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Festival di cinema: da Firenze a Trieste, da Villerupt al Cairo

Dalle registe protagoniste del Festival di Cinema e Donne ai cortometraggi internazionali di Magma, passando per il cinema italiano celebrato in Francia, le nuove visioni del Carbonia Film Festival ed il cinquantesimo anniversario del Festival Internazionale del Cairo.

21-25 ottobre: torna a Firenze il Festival di Cinema e Donne

Ad aprire questo itinerario è il XLVII Festival di Cinema e Donne, che è cominciato il 21 ottobre e si concluderà il 25, al Cinema La Compagnia di Firenze.

Inserita nel programma dei 50 giorni di Cinema a Firenze, la manifestazione prosegue una storia iniziata nel 1979, dedicando il proprio sguardo alle opere e alle esperienze delle autrici che hanno contribuito a trasformare il linguaggio cinematografico.

L’edizione 2026 si è aperta nel segno di Jane Campion, prima donna a conquistare la Palma d’Oro al Festival di Cannes con Lezioni di piano (1993), film premiato anche con l’Oscar per la migliore sceneggiatura originale.
La regista neozelandese, vincitrice di un secondo Oscar nel 2022 per la regia di Il potere del cane, ha scelto per la serata inaugurale Orlando (1992) di Sally Potter.

Nel corso dell’apertura è stato presentato anche Socks, cortometraggio di Todd Karehana nato nell’ambito di A Wave in the Ocean, progetto di formazione e mentorship per giovani autori ideato e diretto da Campion insieme a Philippa Campbell. L’incasso della serata sarà devoluto alla lotta contro il tumore al seno.
La cineasta tornerà protagonista alla chiusura del festival, in occasione del trentesimo anniversario di Ritratto di signora (1996).

Il concorso riunisce sei opere provenienti da diverse aree del mondo: Sad Girlz della messicana Fernanda Tovar, El Deshielo (The Meltdown) della cilena Manuela Martelli, Mustang, nuovo documentario dell’italiana Kasia Smutniak, La Furia della spagnola Gemma Blasco, En Route To, esordio della sudcoreana Yoo Jaein, e Big Girls Don’t Cry, opera prima della neozelandese Paloma Schneideman.
A valutarle sarà una giuria composta dalla critica letteraria e cinematografica Daniela Brogi, dalla regista, sceneggiatrice e attrice Caroline Deruas Peanno e da Giulia Fantoni, presidente della Federazione Italiana Cinema d’Essai.

Accanto al concorso, il programma propone incontri, libri e film dedicati alle trasformazioni culturali e politiche che attraversano il cinema contemporaneo.

Il 22 ottobre è stato presentato Sibilla, Strega, Sirena di Marialaura Simeone, volume dedicato all’artista e femminista Lina Mangiacapre.

Oggi, 23 ottobre, Francesca Archibugi presenterà il documentario Carla Lonzi. Dentro e fuori dal mondo, dedicato alla pensatrice femminista italiana e all’eredità del suo lavoro; nella stessa giornata è prevista la proiezione di Saccharine (2026), body horror soprannaturale di Natalie Erika James presentato al Sundance.

Il 24 ottobre sarà la volta di Céline Sciamma, protagonista di un incontro sul transfemminismo nel cinema e di un appuntamento con gli studenti delle scuole, durante il quale presenterà il suo racconto di formazione La nascita delle Piovre (2026).

Nella stessa giornata si discuterà anche di parità professionale con l’incontro «Cercando la parità: l’esperienza di Dones Visuals in Spagna», che vedrà intervenire Yolanda Olmos, direttrice dell’organizzazione, e la produttrice Carlotta Schiavon.

Il 25 ottobre Sciamma tornerà al centro del programma con un incontro sulla riscrittura dello sguardo, accompagnato dalla proiezione del mediometraggio Tutti Frutti (2026) e di Tomboy (2011), presentato in un nuovo montaggio. Il confronto si inserisce nel progetto L’Assemblea, ideato da Jasmine Trinca insieme al festival come rete sicura per discutere delle difficoltà professionali e della parità di genere nel settore cinematografico.

