le promesse di David Ellison

Aggiornamento 3 marzo, di nuovo David Ellison:

“Intendiamo unire i due servizi, il che ci porterà oggi a poco più di 200 milioni di abbonati diretti al consumatore.
In Paramount, entro la metà di quest’anno, avremo completato il consolidamento dei nostri tre servizi sotto un unico stack unificato, e potrete vedere che adotteremo un approccio simile a questa piattaforma in futuro. E crediamo che l’offerta combinata, data la quantità di contenuti e le nostre potenzialità tecnologiche, ci metterà davvero in grado di competere con i player più affermati nel settore”.

“Abbiamo l’opportunità di contribuire a plasmare il futuro e costruire una nuova generazione di media company dell’intrattenimento.
Non si tratta di consolidamento, ma di reinventare il settore. Vogliamo ampliare la nostra portata e rafforzare la nostra capacità di creare le storie e le esperienze più coinvolgenti al mondo”.

L’amministratore delegato di Paramount ha parlato oggi per la prima volta del maxi-accordo da 110 miliardi di dollari, che darà vita a un colosso dei media, con due grandi studi cinematografici (Paramount e Warner Bros.), un intreccio di studi televisivi, due importanti piattaforme di streaming (Hbo Max e Paramount+) e un portafoglio di canali TV che includerà Cbs, Tnt, Cnn, Mtv e Nickelodeon.
Ellison si è inoltre impegnato a mantenere una finestra d’esclusiva cinematografica di 45 giorni prima di distribuire i film in premium video on demand, riecheggiando impegni simili già annunciati da Netflix.

Aggiornamento 27 febbraio 2026: Netflix ha annunciato ufficialmente il proprio rifiuto ad aumentare l’offerta per l’acquisizione degli studi e delle attività di streaming di Warner Bros. Discovery.

Il consiglio d’amministrazione di Warner ha comunicato che l’offerta presentata da Paramount è risultata superiore rispetto all’accordo precedentemente stipulato con Netflix.
L’operazione d’acquisizione da parte di Netflix, pertanto, non è più economicamente sostenibile.

La strategia di Paramount punta a un’integrazione totale di tutte le attività di Warner, includendo nel pacchetto anche reti d’informazione e d’intrattenimento di peso come CNN e Discovery.
Questo sancirebbe l’unione di due degli ultimi cinque grandi studi cinematografici rimasti attivi a Hollywood.

La decisione di Warner Bros. arriva, peraltro, nel giorno della visita alla Casa Bianca del co-amministratore delegato di Netflix, Ted Sarandos.

Il mercato resta ora in attesa delle prossime mosse formali. E del parere dell’Antitrust…

Aggiornamento 24 febbraio: proprio allo scadere dell'”ultimatum”, Paramount ha formulato una nuova offerta e ha rilanciato. Secondo indiscrezioni, Paramount potrebbe aver messo sul piatto 31 dollari per azione rispetto ai 30 precedenti. La società di David Ellison si è inoltre impegnata a pagare l’eventuale penale da 2,8 miliardi di dollari a Netflix qualora la sua offerta fosse accettata.
Aggiorneremo gli azionisti dopo la revisione. L’accordo con Netflix resta in vigore e il consiglio di amministrazione continua a raccomandarlo“, ha spiegato Warner Bros.
L’offerta è stata recapitata e ora è al vaglio del Consiglio d’amministrazione.
Se la nuova offerta di Paramount dovesse essere accettata, Netflix avrebbe quattro giorni per rispondere.

Aggiornamento 17 febbraio:ieri, fonti americane segnalavano la possibilità che i vertici di WBD fossero disposti a riaprire un tavolo di trattative con l’altro pretendente, Paramount Skydance. Quest’ultimo s’è dichiarato disponibile ad un possibile rialzo, fino a più di cento miliardi di dollari, oltre al pagamento della penale che WBD dovrebbe corrispondere a Netflix in caso di recesso dall’accordo (2,8 miliardi).
Oggi, con un comunicato ufficiale, Netflix annuncia che WBD ha definitivamente formalizzato la convocazione dell’assemblea degli azionisti per il 20 marzo. Allo stesso tempo, la stessa Netflix dichiara d’aver concesso a WBD una finestra di sette giorni durante la quale confrontarsi con Paramount e “risolvere completamente e definitivamente la faccenda”:

“Abbiamo l’unico accordo firmato e raccomandato dal board con WBD, ed è il nostro l’unico percorso certo per generare valore per gli azionisti di WBD […] l’operazione Netflix è incentrata su crescita, opportunità e su un rinnovato impegno nella creazione di film e contenuti televisivi di livello mondiale, non su consolidamento e licenziamenti […] al contrario, Paramount Skydance è fuorviante nei confronti degli azionisti di WBD sui reali rischi normativi che l’operazione comporta a livello globale […] I finanziamenti esteri alla base dell’offerta di Paramount Skydance stanno già sollevando serie preoccupazioni in materia di sicurezza nazionale e il gruppo è ben lontano dall’aver ottenuto tutte le autorizzazioni regolatorie necessarie. La sua proposta comporta significative sovrapposizioni orizzontali che preoccuperebbero le autorità antitrust a livello globale […] Paramount Skydance ha promesso una rapida riduzione della leva finanziaria dopo la fusione, obiettivo che potrebbe essere raggiunto solo attraverso tagli occupazionali senza precedenti […] un piano industriale che dipende da 16 miliardi di dollari di risparmi di costo dovrebbe rappresentare un inequivocabile campanello d’allarme per regolatori, decisori politici, sindacati e creativi […] la solida generazione di cassa di Netflix sostiene la nostra struttura di offerta interamente in contanti, preservando al contempo un bilancio sano e la flessibilità necessaria per cogliere future priorità strategiche”.

