la Libertà di stampa. Nel 2026.

Si celebra oggi, 3 maggio, la Giornata della Libertà di stampa, uno dei pilastri della democrazia.

È notizia recente che, secondo l’indice RSF, l’Italia è ormai al 56° posto nel mondo.

Nei giorni scorsi, il parlamento italiano ha votato, all’unanimità, l’istituzione della Giornata nel ricordo dei giornalisti uccisi a causa del loro lavoro. Da celebrarsi il 3 maggio, proprio contestualmente alla Giornata mondiale della libertà di stampa.


Istituita dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite nel 1993, la Giornata della Libertà di stampa nasce per evidenziare il ruolo fondamentale dei giornalisti e dei media nell’informare il pubblico, stimolare il dibattito democratico e chiamare i potenti a rendere conto.
Serve anche, la Giornata, a riflettere sulle garanzie che ai giornalisti devono essere riconosciute, tra cui la possibilità di svolgere il loro lavoro in modo sicuro e al riparo da violenze e intimidazioni.

Secondo l’ultimo rapporto di Reporters Sans Frontières (RSF), il “World Press Freedom Index 2026”, la Libertà di stampa è ai limiti storici, in piena emergenza.

Secondo la già citata ONG Reporters sans frontières, oltre metà delle nazioni mondiali (52,2%) sono oggi in situazione “difficile” o “molto grave” rispetto alla libertà di stampa.
Erano appena il 13,7% nel 2002, quando il 20% della popolazione risiedeva in un Paese in cui la situazione veniva ritenuta “buona”.
Venticinque anni dopo, meno dell’1% può dire lo stesso.

Il nostro Paese è precipitato dalla 49a alla 56a posizione.
Gli Stati Uniti, il Paese che da sempre sbandiera il Primo emendamento tra i suoi baluardi, sono precipitati al 64° posto, tra Botswana e Panama.

Al primo posto, stabile da dieci anni, la Norvegia.
A seguire, Paesi Bassi, Estonia, Danimarca e Svezia.
In fondo alla classifica Cina, Corea del Nord e, in fondo, l’Eritrea

Piacevole sorpresa la Siria che, dopo la fine di Assad, guadagna ben trentasei posizioni.

in Italia, la libertà di stampa

continua a subire le minacce delle “organizzazioni mafiose, in particolare nel sud, come anche di diversi gruppuscoli estremisti che esercitano violenze.”

“I giornalisti denunciano inoltre il tentativo della classe politica di ostacolare la libera informazione in materia giudiziaria con una ‘legge bavaglio’ che si somma alle procedure bavaglio Slapp* correnti nel Paese”.

*(Strategic Lawsuit Against Public Participation, cause legali per diffamazione)

“Questa situazione rischia di aggravarsi per i reporter che si occupano di cronaca giudiziaria, dalla controversa ‘legge bavaglio’ approvata dalla maggioranza del premier Giorgia Meloni”.

Sempre secondo il rapporto, consultabile online,

la Rai, principale emittente pubblica del Paese, sta subendo crescenti interferenze dirette volte a trasformarla in uno strumento di comunicazione politica al servizio del governo“.

Rsf allerta poi sulle fragili condizioni in cui esercitano tanti professionisti dell’informazione:

“La crescente precarietà lavorativa mina pericolosamente” il giornalismo italiano, “il suo dinamismo e la sua indipendenza”.

Vittorio di Trapani, presidente della Fnsi (Federazione nazionale della stampa), commenta:


“Ormai l’Italia è stabilmente fuori dagli standard dei Paesi fondatori dell’Unione Europea, ed è in compagnia di Paesi come l’Ungheria. Ma è un dato che non stupisce, largamente prevedibile e previsto. I nostri allarmi sono finiti nel vuoto.

Basta leggere il rapporto per verificare che le cause del crollo sono quelle che denunciamo da tempo: il controllo governativo sulla Rai Servizio Pubblico, la mancata adozione del Freedom Act, l’assenza di norme contro le querele bavaglio, i pericoli per la sicurezza fisica e informatica dei giornalisti, lo spionaggio, e il precariato dilagante”.

