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specie politica

Il voto è una cosa sacra, serve a definire chi dovrà governare e amministrare un Paese, una Regione, una comunità, farsi portavoce dei bisogni.

A me fanno ribrezzo i mezzucci e le tattiche di bassa lega che alcune persone usano nell’ambito delle loro campagne elettorali (talvolta anche prima, quando siano previste, ad esempio, delle primarie).

Alcuni cominciano a fare interminabili giri di telefonate per chiedere l’appoggio di parenti, amici, clienti, affini; altri gettano gratuito e mendace discredito sugli avversari; altri ancora tentano di blandire o corrompere l’elettorato, anche facendo promesse che mai, comunque, manterrebbero. Altri si sottraggono ai confronti.

Il poeta Giovenale aveva capito tutto della vita e ben sapeva come, per governare, siano spesso sufficienti “panem et circenses” (pane e giochi del circo); ancora oggi, alcuni amministratori drogano il popolo con feste e gozzoviglie per nascondere il vero stato delle cose. Vulgus vult decipi, credevano.

È cosa nota. Di seguito, gli spregiudicati consigli che duemila anni fa Quinto Tullio Cicerone, fratello del piú famoso Marco Tullio, gli elargiva per fargli conquistare i voti:

“Sembra che, in una faccenda che si riduce a pochi mesi, l’apparenza possa avere la meglio (…) Occupati dell’intera città, di tutti i collegi, dei distretti, dei quartieri, se ti saprai procurare l’amicizia dei loro principali rappresentanti, grazie ad essi potrai conquistare agevolmente la massa.

(…) È importante che si conosca il nome degli elettori, che li si blandisca, che li si frequenti, che ci si comporti in modo benevolo nei loro confronti, che si susciti un movimento d’opinione, dando prova nei loro riguardi di quella generosità che si manifesta nei banchetti e nell’attività del candidato, la cui casa dovrà essere aperta giorno e notte (…) tenere aperta, non solo la porta delle loro case, ma quella dell’animo, cioè il volto e l’atteggiamento; se esse fanno vedere che la volontà si cela e s’occulta, importa poco che sia spalancata la porta di casa. Gli uomini, infatti, desiderano non soltanto ricevere promesse, soprattutto quando si rivolgono ad un candidato; vogliono anche che siano promesse generose e formulate in termini onorevoli”

(…) il popolo detesta il lusso privato ma ama la magnificenza pubblica,

(…) Non dire mai di no a qualsiasi richiesta; evita impegni chiari; la simulazione in campagna elettorale lungi dall’essere biasimevole si rivela necessaria, in infetti essa è una colpa quando con l’adulare rende qualcuno peggiore, ma non se lo rende più amico (…)

 (…) Ciò che non puoi farlo rifiutalo cortesemente, o addirittura non rifiutarlo; la prima è la caratteristica di un uomo onesto, la seconda di un buon candidato”

Quinto Tullio Cicerone, Commentariolum petitionis

#vinciamocomunque

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