Dal 23 ottobre al 6 novembre: a Villerupt il cinema italiano racconta i padri e rende omaggio a Monica Vitti

Oggi, 23 ottobre, prende il via in Francia la XLIX edizione del Festival di Villerupt, storica manifestazione dedicata al cinema italiano all’estero.

Nella città della Lorena, segnata da una lunga storia d’immigrazione italiana, il festival rappresenta dal 1976 un importante punto di riferimento per la diffusione della nostra cinematografia in lingua originale.

L’edizione 2026 sceglie due fili conduttori: il tema della paternità e un omaggio a Monica Vitti.

A riunirli è il manifesto firmato dall’artista Caroline Labadie, in arte Sentenza, che accosta riferimenti a Ladri di biciclette e Il tempo che ci vuole, collocando al centro l’immagine dell’attrice e il suo ruolo in Il deserto rosso.
Una composizione che mette idealmente in relazione il padre autoritario del passato e la figura paterna contemporanea, più fragile e complessa.

Sono circa sessanta i film distribuiti nelle cinque principali sezioni della manifestazione.

Il concorso comprende dodici titoli, tra cui tre opere prime: Antartica – Quasi una fiaba di Lucia Calamaro, Criature di Cécile Allegra, Gli occhi degli altri di Andrea De Sica, La gioia di Nicolangelo Gelormini, Tienimi presente di Alberto Palmiero, Cattiva strada di Davide Angiuli, Armony di Dario Albertini, Brunello, il visionario garbato di Giuseppe Tornatore, È un mondo difficile di Federico Mottica, Il fuoco che ti porti dentro di Edoardo De Angelis, Le bambine di Valentina Bertani e Nicole Bertani e Idda di Irene Dionisio.

Il Fuori Concorso propone dieci film, da Il treno dei bambini di Cristina Comencini a Che Dio perdona a tutti di Pif, passando per Fuori la verità di Davide Minnella, Il profilo dell’altra di Francesco Bruni, Nessun dolore di Gianni Amelio, Le cose non dette di Gabriele Muccino, Giorni felici di Susanna Nicchiarelli, Il grande Boccia di Karen Di Porto e Per te di Alessandro Aronadio, oltre a Temps nouveaux di François Caillat.

La sezione Panorama offre un’ampia ricognizione del cinema italiano recente, con opere di Paolo Virzí, Leonardo Di Costanzo, Andrea Di Stefano, Paolo Strippoli, Greta Scarano, Riccardo Milani, Gabriele Salvatores e Isabel Coixet. Non manca uno spazio dedicato al cinema di genere, con Profondo rosso di Dario Argento, accanto a titoli come Buen camino, Cinque secondi, Elisa, Il maestro, La vita da grandi, La vita va così, Napoli – New York, Tre ciotole, L’amore che ho e Amata.

Il cuore tematico del festival è però la retrospettiva Mio padre, questo eroe…(?), un percorso attraverso quindici film che raccontano l’evoluzione della figura paterna dal dopoguerra ai giorni nostri. Da Ladri di biciclette di Vittorio De Sica a Padre padrone dei fratelli Taviani, da Nuovo Cinema Paradiso di Giuseppe Tornatore a La vita è bella di Roberto Benigni, fino a Il tempo che ci vuole di Francesca Comencini, il programma segue la trasformazione del padre da autorità familiare e simbolo di dignità a figura attraversata da dubbi, affetti e vulnerabilità.

A Monica Vitti sono dedicati sei film: L’avventura (1960), L’eclisse (1962) e Il deserto rosso (1964) di Michelangelo Antonioni, Dramma della gelosia (1970) di Ettore Scola, Noi donne siamo fatte così (1971) di Dino Risi e il documentario Dolce Vitti (2014) di Emmanuel Barnault.

Particolare attenzione è riservata a Edoardo De Angelis, presente con Il fuoco che ti porti dentro, in concorso, e con Perez (2014) e Comandante (2023). Al regista napoletano sarà inoltre conferito l’Amilcar alla Carriera, riconoscimento destinato ogni anno a un cineasta italiano per l’insieme della sua opera.