Aggiornamento 10 febbraio: secondo un documento depositato presso le autorità di regolamentazione, Paramount si dice disposta a pagare una “commissione d’attesa” di 25 centesimi per azione agli azionisti Warner per ogni trimestre in cui l’accordo non sarà stato concluso, a partire da gennaio 2027. Rileggi Netflix e altri demoni (3)

Nell’ambito della battaglia per l’acquisizione di Warner Bros. Discovery, David Ellison, presidente e amministratore delegato di Paramount, ha giocato quest’oggi una mossa sul mercato italiano. 

Ha acquistato, l’Ellison, spazi su alcuni quotidiani nazionali, presentandosi come «produttore e appassionato di cinema e televisione da una vita». (❤)

S’è rivolto, l’Ellison, «alla comunità creativa italiana, agli appassionati di cinema e ai fan della televisione, all’industria nel suo complesso e a tutti coloro che hanno profondamente a cuore il futuro del cinema e delle arti». (❤❤) 

Questi i contenuti:

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Sarà la pellicola a salvare il cinema in sala?

Qual è il futuro delle sale cinematografiche?
La fruizione in sala rimarrà un valore o ci abitueremo tutti a restare in casa, comodamente seduti sul divano o davanti al computer?

È argomento di rara delicatezza e se ne discute, puntualmente, ad ogni festival cinematografico e ad ogni seminario.

Ce ne siamo occupati, nel nostro piccolo, anche in questo blog.

Una risposta facile è che le sale cinematografiche rimarranno importanti nella misura in cui il loro valore aggiunto varrà la pena di uscire di casa, percorrere il tragitto fino al cinema, pagare il biglietto.

Per entrare, certo, nel Tempio dedicato alla Decima Musa e fruire, da soli o con le persone che amiamo, della bellezza che solo il Grande Schermo può offrire.

La tentazione è quella di pensare che, nel 2050, in case ormai dominate dalla domotica e dall’intelligenza artificiale, potremo esclamare: “Producimi un film ambientato nella tale epoca, nel tale contesto… Con gli attori Tizio, Caio, Sempronio…

Al centro della sala, dopo qualche minuto, si materializzerebbe una proiezione tridimensionale, con attori, suoni, scenografie e costumi completamente virtuali, Chissà, forse sarebbe finanche possibile entrare nel set e muoversi al suo interno, come si fa già oggi con alcuni videogiochi.

Corriamo il rischio di dimenticare, tuttavia, che andare al cinema può essere (dev’essere?) un evento, non una semplice modalità di fruizione.

Che passa, inevitabilmente, attraverso la qualità della proiezione.

Ci capita di leggere un interessante e lucido articolo, integrato da interviste e contributi esterni, scritto da Ben Travis per la testata Empire, dal titolo brillante:
Can Film Save Cinema? Why 2025 Was The Year That Celluloid Reigned
(Può la pellicola salvare il Cinema? Ecco perché il 2025 è stato l’anno in cui la pellicola ha regnato, https://www.empireonline.com/movies/features/can-film-save-cinema-celebration-of-celluloid/).

Ci permettiamo di riprodurne, qui seguito, qualche passaggio.
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Netflix e altri demoni (3) (WBD etc…)

Aggiornamento 3 marzo, David Ellison:

“Intendiamo unire i due servizi, il che ci porterà oggi a poco più di 200 milioni di abbonati diretti al consumatore.

In Paramount, entro la metà di quest’anno, avremo completato il consolidamento dei nostri tre servizi sotto un unico stack unificato, e potrete vedere che adotteremo un approccio simile a questa piattaforma in futuro. E crediamo che l’offerta combinata, data la quantità di contenuti e le nostre potenzialità tecnologiche, ci metterà davvero in grado di competere con i player più affermati nel settore”.

“Abbiamo l’opportunità di contribuire a plasmare il futuro e costruire una nuova generazione di media company dell’intrattenimento.
Non si tratta di consolidamento, ma di reinventare il settore. Vogliamo ampliare la nostra portata e rafforzare la nostra capacità di creare le storie e le esperienze più coinvolgenti al mondo”.

L’amministratore delegato di Paramount ha parlato oggi per la prima volta del maxi-accordo da 110 miliardi di dollari, che darà vita a un colosso dei media, con due grandi studi cinematografici (Paramount e Warner Bros.), un intreccio di studi televisivi, due importanti piattaforme di streaming (Hbo Max e Paramount+) e un portafoglio di canali TV che includerà Cbs, Tnt, Cnn, Mtv e Nickelodeon.
Ellison si è inoltre impegnato a mantenere una finestra d’esclusiva cinematografica di 45 giorni prima di distribuire i film in premium video on demand, riecheggiando impegni simili già annunciati da Netflix.

Aggiornamento 27 febbraio 2026: Netflix ha annunciato ufficialmente il proprio rifiuto ad aumentare l’offerta per l’acquisizione degli studi e delle attività di streaming di Warner Bros. Discovery.

Il consiglio d’amministrazione di Warner ha comunicato che l’offerta presentata da Paramount è risultata superiore rispetto all’accordo precedentemente stipulato con Netflix.
L’operazione d’acquisizione da parte di Netflix, pertanto, non è piú economicamente sostenibile.

La strategia di Paramount punta a un’integrazione totale di tutte le attività di Warner, includendo nel pacchetto anche reti d’informazione e d’intrattenimento di peso come CNN e Discovery.
Questo sancirebbe l’unione di due degli ultimi cinque grandi studi cinematografici rimasti attivi a Hollywood.

La decisione di Warner Bros. arriva, peraltro, nel giorno della visita alla Casa Bianca del co-amministratore delegato di Netflix, Ted Sarandos. 

Il mercato resta ora in attesa delle prossime mosse formali. E del parere dell’Antitrust…
Aggiornamento 24 febbraio: proprio allo scadere dell’“ultimatum”, Paramount ha formulato una nuova offerta e ha rilanciato. Secondo indiscrezioni, Paramount potrebbe aver messo sul piatto 31 dollari per azione rispetto ai 30 precedenti.
La società di David Ellison si è inoltre impegnata a pagare l’eventuale penale da 2,8 miliardi di dollari a Netflix qualora la sua offerta fosse accettata.

