Mercoledì, mentre i protagonisti de L’isola dei famosi scherzavano su un animale tipicamente honduregno (la “topa pelosa”, mi pare) e giravano ruote fatalmente legate alle nomination, svolgevo alcune riflessioni catodiche.
In generale, nei confronti del reality come categoria, ho una posizione equilibrata.
Se li si interpreta come esperimenti mediatici che (con le dovute sfumature) monitorano il comportamento di esseri umani in situazioni particolari, li fanno conoscere, ne fanno affiorare l’anima, magari ne valorizzano i talenti, non hanno nulla di deprecabile.
Forse discutibili, invece, certe scelte di casting o alcuni parametri estetico – contenutistici.
Author: Pasquale Curatola
Pasquale Curatola holds degrees in Advertising studies and International Communication, alongside Master's degrees in Marketing & Brand Communication, Film & TV management, and Animated Films management.
He has also trained in acting, participating in several workshops.
As a manager, his 1st professional experience dates back to 1999 (Carat), though he likes to begin by telling of a letter he wrote at the age of 14 to Mediaset, offering his own strategic advice on schedules and programming.
In 2003, he joined Cinecittà Entertainment, a company closely related to Cinecittà Studios and Italian Dreams Factory, where he contributed to the realization of several events and shows broadcast by SKY Italia and other channels, including Sinners, Non aprite quella porta, and Sulle rotte del cinema.
In 2006, he worked on 'Santa Caterina', an animated short created by Mondo TV as a project work, and was involved in organizing I castelli animati as well as in the start-up phase of La città dell'animazione.
That same year, he also launched his activity as a blogger (Pasquale Curatola's Blog) and author, with works spanning from essays and non-fiction to fantasy and comedy-thrillers (attività letteraria).
His career also includes collaborations with news outlets and live shows for private channels, alongside PR experiences for high-profile clients such as AC Milan, Bank of New York, and Orange Business Services.
He is a dedicated blood and organ donor.
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credo che il tuo intervento sia fin troppo ottimistico.
più che esperimenti mediatici di antropologia culturale (o sociale o etnoantropologia come preferisci), credo che siano operazioni commerciali su beni (programmi televisivi) che reggono fino a quando c’è un ritorno commerciale. Ogni elemento (chiamiamolo scelta di casting o contenuto estetico contenutistico) quindi è finalizzato alla sua realizzazione economica e la topo pelosa regge molto di più del concetto di amore in kierkegaard.
… d’altra parte …
io non ho una posizione equilibrata nei confronti dei reality.
@ Jack Lindermaier: io mi riferivo all’intuizione originaria da cui nascono i reality, non a talune declinazioni successive, e prendevo inoltre in esame la totalità dei programmi di questo tipo, anche quelli che vanno in onda su Fox, per esempio. Quanto alle starlette, talvolta effimere, o alle categorie sociali e linguistiche che si affermano grazie ai reality, seguono ovviamente le regole del sistema
E’ vero che come concetto il reality ha una valenza antropologica, soprattutto il GF è stata una rivoluzione in quanto era come mettere degli animali in gabbia (anche se bella e confortevole) e starli ad osservare…fornendo stimoli esterni… forse per pilotarli, come pilotati sono quelli di altri reality, tipo l’isola dei famosi in cui cmq sono in compagnia di una troup televisiva che li riprende.
Ricordo The Truman Show, un film geniale che ancora prima dell’esplosione del grande fratello aveva ben sintetizzato la spettacolarizzazione del comportamento di tutti i giorni.
Il dubbio rimane sull’isola, quanto sono persone e quanto personaggi?io una opinione me la sono fatta.