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Posts tagged “Francesca Neri

Primavera del cinema a Cosenza

La città di Cosenza, terra dei Bruzi e di Lucio Presta, ospita anche quest’anno la ‘Primavera del cinema italiano‘, dal 12 al 20 dicembre.

Già ‘Primavera del cinema italiano – Premio Federico II’, il festival si caratterizza come uno dei segmenti che compongono il Festival cinematografico della Calabria, di cui sono parte integrante anche il Reggio Calabria Film Fest ed il Magna Graecia Film Festival.

Gli organizzatori della kermesse sottolineano come la collocazione autunnale, a dire il vero anche slittata rispetto alle anticipazioni, rappresenti un momento di valorizzazione del territorio in un periodo in cui i flussi turistici sembrano affievolirsi (concetto di destagionalizzazione, mica fessi, i cosentini!).

Il programma degli eventi, la cui madrina è Francesca Neri, sarà seguito interamente dalla web radio ufficiale dell’evento, e prevede numerose sezioni, di seguito elencate:

(more…)


una sconfinata cinefilia

Mi dedico oggi ad alcune news sulla settima arte.

Esce oggi nelle sale “Una sconfinata giovinezza“, ultimo lavoro di Pupi Avati. La cinematografia del Maestro bolognese è una garanzia di stile, classe, poesia e quest’ultima opera non deluderà certo le aspettative.
“Una sconfinata giovinezza” tocca il mondo dell’Alzheimer, patologia della quale so qualcosa (ricordate
il mio post su Serendippo?). Protagonisti del film Lino Settembre e Chicca, giornalista sportivo e professoressa di Filologia romanza. I due sono sposati da molti anni ma la loro unione non è stata arricchita da prole, a dispetto di quanto avviene invece nella famiglia d’origine di lei, dove ci si riproduce a ritmo serrato.
A fungere da prole per Chicca dovrà essere proprio Lino, a causa di una demenza degenerativa (l’Alzheimer, appunto) che lo fa retrocedere nella lucidità e tornare bambino.

 

 


Maurizio Costanzo's birthday

Era il 28/08/1938. Data piena di 8, come quella delle ultime Olimpiadi.

Un frugoletto di nome Maurizio veniva al mondo, ignaro del catodico destino che lo attendeva.

Non è questa la sede per sciorinare la biografia di Maurizio Costanzo, le innovazioni e i cambi epocali che ha introdotto nella nostra televisione. Vogliamo solo fargli gli auguri, il podio dei settant’anni è sicuro motivo di vanto per una persona che ha navigato in mezzo a oceani talvolta burrascosi, riportando innumerevoli vittorie.

Simone Rossi, di Digital Sat lo ha intervistato la settimana scorsa, gli ha chiesto un bilancio:

«I traguardi sono utili per qualche riflessione. Penso di essere molto fortunato. Ho fatto ciò che sognavo di fare sin da ragazzino: giornalismo e teatro. Ho avuto genitori che me lo hanno permesso, malgrado mio padre fosse un impiegato e mia madre una casalinga. E a quei tempi si diceva che la notte, per strada, giravano solo ladri, puttane e giornalisti! Ho avuto la fortuna di fare il primo talk show in Italia, quando non si sapeva bene cosa fosse. La fortuna di interpretare la prima sit com, “Orazio”, che Silvio Berlusconi, per pudore, chiamava “scenetta”. Ho fatto anche il primo teatro-cabaret a Roma…».

Che je devi di’? Di lui si dice di tutto, cose vere e cose false, soprattutto cose false (Ezio Greggio mi perdonerà questa citazione dai tempi del Drive in…).

A me è sempre piaciuta la sua militanza in alcune cause, per esempio l’amore per gli animali e le sue crociate contro l’abbandono dei cani in estate (ma, ovviamente anche in autunno, inverno e primavera). E la sua conoscenza del mezzo televisivo. Una volta arrivai perfino a proporre ad un suo collaboratore un vero e proprio Maurizio Costanzo Channel, per ospitarvi all’un tempo le produzioni passate, le puntate storiche del suo show e i format di oggi.

Perché no, magari proprio sul digitale terrestre!

Anch’io, nel mio piccolo, sono stato al Costanzo Show. Per la precisione, al “Maurizio Costanzo show – Parlando”, quando il palcoscenico veniva allungato e ospitava anche dei giovani, che intervenivano con le loro domande e riflessioni.

Pomeriggio ricco, due registrazioni consecutive.

Gabriel Garko, Nancy Brilli, Francesca Neri, Giuliana De Sio, Melissa P…

La violenza negli stadi, il Bello delle donne, la corruzione nelle università, i graffi dell’anima…

Quante cose ho imparato quel pomeriggio!


Reggio Calabria Film Fest 2007

è in pieno svolgimento il

(cliccate sul logo x i dettagli)


occhio alla cena!



Questa non è una recensione del film La cena per farli conoscere, di Pupi Avati con Diego Abatantuono, Vanessa Incontrada, Violante Placido, Inés Sastre e con la partecipazione di Francesca Neri. È solo una riflessione pseudopirandelliana che ho elucubrato sabato sera, dopo aver visto il film. Il vero protagonista del film, si perdoni la provocazione, è l’occhio del protagonista. Alessandro Lanza, attore e show man in declino, subisce un disastroso intervento di chirurgia estetica e, guarda caso, rimane con l’occhio destro eternamente sbarrato, incapace di chiudersi.Il mio sospetto è che sotto questo ingranaggio narrativo si celi una metafora raffinatissima, che solo il genio di Pupi Avati poteva escogitare. L’occhio sbarrato può forse simboleggiare l’incapacità a negare la realtà e, al contempo, l’impotenza di fronte all’ineluttabile fluire degli eventi. La tradizione letteraria c’è tutta. Edgar Allan Poe, ne Il cuore rivelatore, aveva tratteggiato la psicologia di un killer che riesce a uccidere la sua vittima sol perché essa ha un occhio a suo dire ripugnante. E il già citato Pirandello non avrebbe avuto difficoltà a conferire una tale caratterizzazione fisionomica ad un suo personaggio, se tale fosse stato il suo intento. Sandro Lanza vorrebbe chiuderlo, quell’occhio, ma non può. Sandro Lanza vorrebbe continuare a illudersi, a sperare in nuovi stimoli professionali ed esistenziali. Ma non può. Di fronte a lui c’è l’unico, disarmante orizzonte di un’esistenza senza amore e di una carriera ormai finita, in cui nemmeno un reality ambientato nelle fogne di Milano potrebbe sortire gli sperati effetti. Dunque per quale motivo l’occhio dovrebbe chiudersi? Per sognare ancora Pietro Germi, suo mito professionale, che lo rincorre per chiedergli di interpretare una nuova versione di Divorzio all’italiana? Ormai non è più possibile, come non è possibile chiudere le palpebre di quel dannato occhio.
Vi prego, prendete quanto scritto come una semplice proposta di riflessione, senza la minima pretesa ermeneutica. E andate a vedere La cena per farli conoscere, riuscitissima pietanza di uno chef che ha saputo mescolare lo zucchero e il sale nel migliore dei modi. 

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