Aggiorneremo gli azionisti dopo la revisione. L’accordo con Netflix resta in vigore ed il consiglio di amministrazione continua a raccomandarlo“, ha spiegato Warner Bros.
L’offerta è stata recapitata ed è ora al vaglio del Consiglio d’amministrazione. Se la nuova offerta di Paramount dovesse essere accettata, Netflix avrebbe quattro giorni per rispondere.

Aggiornamento 17 febbraio: ieri, fonti americane segnalavano la possibilità che i vertici di Warner Bros. Discovery fossero disposti a riaprire un tavolo di trattative con l’altro pretendente, Paramount Skydance. Quest’ultimo s’è dichiarato disponibile ad un possibile rialzo, fino a più di cento miliardi di dollari, oltre al pagamento della penale che WBD dovrebbe corrispondere a Netflix in caso di recesso dall’accordo (2,8 miliardi).
Oggi, con un comunicato ufficiale, Netflix annuncia che WBD ha definitivamente formalizzato la convocazione dell’assemblea degli azionisti per il 20 marzo. Allo stesso tempo, la stessa Netflix dichiara d’aver concesso a WBD una finestra di sette giorni durante la quale confrontarsi con Paramount e “risolvere completamente e definitivamente la faccenda”:

“Abbiamo l’unico accordo firmato e raccomandato dal board con WBD, ed è il nostro l’unico percorso certo per generare valore per gli azionisti di WBD […] l’operazione Netflix è incentrata su crescita, opportunità e su un rinnovato impegno nella creazione di film e contenuti televisivi di livello mondiale, non su consolidamento e licenziamenti […] al contrario, Paramount Skydance è fuorviante nei confronti degli azionisti di WBD sui reali rischi normativi che l’operazione comporta a livello globale […] I finanziamenti esteri alla base dell’offerta di Paramount Skydance stanno già sollevando serie preoccupazioni in materia di sicurezza nazionale e il gruppo è ben lontano dall’aver ottenuto tutte le autorizzazioni regolatorie necessarie. La sua proposta comporta significative sovrapposizioni orizzontali che preoccuperebbero le autorità antitrust a livello globale […] Paramount Skydance ha promesso una rapida riduzione della leva finanziaria dopo la fusione, obiettivo che potrebbe essere raggiunto solo attraverso tagli occupazionali senza precedenti […] un piano industriale che dipende da 16 miliardi di dollari di risparmi di costo dovrebbe rappresentare un inequivocabile campanello d’allarme per regolatori, decisori politici, sindacati e creativi […] la solida generazione di cassa di Netflix sostiene la nostra struttura di offerta interamente in contanti, preservando al contempo un bilancio sano e la flessibilità necessaria per cogliere future priorità strategiche”.

Aggiornamento 10 febbraio: secondo un documento depositato presso le autorità di regolamentazione, Paramount si dice disposta a pagare una “commissione d’attesa” di 25 centesimi per azione agli azionisti Warner per ogni trimestre in cui l’accordo non sarà stato concluso, a partire da gennaio 2027.
Intervistato dal Wall Street Journal, Gerry Cardinale, fondatore, proprietario e “capo” di RedBird Capital Partners (che sostiene l’offerta di Paramount per Warner) ha dichiarato: “Se non otterremo l’approvazione delle autorità di regolamentazione entro la fine di quest’anno, pagheremo 650 milioni di dollari ogni trimestre successivo fino all’ottenimento dell’approvazione”.
Paramount accetterebbe, dunque, una maxi-penale da 2,8 miliardi di dollari che Warner Bros. eventualmente dovrebbe al contendente prescelto, Netflix.
In Italia, la notizia è stata ripresa da Adnkronos.

Aggiornamento 5 febbraio: David Ellison (Paramount) ha scritto una lettera aperta, ripresa da molte testate italiane. Nei giorni scorsi, Paramount aveva prorogato al 20 di questo mese la scadenza entro cui gli azionisti WBD possono aderire alla sua controfferta (od “offerta ostile”).

Aggiornamento 20 gennaio 2026: come anticipato dall’agenzia Bloomberg, e come da noi riportato (vedi sotto), Netflix e Warner Bros Discovery hanno annunciato di voler porre in essere un’operazione interamente in contanti.

La nuova struttura, che mantiene invariato il valore di 27,75 dollari per azione WBD, garantisce maggiore certezza per gli azionisti e accelera il percorso verso il voto, previsto ora entro aprile 2026. Warner Bros. Discovery ha già depositato presso la SEC il proxy statement preliminare necessario all’avvio del processo.
L’operazione sarà finanziata da Netflix attraverso liquidità disponibile, linee di credito e finanziamenti già garantiti. Secondo le due società, la scelta dell’all-cash semplifica la transazione, elimina la variabilità legata al mercato e consente di procedere più rapidamente verso l’approvazione.
Prima della chiusura, WBD scorporerà Warner Bros. e Discovery Global in due società quotate separate, un processo che dovrebbe completarsi entro sei-nove mesi.
L’accordo modificato è stato approvato all’unanimità dai consigli d’amministrazione delle due aziende, ma resta soggetto alle autorizzazioni regolamentari negli Stati Uniti e in Europa, oltre al voto degli azionisti WBD.
La chiusura è prevista tra 12 e 18 mesi dalla firma iniziale.
Le due società stanno collaborando con le autorità antitrust, inclusi il Dipartimento di Giustizia statunitense e la Commissione Europea, per garantire un percorso di approvazione trasparente e senza ostacoli.

