Ci ha lasciati Fulvio Lucisano, il “re dei produttori”
Salutiamo (e piangiamo) un essere umano, un imprenditore, un intero capitolo del nostro Cinema
Fulvio Lucisano, una vita al cinema: l’ultimo grande produttore della vecchia scuola
Fulvio Lucisano, storico produttore cinematografico e fondatore dell’Italian International Film, è morto a Roma, a 98 anni.
Con lui scompare una delle figure piú longeve e riconoscibili dell’industria audiovisiva italiana: un uomo che per oltre sessant’anni ha attraversato il cinema italiano, accompagnandone trasformazioni, mode, crisi e rinascite.
La notizia è stata comunicata dalla figlia Paola, che ha rilanciato sui social l’omaggio del giornalista Sergio Fabi, il quale lo ha ricordato come “il Re dei produttori”, l’ultimo di una generazione che ha davvero contribuito a fare la storia del grande cinema italiano.
Nato a Roma il 1° agosto 1928, Lucisano apparteneva a una razza ormai quasi scomparsa: quella del produttore capace di stare dietro le quinte senza essere mai soltanto un uomo d’affari.
Sapeva leggere un copione, intuire un talento, capire il pubblico e, soprattutto, riconoscere quando il cinema stava cambiando direzione.
Dalla Giurisprudenza al cinema
Lucisano si era laureato in Giurisprudenza alla Sapienza, nel 1954. Ma il cinema era già entrato nella sua vita diversi anni prima, quasi per caso.
Nel 1949 partecipò alla realizzazione di Anno Santo, documentario dedicato al Giubileo del 1950.
L’anno successivo cominciò a collaborare con l’Istituto Luce per i cinegiornali destinati all’America Latina.
Parallelamente si dedicò alla documentaristica, arrivando a realizzare, in proprio o per la Documento Film, oltre 300 lavori.
Era una palestra straordinaria.
Prima ancora d’imparare a produrre film, Lucisano imparò a osservare il mondo attraverso una macchina da presa.
Maturò proprio in quel contesto, probabilmente, quella capacità di raccontare l’Italia e, insieme, di capire come presentarla al pubblico internazionale.
Nel 1955 arrivò il primo film prodotto, I quattro del getto tonante.
Tre anni dopo, nel 1958, nacque la sua creatura piú importante: la Italian International Film, la IIF. La società sarebbe diventata una delle realtà indipendenti piú solide e influenti della produzione e distribuzione cinematografica italiana.
Un produttore senza un solo cinema
Raccontare Lucisano attraverso un elenco di film significa, in realtà, raccontare una parte consistente della storia del cinema italiano.
La IIF ha attraversato generi e stagioni diversissime: dalla commedia popolare al cinema d’autore, dal thriller al dramma, dal fantastico alla nuova commedia generazionale.
Tra i titoli prodotti figurano
Due marines e un generale,
Le spie vengono dal semifreddo,
Cosa avete fatto a Solange?,
Tre tigri contro tre tigri,
Aragosta a colazione,
Il ras del quartiere,
Un ragazzo di Calabria,
Il grande cocomero,
Ninfa plebea,
Fantozzi – Il ritorno,
La mia vita a stelle e strisce,
Notte prima degli esami,
Cemento armato,
Ex.
Lucisano ha lavorato con alcuni dei nomi che hanno definito il cinema italiano del secondo Novecento: da Lina Wertmüller a Luigi Comencini, da Alberto Sordi a Luciano Salce, fino a Mario Bava.
Nel 1981 l’intuizione destinata a diventare una delle piú felici della sua carriera: credere in un giovane comico napoletano ancora lontano dal successo cinematografico.
Era Massimo Troisi.
Lucisano produsse Ricomincio da tre, esordio folgorante che avrebbe trasformato Troisi in uno degli artisti piú amati del cinema italiano.
Quella capacità di riconoscere un talento prima che diventasse un nome è forse il tratto più autentico del suo mestiere.
Dal cinema d’autore alla commedia dei ragazzi
La forza di Lucisano fu anche quella di non rimanere prigioniero del cinema che aveva contribuito a costruire.
La IIF continuò a produrre opere di forte impronta autoriale, come Un ragazzo di Calabria, Il grande cocomero e Ninfa plebea, ma seppe anche intercettare i cambiamenti del pubblico e l’emergere di una nuova commedia popolare.
È in questo passaggio che arrivò Notte prima degli esami di Fausto Brizzi, uno dei grandi successi del cinema italiano degli anni Duemila. E poi Nessuno mi può giudicare e Non ci resta che il crimine, di Massimiliano Bruno.
Era la stessa scommessa di sempre, aggiornata a un pubblico nuovo: capire prima degli altri che cosa avrebbe portato gli spettatori in sala.
Nel 2004 la IIF aveva inoltre allargato la propria attività alla produzione televisiva. Dagli anni Novanta, Lucisano aveva anche partecipato, insieme ad Aurelio De Laurentiis, alla nascita di una rete di multisale a Roma.
Cinema, televisione, distribuzione, esercizio: la sua idea del mestiere non era mai confinata alla sola produzione.
I riconoscimenti e gli ultimi anni
Nel 2007 arrivò il titolo di Cavaliere del Lavoro, conferito dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.
Nel 2009, dopo cinquant’anni di attività, ricevette il David di Donatello alla carriera. Nel 2018, in occasione dei suoi novant’anni, Laura Delli Colli ne raccontò la vicenda umana e professionale nel volume Fulvio Lucisano, sotto il segno del cinema, pubblicato da Edizioni Sabinae.
Ma anche a novant’anni Lucisano non sembrava avere alcuna intenzione di considerare il cinema un capitolo concluso. La sua storia professionale è arrivata fino agli ultimi anni, sempre con la stessa curiosità verso i cambiamenti del settore e del pubblico.
Una storia che continua
La sua eredità professionale non finisce con lui.
A raccogliere il testimone sono le figlie Federica e Paola Lucisano, da tempo impegnate nell’attività produttiva della famiglia.
È forse il modo piú naturale per chiudere la storia di un uomo che ha passato la vita a costruire ponti tra generazioni: la sua società continuerà a produrre e distribuire film, mentre il suo nome resterà inscritto in decenni di cinema italiano.
Piú di sessant’anni di attività, centinaia di film prodotti e distribuiti, incontri con registi e interpreti che hanno fatto la storia della settima arte, intuizioni fortunate e qualche scommessa perduta: il bilancio di Lucisano è, prima ancora che un catalogo, un pezzo di memoria nazionale.
Perché il produttore, nel cinema, è spesso quello che il pubblico non vede. Ma è colui che decide quali storie potranno arrivare fino a quel pubblico.
Fulvio Lucisano ha passato una vita a farlo.
E lo ha fatto attraversando quasi tutta la storia del cinema italiano contemporaneo, dagli ultimi echi del dopoguerra alla commedia degli anni Sessanta, dalla stagione dei grandi autori al cinema popolare, fino ai multiplex, alla televisione e alle nuove generazioni.
Un lungo viaggio cominciato con un documentario sull’Anno Santo e finito, dopo quasi otto decenni, nel cuore stesso della storia del cinema italiano.
Sentito cordoglio per la scomparsa di Fulvio Lucisano è stato espresso dalle alte cariche della Rai:
Fonte: Rai, Ufficio Stampa