televisione tematica, concentrandovi sopra ogni sforzo (soprattutto per un fatto di costi).

Eppure lo show  ‘Le Iene, ad esempio, spostato su Canale 5, diventerebbe uno spettacolo pazzesco e darebbe linfa di rinnovamento (nel 2009 l’idea è stata perfino oggetto di una mia lettera elettronica formale, per dare idee e riflessioni…).

Né è piú facile comprendere il potenziamento di La5, che miete in un target fortemente sovrapponibile a quello di Canale 5, e Italia 2, che fa lo stesso rispetto a Italia 1, indebolendola (lo stesso Giancarlo Scheri, direttore di Canale 5 e La5, afferma che quest’ultima deve avere una sua personalità).

Mediaset Extra, poi, è un’occasione ghiotta per preferire quello che è andato in onda in passato a ciò che va in onda adesso, in un contesto in cui la qualità è comunque quella di Mediaset, quando fare qualità costava di meno e si respirava forse una creatività maggiore (se a viale Mazzini hanno chiuso Rai Extra, anni fa, avranno avuto i loro motivi…). Secondo me, è posizionata perfettamente solo Iris, che merita tutto il suo successo.

A mio modesto avviso, le realtà tematiche del gruppo dovrebbero pescare in ambiti e target completamente diversi, creando canali che non interferiscano con i maggiori (automobilismo e sport alternativi, animali, factual, tecnologia, a prescindere dai discorsi di merito perfino il cinema hard, che infatti è stato di recente aggredito).

È vero, la raccolta pubblicitaria si sta spostando dai canali generalisti ai tematici (10% in piú nei primi quattro mesi) ma perché cavalcare questa tendenza invece di arginarla quanto è possibile? Per quanto tempo, ancora, i listini delle generaliste potranno rimanere inalterati?

Ciò premesso, nella speranza che la nostra presunzione, se tale, rimanga fine a se stessa, si provvede adesso a una pur rapida elencazione delle dette novità.

(more…)


il giorno di Carosello

È arrivato il grande giorno: questa sera su Rai 1, alle 21.10 parte Carosello Reloaded, tre minuti e mezzo di ‘mini-fiction’ da settanta secondi con l’obiettivo di innovare con la tradizione, rispolverando un fenomeno che la storia della nostra televisione certo non ha dimenticato.
Da oggi fino al 28 luglio; un esperimento presentato da Fabrizio Piscopo (Sipra) come “un format multimediale e interattivo su diverse piattaforme”, probabilmente anche un modo per ottimizzare la presenza dei marchi disposti a spendere di piú nella fascia piú appetibile.

Rai Pubblicità, al momento ancora Sipra, stima un bacino di pubblico corrispondente al 30% del totale, formato al 62% da donne e al 60% da Responsabili Acquisti; il listino chiede un milioncino di euro sull’unghia e prevede

  • ventun passaggi nell’ambito di Carosello reloaded,

  • altrettanti il giorno dopo alle 18.55,

  • quarantadue su RadioUno web

  • 514 proiezioni nei cinema, per tre settimane.

Innovazioni assolute, da concordare a parte, i concorsi a premi e il double screen, ovvero un’app che consente l’interazione con gli spot attraverso un dispositivo e si avvia con un segnale a infrasuoni.

Le aziende clienti che hanno abbracciato l’iniziativa sono: Ferrero (forse con Jo Condor), Conad, Eni (col cane a sei zampe), Wind, UnileverProcter & Gamble, Regione Marche, BNL (in futuro forse anche Fiat); la musica è quella storica, composta nel 1957 da Raffaele Gervasio, con un arrangiamento di Fabio Gurian e l’esecuzione da parte dell’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai all’Auditorium “Arturo Toscanini” di Torino. La sigla ha qualche colore in più e si apre sulle piazze italiane.

Il tutto nella speranza di portare nelle casse di viale Mazzini tra i quindici e i sedici milioni di euro in piú, senza la minima indulgenza verso forme di comunicazione quali informazioni di prodotto, telepromozioni, sconti o annunci di promozioni.

Rileggi Caro(sello)

e Caro(sello) (2)

carosello reloaded

aggiornamento delle 22: ci si aspettava forse qualcosina in piú…


Caro(sello) (2)

Da fine marzo lo storico Carosello tornerà su Rai 1. Sipra*, concessionaria della pubblicità di viale Mazzini confezionerà infatti una versione aggiornata della storica striscia: duecentodieci secondi di spot d’autore analoghi nello stile e nel linguaggio a quanto veniva fatto ai tempi del mito.