Aggiornamento 14 gennaio: secondo quanto riferito dall’agenzia Bloomberg (che cita alcune fonti), Netflix starebbe lavorando alla revisione dei termini della sua offerta per Warner Bros. e starebbe valutando la possibilità di una transazione tutta in contanti. L’obiettivo sarebbe quello d’accelerare la vendita di Warner Bros. fra l’opposizione della politica e la controfferta di Paramount Skydance.
Aggiornamento 13 gennaio: Paramount Skydance ha fatto causa a Warner Bros. Discovery, con il preciso obiettivo di ottenere i dettagli finanziari dell’offerta formulata da Netflix.
Il già citato David Ellison (fondatore di Skydance Media e amministratore delegato di Paramount) ha dunque intentato una causa presso la cancelleria del tribunale del Delaware affinché la corte “inviti WBD a dare informazioni agli azionisti, in modo che compiano una decisione informata”.
L’accusa è che David Zaslav (CEO e presidente di Warner Bros. Discovery) e gli altri membri del consiglio d’amministrazione abbiamo contravvenuto ai loro obblighi di comunicazione non fornendo “informazioni complete, accurate e veritiere”.
Non compiamo queste azioni a cuor leggero – ha però aggiunto Ellison. Sia chiaro che il nostro obiettivo rimane avere un dialogo costruttivo con il consiglio d’amministrazione di WBD per raggiungere un accordo che sia nel migliore interesse degli azionisti”.
La controparte ha definito “priva di fondamento
la causa di Paramount, sottolineando che un’eventuale nuova proposta dovrà in ogni caso superare i 30 dollari ad azione proposti finora.
Aggiornamento 9 gennaio:
stando a quanto riporta la testata Deadline (Ted Johnson), in una lettera depositata mercoledí scorso presso una sottocommissione antitrust della Camera dei Rappresentanti, il responsabile legale di Paramount, Makan Delrahim, ha scritto ai legislatori che la fusione Netflix-WBD era “presumibilmente illegale“, in quanto avrebbe «consolidato ulteriormente la sua posizione dominante nello streaming video on demand».
Molto dipenderà da come il governo definirà in ultima analisi il mercato relativo, ovvero se Netflix competerà in un mondo ristretto di streaming in abbonamento per contenuti premium o in un panorama molto piú ampio che include YouTube e i social media.

Makan Delrahim ha affermato che la definizione piú ampia di mercato era “contorta e assurda”, qualcosa che “nessun legislatore serio accetterebbe mai“. Ha scritto che tale definizione «afferma, ad esempio, che i video gratuiti generati dagli utenti su YouTube e TikTok dovrebbero essere considerati un sostituto adeguato per i contenuti premium disponibili su Netflix o HBO Max». Secondo Delrahim,«questo è ciò che alcuni chiamano “antitrust psichedelico” – non ha alcun fondamento nella realtà del mercato o giuridica».
Delrahim ha sostenuto che Netflix aveva precedentemente respinto l’idea che YouTube fosse un concorrente, citando documenti di deposito titoli in cui «si confrontava con i concorrenti effettivi nello streaming video on demand».
Makan Delrahim ha guidato la divisione antitrust del Dipartimento di Giustizia durante il primo mandato di Donald Trump.
Ad una richiesta immediata di commento un portavoce di Netflix non ha risposto.
Il mese scorso, Warner Bros. Discovery ha stipulato un accordo con Netflix; quest’ultima ha acquistato lo studio e le attività di streaming, i canali via cavo WBD sono stati scorporati in una società separata.

Aggiornamento 8 gennaio 2026: Paramount conferma la sua controfferta da 30 dollari per azione per Warner Bros. Discovery, anche dopo la seconda bocciatura. Arriva ad affermare, anzi, che le proprietà via cavo di CNN e Discovery (che Netflix non desidera), valgano effettivamente meno di niente, sulla base di una valutazione azionaria di Versant Media (VSNT.O), recentemente quotata in borsa, uno spin-off di Comcast che include attività digitali e canali televisivi, come CNBC.
WBD continua a ritenere l’offerta inadeguata, con troppi rischi per gli azionisti. L’accordo con Netflix, al contrario, non richiede finanziamenti azionari ed è garantito da 59 miliardi di dollari di debito da banche tra cui Wells Fargo, BNP Paribas e HSBC Holdings.
Samuel Di Piazza, presidente di WBD, ha tuttavia dichiarato che l’azienda è aperta a un accordo se Paramount riuscirà a “mettere sul tavolo qualcosa di convincente”.
Oltretutto, non tutti gli azionisti Wbd sono concordi sul rifiutare la corte degli Ellison: Pentwater Capital, il settimo azionista, ha sostenuto che il consiglio sta commettendo un errore nel non collaborare con Paramount. (Fonte: Reuters)
Aggiornamento 7 gennaio 2026: Warner Bros. Discovery ha respinto la controfferta da 108 miliardi di dollari proposta da Paramount, definendola “inadeguata”.

Rimane in essere l’offerta di Netflix, il cui consiglio d’amministrazione, da par sua, ha ribadito ufficialmente il proprio “pieno sostegno” all’accordo di fusione con Warner Bros. Discovery, già annunciato il 5 dicembre 2025, e ha raccomandato agli azionisti di WBD di respingere eventuali proposte alternative o riviste emerse successivamente al 22 dicembre ultimo scorso. Secondo Ted Sarandos & Greg Peters,i co-CEO di Netflix, la fusione “metterebbe insieme competenze complementari e una visione comune sullo storytelling, creando una piattaforma piú forte per i creatori e contribuendo a un ecosistema dell’intrattenimento più competitivo e sostenibile.” (⇐Variety)

Aggiornamento 30 dicembre: secondo un lancio dell’agenzia Reuters, che riprende CNBC, Warner Bros. Discovery dovrebbe respingere l’offerta di Paramount Skydance (PSKY.O), nonostante i 108 miliardi di dollari e la garanzia personale del miliardario Larry Ellison.
Warner Bros. e Paramount Skydance hanno rifiutato di commentare la notizia.

Aggiornamento 22 dicembre: Larry Ellison, cofondatore di Oracle nonché azionista di maggioranza (e padre dell’amministratore delegato) di Paramount, ha dato una “garanzia personale irrevocabile” per il finanziamento da 40,4 miliardi di dollari, come parte della controfferta da 108 miliardi. Spera in questo modo di convincere gli azionisti di Warner Bros. Discovery ad accettare l’offerta. Paramount ha inoltre fatto sapere di avere aumentato da 5 a 5,8 miliardi la commissione che pagherebbe a Warner Bros. Discovery qualora l’offerta non andasse a buon fine, per esempio per la mancata approvazione delle autorità di controllo.

