Arion. E altri Demoni.

Che cosa accomuna Arion, Saint Seiya e Pollon combinaguai?
La mitologia greca, ovviamente.


Il 22, il 23 ed il 24 giugno scorsi nelle sale italiane è arrivato ‘Arion’, il colossal d’animazione firmato dal maestro giapponese Yoshikazu Yasuhiko.

Yoshikazu Yasuhiko, oltre ad aver scritto, disegnato e diretto il film Arion (1986), è stato il leggendario character designer e direttore delle animazioni di Mobile Suit Gundam.
La sua storica casa di produzione, la Studio Ascenders, ha collaborato in vari modi alle animazioni di produzioni targate Toei Animation e Saint Seiya.

Entrambe le opere condividono inoltre la stessa “Golden Age” dell’animazione giapponese.

L’intento di Yoshikazu Yasuhiko in ‘Arion’ è senz’altro quello d’inneggiare alla Libertà.
I suoi eroi combattono contro tiranni che hanno imposto il loro volere servendosi della superstizione e della tecnologia.

La mitologia è quella greca, riverbero di una passione per il mondo occidentale che, negli anni Settanta e Ottanta aveva davvero entusiasmato il Sol Levante.

Anche in ‘Arion’, come nei miti greci, Kronos detronizza Urano e Zeus detronizza Kronos.

Gli dèi di Yoshikazu Yasuhiko, però, non sono immortali, né invulnerabili.
Dominano sui mortali per antica tirannide, perché hanno dalla loro parte la tecnologia delle armi e la superstizione.
In ‘Arion’ l’unica divinità ad avere poteri assimilabili a quelli della mitologia è Apollo, ma rimane un caso a sé.

Perché il mito?

L’avvicinamento alla mitologia greca da parte di Yoshikazu Yasuhiko (Arion) e Masami Kurumada (I Cavalieri dello Zodiaco) è stato il risultato di un perfetto incrocio tra passione accademica personale, intuizioni commerciali geniali e un trend culturale che stava travolgendo il Giappone negli anni ’80.

I due autori sono arrivati allo stesso Olimpo partendo da motivazioni e percorsi completamente diversi.

Per il maestro Yoshikazu Yasuhiko, la mitologia greca era un interesse intellettuale profondo e personale.

Yasuhiko è sempre stato un appassionato di storia antica, di miti e di geopolitica del passato (interessi visibili anche nelle sue opere successive).

  • L’obiettivo artistico: con Arion, Yasuhiko non voleva fare un semplice fantasy d’azione, ma desiderava decostruire il mito classico. Trovava affascinante come gli dei greci fossero capricciosi, incestuosi, violenti e profondamente umani nei loro difetti.
  • Nel suo manga, infatti, priva gli dèi della loro aura spirituale e li trasmette come una dinastia di governanti immortali (i Titani), tiranni e spietati, descrivendo la mitologia greca come una brutale cronaca di guerre familiari e di potere. La sua era una rielaborazione colta e autoriale.

Per Kurumada, l’approccio alla mitologia greca fu guidato da un formidabile istinto editoriale, finalizzato a trovare un’idea originale per una serie d’azione (Shonen) che conquistasse la rivista Weekly Shonen Jump.

La scintilla delle costellazioni: Kurumada ha raccontato che l’ispirazione iniziale non nacque dai miti greci ma dalle costellazioni e dalle stelle cadenti (da qui il nome del protagonista Seiya, “freccia stellare”).
Pensando a come rendere visivamente l’idea di guerrieri legati alle stelle, concepí le armature (Cloth) ispirate alle figure celesti.
Kurumada mescolò poi la mitologia greca con il buddismo, la cultura norrena e il folklore cinese.

La mitologia greca per lui era uno straordinario, spettacolare “palcoscenico” narrativo.

Il fattore “Uchu” (il boom dello Spazio e dell’Occidente)

Negli anni ’80, il pubblico giapponese era saturo delle storie di robot giganti degli anni ’70 e cercava qualcosa di nuovo.

C’era un enorme fascino verso l’Occidente, l’astronomia e il misticismo.

La mitologia greca offriva agli autori il perfetto compromesso: era esotica per il lettore giapponese, evocava immagini di eroismo cavalleresco e legava magnificamente il concetto di Cosmo (l’energia interiore legata all’universo) con le armature dei guerrieri.

Mentre Yasuhiko scelse la mitologia greca per esplorarne le radici oscure e la tragicità filosofica, Kurumada ne cavalcò il potenziale estetico e pop per creare l’epica dei Cavalieri, trasformando vecchi miti in colpi segreti millenari.

La “Guerra di Logoramento” cromatica

In ‘Arion’, nel manga e nel film, la mitologia viene reinterpretata come una spietata guerra politica tra fazioni famigliari.
La scelta di dare alla dea Atena una chioma rosso fuoco è uno dei tocchi grafici piú audaci del maestro Yoshikazu Yasuhiko.
Se da un lato è vero che divinità come Zeus, Poseidone e Ade rispettano la classica iconografia occidentale, la capigliatura fulgida di Athena non è un semplice “capriccio” da anime, ma risponde a profonde motivazioni simboliche, mitologiche e narrative.

Yasuhiko, da geniale character designer, ha utilizzato i colori dei capelli per identificare immediatamente gli eserciti e i leader sul campo di battaglia:

  • l’esercito e la fazione di Poseidone sono legati ai toni del blu e del verde acquamarina (come i capelli dello stesso Arion e di Resfina).
  • la fazione di Zeus e dell’Olimpo è dominata dal biondo oro, dal bianco e dal biondo platino (simbolo di purezza celeste e fulmini).
  • in mezzo a questo scontro, Athena non è la dea passiva della sapienza, ma il comandante supremo delle forze militari di Zeus, un generale spietato sul campo. Il rosso fuoco dei suoi capelli serve a staccarla cromaticamente sia dall’azzurro del mare che dall’oro dell’Olimpo, incarnando visivamente la violenza della guerra, il sangue e il fuoco delle fiamme militari che evoca con il suo esercito.

Il paradosso mitologico (Atena come Xanthé)

C’è un dettaglio che i classicisti spesso dimenticano, ma che un appassionato di storia antica come Yasuhiko conosceva bene: nei testi classici (come l’Odissea e gli Inni Omerici), Atena viene frequentemente definita con l’epiteto di xanthé (ξανθή), che viene comunemente tradotto come “bionda”.
Nell’antichità greca, tuttavia, il concetto di xanthos non indicava il biondo svedese moderno, ma una sfumatura di colore calda, fulva, che oscillava tra il biondo fragola, il rame e il rosso dorato.
Yasuhiko ha preso questo elemento filologico e lo ha estremizzato in un rosso ramato/acceso per esasperare la natura “focosa” e battagliera della dea in questa specifica versione della storia.

La codifica degli Anime degli anni ’80 (la personalità forte)

Nelle regole non scritte dell’animazione giapponese di quel decennio (e che lo stesso Yasuhiko ha contribuito a fondare con Gundam), il colore dei capelli descriveva il temperamento:

  • i capelli azzurri/verdi indicavano personaggi introversi, legati al destino o alla natura (Arion e Resfina);
  • i capelli rossi erano riservati a personaggi impulsivi, dominanti, aggressivi e orgogliosi.

L’Atena di Yasuhiko è una donna fiera, un soldato d’élite che non deve mostrare alcuna debolezza materna o caritatevole. Il rosso è il colore del comando marziale.

Mentre Toei Animation e Kurumada sceglieranno pochi mesi dopo di dare a Saori Kido (la reincarnazione di Atena ne I Cavalieri dello Zodiaco) dei lunghi e rassicuranti capelli castani (nel manga), biondi e poi viola (nell’anime) per sottolineare la sua aura spirituale, mistica e divina, Yasuhiko ha preferito il rosso per ricordarci che la sua Atena era, prima di tutto, la spietata dea della guerra.

