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La bocca e l’anima

“La mia lingua è stilo di scriba veloce”

la Bibbia

Avere una buona dialettica è sempre stato importante.

La bocca e la lingua sono strumenti che consentono all’uomo di esprimere il Logos e allinearsi alla perfezione del Creato, creando mondi o difendendo la Verità.

L’oratore Demostene, quello delle orazioni contro Filippo II di Macedonia, metteva sassolini in bocca per nascondere la balbuzie e migliorare la fluidità del suo eloquio (una mia professoressa di Retorica avrebbe voluto esami della sua disciplina anche a Giurisprudenza, per educare alle arringhe i futuri principi del foro, epigoni di Cicerone).

Pare che il grandissimo Hegel non fosse brillante a scuola perché balbettava, in un’epoca in cui l’eloquenza era conditio sine qua non della bravura scolastica.

Silvio Muccino non è balbuziente di sicuro, però ha preso lezioni per perdere la lisca, chiamata sigmatismo dai logoterapisti.

Paolo Bonolis ha dichiarato d’essere stato balbuziente perché pensava in modo troppo veloce e i pensieri si “intasavano”. Da qui e dal desiderio di uscire dalla timidezza la scelta di fare teatro.

Il grande Giorgio VI aveva gravi problemi a parlare in pubblico.

Ed il grandissimo Colin Firth,  a degna chiusura di questo elenco, ha saputo fingere questo difetto con sensibilità straordinaria accendendo con la sua recitazione tutte le corde dell’anima.

Questo blog auspica vivamente l’Oscar come miglior attore protagonista alla star de Il discorso del re (cosa del resto probabile).

Sulle altre categorie si esprimerà nelle sedi opportune…

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