Aggiornamento 17 dicembre: Ted Sarandos e Greg Peters, co-CEO di Netflix, sono stati accolti dall’amministratore delegato di Warner Bros. Discovery, David Zaslav, al lotto Warner Bros. di Burbank.

La visita è avvenuta lo stesso giorno in cui il consiglio d’amministrazione di Warner Bros. Discovery ha ribadito ufficialmente la propria raccomandazione agli azionisti: respingere l’offerta di Paramount Skydance e approvare invece l’accordo di fusione con Netflix.

Aggiornamento 15 dicembre: in una lettera inviata agli azionisti, Greg Peters e Ted Sarandos, co-amministratori delegati di Netflix, hanno scritto che le nozze fra Netflix e Warner Bros sarebbero una “vittoria per l’industria dell’intrattenimento, non la fine”.
I due manager hanno ribadito il loro impegno a far uscire nelle sale cinematografiche i film di Warner:

“Non abbiamo dato la priorità alle sale in passato perché non erano parte delle attività di Netflix. Quando l’accordo con Warner sarà chiuso entreremo nel business delle uscite nelle sale”.

Nella missiva, Peters e Sarandos si sono detti fiduciosi sul via libera delle autorità all’unione con WBD, argomentando che l’accordo sia necessario per competere con il dominio di YouTube.

“Una volta insieme la nostra quota di visualizzazioni sarà dell’8-9% negli Stati Uniti, sotto il 13% di YouTube. Paramount e Warner insieme avrebbero il 14%”, hanno aggiunto riferendosi all’offerta lanciata dal conglomerato guidato dagli Ellison.

Stando alle dichiarazioni d’intenti, il modello theatrical dello studio verrà non solo preservato, ma valorizzato come asset strategico.

Netflix prospetta una sorta di “complementarità”: Warner Bros. porterebbe in dote una divisione cinematografica di successo, alcuni tra i piú importanti studi televisivi al mondo ed il marchio HBO, definito «lo standard della televisione di prestigio» mentre Netflix contribuirebbe con innovazione tecnologica, portata globale e una piattaforma di streaming leader in oltre 190 Paesi.

Aggiornamento 8 dicembre: tre giorni dopo l’annuncio dell’accordo tra Warner Bros. e Netflix, Paramount Skydance lancia un’offerta in contanti da 30 dollari ad azione per acquistare il gruppo Warner Bros. Discovery, che valuta sé stesso 108,4 miliardi di dollari.

L’offerta di Paramount per l’intera WBD, quindi anche per i canali televisivi come CNN, sottolinea il gruppo in una nota, “vale 18 miliardi di dollari in contanti in più rispetto all’offerta di Netflix”.

Non so se avete saputo ma la piú recente rivoluzione nel contesto internazionale dei media è stata l’acquisizione di Warner Bros. Discovery da parte di Netflix.

Qual è adesso la classifica delle realtà entertainment piú importanti al mondo? Quali le prospettive per i film in sala e le altre forme di distribuzione?

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Frankenstein, Netflix e… altri demoni…

Ho finalmente visto, in sala, il ‘Frankenstein’ di Guillermo del Toro, prodotto dalla Double Dare You! per Netflix. Ho anche letto un interessante articolo di Hollywood Reporter* sui non esaltanti riscontri di botteghino negli Stati Uniti. Mi sono fatto una domanda, che esplicito a fine post.

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spicchi di speranza tra baffi di politica (9)

Nell’ambito dell’opportuna informativa sullo stato del Cinema italiano resa ieri, 29 luglio, al Senato, il ministro della Cultura, Alessandro Giuli, ha detto molte cose.
Ci permettiamo di riprenderle anche noi, attingendo ai comunicati stampa del Ministero.

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un ministero ad hoc per la Decima Musa. E altri demoni.

Aggiornamento: il decreto correttivo del tax credit per il settore del cinema e dell’audiovisivo, che interviene sulla riforma avviata dall’ex ministro Gennaro Sangiuliano, è stato firmato. Lo ha annunciato Lucia Borgonzoni, sottosegretaria del ministero della Cultura con delega per il settore: “La Direzione Generale Cinema e Audiovisivo del Ministero è prossima ad emanare le linee interpretative delle disposizioni in materia di Intelligenza Artificiale contenute nel decreto tax credit. Per il 23 aprile ho convocato un tavolo con i rappresentanti del settore. Tra i punti all’ordine del giorno, il nuovo decreto e l’illustrazione delle linee interpretative a proposito di IA. L’incontro con le associazioni sarà inoltre l’occasione per confrontarci su questioni non di mia diretta competenza, ma di forte interesse per il settore, ovvero le tematiche riguardanti la fase di attuazione della legge n. 106/2022. Proprio per questo sarà presente anche il Sottosegretario Gianmarco Mazzi”. “Al 7 aprile, con l’attuale finestra tax credit, risultano pervenute – fonte Direzione Generale Cinema e Audiovisivo del MiC – richieste di credito di imposta per 349 opere italiane, a cui si aggiungono 50 opere internazionali che hanno chiesto il credito d’imposta per venire a girare in Italia.” (⇐comunicato del ministero)

In questo post: ‘Il Baracchino’ (prima serie italiana per Amazon); rassegna di film di David Lynch; collaborazione MUBI -David di Donatello; un ministero specifico, dedicato al Cinema