È interessante notare come questo contrasto di colori abbia influenzato l’intera tavolozza degli anni ’80.

Le menti superiori

L’interconnessione tra Arion (1986) e I Cavalieri dello Zodiaco (Saint Seiya, nato nello stesso anno) diventa ancora più affascinante se analizziamo la complessa rete di talenti dell’animazione giapponese dell’epoca.
Mentre Yasuhiko (spesso soprannominato “Yas”) scriveva e dirigeva Arion per lo studio Sunrise, la Toei Animation stava avviando la produzione de I Cavalieri dello Zodiaco.
In quegli anni d’oro, i migliori animatori e doppiatori giapponesi lavoravano come freelance, saltando continuamente da una produzione all’altra e creando incredibili punti di contatto.

I professionisti chiave che hanno collegato il mondo mitologico di Yasuhiko a quello di Masami Kurumada e della Toei includono:

  • Akihiro Kanayama: È uno dei nomi più importanti nei credit delle animazioni chiave di Arion. Storico braccio destro di Yasuhiko (aveva lavorato con lui come direttore delle animazioni in Gundam), Kanayama ha parallelamente collaborato come animatore a diversi progetti cardine della Toei Animation dell’epoca, influenzando indirettamente con il suo stile dinamico e anatomico la scuola di animatori che avrebbe poi dato vita ai combattimenti ravvicinati dei Cavalieri.
  • Hirotaka Suzuoki (Apollo in Arion / Sirio il Dragone in Saint Seiya): Come menzionato, è l’anello di congiunzione più forte. Il tono nobile e autoritario che Yasuhiko gli ha fatto usare per l’ambizioso dio Apollo è lo stesso che Toei ha sfruttato per il Cavaliere del Dragone, rendendolo uno dei personaggi più amati della saga.
  • Mayumi Tanaka (Seneca in Arion / Kiki in Saint Seiya): In Arion, Yasuhiko le affida il ruolo di Seneca, il giovane e fedele amico del protagonista. La Toei Animation, riconoscendo il suo straordinario talento nel dare voce a personaggi fanciulleschi ma carismatici, la sceglie nello stesso anno per interpretare Kiki, il piccolo apprendista del Grande Mur dell’Ariete (nonché, anni dopo, anche Luffy in One Piece).
  • Shigeru Nakahara (Arion in Arion / Syo del Cavallino nel film La dea della discordia): Il protagonista assoluto scelto da Yasuhiko per il suo film presterà la voce a Syo (uno dei “Ghost Saint” di Eris) nel primissimo film cinematografico de I Cavalieri dello Zodiaco uscito nel 1987.

L’eredità culturale e visiva

L’influenza di Yoshikazu Yasuhiko su Saint Seiya non è stata solo una questione di singoli contratti.
L’estetica di Arion — caratterizzata da armature classiche rivisitate, mantelli fluenti, divinità spietate e un uso drammatico della mitologia greca — ha letteralmente spianato la strada al successo visivo de I Cavalieri dello Zodiaco.

Mantenendo salda l’attenzione sullo stile unico di Yoshikazu Yasuhiko, è incredibile notare come il suo manga originale di Arion (pubblicato dal 1979 al 1984 sulla rivista Comic Ryu) abbia offerto una vera e propria enciclopedia visiva da cui l’animazione di quel periodo ha attinto a piene mani.

Quando la Toei Animation si è trovata a dover creare scene ad alto impatto drammatico per I Cavalieri dello Zodiaco — sia nella celebre saga del Grande Tempio che in quella riempitiva di Asgard — la regia e le tavole del maestro Yasuhiko sono state una fonte d’ispirazione diretta.

I paralleli in Saint Seiya

Esiste una scena specifica del film ‘Arion’ che racchiude questa transizione stilistica:

lo scontro tra Arion e il dio Apollo.

Questa sequenza è fondamentale perché Apollo è doppiato da Hirotaka Suzuoki, lo stesso attore che Toei scelse in contemporanea per dare la voce a Sirio il Dragone.