Pare, inoltre, che Gubitosi & Co. vogliano resuscitare anche altre rubriche, come l’Intervallo, che presentava una galleria di foto caratteristiche dello Stivale o espressioni umane particolarmente espressive. Stavolta, però, non dovrebbero sfilare ameni paesaggi o intriganti fisionomie quanto, piuttosto, foto a pagamento degli inserzionisti. 

rileggi Caro(sello) (1)

* sta per diventare Rai Pubblicità e si dimostra ben agguerrita vero il futuro: dopo aver festeggiato il successo commerciale di Sanremo, per la prima volta in attivo,  lancerà un innovativo telecomando con funzionalità  simili a quelle di Sky Italia e l’offerta double screen, ovvero un sistema che integrerà  la pubblicità  sul televisore e sui dispositivi di nuova generazione.


Ciao, Sanremo! (2013) (2)

La sessantatreesima edizione del festival della canzone italiana di Sanremo, testé conclusa, mi è piaciuta, nel suo complesso.

Ha dimostrato come il gusto e l’eleganza possano fare ascolto in misura non minore rispetto alla volgarità e alla pacchianeria; la stessa Luciana Littizzetto, da qualcuno gratuitamente temuta, si è comportata in modo fiabesco, cominciando da Cenerentola in carrozza e diventando viepiú un folletto birichino, una storta di stimolante spiritello messo lí a stuzzicare, a pungolare, a sottolineare le piú facete sfumature. Per non parlare di ‘Vattene amore…’

Una domanda potrebbe sorgere spontanea: a mamma Rai Sanremo conviene?

La risposta giungerebbe ovvia: Sí! Per piú di un motivo. (more…)


Caro(sello)

Dall’8 febbraio al 14 aprile 2013 WOW Spazio Fumetto, già suggestiva cornice della mostra evento sugli ottant’anni di Topolino, ospita “La Fabbrica di Carosello”.

Nato in simpatica coincidenza astrale il 3 febbraio 1957 (il 3 febbraio ’76 è nato il sottoscritto) e morto il 1° gennaio 1977 (scongiuri), Carosello ha rappresentato una pagina importantissima della nostra televisione, della nostra pubblicità, del nostro marketing: quelli che, con ogni ragione, possono essere considerati pionieri e fondatori della pubblicità italiana creavano un sipario televisivo che andava in onda ogni sera dopo il telegiornale e faceva entrare le aziende e i prodotti nelle case degli italiani con tutta la simpatia che un buon creativo italiano sarà sempre in grado di esprimere.

Era un must, adesso è un cult e, se la trita citazione “A letto dopo Carosello!” è forse da evitare, non si vuol nascondere che anche chi cura questo blog frequentava lezioni seminariali sull’argomento (come non dare spazio in sede accademica a professionisti come i fratelli Pagot, Osvaldo Cavandoli, Pierluigi De Mas, Bruno Bozzetto, Guido De Maria, Carlo Peroni, Paolo Piffarerio, Secondo Bignardi, Paul Campani, Marco Biassoni, Armando Testa?).

Nell’ambito del detto sipario e del mondo che veniva a nascerne, molti deliziosi personaggi vedevano la luce: Calimero, i cui cinquant’anni sono stati ricordati in un altro post, Jo Condor, Caballero e Carmencita di Armando Testa per il caffè Lavazza, la Linea di Cavandoli per le cucine Lagostina, l’Omino coi baffi di Paul Campani e Max Massimino-Garnier per le caffettiere Bialetti, Unca Dunca di Bruno Bozzetto, innumerevoli altri.

Né erano pochi gli attori e i cantanti coinvolti: Ugo Tognazzi e Raimondo Vianello, Alberto Sordi, Peppino De Filippo, Totò, Carlo Dapporto, Virna Lisi (che, con quella bocca, poteva dire quello che voleva), Nilla Pizzi, il Quartetto Cetra, Luciano Emmer, Marcello Marchesi, Gino Cervi con la Vecchia Romagna e Sorbolik, il tenente Sheridan, Ernesto Calindri per Cynar.