I premi saranno consegnati il 6 novembre durante la cerimonia degli Amilcar. Accanto alla giuria presieduta da Massimo Riggi opereranno una giuria della critica, una giuria professionale di esercenti e distributori francesi e una giuria giovane, mentre il premio del pubblico sarà assegnato attraverso il voto degli spettatori.

Con il suo archivio di circa 1.700 film presentati in quasi cinquant’anni, Villerupt conferma così la propria vocazione: costruire un ponte culturale tra Italia e Francia attraverso le immagini, le storie e le trasformazioni della società.

25 ottobre-1° novembre: a Trieste il Festival del cinema ibero-latino americano guarda al futuro delle cinematografie indipendenti

Dal 25 ottobre al 1° novembre Trieste ospita la XLI edizione del Festival del cinema ibero-latino americano, appuntamento che pone al centro la memoria culturale, l’indipendenza artistica e la rappresentatività delle diverse cinematografie latinoamericane.

L’obiettivo dichiarato è rinnovare il legame con le identità e le storie del continente, dando priorità ai giovani talenti e alle produzioni indipendenti.

Il direttore artistico Rodrigo Diaz sottolinea l’importanza dell’autonomia della manifestazione e del sostegno delle istituzioni, elementi che hanno contribuito a consolidarne il ruolo nel panorama dei festival dedicati al cinema ibero-latinoamericano.

Tra gli appuntamenti speciali spicca la presentazione dei documentari di Vlasta Las, regista argentina nata a Pola, ricordata per essere stata la prima donna argentina a dirigere un lungometraggio. La sua presenza offre l’occasione di riscoprire una figura significativa nella storia del cinema argentino e di riflettere sul contributo delle donne alla costruzione delle cinematografie nazionali.

Le proiezioni e gli incontri si svolgeranno in diverse sedi cittadine: il Museo della Comunità Ebraica di Trieste, il Museo della Letteratura LETS e il teatro Miela. La manifestazione si inserisce inoltre in un percorso di riconoscimento culturale che ha già avuto un momento importante l’11 settembre, quando a Roma il festival ha consegnato il Premio Salvador Allende al cantautore Joan Manuel Serrat, celebrandone la lunga carriera e la coerenza con i valori incarnati dalla figura di Allende.

2-7 novembre: Magma porta ad Acireale il meglio del cortometraggio internazionale

Dal 2 al 7 novembre Acireale diventa il punto d’incontro di diciotto cinematografie nazionali grazie alla 25ª edizione di Magma – Mostra di cinema breve, festival dedicato al cortometraggio contemporaneo.

La selezione riunisce ventitré opere provenienti da Italia, Spagna, Iran, Canada, Turchia, Regno Unito, Francia, Mongolia, Irlanda, Slovenia, Belgio, Cuba, Stati Uniti, India, Germania, Repubblica Ceca, Cina e Polonia. Un panorama internazionale che conferma il ruolo del formato breve come spazio privilegiato di sperimentazione e osservazione della realtà.

Il filo conduttore dell’edizione 2026 è il lavoro, raccontato nelle sue contraddizioni e nelle sue conseguenze sulla vita individuale e collettiva. I film esplorano il conflitto tra sicurezza del posto fisso e precarietà del lavoro autonomo, le promesse e i paradossi delle nuove professioni, le condizioni disumane in cui sono ancora costrette alcune persone e il desiderio di una pensione che, per molti, arriva troppo tardi per recuperare le opportunità perdute.

La selezione riserva inoltre uno spazio importante alle esperienze femminili. Bambine alle soglie dell’adolescenza, madri e mogli impegnate nella conquista della propria autonomia e giovani donne costrette a diventare indipendenti sacrificando aspirazioni personali compongono un quadro articolato delle pressioni sociali che continuano a condizionare le scelte individuali.