Il consiglio d’Europa ci ricorda quanto segue:

Protezione, azione penale, prevenzione e sensibilizzazione

Dieci anni fa, ad aprile 2016, il Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa, ritendendo preoccupante e inaccettabile il fatto che i giornalisti e altri operatori dei media fossero sempre più oggetto di molestie, sorveglianza, intimidazioni, privazione arbitraria della libertà, aggressioni fisiche e torture e addirittura uccisi, ha adottato una raccomandazione di politica generale rivolta ai suoi Stati membri sulla tutela del giornalismo e la sicurezza dei giornalisti e degli altri operatori dei media.

La raccomandazione evidenziava il fatto che gli abusi e i reati contro i giornalisti, commessi da attori sia statali che non statali, ha un grave effetto dissuasivo sulla libertà di espressione, garantita dall’articolo 10 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo.

La raccomandazione poggia su quattro pilastri: la protezione dei giornalisti e del giornalismo, l’azione penale per i reati contro i giornalisti, la prevenzione di tali atti e, infine, la sensibilizzazione, l’informazione e l’educazione rispetto al ruolo dei giornalisti nella società e alla loro sicurezza. La raccomandazione è stata integrata con una guida intitolata “Come proteggere i giornalisti e altri operatori dei media” per assistere gli Stati nell’attuazione pratica della raccomandazione.

La prevenzione al centro della campagna Journalists matter nel 2026

Nel 2021, per contrastare il regresso in ambito di sicurezza dei giornalisti e libertà dei media, la Conferenza dei ministri del Consiglio d’Europa responsabili dei media e della società dell’informazione ha invitato il Consiglio d’Europa a condurre, parallelamente ad altre misure, una campagna tesa a rafforzare la protezione dei giornalisti e la loro sicurezza. Lanciata a Riga nel 2023, la campagna del Consiglio d’Europa Journalists matter per la sicurezza dei giornalisti è un’iniziativa paneuropea volta a promuovere la libertà di stampa e a proteggere i giornalisti da violenze, minacce e molestie.

La conferenza tematica annuale della campagna si è tenuta a Chișinău il 23 aprile e ha posto al centro il pilastro della prevenzione della raccomandazione del Comitato dei Ministri del 2016. L’evento ha esaminato il modo in cui la sicurezza dei giornalisti e la qualità del giornalismo siano pilastri della resilienza democratica che si rafforzano reciprocamente, nonché il ruolo del giornalismo etico nel ridurre la vulnerabilità alla polarizzazione, alla manipolazione e alla violenza. La conferenza ha altresì affrontato le sfide incontrate dai giornalisti d’inchiesta in situazioni ad alto rischio, il ruolo svolto da questi ultimi nella lotta contro la disinformazione e l’ingerenza elettorale, nonché l’importanza di proteggere i giornalisti per salvaguardare i processi democratici.
Per celebrare la Giornata della libertà di stampa, la campagna ha lanciato un nuovo breve video di sensibilizzazione rispetto alla necessità di misure preventive per rafforzare la sicurezza dei giornalisti e la protezione della libertà dei media.

Anche la scuola può fare qualcosa.

Qui di seguito, infatti, un comunicato diffuso dal Coordinamento nazionale docenti delle discipline dei diritti umani:

In occasione della Giornata internazionale per la libertà di stampa, 3 maggio, il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani rinnova con convinzione il proprio impegno nella difesa del diritto all’informazione e nella tutela della memoria di tutti quei giornalisti che hanno perso la vita nel tentativo di raccontare la verità. Ricordarli non è un gesto rituale, ma un atto di responsabilità civile: significa riconoscere che la libertà di stampa è una conquista fragile, continuamente esposta a minacce vecchie e nuove.

La storia italiana offre una testimonianza profonda e dolorosa di questo impegno. Dai primi casi, come Cosimo Cristina e Mauro De Mauro, fino agli anni segnati dal terrorismo e dalla violenza mafiosa, il giornalismo ha rappresentato un baluardo contro l’opacità del potere. Figure come Carlo Casalegno e Walter Tobagi hanno pagato con la vita la loro dedizione alla verità, mentre Giuseppe Fava, Giancarlo Siani, Mario Francese e Peppino Impastato hanno denunciato con coraggio i sistemi mafiosi, spesso in condizioni di isolamento.

Questa memoria nazionale si intreccia con quella dei giornalisti italiani caduti all’estero, tra cui Ilaria Alpi e Miran Hrovatin, insieme a Antonio Russo, Raffaele Ciriello, Enzo Baldoni, Fabio Polenghi e Andrea Rocchelli. Essi testimoniano come il giornalismo italiano continui a essere presente nei contesti più rischiosi.