La mostra presenta un interessante percorso sugli Studi, gli autori, i registi e gli interpreti: fotografie, rodovetri, schizzi e disegni originali, storyboard, dischi, albi, libri e giornali a fumetti, giochi, video e centinaia di pezzi di merchandising, da Susanna e la Mucca Carolina agli abitanti del pianeta Papalla, da Carmencita al pupazzo di Unca Dunca fino a Ercolino Sempreinpiedi.


il ritorno del pulcino

Il draghetto Grisú di Marco Pagot è stato ricordato  in questo blog di recente, mentre di Calimero, che risale alla generazione precedente di Pagot, non si parlava da tempo.

Eppure il pulcino nato dalla fantasia di Nino Pagot, Toni Pagot e Ignazio Colnaghi, che si chiama Calimero in onore della chiesa di san Calimero dove si sposarono i Pagot, ha una sua attualità perché il prossimo 14 luglio ricorre il cinquantenario della sua nascita.

Era infatti il 14 luglio 1963 quando veniva alla luce il pulcino tutto nero con un pezzo d’uovo ancora in testa che sarebbe poi diventato una star dei fumetti, della televisione e della pubblicità, cosí riscattando la tradizione secondo cui, se le galline si accorgono di aver messo al mondo un pulcino nero, lo beccano a morte (tant’è che i contadini, nel caso, cuciono loro gli occhi). Le sue frasi tipiche, “è un’ingiustizia, ce l’hanno tutti con me perché sono piccolo  e nero!”, “che maniere!” o gli slogan per gli spot di Carosello sono solo alcune delle sfumature di un personaggio dalla dolcezza infinita, sicuramente nel cuore di grandi e piccini.

Calimero

 

Per festeggiare l’evento, quei birichini di Alphanim e quelli dello studio Campedelli di Milano realizzeranno una serie tutta nuova, in CGI, che verrà trasmessa tra 2013 e 2014 su TF1 in Francia, su Disney Junior in Europa, su Télé-Québec in Canada, su Rai 2 in Italia.Calimero 3d


gli ascolti della Befana

Dati Share dom 06-01-2013 totale individui
  02.00 – 07.00 07.00 – 09.00 09.00 – 12.00 12.00 – 15.00 15.00 – 18.00 18.00 – 20.30 20.30 – 23.00 23.00 – 02.00
 Rai 1 19.8 33.0 19.7 21.1 18.1 19.3 20.0 20.3
Rai 2 8.7 2.2 7.0 10.2 8.3 8.7 9.1 10.0
Rai 3 8.1 2.5 4.3 5.5 6.8 9.7 11.8 10.0
Rete 4 4.7 2.3 7.7 3.2 2.9 4.7 5.3 6.9
Canale 5 11.4 17.4 7.7 11.6 9.3 17.3 9.6 10.6
Italia 1 4.7 1.7 3.1 7.2 4.6 3.9 4.6 4.3
La 7 2.4 2.7 2.5 2.1 2.2 3.9 2.1 1.9
Altre
40.1 38.2 48.0 39.1 47.8 32.5 37.5 36.0

Programmazione per fasce orarie: (more…)


la guerra dei panettoni

La guerra dei panettoni” era il titolo di un’esercitazione fatta per il prof di Economia e tecnica della pubblicità, nel lontano 1998. Constava, come intuibile, di un’analisi delle politiche comunicative usate dalle aziende dolciarie nel periodo natalizio.

Si ricorda inoltre d’aver ripetuto la medesima indagine diverse volte, nell’ambito d’altri corsi accademici o analisi personali. Per i panettoni e per i pandori, peraltro.

Quest’anno, per la televisione nazionale, i campioni in lizza sono:

  • Motta, con il bimbo che posiziona il panettone nel caminetto per attutire un’eventuale perniciosa caduta di Santa Claus (‘Morbido Natale’, ‘Buttati, che è morbido!’);

  • Maina, con l’ormai nota canzoncina in stile gospel;

  • Balocco, con l’amabile signore che saluta i camion in partenza esortandoli ad essere buoni (e non è poco!);

  • Bauli con ‘Recita’ e la bellissima ‘A Natale puoi‘.

Paluani quest’anno preferisce le telepromozioni, Melegatti rilancia il suo celebre concorso.

Motta, morbido Natale gospel Maina

 Bauli, a Natale puoiBalocco, siate buoni!


la sostenibile dolcezza dell'essere

I prodotti della Thun non mi piacciono particolarmente però trovo piú che gradevole la campagna televisiva in onda in questo periodo (13-19 novembre).

Si avvicina il santo Natale, festività durante la quale si deve, in effetti, essere piú buoni. 