I parallelismi visivi, dinamici e registici tra questa scena e lo stile di Saint Seiya sono impressionanti:

  1. La gestione dello spazio e la verticalità del “Cosmo”
    Nella scena, Apollo attacca dall’alto sfruttando una scogliera e templi classici diroccati. Yasuhiko rompe la linearità dell’azione bidimensionale muovendo la telecamera lungo l’asse verticale.
    Questo identico schema registico diventerà il marchio di fabbrica delle battaglie al Grande Tempio ne I Cavalieri dello Zodiaco (basti pensare ai salti acrobatici e ai voli contro i pilastri di Pegasus Seiya o Sirio).
    L’energia dei personaggi viene proiettata verso l’alto prima di scatenarsi, un’evoluzione diretta dei movimenti geometrici pensati da Yasuhiko.
  2. Le scie di luce e i “Colpi Segreti”
    Quando Apollo scaglia le sue frecce di luce e i suoi fendenti energetici contro Arion, Yasuhiko non si limita a disegnare un proiettile, ma riempie lo schermo con scie luminose animate frame-by-frame, che creano una vera e propria rete geometrica di linee cinetiche a contrasto con lo sfondo scuro.
    Questa è l’esatta genesi visiva dei colpi speciali come il Fulmine di Pegasus o il Colpo Segreto del Drago Nascente. Prima del 1986, i colpi energetici nei robotici o nei fantasy erano semplici “raggi laser” continui; Yasuhiko introduce l’idea del colpo frammentato in scie di luce cinetica pura che Toei replicherà fedelmente.
  3. La drammaticità anatomica delle armature (i panni lacerati)
    Durante il duello, i colpi divini non si limitano a colpire il bersaglio, ma frantumano pezzi di equipaggiamento e strappano i vestiti, mostrando i corpi feriti e sanguinanti dei guerrieri sotto i colpi del nemico.
    Yasuhiko, da maestro del character design, enfatizza la fragilità della carne umana contro la durezza del metallo e del potere divino.
    L’estetica del “corpo eroico ferito e spogliato”, tipica di Saint Seiya (quando, ad esempio, si frantumano le armature) e di moltissimi anime a seguire, tesa a enfatizzare il dramma, è mutuata direttamente dal modo in cui Yasuhiko metteva in scena la sofferenza del giovane Arion.
  4. Il fermo immagine drammatico (i “Freeze Frame”)
    Nel climax dello scontro, quando Arion sferra un attacco disperato e ravvicinato contro la divinità, l’animazione fluida si interrompe bruscamente per un secondo su un singolo frame fisso, dettagliatissimo e dipinto con linee marcate, per imprimere nello spettatore la potenza e la violenza dell’impatto.
    Questa tecnica diventerà lo strumento preferito del regista della Toei, Shingo Araki. Ogni volta che un Cavaliere dello Zodiaco sferra il colpo decisivo, l’animazione si congela in un bellissimo fermo immagine ad alto contrasto prima che il nemico voli via. In pratica, guardando lo scontro tra Arion e Apollo diretto da Yasuhiko, si ha l’impressione di assistere al “prototipo cinematografico” di un episodio dei Cavalieri dello Zodiaco, ma realizzato con il budget e la qualità monumentale di un film per il cinema.

La corsa sulle scalinate del Grande Tempio (le Dodici Case)

Nel manga di Arion, Yasuhiko disegna maestose tavole in cui il protagonista risale scalinate infinite scavate nella roccia bianca, circondate da templi greci monumentali in rovina, mentre colonne immense crollano sotto i colpi dei nemici o per i sismi causati dagli dèi.
Le inquadrature dal basso verso l’alto che Toei utilizza per mostrare Pegasus e i suoi compagni che corrono tra una casa dello zodiaco e l’altra replicano fedelmente quel senso di schiacciante inferiorità dell’uomo di fronte all’architettura divina che Yasuhiko aveva teorizzato graficamente nelle sue tavole.