Anche dietro la macchina da presa emerge un dato significativo: gli autori selezionati sono tredici registe e sedici registi, una distribuzione che si avvicina alla parità e restituisce la pluralità degli sguardi presenti nel cinema breve contemporaneo.

Tra gli appuntamenti piú attesi figurano tre anteprime italiane: 68 metros di Xacio Baño e Monday to Friday di Miguel Ángel Ayala, entrambi provenienti dalla Spagna, e Il guasto dell’italiano Guido Chiesa, regista e sceneggiatore conosciuto per film come Il partigiano Johnny (2000) e Lavorare con lentezza (2004).

Le proiezioni principali delle serate del 5, 6 e 7 novembre si terranno al Margherita Multisala, storica sede della manifestazione in via Cavour. Organizzato dall’associazione culturale Scarti in collaborazione con il Comune di Acireale, con il sostegno della Regione Siciliana e della Camera di commercio Sud Est Sicilia, Magma beneficia dal 2025 anche del sostegno del Ministero della Cultura e della SIAE nell’ambito del programma Per Chi Crea.

Un festival che, attraverso la sintesi narrativa del cortometraggio, dimostra come pochi minuti possano bastare per affrontare questioni sociali complesse e raccontare esperienze lontane tra loro, ma unite da interrogativi universali.

11-15 novembre: il Carbonia Film Festival reinventa il proprio immaginario

Dopo l’appuntamento siciliano, l’attenzione si sposta in Sardegna, dove dall’11 al 15 novembre torna il Carbonia Film Festival, promosso dal CSC Carbonia della Società Umanitaria e diretto artisticamente da Francesco Giai Via.

In attesa dell’annuncio del programma cinematografico completo, il festival ha presentato la nuova identità visiva, affidata all’artista Tommaso Buldini e costruita attorno a un immaginario sotterraneo, fantastico e psichedelico. Il manifesto racconta una Carbonia trasfigurata in città misteriosa, popolata da minatori dalle sembianze di goblin, tunnel illuminati dalle candele e creature surreali riunite in una sala cinematografica. Sul grande schermo compare un omaggio a Ingmar Bergman, riferimento fondamentale nella formazione cinefila dell’artista.

L’ispirazione nasce dai ricordi d’infanzia di Buldini, che trascorreva le vacanze in Sardegna e associava il nome di Carbonia a un luogo quasi extraterrestre, simile a quelli evocati dalle copertine della storica collana fantascientifica Urania. Da questa memoria personale prende forma un universo nel quale il passato minerario della città incontra la fantasia e il cinema diventa una porta d’accesso a mondi alternativi.

Il manifesto è anche il punto di partenza della nuova sigla animata, realizzata da Yassmin Yaghmai e Sara Taigher di Robotina, con musiche di Angus Bit e sound design di Lorenzo Confetta. Le figure disegnate da Buldini sono state scomposte e animate singolarmente, trasformando l’illustrazione in un racconto in movimento. La musica, tratta dal brano Zizzimurreddu di Angus Bit, intreccia elettronica, campionamento e suggestioni legate al territorio, evitando rappresentazioni folkloristiche convenzionali.

L’identità visiva è stata sviluppata da Valentina e Nicole Bertani, responsabili dell’art direction dell’edizione 2026. Il loro intervento riguarda anche il logo, ridisegnato a mano a partire dalla versione vettoriale realizzata da Camilla Falsini nel 2025. Il risultato valorizza la materialità del segno, le imperfezioni e la dimensione artigianale del gesto, in contrapposizione alla crescente standardizzazione della comunicazione digitale.

Questa scelta estetica non rappresenta soltanto un rinnovamento grafico, ma suggerisce una precisa idea di festival: un luogo in cui la ricerca artistica può sperimentare linguaggi differenti, mettere in dialogo memoria e contemporaneità e reinterpretare l’identità di un territorio attraverso il cinema e le arti visive.

Carbonia, città nata e cresciuta intorno all’attività mineraria, diventa così il centro di un universo creativo nel quale la storia locale si apre a suggestioni internazionali, dalla fantascienza al cinema d’autore.

