Aggiornamento: oltre che a Fiorello (vedi sotto), il ministro Alessandro Giuli ha risposto alla Presidente della commissione di Vigilanza Rai, Barbara Floridia.
Il responsabile del MiC ha dichiarato d’aver avviato le attività necessarie “a preservare la dimensione pubblica di pezzi importanti del patrimonio immobiliare della Rai a rischio di dismissione, tra cui il Teatro delle Vittorie.”
Nella telefonata con la senatrice M5s, Giuli ha dato disponibilità all’audizione in Vigilanza.
È possibile che la prossima settimana si svolga un ufficio di presidenza per discuterne e che venga anche programmata una visita dei componenti della Vigilanza agli immobili Rai in vendita.
Il pacchetto comprende quindici sedi, di cui sei sottoposte al vincolo delle Belle Arti. Per queste ultime è richiesta l’autorizzazione alla vendita da parte del ministero della Cultura; lo Stato ha il diritto di prelazione, da esercitarsi entro 60 giorni.
Le manifestazioni d’interesse non vincolanti per l’intero pacchetto, dal valore di circa 230 milioni, devono pervenire entro il 22 maggio e la sensazione diffusa in Rai è che un fondo americano possa farsi avanti.
La cifra per l’acquisto del Teatro delle Vittorie è stimata in 7 milioni di euro, ma altrettanti servirebbero per la ristrutturazione.
Il Cda dovrebbe ricevere il 7 maggio, in una riunione informale, uno dei periodici aggiornamenti sull’implementazione del piano immobiliare. (Fonte: Ansa)
È di queste ore la diatriba sul futuro del Teatro delle Vittorie, perché la Rai vorrebbe venderlo.
Che il Teatro delle Vittorie, tempio del varietà televisivo, abbia oggi meno appeal che in passato è fuor di discussione ma venderlo non sembra l’unica scelta possibile.
Perché non trasformarlo, piuttosto, in un museo della televisione, analogo a quello già esistente a Torino ma specializzato, vista la storia, nel grande intrattenimento del sabato?
Qui di seguito un riepilogo della questione:
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