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una firma per le sale

Aggiornamento 7 aprile. Intervenendo all’assemblea pubblica “Terzi luoghi – Una città che si-cura” (sotto riportata), il prof. Silvano Curcio, docente d’Architettura alla Sapienza, ha parlato di “dati drammatici”: «(…) di 2.700 sale cinematografiche che avevamo in Italia ne restano meno di mille, a Roma in pochi anni ne sono state chiuse 102. Me lo disse un amico che lavora alla Regione, la chiamano “legge Metropolitan”. I “Terzi Luoghi” (che possono accogliere, oltre alle sale cinematografiche, anche teatri, sale concerti, asili nido, bar e mense per senza tetto, nota del blogger) li abbiamo inventati in Italia, anche se ora sono piú noti con il nome francese o inglese. Non dobbiamo dimenticare la nostra cultura e la nostra storia!». Curcio ha pubblicato a dicembre dello scorso anno ‘Fantasmi urbani – La memoria delle sale cinematografiche di Roma’ (Palombi editore), in cui, per la prima volta, è stato rivelato il progetto di nuova normativa urbanistica che, ad agosto 2024, ha avuto il primo voto favorevole in Giunta regionale. (⇐Ansa)

Aggiornamento: nel giorno in cui ricorre l’anniversario del terribile terremoto dell’Aquila, vogliamo segnalare un’altra petizione, che riguarda anch’essa le sale cinematografiche. È in essere, infatti, una petizione lanciata dal L’Aquila Film Festival affinché, nel centro del capoluogo abruzzese, sia riaperta almeno una sala cinematografica. Mentre scriviamo, i sottoscrittori sono 1.650, tra cui Dacia Maraini, Paolo Sorrentino, Matteo Garrone, Marco Bellocchio, Mario Martone, Andrea Magnani, Duccio Chiarini, Nina Di Majo, Giorgio Verdelli, Filippo Barbagallo, Francesco Paolucci, Davide Del Degan, Mimmo Mancini, Daniele Gaglianone, Michele Vannucci, Cecilia Fasciani, Paola Inverardi, Francesco Baccini, Alessio Lega, Flavio Giurato.

***

C’è tempo fino a domani, lunedí 7 aprile, per riempire il modulo “che contiene la soluzione per salvare i cinema di Roma” dal cambio di destinazione d’uso e inviarlo al Campidoglio con la posta elettronica certificata.

È l’appello lanciato da Valerio Giuseppe Carocci, presidente della Fondazione Piccolo America-Cinema Troisi, impegnata da mesi per cercare di cambiare il progetto di legge urbanistica regionale “che trasformerebbe decine di sale abbandonate in centri commerciali o parcheggi e potrebbe farne chiudere altre tra quelle attive“. Da rileggere le sale cinematografiche non devono morire. Né noi con loro e le sale cinematografiche non devono morire (2).

L’assemblea pubblica

Il 7 aprile, alle ore 18, nella Basilica di san Saba, a Roma, ci sarà un’assemblea pubblica, sul tema “Terzi Luoghi – una città che si cura”. Interverranno in qualità di relatori Anna Maria Bianchi di CarteInRegola, Luca Carinci del Live Alcazar, il citato Valerio Giuseppe Carocci della Fondazione Piccolo America, Francesca Comencini di 100Autori, Silvano Curcio architetto e docente dell’Università La Sapienza di Roma, Federica Lucisano produttrice ed esercente della Lucisano Film Group, Catello Masullo di Italia Nostra, don Davide Milani dell’Ente dello Spettacolo e Paolo Ravagli del Comitato SOS Sale.

L’appello

Per quanto riguarda l’appello da firmare, sul sito del cinema Troisi, all’articolo Vuoi aiutarci a salvare i cinema di Roma?, si legge quanto segue: Continue reading “una firma per le sale”

le sale non devono morire! (2)

Prosegue da ‘Le sale cinematografiche non devono morire. Né noi con loro!

Le sale cinematografiche sono i Templi consacrati della Decima Musa. E chi capisce qualcosa di tecniche e linguaggi cinematografici preferirà sempre la visione in sala alle altre modalità di fruizione.

Alcuni film, tra i quali ‘Wonder Woman 1984’, sono stati letteralmente ammazzati, a mio avviso, dalla mancata proiezione in sala.
Non è un mistero per nessuno, d’altra parte, che oggi si ragiona spesso in termini di multimedialità, frammentarietà, ibridazione.
La settimana scorsa, nell’ambito degli appelli a tutela delle sale cinematografiche, Alberto Barbera, direttore artistico della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica della Biennale di Venezia, ha svolto la seguente riflessione:
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le sale cinematografiche non devono morire. Né noi con loro!

Aggiornamento 29 marzo: si è costituito il Comitato “SOS sale cinematografiche”. L’obiettivo è sensibilizzare le istituzioni pubbliche centrali e i cittadini di Roma sui rischi insiti nella totale liberalizzazione dei cambi di destinazione d’uso delle sale storiche chiuse, prevista dalla proposta di legge regionale n. 171, in fase d’approvazione. Spiega il professor Silvano Curcio, coordinatore dei “100 docenti delle Università di Roma”, tra i promotori del Comitato: “Cinema storici come il Metropolitan, il Volturno, il Paris, l’Airone, l’Impero, l’Apollo, il Palazzo, l’Aniene, il Pasquino, l’Embassy e l’Empire, solo per citarne alcuni, rischiano di essere trasformati in centri commerciali, sale giochi e in altri spazi a destinazione impropria, stravolgendo, snaturando o cancellando del tutto le loro valenze culturali materiali e immateriali“. Al Comitato partecipano, tra gli altri, Italia Nostra Roma, “100 docenti delle Università di Roma”, l’AFIC Associazione Festival Italiani di Cinema, Confartigianato Cinema Roma e Lazio, il CSC Centro Studi Cinematografici, Docomomo Italia, la Fondazione Piccolo America, la Fondazione Della Rocca, il Gruppo dei Romanisti, l’Istituto Nazionale di Architettura sezione Lazio, il Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani, il Sindacato Nazionale Giornalisti Cinematografici Italiani, Associazioni civiche e culturali e Comitati di quartiere. Tra le prime iniziative del Comitato la richiesta al Ministro della Cultura della piena attuazione della Direttiva Ministeriale del 26 agosto 2014, relativa alle sale cinematografiche di interesse storico, a partire dal propedeutico censimento delle sale stesse finalizzato all’eventuale apposizione di vincoli di tutela. In questa direzione, il Comitato si rende altresì disponibile a supportare attivamente la Soprintendenza Speciale di Roma Archeologia Belle Arti Paesaggio ai fini della conoscenza e del monitoraggio delle sale cinematografiche, nonché della proposizione dei necessari vincoli di tutela. (⇐ANSA)
Aggiornamento 26 febbraio: Francesco Rocca, presidente della Regione Lazio, ha scritto una lettera aperta al quotidiano ‘il Messaggero’.
Eccone il testo:

«Vorrei rendere noto l’intenso lavoro che la Regione Lazio sta svolgendo per chiarirne i termini ed evitare che rappresentazioni non veritiere, si prestino a qualsivoglia tipo di strumentalizzazione, rassicurando anzitutto che per le sale aperte non sarà consentito nessun cambio di destinazione. Facendo mia anche la preoccupazione di attori e registi famosi, tra cui Carlo Verdone, Matteo Garrone, Paolo Sorrentino, Marco Bellocchio, Paola Cortellesi e Pierfrancesco Favino e di figure internazionali come Martin Scorsese, Steven Spielberg e Francis Ford Coppola, ho riunito i rappresentanti delle associazioni di categoria, insieme ad esperti. A tutti loro ho espresso la mia ferma posizione: nessun cinema attivo verrà mai chiuso nella nostra regione. Sappiamo, però, che molte sale dismesse da oltre dieci anni non possono rimanere abbandonate a sé stesse, diventando simboli di incuria e di abbandono. È tempo di agire. La nostra proposta di legge punta proprio a questo: riqualificare questi spazi e restituirli alla comunità come centri polifunzionali, con nuove attività culturali, sociali e aggregative. Le sale che da oltre dieci anni sono abbandonate potranno essere trasformate secondo i vincoli urbanistici esistenti. Abbiamo elaborato una soluzione che speriamo possa garantire un futuro luminoso per i cinema del Lazio. Il nostro piano di sostegno e rilancio, che si estenderà per i prossimi anni, include premialità relative alla cubatura, finanziamenti per la modernizzazione delle strutture e campagne di promozione per riportare il pubblico nelle sale. E viene bloccata qualsiasi possibilità di trasformazione da allora e per il futuro. Il Lazio è e sarà una Regione che investe nella cultura e la protegge dal declino. Il cinema va difeso con azioni concrete. Ed è ciò che stiamo facendo. Vi invito tutti a sostenere concretamente questa iniziativa, a tornare nei cinema e a continuare a celebrare la magia del grande schermo».

Aggiornamento 25 febbraio: la fondazione Piccolo America comunica che hanno firmato anche George Lucas, Giuseppe Tornatore, Cate Blanchett, John Landis, Adam Elliot, Michael Mann, Elliot Goldenthal, Doriana Fuksas, Massimiliano Fuksas.

Aggiornamento 24 febbraio: l’appello è stato sottoscritto, tra gli altri, anche da Steven Spielberg, J.J. Abrams, Giulia D’Agnolo Vallan, Judd Apatow, Fanny Ardant, Yorgos Lanthimos, Olivier Assayas, Efe Cakarel, Damien Chazelle, Pedro Costa, Willem Dafoe, Robert Eggers, Joanna Hogg, Dawn Hudson, Ella Kemp, John Landis, Elena Latorre, Ken Loach, Radu Mihaileanu, Frank Oznowicz, Paweł Pawlikowski, Lynn Rawlins, Isabella Rossellini, Mark Ruffalo, Shawn Sachs, Paul Schrader, Santiago Segura, Léa Seydoux, Jeremy Thomas, John Turturro, Thomas Vinterberg, Debra Winger, Aaron Yap, Alfonso Cuarón, Mark Cousins, James Franco, Antonio Monda, David Cronenberg, Fernando Trueba, Tony Kaye, Joe Dante, Edgar Wright, Emmanuel Lubezki, Kenneth Lonergan, Sean Baker, Josh Safdie, Bruno Delbonnel, David Robert Mitchell, Gaspar Noé, Mimmo Nocera, Pietro Brunelleschi, Laura Terenziani, Morena di Maria, Stefano Olivieri, Graziana Sillari, Adriano Losacco.
Aggiornamento 23 febbraio: Martin Scorsese, Francis Ford Coppola, Jane Campion, Wes Anderson, Ari Aster sono tra i firmatari di un appello, pubblicato sul Corriere della Sera, rivolto al presidente Sergio Mattarella e alla premier Giorgia Meloni, che si unisce alle riflessioni di tanti altri in queste settimane.

Primo firmatario, Scorsese, anche sollecitato dal Piccolo America, invita «i colleghi di tutto il mondo, direttori di festival e tutti gli operatori culturali a firmare questa lettera per salvare l’ultima possibilità di redenzione di una delle città culturali e artistiche più importanti al mondo. Questa lettera è indirizzata anche personalmente al Presidente Sergio Mattarella e al Primo Ministro Giorgia Meloni, per impedire qualsiasi conversione degli spazi culturali di Roma. È nostro dovere trasformare queste “cattedrali nel deserto” abbandonate in veri templi della cultura, luoghi capaci di nutrire le anime sia delle generazioni presenti che di quelle future». Riconvertire «spazi destinati al possibile rinascimento culturale della Città Eterna in hotel, centri commerciali e supermercati è del tutto inaccettabile». «Tale trasformazione rappresenterebbe una perdita irreparabile: un profondo sacrilegio non solo per la ricca storia della città, ma anche per il patrimonio culturale da lasciare alle future generazioni». 

Aggiornamento: anche Francesco Totti, campione storico del calcio italiano, si è schierato a difesa delle sale cinematografiche. Ragionare diversamente sarebbe “il peggiore degli autogol”. In una nota diffusa dalla Fondazione Piccolo America, il capitano emerito della Roma cosí si è espresso: Continue reading “le sale cinematografiche non devono morire. Né noi con loro!”

the Boy and the Heron (how do You Live?)