Pegasus contro Toro (Aldebaran) e la rottura del corno

Nel manga di Yasuhiko c’è uno scontro brutale tra Arion e un gigantesco guerriero corazzato. Il protagonista, per dimostrare la sua superiorità e superare lo sbarramento, non cerca di uccidere l’avversario ma compie un balzo acrobatico focalizzando tutta la sua energia per spezzare un elemento ornamentale ed elmo del nemico, lasciandolo sbigottito e costringendolo a cedere il passo per rispetto del suo valore. È l’esatta dinamica del duello alla Seconda Casa tra Seiya (Pegasus) e Aldebaran del Toro. Pegasus riesce a superare il Cavaliere d’Oro non sconfiggendolo in potenza pura, ma concentrando il suo cosmo per tagliare il corno dorato dell’elmo di Aldebaran. Il parallelismo visivo del gigante che fissa incredulo il pezzo della sua armatura a terra è un tributo evidentissimo alla narrazione grafica di Yasuhiko.

La malinconia e le lande desolate della saga di Asgard

La saga di Asgard (creata appositamente da Toei per l’anime) si distacca dalla Grecia classica per immergersi nel mito norreno. Visivamente, questa saga fa largo uso di cieli perennemente coperti, tempeste di neve, mari del nord in tempesta e un senso diffuso di tragica fatalità e solitudine dei personaggi (i Cavalieri di Asgard hanno tutti un passato drammatico).
Questo è esattamente il tono visivo che Yasuhiko impone alle tavole di Arion quando il protagonista viaggia nelle terre desolate o negli inferi (l’Ade). Yasuhiko usa uno stile pittorico sfumato, quasi malinconico, per descrivere il destino dei suoi eroi. Toei ha preso questa atmosfera “adulta” e l’ha trasposta di peso ad Asgard: i filtri di luce fredda, i mantelli che sbattono nel vento gelido e i primi piani sofferti dei Cavalieri di Asgard (come Mime o Orion) sembrano usciti direttamente da un capitolo del manga di Yasuhiko.

Il sacrificio finale di Sirio contro Capricorn (Shura)

Nelle tavole di Yasuhiko, quando un guerriero decide di sacrificarsi, l’azione si fa verticale: l’eroe afferra il nemico alle spalle e lo trascina verso l’alto, lasciandosi alle spalle la terraferma in un’ascesa drammatica verso il cielo o lo spazio profondo, avvolti da una colonna di luce.
Questa coreografia del sacrificio è stata riprodotta fotogramma per fotogramma da Toei nel momento in cui Sirio il Dragone scaglia la Pienezza del Dragone (Rozan Kōryūha) contro Shura di Capricorn. Sirio blocca il Cavaliere d’Oro alle spalle e si lancia verso lo spazio aperto in un abbraccio mortale. L’impostazione anatomica dei due corpi che ascendono e lo sfondo che si dissolve nel vuoto stellato è un richiamo diretto alle vette drammatiche toccate dalle matite del maestro “Yas”.

Il verdetto del tempo e il contesto del 1986

Nel 1986, l’anno in cui Arion arrivò nelle sale cinematografiche (marzo) e la serie TV de I Cavalieri dello Zodiaco debuttò sul piccolo schermo (ottobre), l’industria degli anime visse un momento di profonda transizione.
La risposta della critica e del pubblico giapponese all’opera di Yoshikazu Yasuhiko in quel preciso contesto storico fu complessa e ricca di sfumature.
Mentre l’opera di Masami Kurumada e della Toei Animation stava per scatenare una vera e propria tempesta commerciale e pop, il film del maestro Yasuhiko venne accolto in modo molto diverso.

La critica specializzata giapponese (come le storiche riviste Animage e Newtype) celebrò Arion come un assoluto trionfo dell’animazione tradizionalista. I critici dell’epoca riconobbero che la regia visiva di Yasuhiko, unita a un budget cinematografico monumentale, aveva ridefinito gli standard di cosa significasse rappresentare l’azione e l’anatomia in movimento. Il film venne elogiato per aver sdoganato un “Fantasy mitologico maturo”, lontano dai canoni dei robot giganti degli anni ’70, dimostrando che il mito classico poteva essere cupo, violento e visivamente sbalorditivo.

