Cinque capolavori firmati da Akira Kurosawa torneranno in sala, in versione restaurata, grazie al lavoro della Cineteca di Bologna. A partire da lunedí prossimo, 13 gennaio, potremo rivedere Cane randagio, Vivere (mai distribuito prima in Italia), I sette samurai (mai distribuito prima in Italia nella versione integrale, quella di 207 minuti), La sfida del samurai (che ispirò Sergio Leone) ed il sequel di quest’ultimo, Sanjuro.
Ecco quanto comunicato da Gian Luca Farinelli, direttore della Cineteca, nel suo editoriale di gennaio:
Quello che proponiamo in anteprima al pubblico del Modernissimo e poi a tutti i cinema italiani è un evento importante: i cinque film, in versione restaurata, realizzati alla Toho, tra la fine dei Cinquanta e l’inizio dei Sessanta, da Akira Kurosawa. Discendente di una famiglia di samurai, conoscitore della cultura occidentale, firma la sua prima regia nel 1942. Il primo film che presentiamo è Cane randagio (1949), un poliziesco serratissimo, con una storia simile a Ladri di biciclette, dove però il derubato è un giovane poliziotto a cui viene sottratta la pistola d’ordinanza. È anche l’inizio di uno dei più leggendari sodalizi della storia del cinema, quello con Toshiro Mifune, e la prima di sei collaborazioni con lo sceneggiatore Ryuzo Kikushima. Il secondo, Vivere (1952), è considerato da alcuni critici il suo capolavoro; mai distribuito in Italia, è un percorso di scoperta di sé, il racconto di un’avventura interiore scatenato dall’approssimarsi della morte. I sette samurai, il film giapponese più noto in Occidente, fu conosciuto all’estero, fino agli anni Ottanta, in una versione mutila di un’ora, dove i samurai erano solo quattro… Mai distribuito in Italia in versione integrale, è un’ode umanista alla resistenza morale contro la sfiducia e la disperazione. Adorato dai contemporanei – Fellini avrebbe modellato il trucco, i vestiti e la camminata di Gelsomina pensando ai samurai – ha influenzato profondamente i grandi ‘riformatori’ del cinema hollywoodiano, da Peckinpah, a Coppola e Lucas. Infine La sfida del samurai (1961) e il suo sequel Sanjuro (1962), due parodie della violenza, opere senza le quali non ci sarebbe stato Sergio Leone e probabilmente nemmeno
Quentin Tarantino.