Una donna è alla ricerca del regalo perfetto per il genitore e un amabile signore ormai bianco per antico pelo le lascia una penna sua, dacché la donna gli ha confidato che era proprio quello il dono ideale per il padre.

Di fronte al delicato imbarazzo della signora, il gentleman (che altri non è se non il conte Peter Thun in persona) le risponde di non aver alcun problema a lasciargliela e le augura anche buon Natale!

In un mondo che sembra ormai dominato dall’aggressività, la dolcezza e la poesia di questo spot davvero si distinguono.

angioletto thun little angel


Passa a Pasquafone! (3)

Mi sembra che in queste settimane la comunicazione pubblicitaria in televisione, per quanto riguarda la telefonia, possa ridursi alle seguenti testimonianze:

  • la campagna TIM con Giulio Cesare che arringa in foro e un Proietti che lo smonta;

  • quella Infostrada con l’ottimo Fiorello che lamenta il passaggio da sex symbol a ex symbol (il piú grande spettacolo dopo il week end…);

  • quella Wind con Giorgio Panariello e Vanessa Incontrada (ben tornati!);

  • l’ormai classico maialino di Teletu, in condominiale o giornalistica versione;

  • la nuova campagna Vodafone “le cose piú belle si fanno in due” che, per la prima volta, rinuncia alla coppia Totti – Blasi.


Passa a Pasquafone! (2)

In passato si era già trattato dell’efficacia delle campagne pubblicitarie sulla telefonia e si era anche ricordato come gli operatori del settore siano, per antonomasia, ottimi clienti per le agenzie.

Lo si ritiene ancora, con riguardo alle campagne Tim con Christian De Sica e Belen Rodriguez o Bianca Balti con Neri Marcorè,  o a quelle Vodafone con l’inossidabile coppia formata da Francesco Totti e Ilary Blasi (più che gradevole anche quella di 3 con Raoul Bova e Teresa Mannino).

Particolarmente ispirata, però, è sempre sembrata la creatività di Wind, con Aldo, Giovanni e Giacomo. Chi sia la loro Musa non si sa ma la scrittura delle loro disavventure è sempre di sicuro appeal. Il pensiero va, in particolare, alla campagna attualmente in onda, con i nostri eroi alle prese con i tesori dimenticati di una spiaggia e una collana/scarico, con la piovrona che minaccia la tutt’altro che trascurabile bagnante o, più di recente, il simpatico ciccione che catapulta involontariamente uno dei tre nelle fauci di un’orca.

Ormai lontano, sembra, il “purgante approssimativo”.

 Ci si congeda con la canzone che costituisce a un tempo la colonna sonora dello spot ed il tormentone dell’estate (“Stuck”, cantata da Caro Emerald): (more…)


in effetti…

Poiché molti si sono espressi sulla campagna pubblicitaria ‘Pari montagna, dispari mare’, dedicata alla regione Calabria, sembra opportuno che anche gli specialisti ancora inespressi dicano la loro.

Dubbio non v’è che l’artefice delle due sculture bronzee del V secolo a.C note a ognuno come “Bronzi di Riace” avesse diverso anelito riguardo le sue creature.

La comunicazione pubblicitaria fa bene a servirsene, però alcune sfumature meriterebbero maggiore attenzione.

La dizione, ad esempio, dovrebbe essere più curata, per non conferire rozzezza al messaggio e inficiare l’altrimenti tollerabile “così mi abBronzo“.

Da levigare, inoltre, il portamento dei due “bellimbronzi” e l’analiticità dei contenuti.


absit iniuria verbo?

Nutriamo qualche perplessità nei confronti dell’ultima campagna Diesel:

U DRITTU

AVI U 

CIRIVEDDU 

U STUPIDU

I CUGGH…

(uno dei soggetti della campagna DIESEL Be Stupid 2010, usato a Reggio Calabria) 

    1. l’ultima parola, da me censurata nella seconda parte, è turpiloquio;
  1. non ci sembra che l’antitesi sia avvalorata da dati empirici, che tenga come nonsense?;
  2. in calabrese si dice “stortu“, non “stupidu” (forse una forzata vicinanza allo “stupid” inglese);
  3. fortuna che ad agosto sono in Calabria…

mii… a schifio finisce!