11-20 novembre: il Festival Internazionale del Cairo celebra cinquant’anni di cinema

A chiudere questo percorso autunnale è il Festival Internazionale del Cinema del Cairo (CIFF), che dall’11 al 20 novembre celebra il cinquantesimo anniversario della sua edizione inaugurale, svoltasi nel 1976.
Giunta alla XLVII edizione, la manifestazione è tra i festival cinematografici più antichi e prestigiosi del mondo arabo e del continente africano.

Il programma del 2026 sottolinea il legame tra la storia del cinema egiziano, il patrimonio culturale arabo e le nuove generazioni di autori. A presiedere la giuria del concorso per il miglior film arabo sarà il critico cinematografico italiano Giona A. Nazzaro, direttore artistico del Festival di Locarno. Tra i docenti delle sei masterclass dei Cairo Industry Days figura inoltre il regista italiano Matteo Garrone, a conferma dell’attenzione della manifestazione per il dialogo internazionale e la formazione professionale.

Il manifesto celebrativo interpreta la memoria cinematografica come punto di partenza per nuove possibilità creative. La tradizione non viene presentata come un patrimonio immobile, ma come una risorsa da preservare, restaurare e trasmettere a chi si affaccia oggi al mondo del cinema.

Questa visione si riflette nella seconda edizione di New Wave, iniziativa organizzata in collaborazione con la Drosos Foundation e il British Council. Il progetto punta a sostenere i talenti emergenti, formare una nuova generazione di registi e offrire ai partecipanti un’esperienza diretta dei diversi aspetti dell’industria cinematografica. Per l’edizione 2026 sono arrivate oltre 850 candidature da giovani registi egiziani e arabi residenti in Egitto, provenienti da scuole di cinema, istituzioni educative, workshop indipendenti, spazi culturali e ambienti di appassionati.

Il presidente del festival, Hussein Fahmy, ha sottolineato come, in cinquant’anni di storia, il cinema abbia continuato a unire generazioni attraverso storie, immagini e personaggi entrati nella memoria collettiva. La celebrazione dell’anniversario diventa quindi anche un’occasione per riflettere sulla responsabilità di conservare il patrimonio artistico e renderlo accessibile al pubblico futuro.

In questo contesto, il restauro cinematografico assume un significato che va oltre la dimensione tecnica. Recuperare un film, restituirgli chiarezza e riportarlo sullo schermo significa riaprire una finestra su un’epoca, un’esperienza umana e un momento della storia culturale. È un lavoro che permette alle opere di continuare a parlare a spettatori lontani nel tempo e nello spazio.

Il CIFF affianca a questa attenzione per la memoria un programma di tutoraggio artistico e orientamento professionale, confermando la volontà di investire sulle competenze e sulle opportunità delle nuove generazioni.

Author: Pasquale Curatola

Pasquale Curatola holds degrees in Advertising studies and International Communication, alongside Master's degrees in Marketing & Brand Communication, Film & TV management, and Animated Films management. He has also trained in acting, participating in several workshops. As a manager, his 1st professional experience dates back to 1999 (Carat), though he likes to begin by telling of a letter he wrote at the age of 14 to Mediaset, offering his own strategic advice on schedules and programming. In 2003, he joined Cinecittà Entertainment, a company closely related to Cinecittà Studios and Italian Dreams Factory, where he contributed to the realization of several events and shows broadcast by SKY Italia and other channels, including Sinners, Non aprite quella porta, and Sulle rotte del cinema. In 2006, he worked on 'Santa Caterina', an animated short created by Mondo TV as a project work, and was involved in organizing I castelli animati as well as in the start-up phase of La città dell'animazione. That same year, he also launched his activity as a blogger (Pasquale Curatola's Blog) and author, with works spanning from essays and non-fiction to fantasy and comedy-thrillers (attività letteraria). His career also includes collaborations with news outlets and live shows for private channels, alongside PR experiences for high-profile clients such as AC Milan, Bank of New York, and Orange Business Services. He is a dedicated blood and organ donor.

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