Integrazione: è stata indetta proprio per oggi, 12 giugno, la mobilitazione nazionale dei lavoratori del settore culturale, proclamata da Fp Cgil e Nidil Cgil per chiedere uguali diritti, tutele e retribuzioni per tutti i lavoratori del comparto e investimenti nei settori culturali.
Si tratta del primo sciopero nazionale del lavoratori del settore, quelli che operano presso il ministero della Cultura e nel comparto Federculture: vivrà da piazza del Plebiscito agli Uffizi, da Brera alle Gallerie dell’Accademia a Venezia, con manifestazioni in quindici piazze, in tutt’Italia.
In quel di Bologna, gli organizzatori segnalano adesioni alla Cineteca, all’Archivio di Stato, nei musei e nelle biblioteche universitarie, nei Musei civici e al Museo Archeologico. (⇐Ansa)
Si sono tenuti ieri, 11 giugno, a Roma, gli “Stati industriali della Cultura”, organizzati da Confindustria.
Di Cultura si mangia, si vive, si respira, si riflette.
I dati emersi dal convegno sono impressionanti e dimostrano, numeri alla mano, quanto il comparto culturale sia un pilastro economico del nostro Paese.
Di seguito il testo integrale del comunicato Anica, integrato con i dati emersi dal focus sull’editoria italiana, e un’infografica riassuntiva.
Riconoscere la cultura come settore strategico dell’economia italiana e dotare il Paese di una vera politica industriale per le industrie culturali.
È questo l’obiettivo dell’appello promosso da Confindustria Cultura Italia (CCI), in occasione degli Stati Industriali della Cultura, che si sono tenuti oggi presso Confindustria e che hanno visto riuniti i Presidenti delle Associazioni aderenti alla Federazione:
Innocenzo Cipolletta per AIE,
Giuseppe Roma per AICC,
Alessandro Usai per ANICA,
Chiara Sbarigia per APA,
Enzo Mazza per FIMI,
Mario Limongelli per PMI
e Luciana Migliavacca per UNIVIDEO.I presidenti hanno raccontato il valore industriale delle rispettive filiere, approfondendone i mercati di riferimento, i processi di evoluzione e le strategie di sviluppo future.
L’iniziativa ha rappresentato un momento di confronto tra istituzioni, imprese e operatori per affrontare sfide e opportunità del comparto culturale, promuovendo una nuova narrazione della cultura come leva di competitività e sviluppo.
Queste industrie culturali rappresentano un’importante filiera produttiva del Paese:
117.793 imprese,
309.613 occupati,
quasi 60 miliardi di euro di fatturato
e oltre 21 miliardi di valore aggiunto.Un sistema che comprende editoria, cinema, audiovisivo, musica, home entertainment, servizi per la valorizzazione del patrimonio culturale e contenuti digitali, contribuendo in modo significativo allo sviluppo economico e sociale e all’attrattività internazionale dell’Italia.
“La cultura – sottolinea il Presidente di CCI, Luigi Abete – non rappresenta soltanto un elemento identitario del Paese o un patrimonio da conservare: è molto di più.
È un motore di sviluppo, innovazione e occupazione. I numeri testimoniano il peso economico di un settore che contribuisce alla crescita dell’Italia, che può incidere in modo significativo sul PIL nazionale e generare importanti effetti moltiplicatori sull’intero sistema economico, coinvolgendo turismo, servizi, commercio, innovazione, manifattura creativa, formazione e attrattività internazionale.
Per questo occorre investire nelle potenzialità di sviluppo dell’industria culturale, valorizzandone la capacità di trasformare patrimonio culturale, conoscenza, creatività e proprietà intellettuale in valore economico, occupazione qualificata e crescita sostenibile”.
“Eppure, – prosegue Abete – il peso economico della cultura continua a essere sottovalutato nelle politiche pubbliche. I principali Paesi europei hanno già riconosciuto il ruolo strategico delle industrie culturali attraverso politiche industriali dedicate. L’Italia deve compiere lo stesso salto di qualità.
Per questo, come Confindustria Cultura Italia, chiediamo la definizione di una strategia per le industrie culturali, fondata su obiettivi chiari, strumenti adeguati e una programmazione di lungo periodo”.
“L’Italia – conclude Abete – ha bisogno di una vera politica industriale della cultura, perché la cultura rappresenta un investimento strategico per lo sviluppo economico, sociale e civile del Paese.
La cultura è industria. La cultura è valore. La cultura è futuro”.
“L’industria cinematografica e audiovisiva italiana rappresenta una componente essenziale dell’ecosistema culturale e produttivo del Paese.
Le nostre imprese generano occupazione qualificata, attraggono investimenti, valorizzano il talento creativo e contribuiscono alla diffusione dell’identità e della cultura italiana nel mondo.
In un contesto globale sempre più competitivo, è fondamentale adottare una visione industriale che sostenga la capacità delle imprese di investire, innovare e sviluppare contenuti originali.
Riconoscere il valore strategico dell’audiovisivo significa rafforzare una filiera che crea crescita economica, competitività internazionale e nuove opportunità per le future generazioni”
ha commentato il Presidente di ANICA Alessandro Usai.
Non solo cinema: il focus sull’editoria e la sfida dell’IA
Se l’ANICA ha giustamente acceso i riflettori sulla filiera audiovisiva, gli Stati Industriali della Cultura sono stati l’occasione per fare il punto anche sull’altro grande pilastro dell’industria culturale italiana: il libro.
Durante il convegno, l’intervento di Innocenzo Cipolletta (Presidente dell’Associazione Italiana Editori) ha delineato i confini di un settore robusto ma composto da realtà spesso fragili, rilasciando dati cruciali:
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3,2 miliardi di euro di vendite all’anno (divisi a metà tra libri di varia e scolastica/manualistica).
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Circa 100 milioni di libri venduti all’anno.
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70 mila addetti nel settore e circa 5 mila editori attivi.
“I libri servono per fare cinema, podcast, si legano sempre di più alle altre attività culturali”, ha ricordato Cipolletta, evidenziando come le industrie della cultura siano ormai totalmente interconnesse.
Il presidente di AIE ha però lanciato un allarme su due fronti caldi: il basso tasso di lettura in Italia e l’impatto delle nuove tecnologie. Se da un lato l’online e l’Intelligenza Artificiale offrono grandi opportunità, dall’altro aprono la porta a gravi fenomeni di pirateria e al “furto” del diritto d’autore.
La ricetta proposta da Confindustria Cultura Italia per l’editoria?
Una vera “Legge per la lettura e per il libro”, che parta dalla scuola (con professori adeguati e biblioteche scolastiche animate da professionisti competenti) e che sostenga concretamente i piccoli editori, le librerie e le biblioteche del territorio.

Queste, invece, le pagine del Manifesto delle Industrie culturali:


