In questo post (No spoiler):
‘Resurrection’, di Bi Gan;
‘il Vangelo di Giuda’, di Giulio Base;
‘il Dio dell’Amore’, di Francesco Lagi
Resurrection
Regista, sceneggiatore, poeta e fotografo, Bi Gan è personaggio tra i piú originali nel cinema contemporaneo. Basti pensare a film come “Kaili Blues” e “Un lungo viaggio nella notte”.
L’ultima sua fatica s’intitola ‘Resurrection’. È stata presentata in concorso all’ultimo Festival di Cannes, nell’ambito del quale ha conquistato il Premio Speciale della giuria.
È l’affresco, onirico ma non irrealistico, di un’umanità che ha rinunciato alla capacità di sognare in cambio dell’immortalità.
È anche, in misura non inferiore, la storia vera di chi non ha mai rinunciato a sognare.
Qualche irriducibile esiste ancora, infatti.
Sono i Fantasmers. Non anelano all’immortalità. Preferiscono consumare la propria vita lentamente, viaggiando attraverso il tempo e le visioni.
Un giorno, ad uno di loro viene innestata una pellicola cinematografica nel corpo.
E comincia un viaggio in epoche diverse, vivendo vite diverse, fino alla fine del mondo e, forse, fino alla fine del cinema stesso.
Una ragazza lo segue, determinata a scoprire la realtà che si nasconde tra le pieghe del sogno.
‘Resurrection’ è stato presentato in anteprima il 29 marzo al Cinema Modernissimo di Bologna; sarà proposto il 15 aprile al Modena Film Festival, per poi arrivare in sala dal 23 aprile con I Wonder Pictures.
Nel cast Shu Qi (‘The Assassin’), Jackson Yee (una delle giovani star più popolari del cinema cinese), Mark Chao (attore taiwanese-canadese noto per numerosi successi cinematografici e televisivi).
il Vangelo di Giuda
In questo periodo la Resurrezione piú in voga è comunque quella di Gesú di Nazareth, detto il Cristo.
Fu, il Suo sacrificio, necessario?
Se lo chiedeva il coro di Jesus Christ Superstar.
Se lo chiedeva, nel suo piccolo, anche il parroco che ci preparava alla Cresima.
E Giuda, fu un traditore o un semplice strumento del volere divino?
Se lo è chiesto anche Giulio Base, autore e sceneggiatore del film ‘il Vangelo di Giuda’, nelle sale a partire da giovedí scorso, 2 aprile.
Giulio Base ha consultato una bibliografia vastissima ed è arrivato ad un prodotto coraggioso, che potrebbe non convincere i filologi ma non manca d’una sua originalità*.
Partendo da un vangelo gnostico, successivo di oltre duecento anni all’esperienza del Cristo, Base tenta un’analisi psicologia, introspettiva, narrata in prima persona da Giuda stesso, in un flusso di coscienza che parte dalla nascita e arriva al tragico epilogo.
Dacché, come Giuda stesso ricorda, “quando sei in punto di morte tutta la vita ti scorre davanti agli occhi“.
In questa sede non vogliamo fare spoiler né riflettere sugli aspetti tecnici e realizzativi.
Basterà accennare al fatto che il film non arriva alla Resurrezione perché il compito di Giuda, nella prospettiva gnostica, era quello di far morire la componente fisica di Gesú, per liberare quella spirituale.
il Dio dell’amore
Che poi, di dèi dell’Amore ce ne sono stati sempre. Era dio dell’Amore anche Cupido, narrato da Ovidio come figlio di Marte e di Venere.
Lo sa bene Francesco Lagi, che avevamo già apprezzato nel ‘Pataffio’ e che abbiamo volentieri ritrovato in questo suo ultimo lavoro, ‘il Dio dell’amore’, per l’appunto.
È fatto benissimo.
Il montaggio è degno dei migliori riconoscimenti.
Le interpretazioni sono tutte efficaci e la regia risplende d’una felicità che si ripropone ad ogni inquadratura, ad ogni scelta estetica.
*intervistato dall’agenzia Ansa, Giulio Base ha dichiarato:
“C’è un frammento di Giuda in ciascuno di noi. Nelle scelte sbagliate, nei silenzi vigliacchi, nei tradimenti grandi o piccoli che segnano il nostro passaggio nel mondo. Insomma non è solo un film su di lui, ma su questa figura che ci mette in discussione e ci riflette in uno specchio.”
“A un certo punto ho avuto paura, ora mi scomunicano, qualcuno mi aveva fatto notare che nel film non c’era neppure la Resurrezione.
Poi l’ho fatto leggere a un po’ di persone tra cui un parroco e mi sono tranquillizzato perché non volevo certo fare un film scandalo, né iconoclasta.
Ho addirittura una laurea in Teologia firmata da Robert Prevost.
Per quanto riguarda il Papa, quando l’ho incontrato gli ho parlato di questo progetto, speriamo che prima o poi lo veda”