2. Il “Dilemma Narrativo” della critica

Nonostante gli applausi per l’estetica, la critica mosse un appunto importante a Yasuhiko: la sceneggiatura. Il manga originale di Arion era un’opera complessa, densa di intrighi politici divini sviluppati in cinque volumi. Costringere tutta quella narrazione in un film di due ore portò i critici a definire la trama “eccessivamente compressa” e a tratti difficile da seguire per il grande pubblico.

La risposta del pubblico: il culto contro il fenomeno Pop

Al botteghino, Arion non ottenne il successo commerciale planetario sperato dalla Sunrise. Il motivo risiede proprio nel tempismo storico e nel confronto indiretto con la nascita del fenomeno de I Cavalieri dello Zodiaco:

Yasuhiko si rivolgeva a un pubblico di appassionati più maturo, lo stesso che aveva amato Gundam. Il film proponeva una visione cinica e tragica degli dei, dove la violenza era cruda e psicologica.
Pochi mesi dopo, la Toei Animation intercettò una fetta di pubblico molto più ampia, soprattutto giovanile. I Cavalieri proponevano la formula vincente dello Shonen (azione, tornei, amicizia, collezionismo dei modellini delle armature) unita allo stesso fascino mitologico che Yasuhiko aveva esplorato.

Il verdetto del tempo: L’eredità di Yasuhiko

Con il passare degli anni, la critica giapponese ha ampiamente rivalutato Arion, definendolo un “film di culto fondamentale”.
Gli storici dell’animazione oggi concordano sul fatto che senza il coraggio visivo di Yoshikazu Yasuhiko, senza le sue armature greche animate divinamente e senza il suo uso drammatico della luce, l’industria degli anime (e la stessa Toei Animation) non avrebbe avuto la maturità artistica e tecnica necessaria per rendere I Cavalieri dello Zodiaco l’icona immortale che tutti conosciamo.

Arion ha gettato il seme artistico; Saint Seiya ne ha raccolto i frutti commerciali, portando quel modo di intendere il mito in tutto il mondo.

E Pollon?

Beh, se Yasuhiko decostruisce il mito in chiave tragica e Kurumada lo cavalca in chiave epica e pop, speculare e contemporaneo è l’approccio di Hideo Azuma con ‘Pollon combinaguai’ (in Giappone dal 1982).
Lì l’Olimpo diventa una parodia irresistibile, ma il motore è lo stesso: la folle passione del Giappone di quegli anni per le divinità occidentali, rilette attraverso i filtri più disparati – dalla satira demenziale al dramma politico.

Author: Pasquale Curatola

Pasquale Curatola is graduated in Advertising studies and International Communication, and also holds some Master degrees on Marketing & Brand Communication, Film & TV management, Animated Films management. Studied as well Acting, and took part in some acting workshops. As a manager, his 1st professional experience remounts to 1999 (Carat) but he likes to start by telling of a letter he wrote 14 years old to Mediaset, giving his "advices" on strategies and schedules. In 2003 he gets into Cinecittà Entertainment, a company strictly related to Cinecittà Studios, Italian Dreams Factory, where he takes a part in the realization of some events and shows broadcasted by SKY Italia  and other channels: Sinners, Non aprite quella porta, Sulle rotte del cinema. In 2006 he deals with ‘Santa Caterina’, an animation short created by Mondo TV as a project work, and takes a part in the organization of I castelli animati and in the start-up of La città dell'animazione. In 2006 he also starts his activity as a blogger (Pasquale Curatola's Blog) and as a writer (attività letteraria). He also managed some collaborations with news and live shows of private channels, and interesting experiences in PR, for clients such as AC Milan, Bank of New York, Orange Business Services. He is a blood and organ donor.

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