Aggiornamento 23 agosto, sul loro profilo Twitter/X, i responsabili della Lucky Red hanno dichiarato:

«1 GENNAIO 2024 Siamo orgogliosi di portare nei cinema #IlRagazzoELAirone, il nuovo film di #HayaoMiyazaki! A 10 anni da #SiAlzaIlVento, Miyazaki torna con un film che ha conquistato il cuore di pubblico e critica in Giappone, battendo ogni record di box office dello #StudioGhibli.»

Sarà, dunque, un Capodanno nella magia…

‘The Boy and the Heron’, titolo internazionale di ‘How Do You Live?’ è presentato come l’ultima fatica di Hayao Miyazaki, stando alle sue dichiarazioni.

Ovvio che chi scrive auspica un ripensamento del maestro giapponese.
Né è questa la sede per ricapitolare, se necessario, le innumerevoli suggestioni ed emozioni regalateci dalle sue opere.

Quanto a ‘The Boy and the Heron’, si sa che aprirà il Toronto International Film Festival il 7 settembre, poi il Festival di San Sebastián il 22, segnando la prima europea del film; è opportuno ricordare che Miyazaki è già stato a San Sebastián con ‘La città incantata’ e ‘Ponyo sulla scogliera’, a Perlak con ‘Si alza il vento’, a Venezia con ‘Ponyo sulla scogliera.
In Giappone ‘The Boy and the Heron’ (‘How Do You Live?’) è uscito il 14 luglio, la data d’arrivo in Italia dev’essere ancora definita.
È la vera (ed epica) storia di Mahito Maki, che

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spicchi di speranza tra baffi di politica (6)

Aggiornamento 5 maggio: soddisfazione è stata espressa, dagli artisti e dal ministro Franceschini, sull’approvazione, da parte delle commissioni riunite Cultura e Lavoro del Senato, del disegno di legge delega per il riordino delle disposizioni legislative sullo spettacolo e degli strumenti di sostegno in favore dei lavoratori di settore. Il provvedimento, una volta licenziato dall’aula del Senato, passerà all’esame della Camera dei Deputati. Si plaude, in particolare, al fatto che in Commissione Cultura al Senato è stato votato un emendamento che introduce l’indennità di discontinuità, uno degli emendamenti alla legge di delega al Governo, presentati dai relatori Roberto Rampi (Pd) e Nunzia Catalfo (M5S). Obiettivo di questa misura è quello di riconoscere la specifica natura “discontinua” delle professioni creative. L’indennità di discontinuità, infatti, riconosce i tempi di preparazione, formazione e studio quali parti integranti dei tempi di lavoro effettivo, perché connaturati e indispensabili per chi svolge un lavoro delle arti performative. A fini pedagogico – divulgativi, proponiamo a fine post, dopo i David, il testo del Disegno di Legge n° 2318, dal sito Senato.it:
Aggiornamento: riproduciamo a fine post l’elenco completo dei David 2022. Complimenti a tutte e a tutti!

Il mondo è radicalmente cambiato. Cinema e audiovisivo si trovano nel vortice di trasformazioni e nonostante la crisi il cinema oggi sta vivendo una stagione di crescita”.
il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, alla presentazione dei candidati ai David 2022 (⇐Anica.it)

Lo stato di salute del cinema italiano è ottimo, nonostante la pandemia sono continuate le produzioni e gli investimenti. È un momento di crescita straordinaria per questo settore e per tutto l’audiovisivo a livello mondiale”. “L’Italia s’è inserita in questa crescita, grazie alla sua bellezza, alla sua attrattività naturale ma anche grazie alla scelta di potenziare gli incentivi fiscali, tra cui il tax credit, che attualmente è uno dei piú forti in Europa e ci consente di attrarre molte produzioni che generano un indotto fondamentale per l’industria del cinema. Negli ultimi tempi, le grandi produzioni internazionali sono tornate a girare in Italia e per questo abbiamo deciso di investire anche una grossa fetta dei fondi del Pnrr proprio per rilanciare e allargare gli studios di Cinecittà. Purtroppo, le sale cinematografiche non sono ancora piene come dovrebbero essere. E proprio per questo, insieme alle categorie del settore, stiamo lavorando a nuove misure e una serie di incentivi per fare tornare quante piú persone al cinema
il ministro Franceschini allo speciale del Tg1, alla vigilia della premiazione dei David di Donatello

In attesa di conoscere i vincitori dei David di Donatello 2022 (qui le cinquine), ai quali dedicheremo uno dei nostri famigerati aggiornamenti, facciamo nostre le riflessioni che gli addetti ai lavori, a tutti i livelli, stanno facendo sulla situazione attuale del cinema italiano. Con riguardo ai numeri del botteghino, lo scorso fine settimana ha registrato una flessione del 48% su quello precedente. Con riguardo al mercato dell’home entertainment, il rapporto 2022 di Univideo (l’associazione italiana che rappresenta gli editori audiovisivi), presentato da Gfk Italia a Cinecittà nell’incontro “Il mercato audiovisivo italiano in ripresa da mass market a premium”, riporta che nel 2021 il giro d’affari è stato di 176,8 milioni di euro, con una flessione del 14,7% rispetto al 2020;  si è registrato, in particolare, un calo delle vendite dei supporti fisici nei canali tradizionali (-27,2%) ed in edicola (-38,1%). A partire dal mese d’agosto, tuttavia, la tendenza è andata migliorando, anche in virtú di titoli nuovi. Qualche cenno di speranza, infatti, si è registrato nella prima parte di questo 2022, con il segmento delle novità in crescita del 60%.
Mai venir meno, tuttavia, alla centralità della sala! La settimana scorsa Paolo Del Brocco, Amministratore Delegato Rai Cinema, e Giampaolo Letta, Amministratore Delegato Medusa Film, hanno scritto una lettera al Corriere della Sera e anche noi, nel nostro piccolo, ne riproduciamo i contenuti, come ha già fatto Dagospia:
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