Guardando la miniserie televisiva Chiara e Francesco, mi è tornata in mente una teoria sul celebre lupo di Gubbio, una delle figure piú note della tradizione francescana.
Secondo questa teoria — che ha il sapore della rilettura storica oltre che del racconto popolare — il famigerato “lupo” che terrorizzava la popolazione e gli armenti eugubini non era affatto un canide selvatico emerso dalle foreste dell’Appennino.
Un brigante ai margini della società?
L’ipotesi sostiene che dietro la figura della fiera ammansita da Francesco d’Assisi si celasse in realtà un uomo in carne e ossa: un brigante, un barbone o un furfante emarginato, soprannominato “lupo” dai cittadini di Gubbio proprio per il suo stile di vita, selvatico e poco avvezzo alla convivenza civile.
Questa interpretazione allegorica offre una prospettiva diversa sul racconto riportato nei Fioretti di San Francesco:
- l’emarginazione sociale: il “lupo” rappresenta chi vive ai margini, temuto e rifiutato dalla comunità;
- il patto di pace: l’intervento di San Francesco non sarebbe stato un miracolo d’intermediazione interspecie quanto, piuttosto, un atto di riconciliazione sociale e mediazione umana tra la cittadinanza e un bandito solitario.
Non guasta aggiungere che i nomi propri Lupo e Lapo figuravano normalmente nell’onomastica di quel periodo: è possibile che Lupo di Gubbio risultasse cosí già all’anagrafe!
Che si tratti di una suggestiva metafora storica o di un racconto allegorico, la figura del lupo di Gubbio continua a far discutere e a mostrare come la storia e il mito francescano sappiano intrecciarsi in modo unico.
plausibilissima teoria