Una volta mi hanno raccontato il seguente aneddoto, siete liberi di non crederci. In ogni caso leggete anche questo post con forte accento siciliano e accompagnamento di scacciapensieri.
Sicilia, Palermo, primi anni ’80. Un venditore di spazi pubblicitari per un’importantissima emittente privata nazionale aveva chiuso un contratto con un produttore locale di divani che, secondo la vox populi, aveva legami con la mala.
Chiamati a raccolta i dipendenti e installati tre televisori in una grande sala, si era così espresso:
“Cari colleghi e dipendenti, oggi per la noscia azienda sarà una gionnata storica! La noscia pubblicità andrà in onda niente di meno che su ***! È un’occasione unica e ho piacere a condividella con voi tutti!
Mizzica!”, pare abbiano risposto gli astanti.
Arrivò il momento tanto agognato. Previste le 14.27? Ebbene, arrivarono le 14.27. A dire il vero anche le 14.28. Poi anche le 14.29. La cassetta con lo spot si era persa, la pubblicità non era andata in onda….
Il manager che me l’ha raccontato e i suoi collaboratori chiusero fax e telefoni, blindarono il portone della filiale di Palermo e si nascosero nelle campagne che circondano l’antica e nobile capitale della Sicilia.

Passa a Pasquafone!

Coloro che si occupano di pubblicità lo sanno bene, avere per cliente un’azienda operante nel settore della telefonia è particolarmente significativo.
La telefonia, l’automobilistica, la grande distribuzione sono settori che tradizionalmente investono moltissimo in comunicazione e, dacché la pubblicità campa in misura proporzionale a quanto vi si investe, il discorso è immediatamente intuibile (vedi comunque oltre).
Al di là del dato quantitativo, tuttavia, mi piace riflettere anche sulla qualità delle campagne di questi anni (non è questa la sede, d’altra parte, per tirare un discorso troppo scientifico).
Trovo infatti che le campagne pubblicitarie promosse dai gestori telefonici abbiano un qualcosa in più rispetto alle altre.
Per esempio è sempre stata molto azzeccata la scelta dei testimonial, con riguardo sia alla loro comunicatività che al carisma (in termini tecnici si dovrebbe parlare di capacità di aggressione del focus target).
Come non applaudire, tanto per dirne una, quelle campagne in cui incliti giocatori di calcio (che sono al top nell’immaginario  e nella mappa cognitiva dell’italiano medio), servendosi del proprio linguaggio e dei simboli che più gli appartengono, ti invitano a passare dalla loro parte?
All’uso di testimonial altolocati, le compagnie più “all’italiana” hanno preferito star che avessero un appeal immediato ed empatico con un target più tradizionale.

PS: a inizio post cito quelli che nella storia della pubblicità sono sempre stati considerati big spenders. Leggo in realtà sul sito di Assocomunicazione che  sono

“in calo gli investimenti pubblicitari sul fronte del largo consumo (- 1,5%) dove tiene solo il comparto alimentare (+1%) sempre più orientato verso la televisione. Dal settore dei beni durevoli si registra una previsione di crescita del 4% grazie alla vitalità del settore automobilistico (+6%) e dai prodotti e servizi per la persona trainati dal farmaceutico (+6%) e cura della persona (+5%), dove spiccano i prodotti anticellulite. Contrastato l’andamento dell’eterogeneo settore del “tempo libero” dove alle buone performance del turismo (+2,5%) fa eco la flessione del comparto media/editoria (- 2,5%)”. “Telecomunicazioni (+18%) e finanza (+15%) insieme alla distribuzione (+8%) sono, infine, i protagonisti della rilevante performance del macro-settore “attività/servizi”.


avrete notato…

Da qualche giorno è tornata in onda la campagna pubblicitaria di una nota marca di patatine che vede protagonista un attore pornografico in vestaglia e, in uno dei soggetti, alcune splendide fanciulle impegnate a pulirgli e a lucidargli la macchina. Tale campagna era stata in passato sospesa, perché ritenuta lesiva della dignità femminile. Si saranno accorti in seguito che la rappresentazione è così surreale e iperbolica che la maliziosa ironia che ne fuoriesce non può far male a nessuno.

Che dire di quelle campagne in cui donne bellissime calpestavano con i tacchi uomini sdraiati a terra o in cui, quale che fosse la forma utilizzata, era l’uomo ad essere schiavizzato?

Né mi si potrà argomentare che millenni di maschilismo e fallocrazia meriterebbero una catodica ridimensionata, perché oggi i ruoli antropologici sono così mutevoli che certi discorsi proprio non hanno senso.


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