Sul piano internazionale, casi come Jamal Khashoggi, Shireen Abu Akleh e Arman Soldin dimostrano come il giornalismo resti una professione esposta a rischi estremi, soprattutto nei contesti di guerra e nei regimi autoritari. Secondo l’UNESCO, oltre 1.600 giornalisti sono stati uccisi dal 1993, e nella maggior parte dei casi i responsabili restano impuniti.

Accanto alla violenza fisica, il CNDDU richiama l’attenzione su una forma più silenziosa ma altrettanto insidiosa di limitazione della libertà di stampa: la marginalizzazione dei temi legati ai diritti civili. Sempre più spesso, questioni fondamentali come le disuguaglianze sociali, la tutela delle minoranze, i diritti delle donne, dei migranti e delle persone vulnerabili faticano a trovare spazio adeguato nell’informazione mainstream. Non si tratta soltanto di una carenza quantitativa, ma di un problema strutturale: la selezione delle notizie risponde a criteri economici, algoritmici e politici che tendono a privilegiare ciò che è immediatamente monetizzabile o polarizzante, piuttosto che ciò che è rilevante sul piano dei diritti.

In questo quadro, il rischio più profondo non è solo la censura esplicita, ma una forma di invisibilizzazione sistemica: i diritti civili non vengono negati apertamente, ma progressivamente sottratti allo spazio pubblico, fino a diventare marginali o residuali nel dibattito collettivo. È una dinamica più difficile da riconoscere e quindi più pericolosa, perché agisce senza conflitto apparente e produce assuefazione.

Le nuove tecnologie amplificano questa tendenza. Gli ecosistemi digitali selezionano e gerarchizzano le informazioni secondo logiche opache, in cui il valore democratico di una notizia non coincide necessariamente con la sua visibilità. In questo senso, la libertà di stampa non può più essere pensata solo come assenza di censura, ma come accesso equo e significativo alla sfera pubblica.

Per queste ragioni, il CNDDU ritiene necessario superare una visione puramente celebrativa della Giornata del 3 maggio e avanzare una proposta più incisiva: promuovere, all’interno delle istituzioni scolastiche, osservatori permanenti sull’informazione e i diritti umani, capaci di monitorare nel tempo la presenza (o l’assenza) dei temi civili nei media, analizzarne le modalità di rappresentazione e sviluppare pratiche di contro-narrazione fondate su rigore, verifica e responsabilità.

Non si tratta solo di formare lettori critici, ma di costruire comunità educative attive, in grado di produrre informazione, interrogare le fonti e incidere sul discorso pubblico. In questo modo, la memoria dei giornalisti uccisi non resta confinata al passato, ma diventa leva per trasformare il presente. La libertà di stampa non si misura soltanto da ciò che può essere detto, ma da ciò che viene effettivamente ascoltato. E oggi la sfida più radicale non è solo difendere la parola, ma restituire visibilità a ciò che il sistema tende a rimuovere. È in questo spazio critico che si gioca il futuro della democrazia.

Author: Pasquale Curatola

Pasquale Curatola holds degrees in Advertising studies and International Communication, alongside Master's degrees in Marketing & Brand Communication, Film & TV management, and Animated Films management. He has also trained in acting, participating in several workshops. As a manager, his 1st professional experience dates back to 1999 (Carat), though he likes to begin by telling of a letter he wrote at the age of 14 to Mediaset, offering his own strategic advice on schedules and programming. In 2003, he joined Cinecittà Entertainment, a company closely related to Cinecittà Studios and Italian Dreams Factory, where he contributed to the realization of several events and shows broadcast by SKY Italia and other channels, including Sinners, Non aprite quella porta, and Sulle rotte del cinema. In 2006, he worked on 'Santa Caterina', an animated short created by Mondo TV as a project work, and was involved in organizing I castelli animati as well as in the start-up phase of La città dell'animazione. That same year, he also launched his activity as a blogger (Pasquale Curatola's Blog) and author, with works spanning from essays and non-fiction to fantasy and comedy-thrillers (attività letteraria). His career also includes collaborations with news outlets and live shows for private channels, alongside PR experiences for high-profile clients such as AC Milan, Bank of New York, and Orange Business Services. He is a dedicated blood and organ donor.

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