«La libertà, Sancio, è uno dei piú preziosi doni che i cieli abbiano mai dato agli uomini;
né i tesori che racchiude la terra né che copre il mare sono da paragonare a essa;
per la libertà, come per l’onore, si può e si deve mettere a repentaglio la vita»
(Miguel de Cervantes Saavedra, Don Chisciotte)
Due film visti, visti di recente mi sono sembrati particolarmente gradevoli: il ‘Don Chisciotte’ di Fabio Segatori e ‘Nel tepore del ballo’, di Pupi Avati.
il don Chisciotte di Segatori: tra follia e giustizia
Illuminato da discreta intuizione registica, il ‘Don Chisciotte’ di Segatori rende giustizia a numerose categorie del romanzo da cui è tratto.
Affiora la visionaria caparbietà del protagonista, nell’ineffabile confine tra idealismo e follia che tanto che lo fa amare.
Affiorano tutte le pieghe dell’animo umano, le deteriori e le piú nobili.
Innegabile la bravura di Alessio Boni (un nome, una garanzia) nei panni dell’ingenioso hidalgo; di tutto riguardo, tra le altre, le interpretazioni di Fiorenzo Mattu (Sancho), Ángela Molina (la governante), Marcello Fonte (un garzone).
È proprio al garzone interpretato da Marcello Fonte che spetta una delle battute piú potenti (del film come nel romanzo):
«La prossima volta fatevi gli affari vostri!»
‘Nel tepore del ballo’, di Pupi Avati: quando l’entertainment incontra la verità
La piú recente fatica del maestro bolognese è stata oggetto delle nostre attenzioni domenica scorsa.
Abbiamo apprezzato, ancora una volta, la capacità del regista di muoversi tra Cronaca e Moti dell’Animo, tra vicende della Storia e vicende del Cuore.
Il cast non ha certo bisogno di presentazioni: Massimo Ghini, Isabella Ferrari, Giuliana De Sio, Lina Sastri…
(Attenzione, spoiler!)
Gianni Riccio, affermato conduttore televisivo, è vittima d’uno scandalo.
Non di un errore giudiziario alla Enzo Tortora, sebbene il parallelo sembri fattibile, ma di un’indagine legittima, avviata dalla guardia di Finanza.
Che va ad arrestarlo, addirittura, durante un’ospitata a Porta a Porta.
Privato della libertà con mesi di detenzione, privato dello status cui era abituato, Gianni trova un espediente.
Una nuova ospitata televisiva, nell’ambito della quale la sua ex, Clara (la Ferrari), dovrà fingere di volersi mettere nuovamente con lui.
Il tutto nelle ricche scene e nei cotillon del programma “Serata a tutto swing”, condotto dalla nota show- woman “Ada” (Giuliana De Sio).
Data a inizio film come “a fine carriera”, perciò soprannominata “la Morta”, “Ada” è una sgamata maestra dell’entertainment ma soprattutto dell’emotainment, cioè delle tecniche che consentono di costruire un intero spettacolo sulle emozioni delle persone.
Il gioco è questo: Gianni parteciperà al programma di Ada.
A un certo punto, sulle note di Only you e con acconcia atmosfera, la regia staccherà su Clara e Gianni annuncerà il loro riavvicinamento.
Perfetto.
Sulla carta.
Puoi anche tentare d’imbottigliarli, i sentimenti. Ma la Verità affiora.
Prima del programma, Clara ha pianto diverse volte, rovinando il lavoro della truccatrice.
S’è rassegnata a quella messa in scena, d’altra parte, solo per motivi economici.
Laddove Gianni ha ostentato, ovviamente, maggiore scaltrezza.
Arriva il momento.
Ada mostra le immagini del matrimonio tra Clara e Gianni, le fotografie scattate il giorno delle nozze.
Dà per scontato che Gianni dica quel che deve dire, per come è stato pattuito.
Ebbene, anche i piú cinici e sgamati professionisti della comunicazione di massa, nel loro piccolo, hanno una codifica dei sentimenti.
E la Verità esplode, libera.
